INDUSTRY ANALYSIS
INTRO
L’economia industriale si occupa del funzionamento dei mercati e dei settori industriali, ovvero il modo in
cui le imprese competono tra loro (in questo corso ci concentreremo soprattutto sull’offerta). La teoria
dell’organizzazione industriale studia il funzionamento di industrie e mercati, in particolare la natura della
competizione tra imprese.
L’industria è un insieme di imprese che producono un determinato prodotto o servizio e che competono
tra loro. Utilizzeremo due strumenti: microeconomia (mercati) + comportamento strategico delle imprese.
Ci occuperemo di mercati in oligopolio con interazioni strategiche tra imprese (≠ monopolio e concorrenza
perfetta).
Microeconomia: i mercati
Comprendono acquirenti e venditori che si scambiano prodotti e servizi. Ci sono una varietà di forme di
mercato e noi ci occuperemo principalmente di:
- Mercati con un numero di venditori limitato, che scelgono in maniera strategica le variabili di interesse
- Mercati con un grande numero di compratori che, nella maggior parte dei casi, non reagiscono a
variazioni nelle condizioni dal lato dell’offerta.
In generale, per noi i compratori = consumatori finali (B2C)
Solo in alcuni casi, i compratori = altre imprese (B2B)
In un mercato in cui ci sono poche imprese relativamente grandi, le decisioni di una influiranno sulle altre
imprese all’interno del mercato.
La domanda di mercato (compratori) viene riassunta dalla funzione di domanda inversa
p(Q) = a - bQ con p’(Q) < 0
L’offerta (I venditori) saranno l’oggetto principale del corso e dei nostri ragionamenti.
C’è una relazione negativa tra la quantità domandata e il prezzo del bene.
Il potere di mercato può essere definito come la capacità di fissare prezzi superiori al costo, più
precisamente superiori al costo incrementale o marginale, ovvero il costo di produrre un’unità addizionale.
Questo avviene senza perdere tutti gli acquirenti. Detenere potere di mercato significa ottenere maggiori
profitti. Il potere di mercato è associato alla capacità di fare extra profitti con conseguenze importanti
anche per i consumatori. Studieremo il concetto, le origini e gli effetti del potere di mercato da parte delle
imprese. In un mercato in concorrenza perfetta le imprese non hanno potere di mercato.
In oligopolio dipende da vari fattori, se viene fissato il prezzo o la quantità.
Extraprofitto: ciò che resta quando l’impresa è stata in grado di ripagare tutti i fattori di produzione al loro
costo-opportunità (nella migliore alternativa possibile).
Il potere di mercato, per quanto possa essere positivo per le imprese, non è un bene per la collettività.
Questo perché arricchisce le imprese a spese dei consumatori, riduce l’efficienza economica (sia allocativa
che produttiva) e induce le imprese a sprecare risorse per acquisire e mantenere il proprio potere di
mercato.
Tra le inefficienze che caratterizzano il mercato abbiamo
• Inefficienza allocativa: a causa di un prezzo elevato, il consumatore non acquista il bene/servizio.
Tuttavia, i costi per produrre il bene/servizio sono inferiori alla disponibilità a pagare del cliente.
Es. tariffe elevate per biglietti aerei disincentivano il consumatore ad acquistarli.
costo di volare per l’impresa < utilità del volo < prezzo del biglietto per il consumatore
• Inefficienza produttiva: nel caso di monopolio, si incrementano i costi derivanti dall’esistenza di
potere di mercato, il monopolista non è incentivato a migliorare la sua produttività perché non è
più preoccupato della concorrenza.
• Posizione di rendita: potere di mercato mantenuto artificialmente attraverso l’intervento statale
Esistono poi politiche di regolamentazione e antitrust, che cercano di promuovere la concorrenza, ma
anche politiche industriali, che cercano di rafforzare la posizione di un mercato/settore nei confronti di
imprese estere. PARTE PRIMA, ELEMENTI DI MICROECONOMIA
Imprese e comportamento strategico
Interazione strategica tra imprese (e.g. oligopolio) utilizzeremo strumenti analitici per studiare
à à
situazioni in cui i profitti (o l’utilità) degli agenti economici dipendono non solo dalle loro azioni ma anche
dalle scelte di altri agenti economici sul mercato.
Qual è la relazione tra prezzo di un bene/servizio e la quantità che se ne domanda?
