ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE
Appunti delle lezioni
Lezione 1 del 25/09
DEFINIZIONI
Impresa: il cc definisce l’imprenditore ma non l’impresa.
Microimprese:
Piccola impresa:
Media impresa:
Startup
PIL (ricchezza totale di un paese, dato dalla somma di consumi, investimenti, spesa
pubblica ed esportazioni nette) o GDP. Viene paragonato rispetto a quelli di altri paesi
“normalizzandolo” e dunque paragonandolo.
Produttività: capire se i fattori di produzione (di un’impresa o di un paese) sono usati in
maniera efficace. Quanto output io produco e con che input lo vado a produrre. La
combinazione di capitale e lavoro da il prodotto. Permette di capire se il paese ha bisogno di
più o meno input rispetto ad un altro paese, per produrre come l’altro. È un concetto
correlato alla capacità di innovare.
Competitività: va fatto in comparazione ad altri.
Nella seconda metà del 800 si inizia a parlare di imprese, soggetti con capacità giuridica e
mezzi propri. Molte persone, poca sicurezza, tutti con la stessa macchina e tutti fanno lo
stesso lavoro. Non c’è alcuna individualità del lavoratore. In questo tipo di impresa il
controllo l’aveva solo il proprieario. Oggi è cambiato l’equilibrio di potere nelle imprese.
Nel modello tradizionale, tailorista-fordista. Grande capitale, persone senza specifiche
competenze che svolgevano tutti lo stesso lavoro, produzione di grande quantità degli stessi
identici prodotti. Oggi la maggior parte delle cose sono fatte su ordinazione. Cambiamenti a
causa di commercio internazionale e cambiamenti tecnologici.
COSA È SUCCESSO PRIMA? (Della transazione)
La crescita del pil pro capite: dagli anni 50 ad oggi vi è stata una tendenza del pil reale gli
usa sono davanti a tutti, mentre la Cina è più in basso. Questo perché in Cina Ci sono molte
più persone, quindi il pil pro capite è più basso.
Il problema della crescita dei grafici è basato sulla produttività. TFP: produttività totale dei
fattori. È uno dei sistemi che che creato l’economia. La crescita è dovuta al lavoro e alle
imprese che iniziano ad utilizzare la tecnologia. Il TFP era inizialmente molto alto, ma ora è
basso. Dunque non vi è innovazione.
LA RIVOLUZIONE ICT
Avvenuta all’inizio degli anni 2000. Innovazione e nuove opportunità imprenditoriali.
Questo tipo di impresa è strutturata diversamente, sono grandi imprese che non necessitano
di grande forza lavoro. Continua riduzione del personale e continuo aumento di utenti.
IL RUOLO DELL’EUROPA
Le decisioni europee sono quelle che impattano sui cittadini. 1
Automazione, efficienza, efficacia, innovazione radicale Il tutto dei processi produttivi.
Vediamo come nelle varie epoche si sviluppano e crescono diversi strumenti digitali.
UN NUOVO MODELLO DI IMPRESA
Un nuovo modello di impresa che passa dallo sfruttamento della conoscenza riproducibile
(industria tessile) all’uso dell’intelligenza in rete. Si recupera la centralità delle persone. Ogni
persona ha ruolo e informazioni specifiche. L’innovazione continua va stimolata attraverso
una comunità di conoscenze, inserite all’interno di titoli di proprietà, segreti industriali, cose
non proprio materiali, …
MODELLO CAPACITÀ-PROCESSI-COMPETITIVITÀ (C-P-C)
I processi oggetto di analisi:
Tabella arancione slide
Lezione 2 del 26/09
Prossima settimana no lezioni, ma materiali online da vedere su Moodle.
LE PRINCIPALI TEORIE DELL’IMPRESA
L’IMPRESA TRADIZIONALE: modello taylorista-fordista realizzato da Berle e Means, due
economisti che hanno sviluppato la “modern corporation” negli anni ‘30.
La loro analisi si basa sull’abolizione dell’impresa in quanto società di capitali. L’impresa è
una SPA, società di capitali e azioni in mano all’imprenditore o alle famiglie imprenditoriali.
Questo sistema consente di accumulare ricchezza attraverso il meccanismo dei mercati
finanziari (MF), i quali consentono di acquistare quelle quote dell’impresa e di partecipare
alla crescita e all’evoluzione della ricchezza di queste corporation.
