MERCEOLOGIA, DOGANE E TECNOLOGIA DEL COMMERCIO
1. INTERNAZIONALE
Gli scambi commerciali sono da sempre elemento cardine per lo sviluppo umano.
L’internazionalizzazione e la liberalizzazione dei mercati hanno, negli ultimi anni, generato un forte
aumento dei volumi degli scambi dall’UE verso paesi terzi, imponendo alle aziende di dotarsi delle
giuste conoscenze merceologiche e doganali per restare sui mercati.
Nel mondo attuale, la maggior parte delle merci o delle materie prime che le compongono sono
giunte grazie al commercio internazionale ed hanno attraversato almeno un servizio in dogana.
L’ Unione Europea nasce nel 1957 come CEE, ed è oggi composta da 27 Stati membri con un
mercato unico attivo dal 1° gennaio 1993 grazie al quale merci, capitali e persone possono
liberamente circolare in tutto il territorio doganale dell’UE. Con Paesi Terzi si intende quindi
identificare la non appartenenza di taluni Paesi all’UE o a specifici accordi commerciali.
La merceologia è la disciplina che studia i beni destinati allo scambio commerciale analizzando lo
stesso dalla fase di produzione, alle tecniche di produzione, fino allo studio di beni non
commerciali come l’ambiente.
Uno dei beni divenuti oggetto di studio da parte di economisti come Smith e Ricardo è l’acqua, la
quale veniva considerata dagli stessi un bene non economico in quanto illimitato. Tuttavia, oggi
l’acqua è presente in quantità sempre più limitate, motivo per il quale essa ha acquisito valore ed è
oggetto di scambio.
Le origini della merceologia risalgono alle origini della civiltà. Già l’uomo primitivo, per ragioni di
sopravvivenza, trasformava le materie utili e ne effettuava operazioni di scambio. Per tale motivo
era necessario che esso sapesse valutare valore e caratteristiche qualitative delle merci o distinguere
i beni utili da quelli nocivi. L’espansione del commercio intensificò la necessità di ottenere
informazioni dettagliate circa l’origine, il valore e la qualità delle merci.
Il silent ride è una pratica commerciale nella quale non vi era un contatto diretto fra le parti. Un
gruppo di soggetti si recava in un luogo, depositava la merce che intendeva scambiare e, dopo aver
dato un segnale all’altro gruppo si ritirava. A questo punto, un altro gruppo di uomini depositava a
sua volta nello stesso luogo un altro tipo di merce e, poi, si ritirava. Il primo gruppo ritornava nel
sito e, se soddisfatto, prelevava le merci lasciate dal secondo gruppo oppure lasciava intatto quanto
aveva trovato, si ritirava ed attendeva che altre merci fossero aggiunte. Ciò si ripeteva finché il
primo gruppo riteneva adeguate al baratto le merci ottenute in cambio di quelle originariamente
depositate. Il secondo gruppo, infine, prelevava la merce lasciata dal primo gruppo e la transazione
risultava così conclusa.
Il dizionario di merceologia di Vittorio Villavecchia (1896) è un testo importante per la materia
merceologica perché rappresenta una guida tecnica che contiene informazioni come: caratteristiche
fisiche e chimiche dei prodotti, provenienza, qualità, sofisticazioni, imballaggi e uso dei materiali.
Gli studi attuali si fondano ancora oggi sulle basi poste da Villavecchia.
La dogana è un ufficio pubblico preposto al controllo delle merci in entrata e uscita da uno Stato,
con il compito di riscuotere i dazi e le imposte e garantire i controlli di sicurezza. Tali uffici possono
trovarsi negli aeroporti, nei porti ed alle frontiere e sono fondamentali per il:
- Controllo delle merci: Verifica della conformità alle leggi e regolamenti;
- Riscossione dei dazi: Applicazione e riscossione dei dazi e imposte;
- Controlli fiscali e di sicurezza: Verifica la provenienza e destinazione delle merci garantendo
la sicurezza nazionale;
- Statistiche sul commercio: Raccoglie e fornisce dati statistici relativi al traffico commerciale
di un paese.
Il commercio estero è fondamentale nell’economia mondiale grazie all’internazionalizzazione dei
mercati, motivo per cui l’UE concentra i propri investimenti su priorità strategiche, fra cui:
- Innovazione e digitalizzazione;
- Transizione energetica;
- Infrastrutture;
- Inclusione sociale;
- Sviluppo sostenibile.
