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LA NEUROPSICOLOGIA COGNITIVA: I LIMITI

I limiti di questo approccio sono:

il possibile sviluppo da parte dei pazienti di strategie compensatorie, grazie alla plasticità

neurale (ad esempio, funzioni cognitive prima svolte da alcune parti del cervello e, in seguito

alla lesione, da altre);

la modularità anatomica stessa, dal momento che molte aree cerebrali funzionano in modo

integrato, assumendo serialità;

il fatto che le lesioni cerebrali, piuttosto che interessare un solo modulo, sono in genere

abbastanza estese;

lo studio di aspetti specifici della cognizione umana, piuttosto che generali.

GLI APPROCCI ALLA COGNIZIONE UMANA: LA SCIENZA COGNITIVA

COMPUTAZIONALE

La scienza cognitiva computazionale elabora dei modelli computazionali per comprendere

l’attività cognitiva, ovvero dei modelli in grado di generare degli output che mimano i

comportamenti umani e alcuni aspetti del funzionamento cognitivo. Differisce

dall'intelligenza artificiale, il cui scopo è migliorare i comportamenti umani, e implica

processi differenti da quelli dell’uomo. Il principio su cui si basa questo approccio è il

seguente: costruendo macchine in grado di restituire le stesse risposte delle persone e in

tempi equivalenti, il modo in cui è stato sviluppato l’algoritmo può fornire informazioni sulle

funzioni cognitive.

Per costruire i modelli computazionali sono impiegati due metodi:

i sistemi di produzione, ovvero degli insiemi di regole “se...allora”, che operano sulla base

della rilevazione di corrispondenze tra la parte “se” della regola e i contenuti della memoria di

lavoro (il sistema cognitivo che permette di mantenere e manipolare temporaneamente le

informazioni necessarie per svolgere compiti mentali complessi come ragionare). In sintesi,

simulano il pensiero come una sequenza di meccanismi logici;

le reti di connessione, ovvero reti di nodi interconnessi da

attivazioni numeriche, ispirati al funzionamento dei neuroni.

Possono rappresentare il comportamento cognitivo senza utilizzare

regole esplicite, ma in base a quanto un nodo influenza l’altro.

Tra i vantaggi di questo approccio vi è il superamento della

vaghezza delle teorie psicologiche espresse linguisticamente, in

quanto è possibile esprimerle in termini matematici; tuttavia, è un

approccio poco osservativo, perché per essere messo in atto implica

11

di avere già delle conoscenze e dunque di aver già condotto degli studi. Per di più, se si

riuscisse a creare un programma che simula accuratamente il pensiero umano, si avrebbe già

una comprensione completa del suo funzionamento, ma ciò non accade: infatti, dal momento

che le emozioni, i processi top-down e algoritmi diversi possono portare alla stessa risposta

data dall’essere umano, non è facile capire precisamente come avvengano i processi di

pensiero. Il più grande limite di questo approccio è stato però sottolineato dall’esperimento

della stanza cinese (The Chinese Room) di John Searle: la sintassi non è condizione

sufficiente per la determinazione della semantica. L’esperimento avvenne nel seguente modo:

si immagini di trovarsi in una stanza chiusa, con a disposizione una serie di regole per

comprendere una lingua sconosciuta; si ricevono parole in cinese (input), ed è necessario

tradurle (output). L’uomo viene così ridotto ad un computer, ma non si limiterà ad elaborare

le informazioni e ad eseguire il compito affidatogli (tradurre), ma tenterà anche di

comprendere, il che gli è impossibile in questa situazione. Ai computer dunque, oltre alle

emozioni, manca la prospettiva in prima persona, in quanto non comprendono nemmeno ciò

che gli viene chiesto, ma si limitano unicamente a portare a termine i lavori affidati.

LA PERCEZIONE VISIVA

La percezione visiva è uno dei processi di base del nostro sistema cognitivo: grazie alla

neuroscienza cognitiva sappiamo che il 20% della corteccia cerebrale elabora gli stimoli

visivi; ma cosa accade dalla retina, il tessuto a più strati sul retro del bulbo oculare, alla

corteccia visiva?

L’occhio umano è sensibile ad una piccola porzione di onde luminose, ovvero onde di energia

elettromagnetica, e in particolare ad una lunghezza d’onda tra 700 e 400 nanometri (nm, un

bilionesimo di metro). Non si è infatti in grado di vedere le onde radio o le onde infrarosse.

Quando siamo in presenza di uno

stimolo visivo, le onde luminose

entrano nell’occhio attraverso la

cornea, che curva la luce facendola

passare attraverso la pupilla, la

quale aumenta o restringe il suo

diametro a seconda della quantità

di luce disponibile. Questa

risposta è un riflesso involontario:

in caso di luce intensa, la

contrazione evita danni alle cellule

fotosensibili della retina; in condizioni di illuminazione debole, la dilatazione è utile a

catturare quanta più luce possibile. Oltrepassati cornea, pupilla, iride e cristallino, la luce

raggiunge la retina. Qui i recettori si occupano della ricezione, ovvero dell’assorbimento

dell’energia fisica e, con la trasduzione, i neuroni trasformano l’energia in una configurazione

elettrochimica. I neuroni sensoriali veicolano quindi questi impulsi al sistema nervoso

centrale. Nella retina vi sono due tipi di recettori: i coni e i bastoncelli. I coni, concentrati

nella zona centrale e in particolare nella fovea, sono dediti alla visione dei colori e consentono

una visione nitida, funzionando meglio con luce intensa; i bastoncelli, concentrati nella zona

periferica, sono fotorecettori in bianco e nero che funzionano meglio con luce tenue,

specializzati a captare il movimento. Il punto in cui il nervo ottico esce dall’occhio per

arrivare al cervello è detto punto cieco, in quanto non sono presenti fotorecettori: non è 12

percepito dall’uomo, poiché il cervello integra le informazioni sensoriali per fornire stabilità e

completezza.

