Laboratorio primo anno - 10/11/22
Comunicazione e relazione
L'infermiere è una professione di relazione. È un professionista autonomo e lavora per il paziente per garantirgli benessere e sicurezza. Il nostro obiettivo è esercitare la nostra professione nel rispetto della sicurezza del paziente. Sono fondamentali. Prima nella formazione medica non c’era niente che riguardasse relazione e comunicazione. Dal 2017 sì. Alla fine del percorso formativo dovremo saper fare terapia, gestire un rapporto d’aiuto. Politrauma, un paziente chirurgico etc. ma sapremo gestire una relazione d’aiuto. Una è la relazione che crea un professionista della salute con una persona che ha problemi da risolvere, ovvero con il paziente.
Spesso usciamo dal tirocinio col pensiero di una persona che abbiamo visto soffrire o morire e ce lo portiamo dietro. Questo non deve essere normale. Dobbiamo agire in relazione d’aiuto, non è una relazione interpersonale. Dobbiamo imparare a essere empatici, saper risolvere un problema ma saperne uscire subito dopo. I problemi del paziente non devono rimanere problemi miei. Dobbiamo capire i problemi, provare a risolverli ma non dobbiamo far sì che i problemi ce li portiamo a casa. È molto importante l’aspetto relazionale per l’infermiere. L’infermiere non può volontariamente fare del male a una persona e tantomeno non portargli beneficio.
Dimensione relazionale
La relazione non ci viene dal nulla. Ci viene da qualcosa ben strutturato come può essere il patto infermiere-cittadino o dal codice deontologico. Una quindicina di articoli del codice deontologico riguardano l’aspetto relazionale. Dobbiamo rispettarli e seguirli al fine di creare una relazione d’aiuto, cioè quella relazione che si instaura tra il malato e il professionista. La prestazione professionale dell’infermiere non può esaurirsi nella componente tecnico-sanitaria. Non siamo solo questo aspetto, ma si estende anche sulla parte spirituale e psicologica dell’individuo. Noi assistiamo in modo olistico, mente e corpo della persona. I nostri interventi sono specifici, autonomi e complementari di natura tecnica, relazionale ed educativa.
Per definizione gli interventi di natura relazionale sono quelli che fanno sì che possiamo assistere in maniera personalizzata. Prima si lavorava per compiti, noi dobbiamo imparare a lavorare per obiettivi personali. In una relazione entrano la soggettività e tutte le variabili di cui le persone sono portatrici. Nello specifico tra infermiere e paziente si deve instaurare la relazione d’aiuto che deve portare al benessere psicofisico della persona. Per l’infermiere esiste la persona con tutti i suoi aspetti fisici e psichici. Due persone con la stessa patologia non hanno gli stessi problemi perché c’è la componente individuale che fa la differenza.
Ascolto attivo (prestare attenzione e dare significato ai messaggi verbali e non della persona), potenziamento del coping, supporto emotivo sono veri e propri interventi di natura relazionale. Una cosa molto importante è ascoltare il paziente per cercare di coinvolgerlo prima di tutto per informarlo e per coinvolgerlo. Solo ascoltandolo in maniera attiva possiamo arrivare all’assistenza personalizzata coinvolgendo il paziente. Quando applicheremo la pianificazione assistenziale ai fini delle diagnosi infermieristiche, gli obiettivi sono dei pazienti, è lui che deve raggiungere gli obiettivi che stabiliamo insieme. C’è una parte importante di comunicazione di natura non verbale che ha un imprinting molto importante nell’assistenza.
Il nostro atteggiamento, il nostro modo di relazionarsi al paziente con l’obiettivo di una relazione di aiuto deve essere un atteggiamento assertivo, non passivo e non aggressivo, bensì assertivo. Se uno ha di suo un carattere tendente alla facile comunicabilità ben venga, ma anche se non ce l’ha studiando ci si crea. Dobbiamo sviluppare le nostre capacità relazionali nell’ottica di conoscere le competenze comunicative riconosciute dalla scienza. La competenza relazionale è fatta da una comunicazione verbale e da una comunicazione non verbale.
