APPUNTI PALEONTOLOGIA
Un record fossile è un evento molto raro, poiché la fossilizzazione è un evento
molto difficile, solo il 4% delle specie vissute hanno lasciato qualche segno
fossile. La fossilizzazione aumenta di percentuale quando il corpo dell’animale
presenta parti dure, quali possono essere scheletri o gusci ma devono essere
quanto meno organiche possibile in maniera tale che siano più facili da
conservare. Nei mammiferi la conservazione delle ossa è minore dato che le
ossa di quest’ultimi sono piene di cavità, per conservare l’osso dei mammiferi è
necessario il processo di impregnazione, dato che senza questo processo
l’osso si sfrangerebbe. La quantità di acqua presente in un corpo influenza la
fossilizzazione. A seconda della morte e del luogo della morte un corpo può
essere più o meno influenzato dal processo di fossilizzazione a causa di
temperature, saprofagi. A seconda del saprofago c’è differenza che si
conservino o meno le ossa. Anche in assenza di scavenger avviene il processo di
ossidazione cominciando il processo di decomposizione
(C H O +O CO +H O). la decomposizione avviene sempre in presenza di
→
n 2n n 2 n 2 2
acqua, difatti la conservazione avviene in maniera migliore quando c’è assenza
di acqua (ambienti desertici, ghiacciai). In un processo di mummificazione le
parti acquose come gli occhi non persistono, a differenza dei tessuti molli che
sono presenti ma in maniera “sottovuota”. Quando un corpo comincia a
decomporsi la prima parte a perdere densità è il derma, causando un
irradiamento dei vasi sanguigni facendo variare il colore della pelle. Il processo
di tannizzazione consista nel rilascio dei gas dal corpo rendendo acido
l’ambiente intorno al corpo; l’acidità blocca l’ossidazione e fa partire processi di
rigetto. Nel ritrovamento dei fossili l’ambiente intorno ad esso è stato modificato
dall’aumento di acidità del fossile stesso. Nei processi di mummificazione
nell’antico Egitto rimuovevano il cervello, cuore, organi allontanando tutta
l’acqua dal corpo, avvolgendolo in unguenti e sotterrato in una piramide
preservandolo dalla acqua non causando tannizzazione dato che essa si attua
in presenza di acqua. L’ambiente di fossilizzazione influisce sul mantenimento
del fossile (torbiera): in un lago il non rimescolamento dell’acqua comporta ad
una diminuzione di ossigeno nella composizione del lago, il fondo del lago
diventa riducente, causando una non possibilità di ossidazione che fa sì che ci
sia fermentazione causando un rilascio elevato di carbonio nella materia
organica; difatti i corpi si impregneranno di carbonio portando al fenomeno della
antracoilemma. Questo lago con questo fondale comincia ad evaporare se non
arriva acqua piovana sufficiente portando alla formazione di questo strato
riducente di carbonio in decomposizione fermentativa, se l’acqua si allontana
ancora di più comporta la formazione di carbone coke. Questo fenomeno può
avvenire anche a mare, dove la materia organica viene coperta dalle frane
sottomarine, e poi sigillata da materiali argillosi, causando un isolamento di aria
dove la fermentazione formerà petrolio (formato principalmente di plancton). Il
bitume è questo miscuglio di acqua e petrolio dove gli animali andavano ad
abbeverarsi rimanendo intrappolati permettendo una buona conservazione
delle ossa, dato che erano soggetti a processi di decomposizione all’aria aperta.
dai lamprede il primo arco brachiale si è evoluto
a formare le mandibole che sono collegate tra
loro attraverso il secondo archeo brachiale che
nei mammiferi si è evoluta nella formazione
dell’incudine e staffa
I metodi di datazione prevedono l’utilizzo di metodi precisi che attuano una
datazione assoluta e metodi biocronologici che attuano una datazione relativa. I
metodi di datazione assoluta forniscono un intervallo di tempo e di età, quella
relativa invece fornisce solo una comparazione fra due tipi di fossili (osservando
quale sia venuto prima e quale dopo). I fossili guida vengono utilizzati per la
datazione relativa delle rocce, ma devono presentare 3 condizioni:
• devono avere una distribuzione spaziale enorme,
• tasso di evoluzione altissimo,
• alto tasso di preservazione.