L’obiettivo dell’UE è creare una rete integrata e di alta qualità che colleghi le principali città,
porti, aeroporti e terminal in tutta l’UE per favorire il trasporto efficiente e multimodale di
persone e merci.
Anche il trasporto marittimo ha un ruolo strategico. Le isole e le regioni marittime periferiche
dipendono dai servizi di trasporto per il movimento di persone e merci. Il trasporto marittimo:
- Facilita il commercio intra-UE e con i Paesi terzi
- Garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti di energia e alimenti
- Supporta gli esportatori UE nell’accesso ai mercati globali
Oltre l’80% del traffico merci internazionale dell’Unione europea (per peso) avviene via mare.
Nei principali porti europei, i flussi in entrata superano quelli in uscita, se misurati in tonnellate.
Questo squilibrio è dovuto in parte alla natura delle merci importate, spesso materie prime, risorse
energetiche, merci voluminose e pesanti. Al contrario, le esportazioni tendono a essere composte da
merci più leggere e prodotti lavorati o industriali.
La crisi del 2009 ha contribuito alla riduzione degli scambi tanto che la OMC (Organizzazione
Mondiale del Commercio) aveva previsto per quell’anno una diminuzione degli scambi
internazionali pari al 10-12%. L’UE si è adoperata per combattere le tendenze protezionistiche che
si ergevano a tutela degli interessi commerciali nazionali per evitare che la recessione si
trasformasse in una depressione.
Il prezzo dell'energia nell'UE ha raggiunto livelli record nel 2022.
L'aumento è iniziato nel 2021 a seguito della pandemia di COVID-19 e l'invasione russa
dell'Ucraina ha avuto un effetto aggravante. Poiché l’Unione europea importa gran parte della sua
energia, l'aumento dei prezzi all'importazione a partire dal secondo trimestre del 2021 ha inciso
sia sui prezzi alla produzione che sui prezzi al consumo.
Nel 2022 la guerra della Russia contro l'Ucraina e la sua decisione unilaterale di sospendere le
forniture di gas ad alcuni Stati membri dell'UE hanno spinto al rialzo il prezzo del gas, il che ha
provocato un aumento record dei prezzi dell'energia elettrica nell’UE.
Gli aspetti decisivi nelle strategie di impresa: un’attenta pianificazione di tali aspetti può portare alla
riduzione degli oneri derivanti dai dazi all’importazione o ad un loro rinvio temporale nonché ad un
abbattimento dei costi connessi alle formalità doganali ed agli adempimenti amministrativi.
Con riferimento alle tematiche doganali, Schimmer ritiene che le imprese, nell’ambito della
redazione delle loro strategie, debbano analizzare attentamente tre aspetti:
- Compliance: la capacità dell’azienda di “conformarsi” alle normative che disciplinano la
movimentazione di beni oltre i confini e che talvolta assumono specificità differenti a
seconda che si voglia commercializzare un bene in ambito nazionale, UE o extra-UE.
- Risk management: mira alla minimizzazione di qualsiasi passività alla quale una azienda
potrebbe andare incontro. In ambito doganale questo si concretizza: nella trasmissione di
dati completi; nel monitoraggio delle ispezioni doganali; in controlli di qualità relativi agli
agenti; in rapporti su eventi finanziari; in revisioni di autorizzazioni e di ordinanze.
Il fallimento nella gestione del rischio potrebbe avere conseguenze economiche gravi per le
società.
- customs planning: I dazi d’importazione rappresentano un costo nei documenti finanziari
delle società. Essi possono rappresentare dal 10% fino al 25% del costo totale di un bene
acquistato. Una pianificazione potrebbe ridurre i costi dei dazi. Il customs planner potrebbe
valutare: la riprogettazione di un prodotto con l’obiettivo di ottenere che esso sia gravato da
un’aliquota daziaria più bassa; la previsione di disposizioni per la posticipazione del dazio
che consentano di ottenere benefici di cash flow; le diverse componenti di costo di un bene
scorporando il prezzo d’acquisto in componenti soggetti a dazio e non.
La pianificazione doganale diventa, quindi, una componente vitale per le strategie globali di
impresa.
2. COMMERCIO INTERNAZIONALE: MOMENTI STORICI
Il commercio internazionale è lo scambio di beni e servizi tra Paesi. Esiste fin dagli albori della
civiltà e ha influenzato profondamente la storia mondiale. Senza commercio estero, i consumi di
un Paese dipendono solo dalla produzione interna.
Il commercio con l’estero nasce quando: un Paese non può produrre un bene/servizio, oppure lo
può produrre solo a costi più alti o con qualità inferiore.