L’approccio tradizionale su cui si basa l’analisi della domanda ha come punto di partenza le preferenze o i
gusti di un consumatore individuale. Supponendo che esistano due prodotti A e B, si possono
rappresentare le diverse combinazioni di questi beni in un grafico.
Le preferenze di un consumatore possono essere descritte
dall’ordinamento di tutte le possibili combinazioni di A e B.
La curva che connette tutti i panieri S rispetto ai quali vale una
condizione di indifferenza si chiama curva di indifferenza.
In base al principio di non sazietà, le curve identificano livelli di
utilità via via maggiori man mano che ci allontaniamo dall’origine.
Considerando il vincolo di bilancio, ovvero quanto il consumatore può
permettersi di spendere, se il suo obiettivo è massimizzare la propria E
utilità, la sua scelta ricadrà sulla combinazione data dal punto E.
Le coordinate di E che identificano le quantità domandate dal
consumatore dipendono quindi dai suoi gusti, dal reddito e dai prezzi.
La domanda espressa dal consumatore per un particolare prodotto
dipende da:
- Preferenze individuali, descritte dalle curve di indifferenza
- Prezzo del prodotto (la domanda aumenta al diminuire del prezzo)
- Prezzi degli altri beni
- Reddito
Curva di domanda: descrive una relazione tra quantità di un bene e prezzo massimo che i consumatori
sono disposti a pagare per ciascuna unità (prezzo di riserva). Più ho a disposizione di un bene meno sono
disposto a pagare (principio dell’utilità). Ci sono curve di domanda discrete o continue. E
Es.
Sull’asse delle ascisse abbiamo la quantità di pizza che compriamo, sull’asse
delle ordinate abbiamo la disponibilità a pagare. All’aumentare delle pizze, la
mia disponibilità a pagare diminuisce, poiché ogni fetta di pizza aggiuntiva
diventa superflua se ne ho già mangiate altre.
x=f(px, py, I, preferenze, Pubblicità, altro.....).
-I
A parità di condizioni, x=D(p) funzione di domanda inversa: p=D (q) con (utilità marginale
ʹ(x)<0
à
decrescente)
Dove varia il prezzo di un bene varia anche la quantità domandata.
La differenza tra la disponibilità a pagare (prezzo di riserva) e il prezzo pagato per
le quantità acquistate si dice surplus del consumatore SC.
Data la curva di domanda, il surplus è determinato dal prezzo di mercato. SC è
misurato dall’area SC azzurra.
Elasticità della domanda al prezzo
L’elasticità della domanda (al prezzo) indica di quanto cambia la domanda al cambiare del prezzo,
indipendentemente dall’unità di misura. È il rapporto tra la variazione percentuale della quantità
domandata e la variazione percentuale del prezzo. Viene misurata in corrispondenza di una variazione di
prezzo arbitrariamente piccola. ∆
(
= − ∆ (
!
!
Se > 1 la domanda è elastica, mentre se < 1 è inelastica. È utile per confrontare curve di domanda di
beni diversi (reazione di X alle variazioni di p), ma è anche utile per strategie di prezzo, pubblicità e
tassazione su X. È influenzata dal tempo necessario per aggiustare X, dalla quota del budget del
consumatore speso per X e dalla possibilità di trovare sostituti del bene.
Generalmente, l’elasticità è negativa, poiché la quantità domandata diminuisce all’aumentare del prezzo.
1
= −, .
Per i prodotti cui |e|>1 sono caratterizzati da una
domanda elastica, un’elasticità alta, ovvero la quantità
domandata è molto sensibile al prezzo.
Viceversa, se 0<|e|<1 indica un’elasticità bassa, quindi
la domanda è anelastica, la quantità domandata è
e
quindi insensibile al prezzo quanto più si avvicina a 0.
All’aumentare del prezzo, l’elasticità varia da 0 a ∞.