Una Cronospecie è una specie proiettata nel tempo, cioè costituita da una
successione di popolazioni lungo un’unica linea filetica (antenato - discendenti)
con le stesse tendenze adattative. Per la datazione radiometrica possono essere
utilizzati vari elementi, uno dei più comuni è l’isotopo C che riesce ad arrivare
14
fino a 50mila anni. La datazione radiometrica avviene tramite il calcolo di atomi
che sono decaduti, dato che negli elementi radioattivi il numero di protoni e
neutroni è diverso e questi decadono fino a giungere ad uno stato stabile.
Possono venir utilizzati anche l’argon e il plutonio che hanno tempi di
dimezzamento molto più lunghi. Di solito si ricava il collagene nella parte
trabecolare dell’osso per ottenere la datazione. Buona parte dell’evoluzione è
dovuta a cambiamenti climatici. Durante la storia ci sono state 6 estinzioni di
massa (con una che sta avvenendo in questo momento). La temperatura della
terra è di media 12,8 °C con estremi che variano dai -53°C ai 55°C. I biomi sono
grandi aree ecologiche caratterizzate da specifiche condizioni climatiche,
vegetazione e fauna. Ogni bioma ha una composizione unica di ecosistemi e
comunità biologiche. Ecco una panoramica dei principali biomi:
1. Foreste tropicali: Si trovano vicino all'equatore, caratterizzate da una
grande biodiversità e un clima caldo e umido. Gli alberi sono alti e la
vegetazione è molto densa.
2. Foreste temperate: Presentano un clima moderato con quattro stagioni
distinte. Gli alberi decidui e conifere sono comuni, e la biodiversità è
elevata.
3. Deserti: Caratterizzati da precipitazioni scarse e temperature estreme. La
vegetazione è adattata per conservare l'acqua, con piante come cactus e
arbusti xerofiti.
4. Savane: Praterie con alberi sparsi, si trovano in regioni tropicali e
subtropicali. Presentano stagioni secche e umide.
5. Tundra: Bioma freddo e secco, presente nelle regioni artiche e alpine. Ha
una vegetazione bassa, come muschi e licheni, e un suolo permafrost.
6. Praterie: Grandi aree dominate da erbe, si trovano in climi temperati. Le
praterie possono essere umide o secche e ospitano una fauna
diversificata.
7. Ecosistemi marini: Comprendono oceani, mari, barriere coralline e zone
costiere. Hanno una grande biodiversità, con pesci, mammiferi marini e
piante acquatiche.
8. Ecosistemi di acqua dolce: Laghi, fiumi e paludi, ospitano una varietà di
specie acquatiche e vegetazione.
