Neonatologia veterinaria
Prove in itinere
Test scritto a risposta multipla a fine lezione. Se non viene superato, si fa un orale con 3 domande. Di solito prima di clinica ostetrica. Il voto prevede anche il colloquio per la verifica delle competenze pratiche (non sull’animale ma dobbiamo descrivere la procedura). Questo colloquio vale il 20% del voto. Poi faremo dei progetti a gruppo che valgono il 10%.
Argomenti del project work
- Diagnosi e gestione delle malattie infettive neonatologiche equine
- Diagnosi e gestione delle malattie infettive neonatologiche canine
- Diagnosi e gestione delle malattie infettive neonatologiche feline
- Diagnosi e gestione delle malattie infettive neonatologiche ovine
- Diagnosi e gestione delle malattie infettive neonatologiche suine
Le presentazioni ci saranno gli ultimi due giorni di lezione.
La valutazione della placenta nella cavalla
La valutazione della placenta si fa in quanto la placenta rappresenta l’organo attraverso cui il neonato è rimasto in contatto con la madre per tutta la durata della gravidanza, quindi la presenza di alterazioni sulla placenta ci permette di vedere delle condizioni che clinicamente non sono ancora visibili sull’animale. Si fa sul cavallo in quanto è la specie su cui ci sono maggiori studi. La valutazione del puledro alla nascita deve essere complessiva, sia del neonato che della placenta. Il neonato è il risultato di un processo di interazione tra il feto, la placenta e la madre. Quindi è meglio che si valutino tutti e tre. La valutazione va fatta il più possibile vicino al parto. Alcune alterazioni della placenta si ripercuotono sul feto e successivamente anche sul puledro, che a sua volta manifesterà dei segni clinici causati dall’alterazione della placenta.
Nel momento dell’espulsione, quello che viene espulso e che possiamo osservare non è definito propriamente placenta ma invogli fetali perché la placenta è un complesso che comprende gli invogli fetali e in parte anche i tessuti materni. Quindi in teoria si tratta di una valutazione degli invogli fetali o dell’emiplacenta fetale ma nel gergo comune si parla di valutazione della placenta.
La valutazione della placenta deve essere effettuata subito dopo la fase del secondamento. Dovrebbe essere effettuata sempre ma molto spesso non si fa. Di solito l’allevatore chiama quando c’è un problema che non riesce a risolvere solo. Di solito viene effettuata quando si verifica una delle seguenti situazioni:
- Aborto
- Natimortalità (era vivo prima dell’inizio del parto ed è morto durante il parto, non è detto che abbia respirato)
- Puledri piccoli per l’età gestazionale
- Presenza di condizioni patologiche del puledro (è consigliabile conservare la placenta perché queste condizioni si verificano tardivamente rispetto al parto)
Per conservare la placenta, se non si è fisicamente presenti in loco, bisogna essere in grado di informare correttamente il personale in scuderia in modo tale che sia in grado di raccogliere e conservare correttamente la placenta. Le indicazioni sono:
- Deve essere completamente espulsa
- Di raccoglierla appena espulsa
- Di non farla calpestare
- Una volta raccolta, togliere i detriti, tenerla il più possibile pulita
- Si potrebbe lavarla ma si potrebbe alterare però comunque dei lavaggi grossolani con acqua tiepida si possono fare
- Non va mai immersa in un secchio perché è estremamente assorbente e quando assorbe, si altera e mima l’edema
- Va conservata in frigorifero a temperatura di refrigerazione a 4-8 °C all’interno di una busta o di un sacchetto al quale deve essere tolta il più possibile l’aria per ridurre in minima parte gli artefatti da perossidazione
Di solito, se la conservazione è stata fatta bene, la valutazione effettuata entro le 24h è considerata molto attendibile. Nel momento in cui si fa la valutazione, bisogna fare dei campionamenti, quindi, bisogna avere sempre a disposizione dei tamponi. Inoltre, è assolutamente necessario richiedere delle info riguardo il parto al personale che ha assistito l’animale. (Es. da quando è avvenuto il parto, se ci sono state distocie o problematiche)
Valutazioni
I foglietti embrionali sono (dall’interno all’esterno): amnios, allantoide e corion. N.B la placenta del cavallo è microcotiledonare diffusa. In condizioni normali si deve vedere il versante allantoideo perché, al momento dell’espulsione del feto, il cordone tira la placenta e la stacca, capovolgendola. È importante che il personale di scuderia non tocchi l’orientamento della placenta. Se ci trovassimo in una condizione in cui il versante è quello corionico, vorrebbe dire che al momento del parto la placenta si era già staccata e che quindi è venuta fuori con il feto. Però in questo caso il puledro soffre di ipossia perché c’è stata un’interruzione degli scambi. Questa condizione si chiama red bag disease. Si fanno delle valutazioni ulteriori sul puledro che possono comprendere anche l’emogas analisi e che consentono di intervenire subito sul puledro, ed è importante perché le condizioni patologiche successive a questa condizione compaiono diversi giorni dopo il parto.