Comunicazione
La comunicazione ha avuto diverse definizioni. ‘Un gioco sociale primario e intrinseco alla natura dell’uomo’. Il suo sviluppo è il risultato e la condizione dell’acquisizione di abilità percettive, cognitive e sociali, essenziali alla sopravvivenza, in un processo evolutivo che si è realizzato nella stretta interdipendenza di queste sfere dell’attività umana. Fondamentalmente è una cosa innata nell’essere umano, non è possibile non comunicare perché esiste una parte di comunicazione verbale e una non verbale. Anche se siamo zitti o immobili stiamo comunicando.
La comunicazione è innata nell’essere umano. Le persone che vogliono arrivare a una professione di aiuto e quindi creare una relazione di aiuto devono avere delle competenze specifiche e comunicative. Le competenze comunicative sono: conoscere e saper utilizzare la comunicazione verbale e non verbale. Rilevare e analizzare i problemi comunicativi. Identificare e differenziare gli aspetti di contenuto e di relazione nel messaggio. Riconoscere e saper utilizzare i diversi stili comunicativi. Saper adattare la comunicazione al contesto.
Dobbiamo imparare a usare termini tecnici usando tutti le stesse terminologie. Dobbiamo sapere che nelle varie realtà cliniche esistono procedure e protocolli. Tra le competenze relazionali rientrano la capacità del professionista di capire, percepire e comprendere i bisogni effettivi del paziente, ma anche i vari punti di vista. Importante è la capacità di gestire la complessità interpersonale nell’incontro con l’altro ma è importante non portarsi il lavoro a casa. Gli esseri umani possiedono un sistema di comunicazione molto diverso dagli altri animali, soprattutto per il discorso di usare simboli come le parole secondo la cultura di riferimento. Sarebbe giusto che l’infermiere imparasse a comunicare anche con le altre lingue.
Caratteristiche della competenza comunicativa sono la competenza sintattica (frasi corrette), semantica (associare parole a oggetti eventi e situazioni) e pragmatica (comunicare tenendo conto del contesto). La comunicazione ci può essere tra due o più persone. Comunicazione tra colui che comunica, il ricevente, colui che riceve, il messaggio, ovvero l’oggetto della comunicazione, il mezzo o il canale, l’ambiente attraverso cui comunico, è fondamentale perché il contesto in cui parliamo può fare la differenza. Importante è il feedback, ovvero una retroazione a ciò che mi è stato comunicato. Tutti questi sono i protagonisti di una comunicazione. Il messaggio che io voglio dare non sempre è quello che arriva. Dall’altra parte ci deve essere un ricevente propenso ad accoglierlo quel messaggio altrimenti capisce quello che vuole capire.
Nella comunicazione ci deve essere l’intenzione. Secondo Grice ci può essere informativa e comunicativa. Informativa è quella quando comunico per trasmettere un’informazione. Comunicativa è meno categorica, è l’occasione per creare comunicazione con chi è di fronte a me. Ci deve poi essere un contesto, a seconda di dove comunichiamo possono essere percepiti messaggi diversi. Le regole del principio di cooperazione: le persone che partecipano a una comunicazione hanno uno scopo e delle regole comuni. Queste regole sono regole di quantità, qualità, relazione e modo. Si decide di trasmettere solo informazioni necessarie, vere, pertinenti e attraverso un modo preciso. Si decide anche il modo in cui le informazioni devono essere espresse.
Turn taking: quando due persone provano a comunicare tra di loro devono avere dei turni. Ci deve essere un avvicendamento dei turni. Questo turn taking è una cosa che dobbiamo ben strutturare quando facciamo un’intervista al paziente, dobbiamo dargli un suo tempo. Il turn taking si attua cedendo il turno, mantenendo il turno e chiedendo il turno. Si deve dare all’altro il proprio tempo e per intervenire si deve chiedere di poterlo fare. La comunicazione è poi un processo circolare. Quello che è l’emittente in un secondo momento può essere ricevente e viceversa. La comunicazione è circolazione di messaggi. Il feedback è la quantità di informazioni che dal ricevente ritorna all’emittente. Il feedback può essere positivo o negativo. È positivo quando c’è un ampliamento delle informazioni di ingresso. È negativo quando si ferma su quelle ricevute.
