LEZIONE 1→ciclo cellulare, mitosi e meiosi (a grandi linee)
La cellula umana deve replicare e segregare correttamente un grande numero di nucleotidi
alla sue cellule figlie. La molecola di DNA è molto stabile ma può essere danneggiata, infatti
subisce delle lesioni ogni giorno (rottura di una delle 2 eliche o entrambi, alchilazioni,
depurinazioni, lesioni ossidative e danni da luce solare, ovvero creazione di dimeri di
pirimidina). La cellula ha svariati meccanismi per la riparazione dei danni al DNA, ma se non
vengono riparati, vengono trasformati in mutazioni che saranno trasmesse in eredità.
Es: Xeroderma Pigmentoso (XP): mutazione del NER: sistema che ripara i danni causati dai
raggi ultravioletti; questa determina un rischio 1000 volte superiore di sviluppare tumori alla
pelle. I raggi ultravioletti causano sempre le stesse lesioni (dimero di pirimidina) a tutti gli
individui ma i pazienti XP non sono in grado di ripararli. La loro pelle sviluppa moltissime
mutazioni, che potrebbero anche consistere nell'attivazione di un oncogene o disattivazione
di un oncosoppressore (il loro genoma è quindi instabile).
La mutazione non è sempre una cosa negativa perché causa la variabilità genetica, che è
la forza di una popolazione. Oppure torna utile per scopi commerciali (es: banana triploide,
sterile, commestibile perché non ha semi, a differenza di quella diploide che sarebbe
immangiabile). Il problema è che la pianta di banana essendo sterile non è creata
dall’incrocio di semi, di conseguenza si generano piante geneticamente identiche, il che le
rende tutte sensibili all'attacco di funghi e malattie.
CONCETTI DI BASE DA SAPERE
- livelli di organizzazione / condensazione del DNA (istoni, nucleosoma…)
- il genoma è la totalità del materiale
genetico ed è composto da una parte
che viene tradotta e una che non viene
tradotta. Il genoma di un organismo fa
riferimento al DNA contenuto nel nucleo
e non a quello contenuto negli organelli
- C= corredo cromosomico aploide
2C= corredo cromosomico diploide
- con l’incremento della complessità
dell’organismo cambia la densità
genica: inferiore negli eucarioti piuttosto
che nei procarioti (diminuisce
all'aumentare della complessità, infatti
più un organismo è complesso,
maggiore è la proporzione del suo DNA
non codificante)
- Ciclo e fasi cellulari (eucariotiche)
- Fasi della mitosi
- Fasi della meiosi
La ricombinazione in meiosi serve per la variabilità genetica. Lo scopo del crossing over è
assicurare e mantenere l'appaiamento degli omologhi e permettere la corretta segregazione
di essi.
LEZIONE 2→Struttura e replicazione del DNA
Cromosoma dopo replicazione (completamente condensato) con →
2 cromatidi fratelli.
Il DNA è formato da una struttura base ripetuta, il nucleotide,
composta da: zucchero (desossiribosio), base azotata (purinica cioè
A e G o pirimidinica, cioè T e C) e almeno un gruppo fosfato. Il DNA
ha polarità: cioè 2 diverse estremità, denominate 5’ e 3’.
All’inizio del ‘900 Chargaff ha determinato la percentuale delle
diverse basi nella molecola di DNA, riscontrando una
somiglianza tra tutti gli organismi, dal quale enunciò la regola di
somiglianza di composizione delle basi: la percentuale di A è
simile a quella di T e quella di C a G. Questa osservazione ha
contribuito alla definizione della struttura a doppia elica della
molecola di DNA, che è stata ottenuta da 4 ricercatori: Rosalind
Franklin, Maurice Wilkins, Francis Crick e James Watson.
Hanno effettuato degli studi sulla diffrazione dei raggi X, cioè
hanno bombardato la molecola di DNA con un fascio di questi
raggi, per determinare la struttura tridimensionale e
l'organizzazione spaziale della molecola. Ottennero delle
immagini di diffrazione che vennero registrate su una pellicola
fotografica e arrivarono alla conclusione che il DNA possedesse una struttura elicoidale,
caratterizzata da 2 periodicità (una di 3,4 Å e una di 34 Å).
Il numero di legami tra le basi non è uguale: tra T e A ne esistono 2, mentre tra G e C ne
esistono 3. Questi legami essendo abbastanza deboli si possono rompere, permettendo ai 2
filamenti della doppia elica di distaccarsi e quindi aprire la molecola al bisogno (es:
replicazione).