(possibile domanda esame sui valori)
La domanda di un bene non dipende solo dal suo prezzo ma anche da quello degli altri beni. Avremo quindi:
- Beni sostituti: quando aumenta il prezzo del bene A, aumenta la domanda di B
(es. Coca Cola e Pepsi)
- Beni complementi: quando aumenta il prezzo del bene A, diminuisce la domanda di B
(es. benzina e automobili) "#
$
#
Osservando i livelli di elasticità al reddito y, misurata come , con q che indica quantità, avremo:
≡ "%
$
%
Beni inferiori: elasticità al reddito negativa (es. carne in scatola, all’aumentare del reddito se ne
§ consuma meno)
Beni normali: elasticità al reddito positiva:
§ - Beni di prima necessità, in cui l’elasticità varia da 0 a 1
- Beni di lusso, con elasticità maggiore di 1
L’offerta
La funzione di costo totale indica il costo totale degli input necessari a produrre una certa quantità di un
bene/servizio CT = f(x). La funzione di costo è data dal
- FC costo fisso: costo che non dipende dalla quantità di output prodotto
- VC costo variabile: dipende dalla quantità prodotta (è 0 per quantità x = 0)
FC e VC dipendono dalla finestra temporale considerata, quindi di breve o lungo periodo
- TC costo totale: FC + VC per produrre un certo X
- AC costo medio: costo di produzione di una unità di output (“costo unitario”) = TC/X
- MC costo marginale: costo di una unità addizionale prodotta = TC di X+1 meno TC di X
la definizione precisa di costo marginale è la derivata del costo totale rispetto al livello di output
Relazione tra MC e AC
Supponendo che X = 10 e CT = 100 AC = 10
à
10
se X = 11 e MC = 20 CT = 120 e AC = 11
à
11 11 11
se X = 11 MC = 5 CT = 105 e AC = 9,5
à
11 11 11
Il costo marginale è il concetto di costo appropriato per decidere quanto produrre, mentre il costo medio è
il concetto di costo appropriato per decidere se produrre o meno.
Economie di scala
Si hanno economie di scala quando AC diminuisce all’aumentare
della quantità di output prodotto. Diversamente, si hanno ritorni
di scala costanti quando AC non cambia al cambiare della
quantità di output prodotto. Si hanno diseconomie di scala
quando AC aumenta all’aumentare della quantità di output
prodotto.
MES (o MSE) è la minima scala efficiente: la quantità di output
più piccolo (il primo) per il quale si ottiene il MinAC.
Si hanno economie di scopo se il costo di produzione di X e Y separatamente è maggiore del costo di
produrre X e Y insieme: C(x,y)<C(x,0)+C(0,y) Massimizzazione del profitto ed
efficienza
Un’impresa con questa forma di ricavi e
costi totali resterà aperta e non chiuderà,
perché i ricavi totali sono maggiori dei
costi totali.
La quantità che massimizza i profitti è
quella in cui la distanza tra le due curve è
massima X*.
In questo punto MR = MC.
Funzione dei profitti
Il ricavo marginale è misurato dalla derivata del ricavo rispetto alla quantità mentre il costo marginale è
dato dalla derivata del costo rispetto alla quantità. Dunque, il livello di produzione che massimizza il
profitto è quello in corrispondenza del quale il ricavo marginale e il costo marginale sono uguali.
Efficienza CS: surplus del consumatore
PS: surplus del produttore
Efficienza allocativa (efficienza statica): somma del surplus
del consumatore + surplus del produttore. Se il bene/servizio
non viene acquistato, né consumatore né produttore
ottengono un surplus e l’efficienza allocativa è pari a 0.
Efficienza produttiva: misura quanto il costo effettivo di produzione (curva
MC) è vicino al costo di produzione più basso ottenibile.
Inefficienza X: si riferisce allo spreco di risorse associato ad alti costi di
produzione
Efficienza dinamica: misura i guadagni di efficienza (surplus totale) dovuti all'introduzione di nuovi
à
prodotti, tecniche di produzione nuove o migliorate.
Tipi di forme di mercato
- Monopolio, impresa dominante
potere di mercato
- Concorrenza perfetta
- Oligopolio (concetti di base dei
modelli di Bertrand e Cournot)
Il grado di concentrazione ci dice quanto sono grandi le imprese e quanto si concentrano nel mercato.
Monopolio
Primo passo nello studio delle cause e delle conseguenze del potere di mercato.
Un'impresa che ha il potere di fissare il prezzo di un bene e che usa questo potere per vendere a un prezzo
sostanzialmente superiore al costo (marginale) senza perdere tutta la domanda di quel bene, è un'impresa
con un certo grado di POTERE DI MERCATO.
Politiche per la concorrenza si basano sull'idea che l'abuso del potere di mercato sia un male per i
à
consumatori e per la società più in generale. Il diritto al potere di monopolio si può stabilire tramite un
brevetto, il copyright ma anche effetti di rete (es. Intel).
