10 mar
Cosa è cambiato a seguito del covid? La professione ha subito degli sviluppi incredibili a
seguito del covid, ha reso esplicito ed importante il considerare i bisogni come sempre più
complessi. Negli ultimi anni l’evento della pandemia ha portato all’attenzione la
professione rispetto a tutti gli interventi e prestazioni. C’era il problema delle persone che
morivano negli ospedali e c’erano anche problemi di persone che avevano perso il lavoro e
non sapevano soddisfare i bisogni della propria famiglia (delle associazioni hanno contribuito
a soddisfare i bisogni) e c’è stata una forte attenzione verso questi problemi sociali-
economici che contribuiva ad aumentare i problemi sanitari, perché i problemi sanitari
sono inscindibili da quelli sociali e viceversa, da qui dipende la presa in carico della
famiglia, per valutare e potenziare le capacità che ci sono nelle famiglie, infatti non si valuta il
problema del singolo individuo, ma si guarda all’individuo a 360 gradi e nella sua interezza,
perché la primaria fonte di interazione è il nucleo familiare (il sistema dei servizi sociali lavora
con la famiglia). L’obiettivo del servizio sociale è quello di prendersi cura dei problemi
dell’individuo nel proprio contesto (la famiglia, il compagno/a…), contesto affettivo,
contesto sociale, contesto ambientale, contesto delle risorse e delle capacità delle persone.
Dopo il covid il piano nazionale è stato attivato il percorso di supervisione professionale,
incontri almeno mensili con supervisori aass che garantiscano un ambiente in cui
rielaborale l’agire professionale, uno spazio di pensiero dove un as esterno all’organizzazione
ti aiuta a lavorare su un caso che ti risulta difficile.
Leggi a livello regionale che ci dettano regole entro quali muoversi. Leggi, regole e normative
ci danno la dimensione di una realtà che è cambiata, realtà che negli ultimi anni ha visto dei
piani nazionali di interventi di servizio sociale, che al suo interno ha il piano nazionale
della povertà (col covid si moriva di covid e anche di fame), il prolungamento di marginalità, il
problema del non avere una casa, problematiche sociali… portano a problemi sanitari e
viceversa. Ad esempio la deprivazione alimentare nei giovani porta una serie di malattie, che
il piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, da risorse agli ambiti territoriali per
avere attenzione fondamentale nei minori e nei primi 1000 giorni di vita. Per i minori si deve
assicurare un alloggio adeguato, l’asilo, che mangino salutare… la valutazione la deve fare il
servizio sociale insieme al servizio sanitario.
Rispetto alla realtà nazionale, sia verso i bisogni che l’organizzazione dei servizi, la
professione era divisa in nord, centro e sud, e questo è cambiato, infatti la valutazione dei
target che riflettono i problemi di natura sociale è cambiata, non si parla più di problemi più
accentrati al nord, centro o sud, ma si parla di problemi che sono accentrati nei contesti
urbani. Le periferie soffrono di una serie di bisogni a causa del fatto che le persone si
trasferiscono nelle periferie determinando una serie di problematiche e target sempre più
nuovi che sono all’interno di questa distribuzione diversa dei bisogni (c’è una distribuzione
diversa delle problematiche sociali). Soprattutto i vari piccoli comuni della Toscana stanno
subendo uno spopolamento e in questi ci sono varie problematiche sociali, sanitarie…
perché vi è un alto tasso di anziani e stranieri con grandi difficoltà di accesso ai servizi. Vi è 1
una riduzione di risorse per le prestazioni che si riversano piuttosto nei grandi centri
urbani, nel trasporto, nelle scuole, negli ospedali (nei piccoli paesi ci sono servizi più
piccoli)… Questo è un fenomeno chiamato DECENTRIFICAZIONE, ovvero spostamento dei
problemi a seconda della morfologia del territorio e ne stiamo risentendo molto, perché c’è
una distribuzione diversa dei bisogni localizzati nei piccoli comuni. La regione Toscana è
caratterizzata da realtà piccole in cui vi è un senso di comunità, ma vi è anche un aumento dei
problemi legati alla popolazione in questi piccoli comuni. C’è uno spostamento dell’asse di
attenzione non rispetto a una suddivisione della nazione tra nord centro e sud, ma una
diversa collocazione delle persone a seguito dell’urbanizzazione e una concentrazione
dei servizi e risorse nei centri urbani. Si assiste sempre di più oggi allo spopolamento dei
piccoli centri.