Replicazione del DNA avviene in fase S, una sola volta ad ogni ciclo cellulare.
Il ciclo parte dalla fase G1 in cui si ha la crescita della cellula, seguita dalla fase S, durante
la quale il corredo genetico, composto da 46 cromosomi, viene replicato mediante la
replicazione del DNA. Dopo inizia la fase G2, in cui la cellula si prepara ad eseguire la
mitosi, ovvero la generazione delle cellule figlie, in cui si ha la segregazione dei cromatidi
fratelli che si dispongono sulla piastra metafasica.
L’enzima deputato alla replicazione del DNA è la
DNA polimerasi, che ha una forma riconducibile
a quella di una mano: nell'incavo si ha l'ingresso
dei nucleotidi che vengono aggiunti all'estremità
libera del DNA. L’enzima è composto da diverse
subunità accessorie, ma quella fondamentalmente
per il processo osservato è la catalitica.
Esistono vari tipi di DNA polimerasi: quella che
opera nell’essere umano è la DNA polimerasi III,
ma negli eucarioti vi sono più tipi coinvolti,
numerati con le lettere greche (Ⲁ, , ε,…), per via della necessità di maggior
specializzazione. La polimerasi III è presente anche nell’organismo E. coli, insieme alla DNA
polimerasi I (chiamata così poiché fu la prima ad essere isolata e purificata biochimicamente
in vitro), che è però coinvolta nel processo di riparazione del DNA.
Schema del meccanismo di sintesi del DNA È necessario un
filamento stampo di
DNA, che funzioni da
innesco, cioè
un'estremità 5’ -OH su
cui la polimerasi agisca,
infatti questa lavora
sempre in direzione
5’→3’. L’enzima va a
catalizzare l’aggiunta
del nucleotide
rispettando la
complementarità delle
basi, con la formazione
del legame
fosfodiesterico, che libera pirofosfato. Però, le DNA polimerasi non sono capaci di partire da
zero ad inserire nucleotidi dal filamento stampo. La replicazione del DNA, quindi, oltre alla
DNA polimerasi necessita anche di un enzima chiamato DNA primasi che fornisce l'innesco
(primer), cioè un primo corto pezzo di RNA (da 15 a 30 ribonucleotidi) e che costituisce
l'estremità da qui partirà l’allungamento. Sia procarioti che eucarioti hanno un'unica DNA
primasi. La DNA polimerasi allunga poi l’innesco.
Ⲁ
Durante gli anni in cui venne studiata la replicazione del DNA furono inizialmente ipotizzati 3
possibili metodi in cui avviene la replicazione:
- modalità semiconservativa
- conservativa
- dispersiva
1. Nell’ipotesi semiconservativa, la doppia elica di DNA presente nella cellula si apre e viene
sintetizzata un'elica di neo-sintesi a partire da ciascuno dei 2 singoli filamenti. Per cui ogni
nuova molecola di DNA risulta essere costituita da un filamento preesistente (stampo) e uno
di nuova sintesi. L'elica parentale, quindi, è conservata per metà.
2. L’ipotesi conservativa consiste nel fatto che la molecola di DNA stampo rimanga come
tale e per qualche processo non identificato, si generi un’altra molecola in cui entrambe le
eliche siano di nuova sintesi. La doppia elica parentale è, quindi, completamente conservata
nella prima.
3. Nella modalità di replicazione dispersiva vi è un mix, cioè si generano molecole di DNA di
nuova sintesi in cui sono presenti porzioni dell’elica parentale.
Queste ipotesi vennero testate sperimentalmente, mediante l'utilizzo di nucleotidi marcati
con isotopi pesanti, e si è dimostrato che quella che avviene realmente nelle cellule è una
replicazione di tipo semiconservativo; quindi, le restanti ipotesi vennero scartate.
Quindi quando il doppio filamento si apre, la DNA polimerasi si attacca a ciascuno di essi ed
inizia il suo lavoro ma, in uno dei 2, dovrebbe procedere in senso opposto, poiché questi
hanno polarità opposte. Invece siccome l’enzima lavora sempre in 5’→3’, in un filamento
comincerà a inserire i nucleotidi in modo discontinuo, ovvero mediante brevi frammenti,
chiamati frammenti di Okazaki (dal nome dello studioso che li ha identificati), generati e poi
rilegati insieme da uno specifico enzima. L’elica sintetizzata continuativamente viene
chiamata “leading strand”, mentre l'elica replicata in modo discontinuo è chiamata “lagging
strand”. I frammenti di Okazaki vengono per lo più generati attraverso la DNA polimerasi Ⲁ.
