Sociologia
La sociologia è la scienza che studia la società intesa come vita sociale. È una scienza che procede tramite:
- Descrizione
- Interpretazione dei fenomeni e degli eventi sociali
La sociologia, come tutte le scienze, nasce con la modernità. Le scienze sociali tendono a descrivere e interpretare i fenomeni. Mentre la filosofia politica ha a che fare con la domanda “Qual è la miglior forma di governo?”, la sociologia e le scienze sociali non si pongono immediatamente questa domanda: le scienze sociali nascono attraverso una rottura con i discorsi filosofici che hanno problemi normativi, ovvero di prescrivere qual è la miglior forma di governo/stato, mentre le scienze sociali non immediatamente: il primo obiettivo delle scienze sociali è descrivere un fenomeno, ovvero costruirlo (descrizione di un fenomeno è al tempo stesso interpretazione del fenomeno attraverso la relazione causa-effetto).
Società moderna e mutamento
La società è l’insieme di fenomeni o eventi e del perché avvengono. La sociologia è quindi lo studio sistematico della società moderna, perché è una società del tutto diversa dalle società del passato. Le società cambiano profondamente le forme dell’organizzazione politica ed economica e il modo di relazionarsi degli individui tra di loro. Quindi l’oggetto di studio sistematico delle scienze sociali è: “Quali sono le dinamiche che determinano questi cambiamenti?”
Tenere in considerazione due variabili: tempo e spazio, perché le società stanno dentro a un tempo e uno spazio. Le società non esistono senza individui, gli individui stanno dentro collettività/comunità, le comunità stanno dentro a dimensioni di tempo e spazio, perché ogni società occupa uno spazio. Si distinguono tre attività umane: economia, politica, cultura che cambiano le dinamiche dei legami sociali:
- Economia: Produzione dei mezzi materiali per la nostra sopravvivenza. Il denaro diventa uno strumento di intermediazione delle relazioni sociali.
- Politica
- Cultura
Ci sono due eventi simbolici:
- Rivoluzione industriale fine VIII sec: simbolica dal punto di vista dell’organizzazione economica (non solo scambio tra denaro e beni, ma la produzione dei beni, organizzazione del lavoro e della produzione)
- Rivoluzione francese 1789
Mentre la rivoluzione industriale è emblematica dei cambiamenti che avvengono dal punto di vista economico dell’organizzazione e della produzione, la Rivoluzione francese è emblematica dal punto di vista politico, perché cambia completamente l’assetto politico delle società moderne (ad esempio c’è l’uscita dalla monarchia: la Rivoluzione francese segnala l’avvento delle istituzioni repubblicane).
Gli individui svolgono delle attività all’interno di una giornata; queste attività costituiscono il vissuto giornaliero dell’individuo; la vita quotidiana è la società, perché la società è il modo in cui gli individui si relazionano gli uni agli altri nella dimensione delle loro attività quotidiane giorno dopo giorno. Tutto questo viene dato per scontato: tutte queste attività sono costruite perché dietro c’è una cultura, ovvero i saperi che noi utilizziamo quando facciamo qualcosa. Dietro alle nostre attività c’è quindi un processo di costruzione che è la società. Queste attività noi non le vediamo perché vengono date per scontate; non ci rendiamo conto che c’è dietro un investimento nella costruzione di queste attività.
Procedure di costruzione del sapere scientifico
Il sapere delle scienze sociali è molto particolare, è un sapere che noi non riscontriamo e non utilizziamo. Si distinguono due diversi mondi/realtà, due diverse forme di conoscenza.