La professione si inserisce nell’amministrazione pubblica, è sconsigliato lavorare nel terzo
settore perché si devono fare dei progetti e delle prestazioni di interventi pubblici, come nel
comune (ente locale, in seguito al DPR 616 la materia assistenza e beneficenza va ai
comuni che possono delegare i servizi alle aziende come distretti e case della salute oppure
senza delega nelle aziende, dove gli assistenti sociali lavorano svolgendo funzioni ad alta
integrazione), nel Ministero di Grazia e Giustizia che si occupa dei minori che hanno percorsi
legati all’ambito giudiziario o anche degli adulti, nell’INAIL per reinserire le persone nel mondo
del lavoro, o nell’INPS. L’as lavora nei comuni, in cui si occupa delle famiglie, dei minorenni,
degli adulti in situazioni indigenza economica e degli anziani. L’as lavora nell’ ASL, UEPE del
Ministero di Grazia e Giustizia (progetti di fuori uscita dal carcere).
Il consiglio nazionale ordine aass: è un ente pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero
della giustizia ed è suddiviso in ordine nazionale e 20 ordini regionali ciascuno dei quali
suddivisi in albo A ed albo B. La funzione dell’ordine è quella di:
- mantenere una corretta tenuto dell’albo
- emanare norme deontologiche: l’ordine professionale serve per garantire la qualità
delle prestazioni professionali attraverso leggi e normative per l’interesse e tutela
del cittadino
- controllare l’operato degli aass in quanto ha potere disciplinare sanzionatorio (anche il
consiglio nazionale di disciplina): l’ordine vige sull’operato degli aass, perché appunto
il fine ultimo del lavoro è il cittadino che ha diritto ad avere una prestazione adeguata.
L’Ordine si impegna a far si che gli aass operino in maniera formata e professionale,
l’aass non sono volontari ma lavorano all’interno di norme, l’as deve far prevalere il
bisogno del cittadino.
- fare azioni in difesa del professionista.
L’ordine rappresenta la comunità professionale, ed è costituito da 15 consiglieri che
sono aass che si rendono disponibili a lavorare per la comunità professionale e per
entrarvi ci sono delle elezioni, durante le quali gli aass si candideranno e dovranno
esprimere 15 preferenze. 2
Es. il problema delle persone senza dimora a Pisa: l’as non può portare Mario Rossi a casa
sua a dormire, ma si fa carico dei bisogni, si deve far presente all’organizzazione il problema
della persona e farsi portavoce dei problemi delle persone che incontriamo e del
territorio.
Es. abbandono scolastico, fascia grande di ragazzi minorenni che non vanno a scuola: i centri
diurni di dispersione scolastica sono aperti soprattutto il pomeriggio, ma dovremmo avanzare
delle richieste che, ad esempio, a Pisa ci sono 30 ragazzi che non vanno a scuola per
problematiche in famiglia e ci si può agganciare al terzo settore. Non ci si limita a dire che una
cosa non si può fare, ma bisogna andare oltre, l’agire professionale deve aiutare le persone e
si struttura nel tempo una rilevanza professionale nel nostro operato apportando modifiche.
Professionalità vuol dire che quando l’as si trova a definire un progetto con la famiglia, il
progetto che la famiglia si aspetta può non essere quello che definisce l’as, perché l’as lo fa in
base alla sua valutazione. Ad esempio, nel caso di familiari che assistono una persona non
autosufficiente e chiedono inserimento in struttura perché non ce la fanno più a prendersene
cura. La capacità di inserimento delle persone in strutture non c’è, ovvero le quote che l’ASL
riesce a garantire per l’inserimento in struttura è inferiore alla domanda e si genera una lista di
attesa, i cittadini sono arrabbiati di questo, perché vanno pagate le rette e non ci sono risorse.
L’as quindi deve tentare di lavorare con la famiglia, nel mentre dell’attesa per l’inserimento in
struttura vanno attivati interventi di supporto, come un centro diurno (contesti diurni dove la
persona va la mattina e sta fino al pomeriggio, sta con altre persone e fanno attività e poi la
sera torna a casa), questo può supportare la famiglia, oppure l’as può decidere di attivare i
servizi domiciliari, ovvero personale che possa aiutarli a casa. La capacità dell’as è quella di
andare oltre la prima richiesta e sviluppare interventi possibili per aiutare la famiglia e la
persona a vedere oltre la prima richiesta e il primo bisogno.