Il feedback è più efficace quando è attuale, ovvero quando segue immediatamente la comunicazione. Il feedback positivo aumenta la conoscenza, porta a un cambiamento e a una crescita. Il feedback negativo ha una semplice riproduzione del messaggio, uno scarso arricchimento dei dati personali e non porta a una crescita. Della comunicazione dobbiamo conoscere determinati assiomi. Il primo assioma della comunicazione è che non si può non comunicare. Siamo animali sociali dunque è impossibile non comunicare. Si comunica non solo con le parole ma anche con gesti, abbigliamento, azioni e silenzio. A proposito di abbigliamento la divisa ha più importanze e dal punto di vista della comunicazione è importante. In base alla divisa si sa con chi si ha a che fare. Anche il silenzio è una forma di comunicazione.
Il secondo assioma è che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione. Il messaggio di contenuto è la notizia che devo dare. Il messaggio di relazione è una comunicazione che non si basa solo sul contenuto ma anche degli aspetti che stanno a specificare chi siamo l’uno per l’altro. I messaggi di relazione sono di tre tipi: di conferma (per me tu vali), di rifiuto (per me tu non vali) e di disconferma (per me tu non esisti proprio). La metacomunicazione permette di stabilire se il contenuto della comunicazione è coerente o contraddittorio.
La comunicazione paradossale è un tipo di comunicazione ambigua, caratterizzata da due messaggi che si escludono a vicenda. Il terzo assioma è la punteggiatura: ognuno di noi usa una propria modalità nel raccontare le cose nel mettere gli eventi uno dopo l’altro. Nei casi di discrepanza di punteggiatura vi è un conflitto. Il quarto assioma dice che gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Quello numerico è la comunicazione verbale mentre quello analogico è quella non verbale. La comunicazione non verbale esprime più emozioni di quella verbale. La comunicazione non verbale è variamente interpretabile.
Il quinto assioma dice che tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. Rapporti simmetrici, gli attori tendono a un rapporto paritetico, complementari quando uno dei soggetti assume una posizione superiore. La relazione è quando è flessibile, in quanto gli scambi simmetrici sono alternati a scambi complementari. La relazione operatore-paziente è complementare e simmetrica e quindi è equilibrata. L’operatore deve comprendere la personalità del paziente.
La comunicazione non verbale è una sorta di linguaggio del corpo regolata da processi e meccanismi nervosi. Assume una funzione fondamentale per ottenere un elevato grado di efficacia comunicativa. La mimica del volto è la parte che più attira l’interesse dell’interlocutore e esprime stato d’animo e emozioni. Lo sguardo è molto significativo e spesso fa la differenza. Importante il sorriso, i gesti. Sistema prossemico in base alla distanza che abbiamo con le altre persone. Con il paziente al massimo si può arrivare alla zona personale. Quando la zona intima viene invasa può creare reazioni nervose o peggio la persona può sentirsi violentata.
L’aptica sono le azioni di contatto corporeo con gli altri. Si possono distinguere o sequenze di contatto individuale. L’aptica noi la possiamo fare perché siamo dei professionisti. Ma bisogna saperlo fare, ovvero avere un atteggiamento professionale nel farlo e quindi essere consapevoli di quello che stiamo facendo. Il toccare è un atto comunicativo non verbale primario che influenza la natura e la qualità della relazione ed esprime diversi atteggiamenti interpersonali. Ci sono zone vulnerabili che si toccano solo se è necessario fare procedure che lo ritengo. Il contatto corporeo può suscitare reazioni negative. Abbigliamento: anche l’abbigliamento può essere insito tra gli aspetti della comunicazione non verbale.
Ascolto attivo è quello che caratterizza la nostra relazione. Quando parliamo di ascolto attivo significa mettere al centro della nostra relazione l’altro. Dargli tutta l’importanza possibile, tu esisti e io sono qui per te. È dato dalla capacità di comprendere una prospettiva diversa dalla propria. È l’ingrediente principale di una buona comunicazione, richiede la capacità di ascoltare l’altro.
