ANTROPOLOGIA SOCIALE
L’antropologia sociale e culturale
L’antropologia sociale e culturale sono scienze sociali che studiano le società e le culture
umane in una prospettiva comparata.
Origine del pensiero antropologico
● le scoperte geografiche e le esplorazioni dopo la scoperta dell’America
● la cultura europea di fronte alla scoperta del nuovo mondo
● l’influenza del pensiero di Montesquieu e di Rousseau
Contesto storico dello sviluppo e della affermazione dell’antropologia
Le scienze sociali e tra queste l’etnologia e l’antropologia si sviluppano a cominciare dalla
seconda metà dell’ Ottocento in relazione all’espansione coloniale di Francia e Gran
Bretagna e alla colonizzazione americana sui territori dei nativi americani.
Le scienze sociali si sviluppano in relazione al grande processo storico della rivoluzione
industriale e dell’espansione coloniale tra la fine del Settecento e la fine dell’Ottocento, sino
al culmine dell’espansione coloniale raggiunta nella prima metà del Novecento.
L’etnologia e l’antropologia si specializzano nello studio delle società extra-europee, nello
studio delle società cosiddette “primitive” e “tradizionali”.
Da qualche decennio la ricerca mette in discussione questa distinzione, sia perché le società
un tempo definite “tradizionali” o “sottosviluppate” si sono industrializzate sia perché i
sociologi studiano da tempo le altre aree del mondo, come del resto gli antropologi si
occupano da tempo della società europea e nord-americana.
Campi di studio specifici:
● ambiente
● politica
● parentela
● economia
● organizzazioni
● imprese
● turismo
● migrazioni
● tutto quello che succede di nuovo nel mondo
Il concetto di cultura
La cultura o civiltà, presa nel suo ampio senso etnografico, è quel complesso insieme che
include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, le leggi, i costumi e ogni altra capacità e
abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società.
La cultura è:
● operativa
● selettiva
● dinamica
● differenziata e stratificata
I molteplici elementi che compongono la cultura possono essere riassunti e distinti in questo
modo:
● elementi materiali: la cultura materiale, come le abitazioni, l’abbigliamento, gli
oggetti, le tecnologie, l’alimentazione, ecc.
● elementi cognitivi o simbolici: le conoscenze tecnico-scientifiche, la religione, la
mitologia, ecc.
● elementi comportamentali o relazionali: le relazioni formali e informali, la famiglia, la
parentela, le relazioni politiche, economiche e produttive, di amicizia, ecc.
Ovviamente nella realtà questi elementi non sono ‘separabili’ e isolati.
Gli studi sul cambiamento culturale hanno prodotto i concetti di:
● sincretismo/ibridazione
● meticciato/creolizzazione
● indigenizzazione
Etnocentrismo: con il termine etnocentrismo si indica la tendenza a considerare la propria
cultura di appartenenza come superiore e ad applicare i propri valori culturali nel giudicare il
comportamento e le credenze di individui cresciuti con altre culture.
Relativismo culturale: la convinzione che non si debba giudicare il comportamento
culturale in base agli standard di un’altra cultura.
Etnografia: studio fatto di prima mano su insediamenti locali
Etnologia: rappresenta l’aspetto comparativo dell’antropologia culturale. Gli scopi
dell’etnologia sono quelli di identificare, comparare e spiegare le differenze e le similitudini
culturali costruendo teorie sul funzionamento del sistema sociale e culturale.
Il problema delle disuguaglianze sociali
È ormai noto che nell’antichità le disuguaglianze sociali erano all’ordine del giorno, nelle
società moderne questo fenomeno non è completamente scomparso.
Nelle società contadine il potere decisionale era in mano agli uomini, più precisamente gli
anziani.
Seguendo la tipologia che l’antropologia economica marxista ha formulato sulla base delle
teorie di Marx, la stratificazione sociale delle società umane ha seguito il concetto di modo di
produzione:
● modo di produzione domestico
● modo di produzione schiavistico —> proprietari/schiavi
● modo di produzione feudale —> signori/contadini
● modo di produzione capitalistico —> imprenditori/operai
I concetti di classe sociale e di casta
Si può dire che le maggiori forme di differenziazione sociale siano le seguenti:
● classi sociali
● gruppi caratterizzati da status, ruolo, prestigio, specifici
● classi d’età
● caste
Classe sociale: complesso di individui, per lo più assai vasto, che si trovano in una
posizione simile nella struttura storicamente determinata dei fondamentali rapporti politici ed
economici di una società, o che svolgono una funzione simile nell’organizzazione globale di
essa.
In questa accezione, spesso definita realista od organica, predominante nel pensiero politico
e nella sociologia europea, le classi sociali sono considerate o percepite ovvero tendono
oggettivamente a configurarsi come organismi sociali, soggetti collettivi capaci, sotto
determinati condizioni, di azione unitaria.
Il confine tra le classi è categorico, essendo determinato univocamente dal criterio assunto
come fondamento o base della classe sociale, ogni individuo appartiene a una classe e a
una soltanto.
Tutte le classi sono in rapporto di interdipendenza, spesso antagonistico, tra loro, e
costituiscono nell’insieme una determinata struttura di classe; infine nell’esistenza delle
classi sociali è vista l’origine delle maggiori differenze di potere, di ricchezza e di prestigio
che si osservano tra le persone, pur in presenza di una riconosciuta “eguaglianza giuridica”.
Ruolo/status: nella sua accezione più comune lo status è la posizione di un individuo o di
un gruppo all’interno della struttura sociale o della rete di relazioni sociali di cui fa parte .
Spesso però lo status indica il grado di prestigio connesso a quella posizione, ovvero a chi la
occupa. Se lo status indica la posizione nella struttura sociale, il ruolo designa l’insieme delle
aspettative e delle norme di comportamento che convengono su un individuo in quanto
occupa quella posizione.
La disuguaglianza
Nelle società rurali precapitalistiche si può affermare che in vario modo erano caratterizzate
dalla presenza di forme di disuguaglianza nell’accesso alla risorsa fondamentale, la terra, in
modo variabile, ma comunque riconducibile a livelli assai polarizzati da medi e grandi
proprietari e contadini-braccianti senza terra o comunque con una dotazione molto piccola.
Nella percezione della disuguaglianza sociale interna ai villaggi contadini della Sardegna
esistevano anche forme di differenza sociale e di prestigio legate all’istruzione; come anche
gli appartenenti alle forze dell’ordine da una parte e i commercianti dall’altra.
Oggi nuove forme di disuguaglianza sempre più forte sono ancora presenti nel mondo
occidentale e sono legate all’accesso all’istruzione e alle professioni ben retribuite dei settori
quali la finanza, l’innovazione tecnologica, ecc.
Le figure manageriali dei settori privati (e in vari casi anche pubblici) godono di retribuzioni
molto elevate (spesso decine di volte quelle di un impiegato o un operaio specializzato della
stessa impresa), talvolta assai più alte di quelle dei capi di Stato dei paesi più importanti
politicamente ed economicamente.
Classi d’età: le classi d’età (present
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