- Orientare la placenta – Disponiamo la placenta a forma di F. Lui per distinguere quello gravido da quello non gravido guarda l’apice che di solito nel corno gravido presenta un ispessimento, simile edematoso, che è legato al fatto che la presenza del feto causa una non perfetta circolazione. Nella maggior parte dei casi, il cordone si innesta sul corno gravido, più raramente sulla biforcazione e quasi mai su quello non gravido ma comunque non rappresenta un problema. L’allantoide è traslucido e ha una fitta rete di vascolarizzazione che viene convogliata verso il cordone. Il corion invece ha un aspetto vellutato, molto più carico dal punto di vista del colore.
- Valutazione della placenta – prevalentemente visiva. È necessario un ambiente spazioso e luminoso, farla all’aperto è la condizione migliore. Inoltre, la superficie deve essere chiara e pulita affinché ci sia un buon contrasto tra l’organo e lo sfondo. Lavare con acqua tiepida e togliere i detriti. Preparare tutto l’occorrente prima! Si prende in considerazione il cordone ombelicale, individuandolo e poi si deve far ruotare e distendere l’amnion, bisogna valutare che non ci siano aree che possono essere riferite a delle infiammazioni.
- Il primo ad essere valutato è il corion in quanto è l’ambiente più esterno e eventualmente, se ci fossero, sarebbe il primo strato ad essere soggetto ad alterazioni. Ispessimenti o aree di scorrimento. Normalmente la superficie è vellutata, se ci sono vanno individuati.
- Stella cervicale – Bisogna individuare la stella cervicale che è una struttura assolutamente fisiologica e che normalmente è a contatto con la cervice. È un’area più scolorita in quanto manca dei microcotiledoni. Ha questo aspetto perché i microcotiledoni si formano per legarsi alla loro controparte che sono le caruncole, ma la cervice è di natura epiteliale quindi non si sviluppano i cotiledoni perché mancano le caruncole, c’è un’atrofia/ipotrofia dei microvilli; mentre l’aspetto sfrangiato è dovuto al fatto che il corion tende a occupare tutti gli spazi liberi e quindi tende ad entrare dentro al canale vaginale. È un punto molto importante perché è il punto di rottura attraverso il quale passa il feto al momento del parto e inoltre essendo la controparte della cervice, è il punto da dove possono essere entrati degli alteranti dall’esterno, motivo per cui è il punto in cui si fanno i campionamenti. La stella cervicale va individuata subito e campionata immediatamente.
Prelievo istologico. Dopodiché si fa un prelievo istologico. Però ci possono essere dei limiti, soprattutto le tempistiche che sono di settimane! Queste valutazioni non sono utili al paziente in sé ma sono utili per gestire l’ambiente di vita dell’animale e la cavalla nei parti successivi quindi per il futuro. Si fa un’asportazione circolare a tutto spessore di circa 2 cm di diametro che poi si mette in formalina, facendo in modo che i campioni si distendano completamente così si fissano. Poi si manda in laboratorio.
I campionamenti si fanno sul corno gravido, sul corno non gravido, sulla biforcazione, sulla stella cervicale, sul cordone ombellicale e sull’amnion, dopodiché si può fare una valutazione istologica di eventuali lesioni che vediamo. Il prelievo fa fatto anche intono alla lesione in sé per permettere una maggior valutazione al patologo.