As è suddivisa su 3 mandati, indicazioni che riceve:
- Istituzionale: te lo da l’ente in cui sei inserita (es. ASL, il direttore di dipartimento, il
direttore di psichiatria…). Si deve lavorare secondo delle procedure, come ad esempio
su come funziona il centro di salute mentale (es. riceve tutti i lunedì e giovedì senza
appuntamento), l’as si deve adeguare alle indicazioni che riceve, ai compiti che riceve
dall’ente
- Professionale: dato dal codice deontologico e dal procedimento metodologico, ci si
deve comportare in maniera etica e deontologica.
- Sociale: dato dalle persone, quello che le persone ti chiedono, è legato alla
Costituzione, ai diritti delle persone. Es. Martina che dice che sta meglio in seguito a
un percorso mentale che sta facendo e vorrebbe adesso lavorare (richiesta di andare a
lavoro, è questo il mandato sociale)
L’as deve unire questi 3 mandati: non ci si deve bilanciare tra i 3 mandati, se seguissimo
troppo il mandato istituzionale saremmo degli amministrativi, se seguissimo solo quello
sociale dimenticheremmo dell’importanza degli strumenti e delle risorse per rispondere ai
3
bisogni dei cittadini, se seguissimo solo quello professionale guarderemmo solo ai limiti. Il
mandato professionale però è centrale, ma può entrare in contrasto con quello
istituzionale, ad esempio, l’ente richiede che devi andare all’URP per dare supporto su
come si accede al ss e ci vai nonostante non sia il tuo compito, oppure se l’ente dice che
bisogna tagliare le risorse economiche per i trasporti, ad esempio, non facendo usufruire
del servizio a chi ha i genitori per poterli portare nelle strutture ecc.
Ottica bifocale e trifocale: quando si lavora con i singoli non è possibile prescindere
dall’ambiente in cui vivono, perché le persone sono inserite in contesti sociali e sono
espressione oltre che delle proprie radici, educazione, storia… anche delle relazioni che
hanno (rete ego).
- Bifocale: si guarda alla persona e al suo ambiente sia relazionale che territoriale
- Trifocale: si guarda alla persona nel suo ambiente e anche la responsabilità del ss
verso la comunità, quindi anche l’as e l’organizzazione in cui lavora. Ampiezza
maggiore.
Es. gli aass nei comuni si occupano dei residenti nel comune e se si presenta una persona al
segretariato sociale (primo punto di accesso dove il cittadino va per essere preso in carico
all’as) che non è residente nel comune, l’as non può avviare le prestazioni e interventi del
comune (di secondo livello), però ad esempio l’as può dire dove si trova il dormitorio e dargli
indicazioni su come può risolvere il problema della residenza. Si chiama il dormitorio (ci si
dorme la notte e si va via la mattina per un massimo di 15 giorni) e per la residenza si aiuta (si
chiede se ha la residenza oppure no, chiedere se ha una famiglia che lo aiuta…) Adesso il
comune è obbligato a dare la residenza per avere tessera sanitaria, medico curante… non
esistono più le residenze fittizie)
24 mar
Dare dignità alla vita delle persone, a ogni persona che si presenta al servizio sociale
(dipendenza, violenza, non autosufficiente, disabilità…), bisogna misurare le capacità ed
abilità delle persone (es. ragazzo in sedie a rotelle, utilizzare metodo proattivo per misurare
quello che lui può fare).
Approccio alla positività, alla misurazione delle capacità su tutti i target:
- Metodologia PIPPI: metodologia che si applica sul target dei minori e sul target delle
famiglie, va a rilevare e valutare le capacità pro-attive dei genitori sulla loro
possibilità di essere genitori attivi nel contesto familiare. Con questa visione e
metodo/approccio positivo, ovvero qualunque persona si presenti al servizio si deve
avere un etica non giudicante (es. non giudicare il figlio che vuole mettere il babbo in
RSA) e da ogni problema se ne può uscire, basta saper estrapolare dalle persone le
capacità da potenziare per farle rientrare nel sistema (es. cercare qualche 4
prestazioni di assistenza per supportare il figlio nei confronti del padre, erogare
interventi e prestazioni utili per riappropriarsi del proprio ruolo familiare)
Tribunale dei minorenni dà la valutazione sulla relazione che fa l’as
Risorse a cascata: Europa-stato-regione-comune-asl.
La regione Toscana per l’organizzazione dei servizi sanitari è regolata dalla legge regionale
40 del 2005 che ogni anno viene aggiornata, legge sull’organizzazione dei servizi sanitari
perché nel 2001, c’è stata la legge 3 del 2001 che ha riformato il titolo 5 della Costituzione,
ovvero una attribuzione della funzione legislativa diversa. L’art. 117 dà le materie su cui la
regione poteva legiferare, tutte le altre in capo allo stato. Ad esempio, per quello che riguarda
la sanità, il livello di assistenza sanitaria lo decide lo Stato (livelli sanitari di assistenza). I
livelli essenziali di assistenza sono stabiliti a livello statale da un DPCM nazionale, mentre
dove si trovano le cure, dove si trovano le analisi, SERD (servizio per le dipendenze)… lo
decidono le regioni.