Il commercio internazionale è vantaggioso sia per via della specializzazione produttiva secondo la
teoria dei vantaggi comparati per cui ogni paese si concentra su ciò che produce al minor costo, sia
per la possibilità per i consumatori di acquistare merci ad un prezzo più basso.
Per libero scambio si intende un regime commerciale in cui gli operatori di un paese possono
liberamente comprare e vendere beni o servizi senza limiti o vincoli protezionistici. Il
protezionismo consiste nell’insieme delle misure adottate da un paese per proteggere settori
economici dalla concorrenza estera. Fra gli strumenti protezionistici troviamo:
- L’imposizione di dazi all’importazione;
- L’obbligo del rispetto di particolari regole igienico sanitarie;
- Il rispetto di peculiari specifiche tecniche per la commercializzazione;
- Previsione di sovvenzioni per produttori locali così possono fronteggiare la concorrenza
straniera.
Ogni operazione di scambio comporta una pluralità di rischi per le parti ed è facile osservare che
l’ordinamento giuridico contribuisce alla fluidità degli scambi. Risulta evidente che l’utilità di un
quadro giuridico di riferimento è molto maggiore nel commercio internazionale che in quello
interno. Difficilmente lo scambio internazionale potrebbe attuarsi in quell’immediata contestualità
che consente alle Parti di assicurarsi direttamente il conseguimento della prestazione attesa.
Lo spazio e il tempo che separano le Parti e le rispettive prestazioni incrementano il rischio che
l’operazione non soddisfi le aspettative delle Parti.
I primi esempi documentati di commercio internazionale risalgono ai Sumeri (circa 2500 a.C.), che
utilizzavano rotte marittime per commerciare tessuti e metalli, evidenziando come già allora
l’obiettivo fosse accrescere benessere e sviluppo. In epoca greca il commercio diventa più
articolato: la Grecia esportava vino e olio e importava grano e metalli dal Nord Europa, dando
origine ai primi strumenti finanziari come credito, assicurazioni, trattati commerciali e uso della
moneta coniata. Con Roma si amplia ulteriormente la rete commerciale, grazie alla famosa Via della
Seta che collegava l’Impero con la Cina, seppure con notevoli rischi legati all’instabilità delle rotte.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, il commercio rallenta fino alla rinascita verificatasi con le
Crociate. L’aumento dei contatti con l’Oriente porta nuovi prodotti come spezie e tessuti, mentre
città come Venezia e Genova assumono il ruolo di grandi intermediari commerciali. A partire dal
XV secolo il centro degli scambi si sposta dal Mediterraneo all’Europa occidentale, con Spagna,
Portogallo, e successivamente Olanda e Inghilterra, protagoniste del commercio oceanico.
Questo passaggio segna l’ingresso nel periodo coloniale, caratterizzato da esplorazioni motivate da
ragioni economiche, demografiche e religiose. Nascono i monopoli commerciali tra madrepatria e
colonie, con regole rigide come l’obbligo di utilizzare navi nazionali e transito da porti prestabiliti.
Emblematiche di questo modello sono le grandi compagnie commerciali come la British East India
Company, veri soggetti politico-economici dotati di potere legislativo e fiscale.
Tra XVIII e XIX secolo inizia una seconda fase del colonialismo, più orientata al commercio che
all’occupazione territoriale. Parallelamente si afferma la Rivoluzione Industriale, che trasforma i
sistemi produttivi e alimenta la necessità di allargare mercati e aree di approvvigionamento. In
questo clima viene gradualmente superata la dottrina mercantilista e si afferma l’idea del libero
scambio, sostenuta in particolare dal Regno Unito, che elimina gradualmente monopoli, dazi e
restrizioni.
L’inizio del Novecento apre invece la fase del commercio internazionale moderno. Tra il 1900 e il
1914 si assiste a una crescente integrazione economica, con forte mobilità di capitali e popolazione.
Tuttavia, questo processo viene bruscamente interrotto dalla Prima guerra mondiale, che provoca il
crollo del sistema liberista, il blocco dei movimenti di capitale e la sospensione del gold standard.
La crisi del commercio mondiale culmina con la Grande Depressione (1929), in cui protezionismo,
calo dei prezzi e riduzione degli scambi diventano elementi dominanti. Solo dopo la Seconda guerra
mondiale si avvia una nuova fase di cooperazione internazionale, con la nascita dell’architettura
istituzionale di Bretton Woods, che porrà le basi per l’attuale sistema multilaterale.