A un certo punto emerge il problema della separazione tra proprietà e controllo. Quando le
imprese sono molto grandi la gestione viene affidata a manager professionisti, i quali hanno
obiettivi che non sempre coincidono con quelli della proprietà. Il filone della corporate
governance si occupa di come gli azionisti controllino i manager.
Un’altro economista che negli anni ‘30 si è occupato della teoria è Coase, egli cerca di
rispondere ad una domanda fondamentale “perchè esiste l’impresa?”. La teoria
microeconomica ci insegna il funzionamento dei mercati, esiste una situazione di
concorrenza, è perfetta perché allinea domanda-offerta e prezzi-quantità. Egli si chiede “se i
mercati funzionano cosi bene e in modo efficiente, che bisogno c’è di un’organizzazione
come l’impresa? Qual è la sua natura e la sua necessità?”.
Inizia ad analizzare il problema dei costi di transazione, che non ha però ben definito. Egli
cerca di capire che le transazioni nei mercati non avvengono a costo zero. Ogni transazione
necessita di una serie di informazioni che variano a seconda della sua complessità. La
transazione va poi eseguita secondo quanto pattuito. L’impresa esiste perchè in alcuni casi
le attività possono essere svolte all’interno dell’impresa e non nei mercati. In questo modo si
annullano i costi collegati con le transazioni di mercato. 2
Perché tutte le transazioni non sono svolte nelle imprese o in un’unica grande impresa? In
realtà le transazioni continuano ad esistere anche al di fuori dell’impresa. Più è grande
l’impresa più e difficile il collocamento delle risorse nella stessa, quindi dal lato delle
transazioni una piccola impresa potrebbe essere più efficiente.
L’impresa esiste dunque perchè è più semplice svolgere le azioni al suo interno che al di
fuori. Le transazioni sono efficienti fino ad un certo limite dimensionale.
L’economista Penrose inizia ad occuparsi dei fattori competitivi dell’impresa, delle risorse
dell’impresa. È stata la prima a sviluppare la teoria delle risorse e delle competenze. Le
risorse sono tutti quei fattori che contribuiscono al vantaggio competitivo dell’impresa, che
vengono organizzate insieme con lo scopo di produrre beni e servizi. Possono essere
materiali, immateriali, umane, …per la prima volta si va effettivamente dentro all’impresa, si
va a verificare da cosa è composta. Tramite questa teoria si riescono a identificare bene i
limiti dimensionali dell’impresa, cioè fino a dove l’impresa riesce a combinare efficacemente
le risorse, se ciò non avviene si vanno ad acquistare sul mercato. Vediamo quanto l’impresa
riesce ad accumulare al suo interno tramite il processo di “accumulazione della
conoscenza”. accumulare conoscenza all’interno dell’impresa fin dove arriva la capacità dei
manager di accumulare questa conoscenza su tanti ambiti diversi, così da organizzare
queste risorse in maniera efficiente? Questo è l’oggetto dello studio di Penrose. Precedenti
non ci siamo occupati di quanto l’impresa cresce e del fatto che può crescere perché
guadagna di efficienza rispetto al mercato. Negli anni 30 stavamo crescendo queste
corporation che avevano all’interno tutte le funzioni. Lei ci spiega che questo avveniva
attraverso l’integrazione di risorse diverse e che il limite è quanto effettivamente si riusciva a
gestire questa accumulazione di conoscenze (imprese verticalmente integrate: integravano
al loro interno tutti i passaggi di produzione di una particolare industria, teconologia,
prodotto. C’erano tutte le fasi). Oggi il processo è inverso, le imprese si sono disintegrate
verticalmente, questo processo è stato totalmente opposto. La crescita dimensionale non è
più un simbolo di valore.
Questo cambiamento perchè è avvenuto? Il tutto è legato all’innovazione. Per rispondere a
questi cambiamenti a questa variazione nelle competenze che sono in continuo mutamento
per cui alla fine più che accumulazione della conoscenza a questo punto diventa importante
integrare conoscenze diverse all’interno della propria produzione, conoscenze diverse che
posso anche andarmi a prendere sul mercato, andarmele a prendere dove costa meno e
cambiarle se necessario.
Alcuni economisti iniziano ad interessarsi al flusso di informazioni all’interno delle imprese,
entra in gioco un’economista, Chandler, si occupa della struttura organizzativa dell’impresa.