Il grado di potere di monopolio è inversamente correlato all’elasticità della domanda.
Assunzioni ed equilibrio
1) Il venditore (unico) fa il prezzo (è price-maker): fissa p e la quantità Q da vendere in maniera tale
da massimizzare I profitti. D(p) quindi è inclinata negativamente.
2) I compratori sono price-taker (non fanno il prezzo);
3) Il venditore non si comporta strategicamente (... è solo!);
4) Esistono barriere all’ingresso nel mercato (non ci sono sostituti stretti del bene prodotto dal
monopolista) Nota: MR è più basso di p sulla D(p) perchè
all’aumentare di 1 di X si guadagna il nuovo
p (su tutte le unità, anche quelle precedenti)
e si perde il delta p sulle unità
inframarginali, quindi MR= p - riduzione di p
su unità inframarginali.
Concorrenza perfetta
Considerando che il prodotto è omogeneo (sempre lo stesso) e vi è informazione completa (tutte le
imprese conoscono i prezzi fissati dalle altre imprese)
1) Produttori e compratori sono price-taker (non fanno il prezzo). Gli offerenti sono molti e piccoli
(atomicità). Pertanto, le loro azioni non hanno un impatto significativo sul p e X di mercato, e quindi
sui profitti dei concorrenti. Il bene è omogeneo.
2) I venditori non si comportano in maniera strategica
3) C’è libertà di entrata e uscita dal mercato (non ci sono barriere all’entrata e all’uscita): le imprese
possono entrare ed uscire dal mercato senza alcun costo (solo K capitale e L lavoro). C'è una perfetta
informazione sui prezzi fissati da altre imprese e libero accesso alle tecnologie di produzione.
Principio generale: la concorrenza elimina gli extra profitti ed è economicamente efficiente.
Un mercato perfettamente concorrenziale è quello in cui le forze economiche (la mano invisibile) operano
senza ostacoli. Ogni impresa fronteggia
una funzione di domanda piatta
(infinitamente elastica): in corrispondenza
del prezzo di mercato, può vendere la
quantità che vuole e sa di non poter
vendere alcunché ad un prezzo maggiore.
Con breve periodo si intende l’intervallo
temporale lungo il quale il numero di
imprese non varia, non vi è quindi né
entrata né uscita dal mercato.
Nello specifico caso, visibile sul grafico, la quantità ottimale X prevede un prezzo superiore al costo medio e
j
quindi determina la possibilità di ottenere profitti positivi.
Nel lungo periodo bisogna però tenere conto
anche dell’entrata e dell’uscita dal mercato.
Se il prezzo è superiore al costo medio,
dobbiamo aspettarci l’ingresso di nuove imprese.
Al contrario, se il prezzo è inferiore al costo
medio, usciranno delle imprese. Lo spostamento
che si viene a determinare della curva di offerta
aumenta/riduce il prezzo finché il non
corrisponda al livello del costo marginale MC.
In questo caso, ogni impresa produce in
corrispondenza del costo medio minimo e non
consegue alcun extra-profitto.
Risultati di un mercato in concorrenza perfetta:
Nel lungo periodo, in equilibrio, prezzo=MinAC. Questa situazione produce la massima efficienza
§ totale: Max Surplus totale, e in particolare Max Surplus Consumatore.
Il numero di imprese nel mercato è “efficiente” nel senso che il numero di imprese è dato da
§ p = MinAC N = X*/X *
à i
Zero Extra-profitti e il prezzo è al minimo possibile (sempre nel caso di lungo periodo).
§ Quando un mercato è in equilibrio, non c’è né entrata, né uscita di imprese.
§ I ricavi marginali sono uguali ai costi marginali, nel punto minimo nella curva dei costi medi.
Quando il mercato non è in equilibrio, si assiste all’entrata o all’uscita di imprese, a seconda che
l’impresa rappresentativa faccia profitti positive o negativi.
Entrata e uscita non avvengono nello stesso momento.
Informazione perfetta e accesso alle tecnologie efficienti di produzione implicano che, nel lungo
§ periodo, tutte le imprese nel mercato, hanno la stessa dimensione (la dimensione efficiente, tale
per cui si produce al costo medio minimo di produzione (MinAC).
Confrontando monopolio e mercato in concorrenza
perfetta, data la stessa curva di domanda, in concorrenza
perfetta avremo p dato da MR = MC = minAC,
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