- La legge 40 del 2005 va a disciplinare l’organizzazione del servizio sanitario
regionale (Toscana), mentre la materia assistenza e beneficenza è disciplinata dal
DPR 616 del 77 che attribuisce la competenza di questa materia all’ente locale.
L’azienda ASL TOSCANA al suo interno ha dipartimenti di servizi sociali, a capo ci
sono 3 direttori per ogni ASL (in seguito alla legge regionale 40 del 2005),
strutturazione che in altre regioni non troviamo, perché l’istituzione nelle ASL di ss
permette di coprire servizi come la salute mentale (percorsi di psichiatria, centri salute
mentale, SPDC reparto di psichiatria in ospedale, nei consultori, nei SERD
(dipendenze) e poi c’è la parte di persone in disabilità (progetti di vita) e percorsi per
anziani non autosufficienti, ci sono sempre più anziani in Italia, sempre più non
autosufficienti e quindi tanti caregiver.
- Legge regionale (Toscana) del 41 del 2005, aggiornata a oggi, va a disciplinare gli
interventi e le prestazioni dell’esercizio integrato del servizio sociale. Delinea la
metodologia di ss, i vari target di ss, i requisiti per l’RSA
Livelli essenziali a livello nazionale (LEPS) li decide lo stato, ma l’organizzazione di
assistenza e beneficenza la decide la regione (DPR 616/77). Col DPR 616 del 77 ECA e
IPAB passano i loro beni e servizi alle USL, che verranno istituite con la legge 833/78, viene
trasferita ai comuni una parte delle competenze (tutela minorile). Le USL sono divise in
distretti socio-sanitari, ad esempio la USL nord ovest ha delle zone, in ogni zona ci sono i
distretti che sono edifici dove lavorano gli aass insieme a pediatri, psichiatri, psicologi… che
forniscono le prestazioni. Questa legge elimina anche le casse mutue.
Livelli essenziali di assistenza: tutti i livelli di assistenza a cui hanno diritto tutti i cittadini
(medico di base, pronto soccorso h24, l’agopuntura perché sono stati rilevati riscontri
positivi…) 5
Legge 328 del 2000, legge quadro sul servizio sociale e sul sistema integrato di servizi sociali
(e Terzo Settore), non ha avuto attuazione, sia per mancanza di risorse, ma anche perché nel
2001 è uscita la legge 3 del 2001 (riforma del titolo 5 Costituzione). All’art.1 sono elencati:
- I principi del codice deontologico che riprendono la Costituzione ovvero unicità della
persona, la centralità della persona, empowerment, assenza di discriminazione,
rispetto e dignità verso la persona, ma anche la qualità della vita, pari opportunità,
diritti di cittadinanza, ridurre le condizioni di disabilità…
- Gli enti locali, per primi i comuni che devono garantire le prestazioni
- Terzo settore: organismi della cooperazione (cooperative sociali A e B). Sussidiarietà
orizzontale, enti locali possono trovare accordi e convenzioni con enti del terzo settore
e fare programmazione insieme sugli interventi di ss (sistema integrato). I, terzo settore
è composto da:
Associazioni di volontariato: senza scopo di lucro come le onlus, in cui ,e
▪ persone condividono un bisogno, disagio, finalità sulla base solidaristica
offrono un servizio agli altri
Cooperative sociali: di tipo A sono quelle che offrono prestazioni sociali,
▪ mentre di tipo B sono quelle che offrono servizi e devono allevare almeno il
40% di operatori in disagio sociale
Fondazioni: formate da banche, ma rientrano nel terzo settore perché hanno
▪ scopi sociali. La banca fa la fondazione per avere meno tasse e quei soldi che
mette nelle fondazioni sono legati ad attività culturali, progetti sul sociale (es.
comprare macchine per associazioni, fondazione della cassa di risparmio)
Tutte queste devono essere iscritte al RUNTS, registro unico nazionale del terzo
settore specificando il numero di soci, i componenti del consiglio direttivo, e ogni
volta che modifica lo statuto deve comunicarlo, pena il ricevimento di risorse.