Questo punto lui dice guardate che voi continuate a studiare quest’impresa che diventa
sempre più grande come se il motore di tutto fosse sempre i singoli imprenditori, ma in
un’impresa così ingrandita alla fine, chi gestisce il processo di crescita, il processi di
cambiamento non sono gli imprenditori singoli, ma le strutture organizzative. lui comincia a
controllare e ad analizzare quali sono le strutture organizzative dell’impresa moderna quindi
comincia ad analizzare le strutture gerarchiche, ad analizzare corsi formati tra gli uffici,a
decodificare quei cambiamenti nella struttura dell’impresa che gli altri economisti avevano
incominciato a delineare.
Per la prima volta viene detto che se la struttura dell’impresa non segue la strategia, essa
non sarà efficiente. 3
Chi comincia ad occuparsi di strategia è un altro americano, Michael Porter. Comincia a
costruire per la prima volta una analisi della strategia d’impresa. Lui analizza come le scelte
dell’impresa possono cambiare l’ambiente competitivo in cui esso si trova, ed acquisire
dunque un vantaggio rispetto agli altri. Egli dice che l’impresa può decidere quale strategia
adottare: difesa, attacco, altri mercati, gestire diversamente le risorse. Egli dà all’impresa
un’autonomia che non era data nè dalla teoria neoclassica, nè dalle precedenti. Lo
strumento iniziale con cui li analizza questo cambiamento è “la catena del valore”, valuta
come l’impresa può agire rispetto allo scenario competitivo che si trova davanti.
Oliver Williamson si occupa invece di capire a livello di sistema, come il meccanismo
capitalista si sta governando. Analizza dunque le istituzioni economiche del capitalismo, si
chiama dunque “teoria istituzionalista”. Lui si fonda su un assunto che è l’opposto
dell’economia neoclassica: in realtà l’econonomia è composta da individui che hanno una
razionalità limitata, ovvero una limitata capacità di comprendere tutti gli aspetto
dell’ambiente economico che li circonda. Questo fa si che non siano in grado di costruire
un’organizzazione in gradi di affrontare tutti gli aspetti e i problemi che potrebbero crearsi.
Lui delinea il concetto dei “costi di transazione”, basandosi sul concetto di “asimmetria
dell’informazione”. Quando due parti fanno una transazione tra loro, ce nè sempre una che
ha più informazioni dell’altra. Sara impossibile prevedere tutti gli eventi che possono essere
collegati a questa transazione, perchè gli individui hanno capacità limitata. Ha due effetti
principali l’asimmetria:
- EX ANTE, prima della transazione “selezione avversa”, la razionalità limitata
impedisce di capire se l’interlocutore della transazione è il migliore che io possa
trovare oppure no. Molto spesso non c’è una transazione soddisfacente perché non
siamo in grado di distinguere gli interlocutori buoni da quelli cattivi.
- EX POST, “l’azzardo morale”, ci spiega perché molto spesso i risultati delle
transazioni non sono ottimali, perchè gli interlocutori sono ragionevolmente convinti
che esistendo la razionalità limitata, l’altro non potrà vedere tutto quello che verrà
fatto all’interno della transazione. Ci sarà dunque la possibilità di compiere cose al
buio o comunque che l’altro non se ne accorga, senza che ci siano riversamenti su
se stessi. Esempio, il contratto di assicurazione, sto molto meno attento perchè so di
essere assicurato.
Ci sono elementi al di fuori che ne aumentano l’incertezza. L’unico modo per ridurre i costi di
transazione è solo quando queste transazioni diventano ripetute nel tempo. Nel sistema
capitalistico: capacità di governare risorse specifiche, ridurre incertezza e ripetizione delle
transazioni possono essere garantite solo dall’impresa.
Lui arriva alle stesse conclusioni di Coase ma in maniera più analitica.
E lo stato? Cioè che l’istituzione che meglio riduceva queste cose era lo Stato, esso in un
sistema capitalistico massimizza i costi di transazione.
La teoria evolutiva dell’impresa che parte fondamentalmente dalle analisi di Joseph
Schumpeter che è un economista che si occupa dei processi innovativi dell’impresa.