La paleogenetica è una disciplina scientifica che combina genetica e
paleontologia per studiare il DNA antico, spesso prelevato da resti fossili o
campioni antichi di esseri umani, animali o piante. Questa ricerca permette di
ottenere informazioni genetiche su specie estinte o popolazioni antiche,
approfondendo la nostra comprensione dell'evoluzione, della diversità genetica
e delle migrazioni umane. Gli studi di paleogenetica utilizzano tecniche
avanzate di sequenziamento del DNA per analizzare campioni che spesso sono
danneggiati o degradati a causa del tempo. I progressi tecnologici hanno
permesso di recuperare sequenze di DNA antico risalenti a decine di migliaia di
anni, come nel caso del DNA dei Neanderthal o dei Denisova, gruppi umani
arcaici le cui sequenze sono state fondamentali per capire le interazioni con i
primi esseri umani moderni. Il DNA però deve essere ben conservato, come ad
esempio nel permafrost (primo strato di suolo dove l’acqua non fonde) Grazie a
queste ricerche, possiamo tracciare l'evoluzione di specie estinte e scoprire
come le antiche popolazioni umane si siano evolute, adattate e incrociate nel
tempo. Il DNA fingerprint è una tecnica utilizzata per identificare individui
basandosi sulle sequenze uniche di DNA presenti nel loro genoma. Anche se
circa il 99,9% del DNA umano è identico tra le persone, piccole differenze,
chiamate polimorfismi, permettono di distinguere un individuo da un altro. La
paleodemografia è lo studio delle popolazioni antiche, in particolare delle loro
dimensioni, struttura, e dinamiche, attraverso l'analisi di reperti archeologici,
resti scheletrici, e, più recentemente, dati genetici. L'obiettivo principale della
paleodemografia è comprendere come si evolvevano le popolazioni nel passato,
investigando aspetti come l'età media alla morte, la mortalità infantile, la
speranza di vita e la crescita o declino delle popolazioni.
Per analizzare questi aspetti, la paleodemografia utilizza diverse metodologie:
1. Studio dei resti scheletrici: Gli scheletri umani forniscono informazioni
preziose su età, sesso, condizioni di salute e cause di morte.
2. Analisi del DNA antico: Le tecniche di paleogenetica permettono di
estrarre il DNA da ossa o denti antichi. Attraverso l'analisi genetica si
possono stimare le relazioni di parentela tra gli individui di un gruppo,
ricostruendo la struttura familiare e migratoria delle popolazioni.
3. Modelli statistici e matematici: Per fare inferenze sulla demografia di
popolazioni passate, i paleodemografi utilizzano modelli matematici che
aiutano a stimare dimensioni e dinamiche della popolazione, basandosi
su campioni parziali.
4. Studio dei contesti culturali e ambientali: Confrontando i dati
paleodemografici con le evidenze archeologiche di contesti abitativi,
come siti di caccia o abitazioni, i ricercatori possono correlare
cambiamenti demografici con eventi culturali, climatici o ambientali.
Grazie alla paleodemografia, è possibile ottenere informazioni cruciali su come
eventi come epidemie, cambiamenti climatici, e innovazioni tecnologiche
abbiano influenzato la crescita e il declino delle popolazioni nel tempo, offrendo
una visione più completa delle dinamiche umane nel corso della storia. L’effetto
di coalescenza è un concetto della genetica delle popolazioni che descrive il
processo attraverso il quale, andando a ritroso nel tempo, i geni presenti in una
popolazione possono essere fatti risalire a un antenato comune. Questa idea è
centrale per lo studio dell'evoluzione genetica e si basa sull'analisi dei
cambiamenti allelici (variazioni genetiche) nelle popolazioni nel tempo. In
termini semplici, l’effetto di coalescenza permette di comprendere come e
quando due o più alleli attualmente presenti in una popolazione derivino da un
singolo antenato. Questo processo può essere rappresentato come un *albero
genealogico inverso*, dove ogni nodo dell'albero rappresenta un punto di
coalescenza, cioè un momento in cui le linee genetiche di due individui si
incontrano in un antenato comune. Alcuni aspetti chiave dell'effetto di
coalescenza includono:
1. Tempo di coalescenza: tempo trascorso affinché due copie di un gene si
possano ricondurre a un singolo antenato comune. Il tempo di
coalescenza dipende dalla dimensione della popolazione; in popolazioni
piccole, è più probabile che le linee genetiche si incontrino prima, mentre
in popolazioni più grandi il tempo di coalescenza tende ad essere
maggiore.
2. Variazioni genetiche e selezione naturale: L'effetto di coalescenza aiuta
a comprendere come le mutazioni, la selezione naturale e la deriva
genetica abbiano influenzato la distribuzione degli alleli. Se un allele
fornisce un vantaggio selettivo, è probabile che il tempo di coalescenza di
questo allele sia più breve, poiché tenderà a diffondersi rapidamente nella
popolazione.
