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DETERMINAZIONE E CLASSIFICAZIONI DEI COSTI

ANALISI DEI COSTI MISTI

La composizione dei costi, sia fissi che variabili, all’interno di un’organizzazione, è strettamente legata alla

natura delle sue attività e agli obiettivi strategici perseguiti.

Le imprese di servizi presentano scenari più diversificati. Alcune, come le catene di ristorazione, sostengono

costi variabili importanti a causa dell’utilizzo di materie prime e del personale operativo. Altre, invece, come

studi professionali, società di consulenza, cliniche mediche e studi di architettura, mostrano strutture di costo

in cui i costi fissi predominano.

Un caso particolare è costituito dai cosiddetti costi misti, che

combinano elementi fissi e variabili. Questi costi sono anche

definiti semivariabili. Per comprenderne il comportamento, si

può considerare un esempio relativo a un centro clinico che

utilizza un’apparecchiatura soggetta a un canone annuo fisso

di 25.000 euro, a cui si aggiunge un costo variabile di 3 euro

per ogni esame effettuato, da versare al titolare del brevetto

tecnologico.

Se il centro clinico esegue 500 esami in un certo periodo, il

costo totale per l’utilizzo del macchinario sarà dato dalla

somma tra la quota fissa (25.000 euro) e la parte variabile

(500 esami × 3 euro = 1.500 euro), per un totale di 26.500

euro. Anche in assenza totale di attività, il centro sarebbe

comunque tenuto a versare i 25.000 euro di canone.

Nel caso del centro clinico, l’equazione assume la forma: Y = 25.000 + 3X

Per ottenere risultati significativi, l’analisi dei costi risulta particolarmente efficace quando viene condotta a

un livello aggregato. Un esempio utile è l’esame dei costi complessivi associati all’attività di un reparto di

pronto soccorso. In questo contesto, elementi come i farmaci, le forniture mediche, la modulistica, le

retribuzioni del personale, le attrezzature e altri strumenti possono essere, almeno in via preliminare,

suddivisi in costi fissi e costi variabili.

Alcuni costi incorporano sia componenti fisse che variabili. Un esempio emblematico è quello dell’energia

elettrica consumata dal pronto soccorso: una parte dell’energia serve per illuminazione e riscaldamento,

ovvero esigenze indipendenti dal numero di pazienti trattati, e costituisce quindi un costo fisso. Al tempo

stesso, il fabbisogno energetico cresce con l’intensificarsi delle attività cliniche.

A titolo di esempio, consideriamo ora i costi di

manutenzione di un’unità di pronto soccorso.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a

una voce di spesa mista: alcuni costi

rimangono costanti nel tempo, mentre altri

seguono l’andamento dei giorni-paziente, ossia

il numero totale di giornate in cui i pazienti

sono stati assistiti.

Questi dati costituiscono la base per stimare

una funzione di costo lineare, che permetterà

di separare la parte fissa da quella variabile e

prevedere con buona precisione l’andamento

futuro della spesa in base ai livelli di attività

dell’unità di pronto soccorso.

Il primo passo fondamentale per analizzare la relazione tra costi e livello di attività consiste nel costruire un

diagramma di dispersione (o scatter plot). Questa rappresentazione grafica permette di osservare

visivamente l’andamento dei dati e di individuare subito eventuali anomalie, come relazioni non lineari,

outlier o altri comportamenti irregolari.

Nel caso dei costi di manutenzione dell’unità di pronto soccorso, possiamo riportare sull’asse verticale (asse

delle ordinate) l’importo totale dei costi sostenuti nel mese — indicato con Y — e sull’asse orizzontale (asse

delle ascisse) il numero di giorni-paziente, cioè il livello di attività, indicato con X.

Questa scelta non è casuale: il costo rappresenta la variabile dipendente, poiché il suo valore è influenzato

dalle variazioni dell’attività. Al contrario, i giorni-paziente costituiscono la variabile indipendente, in quanto

rappresentano il fattore che determina (almeno in parte) l’entità del costo. Nel secondo riquadro della figura,

tale linea è stata tracciata manualmente utilizzando un righello, allo scopo di visualizzare meglio il trend

sottostante. Questa retta rappresenta una stima approssimativa della relazione tra i costi e l’attività: si tratta

di un primo tentativo, visivo e intuitivo, di individuare una funzione lineare che possa descrivere il

comportamento del costo in relazione al numero di giorni-paziente.

Il comportamento dei costi si definisce lineare quando una retta rappresenta in modo adeguato la relazione

tra costi totali e livello di attività. Nella pratica, i dati non cadono mai perfettamente sulla linea, ma

un’approssimazione è spesso sufficiente. Esistono metodi più accurati rispetto a quello "rapido e grossolano"

per stimare costi fissi e variabili, ma è fondamentale usarli solo se il diagramma mostra un rapporto

approssimativamente lineare, come nel caso dei costi di manutenzione. Se, invece, non c'è relazione chiara

(come per i costi telefonici), l'analisi non è significativa. Tra i metodi disponibili, il metodo valore massimo-

valore minimo (high-low) è uno dei più semplici. Si basa sulla formula della pendenza di una retta, che

corrisponde al costo variabile unitario:

Costo variabile = Inclinazione della linea = (Y2-Y1)/(X2-X1)

Per analizzare i costi misti con il metodo del valore massimo-valore minimo, si inizia identificando il periodo

con il livello minimo di attività e il periodo con il livello massimo di attività. Il periodo con l’attività più bassa

viene selezionato come primo punto nella formula precedente e il periodo con l’attività più alta viene

selezionato come secondo punto. Di conseguenza, la formula assume la seguente forma:

Costo variab

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleeeepinto.04 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Petroni Alberto.
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