Un’altra caratteristica fondamentale della replicazione del DNA è che la sintesi è
bidirezionale, cioè procede in entrambe le direzioni, andando a formare la bolla replicativa
e 2 forche replicative. Fotografia al microscopio elettronico del genoma di
Escherichia Coli in replicazione, che è un'unica
molecola di DNA a linea circolare
Da che punto parte la replicazione? da delle sequenze
di DNA molto particolari, sequenza specifico, chiamate
“origini di replicazione” (ORI). Queste vengono
riconosciute dalle proteine che innescano la
replicazione del DNA. Non è detto che la replicazione
parta in modo contemporaneo in tutte le origini. In E.
Coli ne esiste solamente una e si chiama “ori C”. Negli
eucarioti il genoma non è circolare, ma lineare e ogni
cromosoma ha più origini di replicazione,
semplicemente perché se la replicazione partisse da un'unica origine impiegherebbe troppo
tempo e anche perché se la replicazione fallisse non verrebbe mai replicato quel preciso
cromosoma.
L’immagine mostra nell’auto radiografia, una molecola di DNA in attiva replicazione, estratta
da una cellula, nella quale è stata incorporata Timina marcata con trizio. L’elemento emette
radiazioni che impressionano la lastra autoradiografica, mostrando quindi nelle zone dove è
emessa radioattività i punti in cui è partita la replicazione del DNA.
MODELLO A TROMBONE
È chiamato così perché il DNA si ripiega su sé stesso in modo tale che la polimerasi
proceda in modo coordinato su entrambi i filamenti.
La DNA elicasi è la proteina che
rompe i ponti idrogeno.
La PCA è una proteina ad anello che
tiene appiccicata la sul DNA, cioè
aumenta la processività, facendo in
modo che la sintesi del DNA sia un
meccanismo efficiente.
Il singolo filamento è una struttura
molto fragile, per cui sia le cellule
procariotiche che eucariotiche hanno
un enzima che lo riconosce e lo
protegge, chiamato RPA.
I primer a RNA generati all'inizio di
replicazione o all'inizio di ogni
frammento di Okazaki vengono poi
rimossi, una volta che hanno
innescato la sintesi, da dei particolari
enzimi. Questi enzimi, detti DNA ligasi, hanno anche il compito di sintetizzare nuovo DNA
da inserire in quel tratto per riempire il buco che si è generato, per evitare che vi siano
interruzioni.
La molecola di DNA a doppio filamento è molto stabile, ma quando si apre, diventa
estremamente suscettibile al danneggiamento; infatti, la replicazione del DNA è una delle
fasi più fragili per una cellula; per cui deve avvenire in un lasso di tempo non
eccessivamente lungo (ulteriore ragione per la presenza di origini di replicazione multiple).
Quindi l’enzima ricongiunge ogni tratto, riformando il legame fosfodiesterico e questo
avviene in modo contemporaneo al lavoro della polimerasi, cioè man mano che i pezzi
vengono generati.
La DNA polimerasi compie spesso degli errori, per esempio inserendo un’adenina al posto di
una guaina. Per questo motivo l’enzima ha anche un'attività esonucleasica, cioè è in grado
di rimuovere il nucleotide errato da un’estremità “eso” (libera), procedendo in direzione
opposta a quella solita (3’ → 5’). Questa funzione è un'attività estremamente importante
perché diminuisce la frequenza di errore e viene spesso chiamata anche “di correzione di
bozze” o “proofreading”.
LEZIONE 3→ TRASCRIZIONE= sintesi di RNA
RNA viene generato su stampo del DNA ad opera
dell’enzima RNA polimerasi; la trascrizione
avviene in direzione 5’ → 3’. Nei batteri esiste
un'unica RNA polimerasi mentre negli eucarioti ne
esistono 3 specializzate (RNA polimerasi I che
sintetizza gli RNA ribosomiali escluso il 5S, II che
sintetizza l’RNA messaggero e III che sintetizza
tRNA, rRNA 5S e altri piccoli RNA nucleari).
Questo enzima è capace di partire a trascrivere da
zero quindi non necessita un innesco.