Egli è stato il primo a occuparsi dell’innovazione dell’impresa. Essendo in grado di cambiare,
loro vanno ad analizzare quali sono i fattori che servono a questo cambiamento, quali lo
agevolano e quali lo bloccano. Sydney, Winter (hanno scritto la teoria sulla base di
Manson) e Richard Manson partono dal concetto di routine che era il concetto appunto
utilizzato da Peter, cioè il modo di lavorare in modi produttivi usati dall’impresa. Le imprese 4
lavorano attraverso delle routine routine tendenzialmente sono tacite quindi non sono routine
esplicite. questo significa che ciascuna impresa ha le sue specifiche e quindi un’impresa può
avere routine efficienti di quella delle altre. Una può cambiare le sue routine e diventare più
efficiente delle altre. Questo da luogo alla differenza competitiva delle imprese. L’impresa
può innovare, se la sua innovazione ha successo nel mercato, acquista un vantaggio
competitivo, quello che però nelson e Winter osservano che questa possibilità di avere
successo nel mercato non è totalmente libera, ma dipende da alcuni fattori, principalmente
esterni all’impresa:
opportunità tecnologiche
Lead time, tempo tra innovazione sul mercato e imitata dalle imprese concorrenti
Le traiettorie tecnologiche: se la nostra innovazione si discosta eccessivamente da quelle
traiettorie, e molto probabile che non avremo grande successo perché la nostra innovazione
non potrà essere adottata da molti all’interno del mercato. Oggi il tempo di imitazione è
molto basso, i prodotti vengono imitati in pochissimo tempo. In un processo del genere
l’impresa non può agire da sola, dunque in questa teoria entrano in gioco tutta una serie di
fattori esterni: solo le istituzioni che possono aiutare le imprese ad innovare come università,
centri di ricerca, enti governativi, … Questi soggetti hanno per la prima volta un ruolo
all’interno dell’impresa.
Slide con tabella arancione
Vantaggio competitivo: è il fine a cui tende l’attività di qualsiasi impresa. È un fine che va
misurato dal punto di vista sia spaziale che temporale. Il vantaggio competitivo deriva
sempre dall’interazione di obiettivi economico aziendali e istituzioni ambientali sociali.
Innanzitutto, il vantaggio competitivo è un obiettivo dinamico, cioè un obiettivo che si sposta
nel tempo, che cambia nel tempo. Non rimane mai nello stesso punto per un lungo periodo.
Deve essere perseguito in maniera continuata. Deve essere misurabile e valutabile.
Ovviamente è un obiettivo comparativo che deriva dalla comparazione con i concorrenti,
quindi a sua volta è un obiettivo vincolato quindi non dipende solo da quello che facciamo
noi, ma dipende anche da quello che fanno gli altri.
Se l’impresa non ottiene il vantaggio competitivo e non lo mantiene nel tempo, prima o dopo
muore.
IL CASO FIAT
Molte imprese fanno sbagli dal punti di vista strategico. Non sono in linea con il mercato,
quindi questo caso che poi andrete a vedervi sul libro è un caso in cui appunto nulla di tutto
quello che abbiamo detto è stato minimamente preso in considerazione con il risultato di
avere un tracollo dal punto di vista economico.
PRIMA DELL’ICTUS REVULUTION E DELLA GLOBALIZZAZIONE
Copia slide
IL VALORE DELL’IMPRESA
È cambiato oggi come si crea il valore dell’impresa. L’importanza del profitto non è cambiata,
cioè l’impresa sta in piedi soltanto se i ricavi sono maggiori dei costi altrimenti l’impresa non
sta in piedi. il punto sta in questa questione del valore aggiunto è diventata decisamente più
5
centrale nell’impresa moderna di quanto non lo fosse in quel modello tradizionale che
abbiamo visto nella slide precedente. Ma se miei prodotti sono funzionali esclusivamente al
processo produttivo di qualcun altro e solo di quel qualcun altro, difficilmente io riuscirò a
stare in piedi.
Il reddito economico ci consente di capire se l’impresa è ben gestita o mal gestita. Consente
di capire quanto valore aggiunto l’impresa sta effettivamente producendo. Ci fa capire qual’è
il valore aggiunto una volta che abbiamo remunerato tutti i fattori della produzione. Il valore
aggiunto è ciò che rimane dopo il pagamento di tutti i fattori produttivi.
LA RELAZIONE TRA PROFITTO E VALORE DELL’IMPRESA NEL MODELLO
TRADIZIONALE (slide con formula)
L’equazione è fatta tutta di valori incerti.
PROBLEMI E INEFFICIENZA DEL DCF
Copia slide
LEZIONE 3-4
- Letture pagina moodle
- registr
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Appunti Economia e gestione delle imprese
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Appunti di Economia e gestione delle imprese di assicurazione
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Appunti di economia e gestione delle imprese, economia e gestione delle imprese
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