LA PERCEZIONE VISIVA: DALLA RETINA ALL’ELABORAZIONE DEL “COSA” E

DEL “COME” Già a livello della retina, vi è una

differenziazione tra le cellule che si occupano

di analizzare la forma, cosa viene percepito, e

cellule che trattano il modo, come viene

percepito. In particolare, i coni inviano un

input alle cellule parvocellulari, che si

occupano del “cosa”: sono sensibili ai dettagli

e ai colori; i bastoncelli, invece, lo inviano alle

cellule magnocellulari, che si occupano del

“come”: sono sensibili alle informazioni sul

movimento. Gli assoni di queste cellule

gangliari formano un nervo ottico a partire da

ogni occhio, che si incrociano in un punto

detto chiasma: metà degli assoni procede

verso l’emisfero ipsilaterale, l’altra metà verso

quello controlaterale. In particolare, nel

chiasma, gli stimoli provenienti dal campo

visivo sinistro (parte dx occhio sx + parte dx occhio dx) arrivano all’emisfero destro, mentre

quelli provenienti dal campo visivo destro (parte sx occhio sx + parte sx occhio dx) arrivano

all'emisfero sinistro: si tratta della lateralizzazione della

percezione visiva.

A questo punto il tratto ottico, formato dagli assoni

parvocellulari e magnocellulari, giunge al nucleo genicolato

laterale del talamo, di cui costituisce gli strati. Entrambi si

proiettano in V1, la corteccia visiva primaria, e nelle aree

corticali visive adiacenti, come V2, tutte nella parte posteriore

del lobo occipitale. Successivamente, afferiscono a due circuiti

neurali differenti: i parvocellulari alla via ventrale, che si occupa

del “cosa”, del riconoscimento, di colore e forma e procede verso

la corteccia inferotemporale (V4); i magnocellulari a quella

dorsale, che si occupa del “dove” e del “come”, del movimento e dell’interazione e culmina

nella corteccia parietale posteriore (V5).

V1 e V2 sono responsabili dell’elaborazione precoce degli stimoli visivi: Hubel e Wiesel (vedi

“La neuroscienza cognitiva: le tecniche a misurazione diretta”) vi scoprirono due tipi di

neuroni:

cellule semplici, che rispondono a stimoli con particolare orientamento, assumendo un

ruolo importante nell’individuazione delle caratteristiche di questi;

cellule complesse, che rispondono ai contorni.

→ 13

Gli altri dettagli degli stimoli sono elaborati in parti distinte della corteccia visiva; secondo la

teoria della specializzazione funzionale di Zeki:

l’elaborazione delle forme avviene nella corteccia inferotemporale (V3);

→ V4 è implicata nell’elaborazione dei colori e dell’orientamento;

→ nell’elaborazione del movimento.

→V5

LA PERCEZIONE VISIVA: L’ELABORAZIONE DELLE FORME, DEI COLORI E

DEL MOVIMENTO

I neuroni in V3, deputati all’elaborazione delle forme, sono divisi in selettivi, che rispondono

a specifici oggetti visivi, e tolleranti, che rispondono alle immagini dello stesso oggetto che

varia nelle sue proprietà. Ciò permette di avere un’accurata identificazione dell’oggetto e

un’ampia categorizzazione. Possono esistere deficit selettivi per l’elaborazione delle forme,

come per quella dei colori, che avviene in V4, nella corteccia occipito-ventrale. Nel caso

dell’acromatopsia, i soggetti non hanno la percezione dei colori ma:

solo una piccola parte dell’intera area risulta danneggiata;

→ la perdita dei colori è spesso solo parziale;

→ quasi tutti i pazienti presentavano gravi deficit di elaborazione spaziale;

E’ così possibile concludere che V4 non è l’unica area implicata nell’elaborazione dei colori e

che si occupa anche dell’orientamento, dal momento che le cellule deputate all’elaborazione

spaziale le sono vicine.

Anche l’elaborazione del movimento, in V5, può essere compromessa: l’achinetopsia è una

condizione nella quale gli oggetti statici vengono percepiti normalmente, mentre quelli in

movimento no. Esistono inoltre due tipi di movimento:

di 1° ordine, quando la forma in movimento differisce in luminosità rispetto allo sfondo

(ombre);

di 2° ordine, quando la forma in movimento differisce per variazioni di contrasto rispetto

allo sfondo (come l’erba che si muove vista dall’alto).

In questi due tipi di percezione sono implicati neuroni e meccanismi diversi, infatti esistono

doppie dissociazioni (vedi “Gli approcci alla cognizione umana: la neuropsicologia

cognitiva”).

La specializzazione funzionale pone comunque un problema, chiamato binding problem: i tre

tipi di elaborazione ci appaiono perfet

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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