- Primo mondo = senso comune = spiegazione immediata o pre-teorica della realtà. È il mondo degli eventi e dei fenomeni normali che accadono, mondo dell’empirismo, delle persone che fanno cose. È il mondo della vita normale quotidiana. Ogni individuo vive una realtà immediata e questa coincide con quanto accade nelle attività del ciclo quotidiano; i significati di tale primo mondo sono mediati in primo luogo dalla cultura di senso comune che è assimilabile a una conoscenza primaria della realtà: è composta da asserzioni o costrutti di primo grado. Quando sentiamo un fisico che parla, egli fa sempre metafore della nostra vita normale: le scienze recuperano il linguaggio del senso comune ma lo trasformano a livello del sapere scientifico, perché le spiegazioni del senso comune generalmente sono troppo semplici e non sono nei termini di causa-effetto e non riescono né a descrivere né ad interpretare la realtà. La realtà può essere descritta solo attraverso indagini sistematiche dove vengono prese in considerazione molte variabili. È una conoscenza primaria che dal punto di vista scientifico può essere insoddisfacente (ad esempio alla domanda “Perché le persone non lavorano”, una persona qualsiasi risponderebbe che non hanno voglia, ma uno scienziato analizzerebbe la situazione del mercato del lavoro).
- Secondo mondo = sapere scientifico = spiegazioni complesse. È il mondo della scienza, la quale possiede un proprio linguaggio tecnico-formale. È composta da asserzioni o costrutti di secondo grado. Conoscenza secondaria, costrutti di secondo grado: categorie/termine che utilizziamo per fare discorsi. È una conoscenza secondaria perché è una conoscenza su quello che accade all’interno del primo mondo empirico.
Epistemologia: relazioni tra primo e secondo mondo
Il primo mondo (senso comune) è più ampio del secondo mondo (della scienza, della conoscenza scientifica). Le scienze si muovono prevalentemente a livello del secondo mondo perché semplificano la realtà. Non è detto che la conoscenza scientifica corrisponde alla conoscenza del senso comune, perché quella del senso comune tende a volte ad essere una conoscenza immediata, non empirica, superficiale. L’epistemologia si colloca esattamente tra il primo e il secondo mondo. L’epistemologia è la autoriflessività che le scienze hanno su se stesse e sui propri modelli concettuali.
Sociologia = scienza della società, che studia in modo sistematico le dinamiche all’interno della società. La società è composta da individui e ogni individuo svolge delle attività; queste attività passano attraverso l’uso della cultura (nelle scienze sociali con cultura si intendono una serie di saperi che noi utilizziamo il più delle volte in modo scontato perché sono naturali, ad esempio sapere l’italiano, accendere la televisione, prendere il treno, etc). “Non so come si fa”. Si tratta di miliardi di saperi che ci permettono di svolgere le nostre attività. L’applicazione di queste competenze costituisce la cultura (cultura di senso comune).
Le attività si svolgono giorno dopo giorno e costituiscono il vissuto giorno dopo giorno. La dimensione della quotidianità è ciò che è la società: quindi la dimensione delle attività che vengono svolte normalmente nel corso di una giornata e il susseguirsi di queste attività nella dimensione spazio-temporale. Queste attività sono naturali. Mangiare, bere, dormire, etc sono bisogni primari biologici che non dipendono da noi; ma i gusti e le pratiche culinarie dipendono da cultura a cultura: entrano in gioco i condizionamenti collettivi. Anche dietro a cose apparentemente ovvie, come bere, mangiare, dormire etc entrano in gioco meccanismi a base collettiva, anche se noi non ce ne accorgiamo perché queste attività sono “naturali”. Anche se non sono del tutto naturali, perché dipendono da regione a regione, da cultura a cultura: il modo in cui rispondiamo a questi bisogni primari dipende da meccanismi collettivi culturali-politici di costruzione del bisogno stesso.
Decostruzione della realtà
La sociologia è la scienza volta a decostruire (scomporre/disarticolare) i comportamenti dati per scontati nella vita quotidiana; si propone di ricostruire i sottostanti ragionamenti pratici muovendo dal presupposto che la società sia un’entità “artificiale” frutto di convenzioni, routine e modelli di comportamento dati per scontati; tale “entità” coincide con la “realtà” della vita giorno dopo giorno. La sociologia si propone di “problematizzare” la dimensione data per scontata della vita sociale.