Tenere in considerazione che la superficie corionica si presenta vellutata per la presenza di villi. Ci sono delle zone in cui è normale avere una rarefazione dei villi: la stella cervicale e il corno gravido. La placenta è estremamente vascolarizzata quindi se aspettiamo troppo si possono presentare delle aree scolorite non patologiche ma per ipostasi. I quadri alterati sono legati alle placentiti batteriche che sono delle condizioni patologiche di tipo ascendente. La prima area coinvolta è la cervice. La placentite è un’infiammazione quindi il tessuto diventa edematoso, iperemico, ispessito, caldo ma soprattutto c’è un adattamento progressivo del tessuto a questo agente.
In caso di sospetto di placentite valutazione della stella cervicale diagnosi! Ci possono essere delle aree di degenerazione placentare che di solito sono correlate al fatto che il feto nelle fasi finali della gravidanza può posizionarsi in modo da schiacciare la placenta contro i tessuti duri della madre, questa pressione causa un’ischemia della regione interessata. Possono essere presenti delle aree simil cistiche soprattutto nel versante allantoideo. Queste aree sono normali, possono contenere del liquido ma non sono patologiche, si tratta di raccolte di liquido sieroso per la pressione dei vasi sanguigni che tende a sfondare l’epitelio e a creare queste raccolte. Si possono trovare delle aree prive di villi (oltre alla stella e all’apice) dovuti al passaggio di un grosso vaso che schiaccia i villi e causa un’atrofia dei villi, oppure per un residuo delle coppe endometriali. Un quadro fisiologico che si possono osservare delle striature perché, se il corion è un po' abbondante e non prende contatto con le caruncole, può invaginarsi. Un altro quadro normale è la formazione delle tasche corion allantoidee, che sono delle invaginazioni del corion che si distacca dall’allantoide e che si riempie di tessuto necrotico per la rimozione delle coppe endometriali. È difficile capire se è un quadro patologico o sano ma secondo degli studi è normale. Un altro parametro che può essere molto utile è il peso della placenta, ci dà delle info sul puledro perché il peso della placenta è correlato al peso del puledro. Maggior placenta, feto più grande. Normalmente il rapporto tra la placenta e il feto è dell’11%. Un aumento del peso degli invogli fetali rispetto al peso del feto è indice di infiammazione per edema e accumulo di liquido ma questa rende la placenta meno efficiente e inoltre si riduce lo spazio a disposizione del feto.
Un altro parametro che possiamo valutare è il cordone ombelicale. Cambia la lunghezza che varia a seconda del punto di rottura che normalmente è a 4-5 cm di distanza dalla parete addominale del puledro. Dagli studi si è visto che la lunghezza può variare da 32 cm a 90 con una media di 55. È importante perché, se è troppo lungo, può essere stata la causa di difficoltà durante il parto; al contrario se è troppo corto, è possibile che si rompa prima ancora che il puledro sia uscito e quindi, respirando nel canale del parto, il puledro subisce dei fenomeni di ipossia.
Ci sono anche delle valutazioni più specifiche (non si fanno) come la misurazione della placenta che ci permette di capire quanta superficie c’è per gli scambi. In generale la placenta ha una superficie di 216700 cm2. Le placentiti si presentano come delle aree ispessite, in cui può o meno esserci la necrosi, di colore che va dal rosso brillante al marroncino, e può esserci dell’essudato mucoso, più raramente purulento.
Cure neonatali del puledro
La valutazione non deve essere confinata solo al puledro ma deve riguardare anche la madre e la placenta. Sono una serie di procedure che può fare il veterinario di persona o che possono essere affidate al personale di scuderia, anche perché il proprietario non chiama quasi mai il veterinario a meno che quel puledro non ha un valore genetico importante. La valutazione va comparata con i quadri fisiologici del puledro e dell’evento parto.