Le istituzioni nate a seguito degli accordi di Bretton Woods, con la nuova istituzione del gold
Exchange standard sono:
- FMI: promuove la stabilità monetaria e stabilisce i tassi di cambio;
- BIRS (banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo): sostiene investimenti a
lungo termine ed è oggi conosciuta come World Bank;
- ITO (International Trade Organization): mai nata, avrebbe dovuto regolare il commercio
internazionale;
- OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio): realizzata nel 1995
Gli accordi commerciali internazionali possono essere classificati in base al numero di soggetti
(accordi bilaterali o multilaterali);
Gli accordi commerciali internazionali possono essere classificati in base al numero di soggetti
(accordi bilaterali o multilaterali); all’area geografica coinvolta (Regionali o globali); alla tipologia
di merci (Settoriale o Generale).
L’organizzazione mondiale del commercio nasce a Ginevra nel 1995 con 164 membri oltre 22
osservatori, comprendendo il 98% del commercio internazionale. Tale organizzazione nasce a
seguito della firma dell’accordo generale sulle tariffe doganali ed il commercio GATT del 1947.
Dal 1947 al 1995 ci sono stati altri 8 negoziati multilaterali grazie ai quali sono diminuiti in media i
dazi mondiali con riduzioni pari a circa il 35%, avviando anche la fase delle negoziazioni settoriali.
Nel 1986 prese avvio l’Uruguay Round, con ulteriore liberalizzazione degli scambi dei prodotti
industriali e liberalizzazione di nuovi settori come quello agricolo, tessile, dei servizi e della
proprietà intellettuale.
Il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) dal 1948 al 1994 emanò norme per
regolamentare il commercio internazionale. Il suo principale obiettivo fu quello di liberalizzare
progressivamente gli scambi riducendo il protezionismo commerciale. Non trattandosi di
un’organizzazione, le Nazioni che aderirono a tale accordo venivano definite contracting parties.
Tale accordo è stato caratterizzato dalla presenza della Most Favoured Nation e dal principio di
non discriminazione, che prevede l’eguale trattamento delle merci di tutti i contraenti.
Ci sono differenze fra il GATT e l’OMC, a partire dal fatto che la prima fu un accordo provvisorio e
la seconda un’organizzazione stabile. Il GATT trovava applicazione solo in materia di commercio di
beni, mentre l’OMC ha incluso anche regole sul commercio di servizi e sull’applicazione
internazionale dei diritti di proprietà intellettuali. L’OMC si occupa anche in negoziare accordi in
materia tariffaria, di investimenti, di concorrenza e di mercato del lavoro.
Lo scopo dell’istituzione dell’OMC fu quello di costruire un quadro istituzionale per gestire le
relazioni commerciali fra i membri, perseguendo quattro finalità:
1. Fornire una sede per i negoziati
2. Amministrare il sistema di risoluzione delle controversie;
3. Sovraintendere il meccanismo di esame delle Politiche commerciali;
4. Collaborare con FMI e BM per garantire la coerenza globale delle politiche economiche.
L’organizzazione conta circa 630 dipendenti ed è diretta da un direttore generale. Il WTO
Agreement prevede la presenza di tre organi fondamentali:
1. Conferenza Ministeriale: è l’organo decisionale, ha luogo ogni due anni con la
partecipazione di tutti i paesi ed è l’unico organo che può ratificare istanze sulla base del
consenso;
2. Consiglio Generale: opera per conto della Conferenza Ministeriale. Si riunisce come organo
per la risoluzione delle dispute commerciali fra Stati membri e per revisionare le politiche
commerciali. Al di sotto di tale consiglio operano i consigli per lo scambio di merci, servizi
e diritti della proprietà intellettuale. Inoltre, operano organi sussidiari che trattano gli
accordi plurilaterali e commissioni di studio che riferiscono le proprie attività al CG;
3. Segretariato: è guidato dal Direttore generale e non ha poteri decisionali. La sua attività
riguarda il sostegno tecnico-logistico a favore dei vari Consigli, l’Assistenza Tecnica ai PVS
e la redazione di raccomandazioni ai Paesi interessati a aderire all’Organizzazione.
La risoluzione delle dispute è un processo attraverso cui i membri discutono circa controversie
commerciali in merito all’interpretazione o applicazione degli accordi. L’apertura di una
controversia nasce dall’istanza di uno o più paesi che si considerano lesi da una politica
commerciale di un paese terzo in violazione di accordi o nel ritardo di applicazione degli stessi.
L’OMC agisce come
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