Decostruzione della realtà: decostruire significa scomporre la realtà. Il concetto di decostruzione viene dalla filosofia, dallo studio dell’oggetto e del fenomeno. Le persone fanno delle cose: ma che cosa determina queste attività? Un esempio di convenzione è il rito di quando conosciamo qualcuno (piacere di conoscerti, stretta di mano, etc). Quando un modello di comportamento viene riprodotto da noi nel tempo diventa una sorta di rito. Esempio di decostruzione della realtà: infrangere le regole su cui si basa la realtà portando in primo piano ciò che abbiamo dato per scontato.
I modelli di comportamento e atteggiamento che gli individui utilizzano giorno dopo giorno sono significativi e sono studiati dalle scienze sociali. Problematizzazione: capire le regole che danno forma a un certo tipo di rappresentazione è un problema per gli studiosi della società, ma non per le persone normali. I comportamenti diventano un problema, nel senso che gli studiosi si chiedono cosa ci sia dietro ad ogni comportamento. Problematizzare = fare una riflessione sulla realtà sociale mostrando le regole che sono implicite nei nostri comportamenti.
Che cos’è una società? Si utilizzano delle metafore per descrivere cos’è la società, perché c’è il problema della descrizione, quindi, le metafore sono utili per dare questa rappresentazione. Questo avviene attraverso teorie ed ipotesi che utilizzano delle categorie. Una categoria ci permette di costruire un ragionamento (la scienza è argomentazione e costruzione di argomentazioni), un discorso: la scienza è la costruzione di un discorso che avviene utilizzando un linguaggio specifico, tecnico, formale. La scienza è una descrizione sulla realtà empirica (mondo 1).
Utilizziamo parole per descrivere la realtà empirica, e questo è un problema perché le scienze sociali hanno due difficoltà che le scienze naturali non hanno: le scienze sociali sono immerse nella realtà che studiano: la difficoltà è la presa di distanza dagli oggetti studiati. Difficoltà degli studiosi della società: diversamente dai fisici, gli studiosi sociali sono inseriti nelle cose che studiano.
Il sapere che viene prodotto dalle scienze sociali entra in gioco nella realtà e modifica la realtà stessa. Le scienze sociali producono dei saperi che diventano politici, culturali e modificano la struttura stessa della realtà. Esempio: movimento femminista anni 70. La critica che viene dalle teorie femministe è il carattere fortemente maschile delle società di quel tempo e determinò un cambiamento politico e culturale. La teoria femminista pone in discussione la struttura della vita quotidiana, quindi la società. Le osservazioni femministe decompongono la società patriarcale evidenziandone le incongruenze e modificando la società.
Doppia ermeneutica
La produzione del sapere da parte delle scienze sociali entra in circolazione, modifica la società stessa e modifica il sapere delle scienze sociali: è un processo circolare. Ecco perché le società cambiano in continuazione. Come si fa la decostruzione/scomposizione della realtà? Ci sono due modelli epistemologici che sono il punto di partenza della riflessione sociologica:
- Mondo della realtà immediata (primo mondo)
- Mondo della scienza (secondo mondo): linguaggio tecnico-formale, mondo delle categorie. Ogni disciplina possiede un proprio linguaggio tecnico-formale fatto di specifiche categorie.
L’epistemologia è la riflessione sulle operazioni che utilizziamo per trasporre attraverso le parole la realtà empirica dal mondo 1 al mondo 2. Si parla di operazioni perché c’è una riflessione sul modo in cui il ricercatore/scienziato sociale procede a trasporre la realtà empirica dal mondo 1 al mondo 2. Come si articolano queste operazioni di trasposizione della realtà empirica? In sociologia ci sono due modelli epistemologici:
- Positivismo o naturalismo (Durkheim)
- Ermeneutica comprendente o realismo interpretativo (Weber)
Positivismo
Il modello di riferimento è quello delle scienze naturali (seconda metà 800) e della rivoluzione scientifica. La rottura della rivoluzione scientifica moderna avviene in relazione al fatto che c’è l’affermazione, la verifica, la sperimentazione. I positivisti traspongono questa stessa metodologia all’interno delle scienze sociali. Trasposizione = così come una malattia è un fenomeno oggettivo, così come esistono gli alberi e i fiumi che sono fenomeni oggettivi etc, anche nell’ambito della vita sociale i fenomeni hanno una dimensione oggettiva. Oggettivo= prescinde dall’azione degli individui.