Lesioni da pressione: aspetti di prevenzione e fondamenti di cura
Responsabilità dell’infermiere: prevenire le lesioni da pressione. Funzioni principali della cute, che è l’organo più esteso. Ha funzione di barriera, regola la temperatura corporea, comunicazione non verbale, fornisce un’identità, sintetizza vitamina D, percezione sensoriale attraverso il tatto, permette la riparazione delle ferite, permette l’escrezione dei rifiuti metabolici, attraverso le ghiandole sudoripare.
Ci accorgiamo di fare un danno all’epidermide quando non c’è sanguinamento. Lo strato dell’epidermide è quello di protezione. Derma e epidermide hanno uno spessore di 0,4 cm. Vasi sanguigni. Quello che fa la differenza è il tessuto sottocutaneo, ipoderma, che contiene adipociti. In qualsiasi persona epidermide e derma hanno lo stesso spessore.
Cosa è necessario osservare rispetto alla cute di una persona?
- Colore: Il colore ci dà tante informazioni (ipo/iperpigmentazione, pallore, cianosi, marezzatura, ittero, arrossamento).
- Struttura: Ruvida, ispessita, sottile, morbida, callosa.
- Turgore: Pienezza del tessuto. È indice di idratazione del soggetto. Si va a pizzicare la cute del soggetto e si guarda quanto è veloce il rilascio. È una valutazione che si fa per valutare l’idratazione. C’è da considerare che nell’anziano il ritorno alla normalità è fisiologicamente più scarso. Nell’anziano si guardano le mucose del cavo orale.
- Umidità: Secca, umida. Bisogna ispezionare le pliche cutanee dove l’umidità potrebbe causare lesioni.
- Temperatura: Fredda o calda. Viene ispezionata la cute con il dorso della mano. Se ho una zona più arrossata e edematosa vado a valutare se è più calda, il che è indice di infiammazione. Il calore associato a dolore rossore e edema può essere flogosi.
- Edema: È un eccesso di liquidi negli spazi interstiziali tra le cellule. Può essere sistemico. Lo valuto con il segno della fovea. Si va a fare una digito-pressione sulla zona edematosa.
Lesioni da pressione
Fino a pochi anni fa venivano definite piaghe da decubito. Nasce da un problema pressorio. Costituiscono una condizione severa e dolorosa che può colpire soggetti di ogni età. Sono un danno evitabile. È nostra responsabilità non farle venire perché aumentano la mortalità e la durata della degenza causando un ingente consumo di risorse. I tassi di prevalenza nel 2007 andavano dal 4.7 al 32.1%.
Sono una lesione localizzata alla cute e/o al tessuto sottostante dove abbiamo tessuto muscolare e osseo. Solitamente localizzata su una prominenza ossea come conseguenza di una elevata e prolungata compressione o di forze di taglio o stiramento che determinano uno stress meccanico ai tessuti e la strozzatura dei vasi sanguigni. La pressione è una forza che si applica perpendicolarmente a un’unità di superficie. C’è una forza applicata perpendicolarmente. La forza comprimente fra la superficie corporea e il piano di appoggio è superiore alla pressione sanguigna che c’è in quel distretto. In quel distretto non avrò più l’afflusso di sangue che dovrebbe esserci e vado in ischemia.
Nel soggetto sano il corpo produce acido lattico, arriva lo stimolo di dolore e si cambia posizione. Le lesioni da pressione possono insorgere a seconda del tempo. Io posso avere un’alta pressione in breve tempo ma sono più pericolose le basse pressioni mantenute per più tempo. Oltre alla pressione ci sono altri fattori da tenere in considerazione. Li dividiamo in fattori estrinseci, che non dipendono direttamente dal paziente, legati all’ambiente e fattori intrinseci, che invece dipendono dal paziente, quindi un fattore che predispone il soggetto allo scaturirsi del problema.
- Estrinseci: Forze di stiramento e di taglio, attrito o frizione, umidità della cute. Le forze di stiramento si presentano in posizione semiseduta o di Fowler alta. In questa posizione si tende a scivolare. In questa posizione il problema è che mentre il corpo e lo scheletro scendono verso il basso, la cute fa attrito e rimane appoggiata sul piano di appoggio. Questo comporta le forze di stiramento che vanno a deformare i tessuti più profondi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Laboratorio di Automatica
-
Appunti Antropologia giuridica, primo anno
-
Appunti Chimica
-
Appunti Economia