Nell’art.1 si parla anche dei tre assi:
- Coprogettazione: la sussidiarietà orizzontale, dove non arriva il pubblico arrivano i
sistemi del privato ed intervengono le associazioni
- Partecipazione: per coprogettare serve che la cittadinanza sia attiva e partecipi,
facendo valutazioni ed esprimendo le proprie idee, ci sono delle agorà ovvero forme
pubbliche di partecipazione aperte al pubblico dove le persone possono dire la loro su
come vorrebbero fossero i servizi o su cosa c’è maggiore bisogno.
- Coprogrammazione: che viene fatta nelle conferenze dei sindaci. La regione Toscana
è divisa in 28 zone che raggruppano comuni associati, su ogni zona c’é una conferenza
dei sindaci che programmano in quella zona i servizi che vengono implementati,
ovvero è il comune che programma i servizi per quel suo territorio in base al piano di
zona. Viene fatta ogni anno per l’anno successivo.
All’art.22 si parla dei LIVEAS che poi sono diventati LEPS ed attuati solo nel 2001 (che tutti i
cittadini devono avere come il segretariato sociale, SEUS, diurni e strutture di accoglienza di 6
contrasto alla povertà… che vanno incontro alle categorie più fragili che hanno priorità)
definiti dalla legge di bilancio e di UNIVERSALISMO SELETTIVO: ci sono 5 categorie di
persone che presentano bisogni complessi che sono l’area materno infantile, dipendenze,
psichiatria, anziani e non autosufficienti/disabilitá. Per i LEA le prestazioni sono garantite per
tutti, mentre i LIVEAS no, non si parla di universalismo come per il SSN, ma di universalismo
selettivo appunto. È come per l’art. 3 della Costituzione dove si parla di uguaglianza formale e
sostanziale, siamo tutti uguali difronte alla legge e anche difronte alle prestazioni e agli
interventi di ss, con però priorità a quelle persone in disagio socio-sanitario.
Organizzazione territoriale dell’azienda: all’interno della regione Toscana dal 2016 questa
ha rivisto la riforma della sanità, ci sono 3 grandi aziende territoriali:
- Asl nord-ovest: Massa carrara, Aulla, Livorno, Lucca, Versilia, Pisa (dalla Lunigiana
fino a Piombino)
- Asl centro:
- Asl sud-est: Arezzo, Siena ed Arezzo
E poi le aziende ospedaliere:
- Pisa
- Careggi
- Scotte di Siena
- Meyer
Riforma del 2016: per l’azienda Toscana nord ovest è previsto un direttore generale, al
quale segue in gerarchia un direttore amministrativo, uno sanitario e uno dei servizi
sociali.
Far rete, cosa significa? Trovare connessioni, conoscere il territorio, mettere insieme tutte le
associazioni del territorio di mia competenza e del target sul quale si lavora. Ad esempio,
se si lavora sul target della disabilità si devono conoscere le varie associazioni sulla disabilità
che ci coadiuveranno. Dalla costruzione della rete si trova un supporto per i progetti che si
presentano al distretto (ad esempio, usufruire dei circoli che dopo il covid però molti sono
stati tutti chiusi).
Piano nazionale degli interventi dei servizi sociali 2022/23: al suo interno c’è il piano
nazionale sulla povertà. Questo piano dà il via al reddito di cittadinanza (prima si chiamava
REI, reddito di inclusione, inclusione nei percorsi lavorativi ecc.), oggi reddito di inclusione. A
pagina 12 parla di “approccio nuovo metodologico basato sui livelli essenziali delle
prestazioni sociali”, attuale alla professione oggi.
Legge 833 del 78, istituisce il sistema sanitario nazionale (SSN). È la legge che parla di
UNIVERSALISMO, infatti si ricevono prestazioni solo per il fatto di essere cittadino
(universalità), tutti possono accedere in egual misura alle prestazioni (equità) e in maniera
globale a tutte le prestazioni. Parla di benessere in termini di salute fisica, psicologica e
sociale. Dopo il 78 si aprirono i distretti, ovvero il luogo di primo accesso per i cittadini, per 7
chiedere il medico di base, se si fosse avuto un problema non grave ci sarebbero stati
infermieri, se si aveva bisogno di una psicologa per sostegno psicologico, oppure se si vede
che i vicini picchiano loro figlio si andava al distretto per segnalare… Il distretto opera anche
in
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Riassunto esame Metodi e tecniche del servizio sociale, Prof. Mordeglia Silvana, libro consigliato Teoria e metodol…
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Servizi socioassistenziali: Appunti di Servizio sociale
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Metodi e tecniche del servizio sociale I - Appunti
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Metodologia della ricerca sociale e analisi dei consumi - Appunti