Proprietà dell’RNA
I nucleotidi che lo compongono contengono:
- ribosio come zucchero
- adenina, guanina, citosina e uracile (al posto della timina) come basi azotate
La trascrizione è composta da 3 fasi:
- Inizio: Un pezzo di DNA per essere trascritto ha bisogno di un promotore (sequenza
di DNA) a monte, detta ORF (Open Reading Frame), che ha il compito di aumentare
l’affinità con l’RNA polimerasi, che gli si attacca
- Allungamento: la molecola DNA stampo è in direzione 3’→5’, quindi il trascritto è
prodotto in direzione 5’→3’ e la molecola che si genera è 3’→5’ (come lo stampo)
- Fine: esistono vari meccanismi di terminazione, alcuni ad opera del terminatore di
trascrizione (rho), che possiede sequenze
ricche di GC seguite da almeno 6 coppie di basi
AT; questo stacca i trascritti e la RNA polimerasi.
La terminazione del trascritto può quindi essere:
• Rho-indipendente: l’mRNA trascritto presenta
delle sequenze terminali palindromiche, che
quindi possono appaiarsi formando una struttura
a forcina che favorisce il distacco dalla molecola di DNA. La sequenza termina con
molti uracile, che sono legati solo da 2 ponti idrogeno con l’adenina del DNA, quindi
possono facilmente essere rotti
• Rho-dipendente: quando le sequenze finali del’mRNA sono ricche di citosine
diventa più complicato il distacco dal DNA stampo, in questi casi infatti interviene la
proteina rho che ha attività elicasica. Essa quindi si lega all’mRNA e scorre in
direzione 5’→3’ fino a raggiungere la RNA-polimerasi e determinare il distacco tra
RNA e DNA. La molecola di mRNA viene modificata in seguito alla trascrizione con
l’aggiunta di un CAP all’estremità 5’ e di una coda di poli-A
In ogni caso la trascrizione continua oltre il codone di stop e poi viene staccata. Nei
procarioti la trascrizione è associata alla traduzione, mentre negli eucarioti NO!
Il codice genetico
- composto da triplette, cioè codoni
- è quasi universale
- è degenerato ma non è ambiguo
- contiene codone d’inizio (AUG= metionina) e 3 codoni di fine (UAA, UAG, UGA)
ELEMENTI FONDAMENTALI DI UN GENE
Potenziale esercizio d’esame!!
La sequenza riportata contiene l’inizio della regione codificante di un gene. E’ indicata solo
l’elica complementare a quella che fa da stampo per l’RNA polimerasi. Trascrivi e traduci.
Procedimento:
1. partire dall'inizio a trascrivere!
2. trasformare il DNA in RNA (U al posto di T)
3. tradurre aminoacidi con tabella
LEZIONE 4→ codice genetico e traduzione
Quando avviene un inserzione di più nucleotidi o una delezione di 1 o 2, in un gene, cambia
tutto il filamento di DNA perché avviene uno slittamento (frameshift), mentre invece se
vengono aggiunti /rimossi 3 nucleotidi, questo non avviene perché verrà semplicemente
aggiunto l’amminoacido corrispondente a quel codone e non cambia la “finestra di lettura”.
Si può anche avere il cambio di un solo nucleotide (cambiamento di base), che non
comporta necessariamente la lettura di un diverso aminoacido poiché il codice è
degenerato, oppure nonostante cambi l’amminoacido potrebbe non compromette la
funzionalità biologica della proteina, poiché esistono amminoacidi che hanno proprietà simili
(es: acido glutammico e acido aspartico).
tRNA molecola trascritta e non tradotta
➔ struttura: ha una regione denominata anticodone, che si appaia al codone di RNA;
sull’estremità 3’ è legato l’aa che sarà inserito nella catena
La reazione di caricamento dell’aa sul tRNA è catalizzata dall’enzima aminoacil tRNA
sintetasi, richiede ATP e forma aminoacil AMP, liberando pirofosfato.↴
Altro componente fondamentale del
processo di traduzione sono i
ribosomi, che si legano al rRNA
(ribosomiale), molecola trascritta e
non tradotta: sono costituiti da una
subunità minore e una subunità
maggiore. Dopo che la subunità
minore si è insediata, viene
raggiunta dalla maggiore (nei
procarioti) e il ribosoma complessivo
arriva a coprire 3 triplette. Il ribosoma
si muove sul RNA sempre nella
direzione 5’→3’.
Nei procarioti l’RNA ribosomiale 16S
ha una regione che si appaia con la
sequenza di Shine-Dalgarno (sul
mRNA da tradurre), la quale rende la
molecola più facilmente traducibile e
la traduzione più efficiente.
Nella molecola di mRNA si
distinguono delle triplette chiamate
sito E, sito P e sito A. In primo luogo la subunità minore del ribosoma riconosce
la tripletta AUG sull’mRNA, i
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