Grazie a questo concetto, i genetisti delle popolazioni possono stimare l’età
delle varianti genetiche, la struttura genealogica delle popolazioni e
comprendere meglio i percorsi evolutivi che hanno portato alla diversità
genetica attuale. L'effetto di coalescenza, inoltre, è una base teorica per
tecniche come l'analisi del DNA mitocondriale e del cromosoma Y, utilizzate per
tracciare linee materne e paterne rispettivamente, rivelando così la storia
evolutiva dell'umanità. La filogeografia è una disciplina che studia la
distribuzione geografica delle linee genetiche all'interno delle specie, cercando
di comprendere come i processi storici, ecologici e geografici abbiano
influenzato la distribuzione della biodiversità genetica. La filogeografia indaga
su dove e quando determinate linee genetiche si sono sviluppate e come si sono
espanse o ritirate nel tempo. Questo aiuta a comprendere le migrazioni e la
colonizzazione di nuove aree da parte di specie o popolazioni. Identificare
barriere genetiche. I filogeografi cercano di individuare barriere geografiche o
ecologiche che limitano lo scambio genetico tra popolazioni (come montagne,
fiumi o deserti). Queste barriere possono portare alla divergenza genetica e, a
lungo termine, a fenomeni di speciazione. I cicli di glaciazione e deglaciazione
del passato, hanno influenzato la distribuzione delle specie, causando
espansioni e contrazioni delle popolazioni e favorendo l'isolamento di alcuni
gruppi. Questo ha contribuito alla formazione di linee genetiche distinte
all'interno della stessa specie. I dati filogeografici si basano sull'analisi del DNA
mitocondriale, del DNA nucleare e del DNA del cloroplasto (nelle piante). Gli
studi filogeografici possono svelare, ad esempio, le rotte di migrazione umana
fuori dall'Africa, la diffusione di specie animali in nuovi continenti, o la
separazione di specie in aree geografiche diverse a causa di eventi come il
sollevamento delle Ande o la formazione del Mar Rosso. Il DNA antico, è il
materiale genetico estratto da resti biologici molto vecchi, come ossa, denti,
tessuti e sedimenti, risalenti a migliaia o addirittura decine di migliaia di anni fa.
La ricerca sull’aDNA ha rivoluzionato la nostra comprensione della storia
dell’evoluzione umana, delle migrazioni antiche, e delle interazioni tra diverse
specie, tra cui Neanderthal, Denisova e Homo sapiens. L'aDNA si distingue dal
DNA moderno in quanto è spesso frammentato e degradato a causa del tempo,
delle condizioni ambientali e dell’attività microbica. Per questo motivo, il
recupero e l'analisi dell’aDNA richiedono tecnologie avanzate, tra cui tecniche di
sequenziamento di nuova generazione e ambienti sterili per evitare
contaminazioni. Ecco alcune delle principali applicazioni e scoperte rese
possibili dall'aDNA:
Lo studio dell’aDNA ha permesso di identificare le rotte di migrazione dei nostri
antenati, come l'uscita dell'Homo sapiens dall'Africa circa 60-70.000 anni fa, e
di chiarire i rapporti tra gruppi arcaici e umani moderni.
Grazie al sequenziamento del DNA antico, sappiamo che l'Homo sapiens si è
incrociato con Neanderthal e Denisova, lasciando tracce genetiche nei genomi
di molte popolazioni attuali. Questi contributi genetici possono aver influenzato
aspetti come la risposta immunitaria e l’adattamento a climi freddi.
L’aDNA ha permesso di scoprire l’evoluzione di patogeni antichi come la peste,
la tube
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti esame Paleontologia
-
Appunti Paleontologia degli invertebrati
-
Appunti esame Paleontologia
-
Appunti Paleontologia per esame