La gravidanza nella cavalla dura 330-345 giorni (342 in media). Se una gravidanza dura di più, se il feto sta bene e se non ci sono problematiche nella cavalla, di solito non si interviene ma si monitora la frequenza cardiaca del feto. Se invece è minore, ci dobbiamo preoccupare. Dopo i 345 giorni il problema è che la placenta inizia a invecchiare e quindi è meno efficiente per gli scambi, per cui ci sarà ipossia e ipercapnia del feto. Normalmente un soggetto presenterebbe tachipnea e tachicardia, ma il feto invece presenta bradicardia per risparmiare energia. Tendenzialmente le primipare tendono ad avere una gravidanza più breve perché le strutture uterine e i legamenti, che non sono mai stati modificati prima, tendono a mantenere una certa resistenza. Anche dei fattori intrinsechi genetici della madre possono influenzare la durata della gravidanza e, di solito, anche le gravidanze successive hanno la stessa durata. Si è visto che anche alcuni soggetti maschi possono influenzare geneticamente la durata della gravidanza. Anche il sesso del puledro può influenzare, infatti con il maschio la durata della gravidanza può essere maggiore.
È fondamentale inquadrare bene la fattrice perché individuando la problematica in tempo, si riduce la durata della problematica e quindi anche il danno che subisce il feto ma anche la madre. L’anamnesi è fondamentale!!! Ci interessano pregresse distocie, aborti, natimortalità, problemi di allattamento. Cavalle con questi problemi rientrano di default all’interno di cavalle a rischio da tenere sotto controllo.
Un altro fattore è legato alla sepsi. È importante sapere se il puledro nato da gravidanze precedenti di quella cavalla ha subito dei fenomeni di sepsi perché questo presuppone che ci siano dei fattori che predispongono alla sepsi, come l’alterata conformazione della cervice, e che quindi quella cavalla va attenzionata.
Procedure standard nell’immediato post partum
Il primo aspetto da considerare dopo il parto è l’apparato respiratorio, in quanto è quell’apparato che consente la vita extrauterina visto che prima non è funzionalmente presente. Verificare che ci sia effettivamente attività respiratoria e che le narici e la bocca siano pervie. Il primo atto respiratorio si sviluppa subito e consente un’espansione completa del polmone che permette alla pleura parietale e viscerale di collabire. Dopodiché, F=40/60 atti/min per compensare degli squilibri acido-basici.
APGAR: Poi si fa la valutazione non strumentale (permette di verificare subito se l’animale è in ipossia):
- Appearance (aspetto mucose)
- Pulse (frequenza cardiaca)
- Grimace (risposta agli stimoli) si usa quello nasale toccando il pelo
- Activity (tono muscolare) si fa in base al posizionamento del puledro perché comunque è a terra ma se è in decubito sternale allora c’è buona attività
- Respiration (frequenza respiratoria) se è irregolare, non è un buon segno
Quindi, in base al punteggio ottenuto:
- 8-10 Normale
- 6-8 Lieve ipossia
- <6 Ipossia grave
L’ipossia grave va valutata, corretta (stimolare respirazione e ossigenoterapia) e bisogna verificare che non ci siano danni a lungo tempo sul soggetto. Dopo aver messo in atto delle procedure, bisogna monitorare la risposta a questi interventi. Comunque, la risposta è influenzata dal tempo che intercorre dalla nascita al momento della valutazione e dell’intervento. Di solito, si fa tra 1 e 5 min dalla nascita. Dopodiché si può ripetere quando si vuole.
Poiché c’è un’evoluzione sensoriale man mano che passa il tempo, si possono scegliere diversi stimoli sensoriali. Il primo che compare è quello nasale, poi quello auricolare e infine quello toracolombare (pollice/indice a livello nucale, si fa una certa pressione e poi si corre lungo la colonna; la risposta normale è che inarca la schiena e si sottrae alla stimolazione del legamento nucale. È uno stimolo che compare tardivamente ma che permane più a lungo degli altri due).
Per stimolare la funzione respiratoria bisogna strofinare energicamente il torace, questo permette di asciugare il puledro ma anche di attivare il centro del respiro. Prima si fa da un lato e poi dall’altro. Questo strofinamento mima quello che farebbe la madre e infatti se la madre è attenta e stimola lei il neonato, non è necessario che lo facciamo noi.
Per favorire l’ingresso e l’uscita dell’aria, si deve posizionare il soggetto in decubito sternale con gli arti anteriori divaricati, ciò consente una maggior dilatazione della cassa toracica. Il primo riconoscimento della madre del puledro è dato dallo stimolo olfattivo e infatti spesso manifesta il riflesso del flehmen. Successivamente compare un riconoscimento di tipo vocale, a circa una settimana.
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