Si ritiene che fenomeni sociali=cose reali. La realtà è composta da eventi e fenomeni che non dipendono dall’individuo ma hanno una propria natura esterna all’individuo. Il problema in questo caso è studiare qualcosa su cui l’individuo non ha potere di controllo. Il punto di riferimento sono sempre le scienze fisico-naturali. Le dinamiche che accadono nella società prescindono dall’azione degli individui; come? Attraverso delle leggi.
Che cosa deve ricercare il ricercatore dato che lui non incide sulla realtà? Le cose sono composte da eventi e fenomeni che hanno una dimensione oggettiva che prescinde dagli individui. La ricerca sociale si svolge in termini di rapporto causa-effetto. I positivisti spiegano attraverso la ricerca di cosa determina un determinato evento: vanno alla ricerca delle leggi che governano la vita sociale. La vita sociale prescinde di nuovo dall’individuo perché è costituita da dimensioni oggettive sulle quali l’individuo non ha alcun potere di controllo. Come si arriva a queste leggi? Attraverso l’osservazione della realtà. Cosa sono queste leggi? “Tutte le volte che dato x avremo come conseguenza y”: questa è una legge, perché il fenomeno x spiega/è la causa del fenomeno y. Nelle scienze sociali è solo un fenomeno che spiega un altro fenomeno, perché il fenomeno è osservabile, e se qualcosa non è osservabile scientificamente non è rilevante.
- Leggi
- Osservazione oggettiva della realtà
Nell’ambito della scienza si può costruire quindi la relazione causa-effetto. Nell’ambito delle scienze sociali quando abbiamo x che determina y si parla di uniformità di comportamento, ovvero di legge: il modello di comportamento tende a stabilizzarsi e viene governato da linee guida e si riproduce più o meno negli stessi termini.
Nel positivismo, quindi, la società è pensata come vincolata ai meccanismi di specifiche leggi: si ha una legge quando vi è uniformità nei comportamenti: se tutte le volte che dato x (causa) si ha anche y (effetto), si può allora parlare di legge; una legge è la formalizzazione di uniformità comportamentali ottenuta sulla base dell’osservazione empirica della relazione causa-effetto.
La teoria della conoscenza positivista assume che l’individuo e la società siano due entità in sé autonome. Come rivela Durkheim, uno dei padri fondatori di tale prospettiva, “i fenomeni sociali hanno un modo definito e costante di essere, cioè una natura che non dipende dall’arbitrio individuale”.
Secondo Durkheim, se i fenomeni sociali rappresentano cose reali dotate di una propria autonoma natura, i fenomeni sociali equivalgono a modi di agire, di pensare e di sentire che in quanto esterni agli individui vi si impongono in virtù di un loro potere di coercizione. Il “potere” è quello delle leggi naturali che si ritiene governino il funzionamento della società.
Ermeneutica comprendente o realismo interpretativo
L’autore di riferimento è Weber. I fenomeni sociali sono diversi dai fenomeni naturali. Questo non significa che in questo modello epistemologico non ci sia la lezione della rivoluzione scientifica, perché invece c’è (le scienze sociali infatti si distanziano dalla filosofia, perché studiano empiricamente la realtà). A differenza del positivismo, non si ritiene che la natura degli eventi sociali sia assimilabile a quella dei fenomeni naturali: si sostiene che le scienze sociali debbano elaborare dei propri criteri. In primo luogo perché ogni evento è da considerarsi in sé unico: non ci sono leggi, perché non ci sono uniformità empiriche. E in secondo luogo perché mentre per i positivisti gli eventi hanno un significato in sé, oggettivamente deducibile dall’osservazione della realtà, per l’ermeneutica comprendente il significato di un fenomeno non è in sé.
Ogni fenomeno sociale è unico: non ci sono leggi. Anche qui vale la spiegazione causa-effetto, ma in questo caso non si traduce in una legge, perché ogni fenomeno è unico e va interpretato nel suo contesto specifico.
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