1.Introduzione
Benvenuti, sono Paola Cecconi e vi do il benvenuto al corso Nutrizione, microrganismi, infezioni e
fermentazioni, un insegnamento integrato che unisce due ambiti disciplinari distinti: il settore MED/07
(Microbiologia e Microbiologia Clinica) e il settore AGR/16 (Microbiologia Agraria). Io sarò la docente di
riferimento per la parte relativa alla microbiologia e microbiologia clinica, in cui affronteremo
principalmente il tema delle infezioni.
Questa sezione del corso sarà suddivisa in due parti: una parte generale e una parte speciale. Nella parte
generale introdurremo i concetti fondamentali della microbiologia, focalizzandoci in particolare sui
microrganismi patogeni e agenti di infezione. Riprenderemo inoltre le basi dell’immunologia, con
particolare attenzione alle risposte immunitarie innate e acquisite che l’organismo mette in atto contro i
microrganismi patogeni. Un altro argomento centrale sarà lo studio del microbiota, in particolare quello
intestinale, e del suo ruolo nel mantenimento della salute e nel rapporto simbiotico con l’organismo umano.
La parte speciale sarà invece dedicata all’approfondimento di generi e specie di microrganismi patogeni
responsabili di patologie clinicamente rilevanti, in particolare quelli trasmessi per via oro-fecale, anche
attraverso gli alimenti. Analizzeremo in dettaglio le infezioni che colpiscono l’apparato gastrointestinale,
ma non ci limiteremo a queste: ad esempio, un’intera lezione sarà dedicata al SARS-CoV-2 e alla patologia
COVID-19, per comprendere l’impatto di questo virus in una prospettiva microbiologica e clinica.
Concetti introduttivi e cenni storici sulla microbiologia
Il termine microrganismo fa riferimento a organismi così piccoli da non poter essere osservati a occhio
nudo, ma soltanto con l’ausilio di un microscopio.
A seconda delle loro dimensioni, possono essere visualizzati con microscopi ottici, come nel caso dei
batteri, oppure — se si tratta di entità ancora più ridotte e prive di struttura cellulare come i virus — con
microscopi a maggiore potere risolutivo, come il microscopio elettronico.
Come accade spesso nelle definizioni scientifiche, esistono anche delle eccezioni: ad esempio, le
muffe, che sono dei funghi, possono essere visibili già a occhio nudo, pur rientrando nello studio della
microbiologia.
In questo corso ci concentreremo principalmente su batteri e virus, che affronteremo nel dettaglio nelle
prossime lezioni.
Breve introduzione storica allo studio dei microrganismi
Il primo a osservare e descrivere con accuratezza i microrganismi fu Antonie van Leeuwenhoek, alla fine
del XVII secolo, grazie ai suoi microscopi artigianali.
Tuttavia, l’idea che entità invisibili potessero causare malattie era già stata formulata in precedenza: nel
XVI secolo, Girolamo Fracastoro ipotizzò l’esistenza di “semi” contagiosi invisibili, responsabili della
trasmissione delle infezioni.
Successivamente, alla fine del XVIII secolo, Agostino Bassi fornì la prima dimostrazione sperimentale che
un microrganismo (un fungo) poteva essere la causa di una malattia infettiva, in questo caso quella che
colpiva i bachi da seta.
Nel secolo successivo, Louis Pasteur confermò ulteriormente il ruolo dei microrganismi nelle malattie
infettive, mostrando che un protozoo era responsabile di un’altra patologia nello stesso insetto.
La prova definitiva del legame tra microrganismi e malattie infettive si deve a Robert Koch, che
stabilì una relazione causale tra Bacillus anthracis e l’antrace: riuscì a dimostrare scientificamente
che un microrganismo specifico (il Bacillus anthracis) era la causa diretta di una determinata
malattia(l’antrace, che colpiva bovini e pecore, ma anche l’uomo).
Per farlo, Koch elaborò una serie di criteri sperimentali molto precisi e controllati, ancora oggi noti come
postulati di Koch, fondamentali per identificare un agente patogeno come causa di una specifica malattia.
I postulati di Koch
Robert Koch, alla fine dell'Ottocento, formulò una serie di criteri sperimentali fondamentali per
dimostrare appunti il legame causale tra un microrganismo e una malattia infettiva.
Questi, noti come postulati di Koch, sono:
1. Il microrganismo deve essere presente in tutti gli individui affetti dalla malattia, e assente negli
individui sani.
2. Il microrganismo deve essere isolato dall’organismo malato e cresciuto in coltura pura.
3. La stessa malattia deve essere riprodotta sperimentalmente inoculando il microrganismo
isolato in un ospite sano e suscettibile.
4. Lo stesso microrganismo deve essere re-isolato dall’ospite infettato sperimentalmente e
identificato come identico a quello originario.
Tali postulati rappresentano ancora oggi una base metodologica per lo studio delle malattie infettive,
sebbene non sempre possano essere applicati rigidamente (ad esempio per virus non coltivabili o patologie
multifattoriali).
La nascita della vaccinazione: Edward Jenner
Un contributo fondamentale), prima ancora che fosse identificato il ruolo dei microrganismi come agenti
di malattia (sempre per la prevenzione delle malattie infettive) fu dato da Edward Jenner (1749–1823).
Jenner osservò che le persone che avevano contratto il vaiolo bovino (o "vaccino") sembravano
resistenti al vaiolo umano, una malattia molto più grave e spesso mortale.
Partendo da questa osservazione, condusse un esperimento cruciale:
Inoculò nel braccio di un bambino del materiale purulento proveniente da una pustola di una
• donna infetta da vaiolo bovino.
In seguito, inoculò pus di vaiolo umano, ma il bambino non sviluppò la malattia.
•
Questo esperimento, condotto intorno al 1798, diede origine al concetto di vaccinazione e segnò l’inizio
della profilassi immunologica contro le malattie infettive, anticipando di decenni le scoperte
microbiologiche di Pasteur e Koch.
Fu la prima dimostrazione pratica che si poteva prevenire una malattia infettiva stimolando una forma
di immunità acquisita.
La vaccinazione: i contributi di Louis Pasteur
Dopo l’intuizione pionieristica di Edward Jenner, Louis Pasteur (1822–1895) approfondì e rivoluzionò il
concetto di vaccinazione grazie a una serie di esperimenti fondamentali, molti dei quali frutto di
osservazioni casuali.
Durante i suoi studi sul colera dei polli, notò che una coltura batterica dimenticata in laboratorio e
successivamente inoculata nei polli non causava malattia. Scoprì così che il batterio, invecchiando,
perdeva la capacità patogena pur mantenendo la capacità di stimolare una risposta immunitaria. Pasteur
definì queste colture “attenuate” e, in onore di Jenner, coniò il termine “vaccino” per indicarle.
Nel 1881, Pasteur applicò lo stesso principio all’antrace, sviluppando un vaccino trattando i batteri con
bicromato di potassio e incubandoli a temperature elevate (42–43 °C), ottenendo un ceppo attenuato.
Nel 1885, realizzò uno dei suoi esperimenti più celebri: la messa a punto del vaccino contro la rabbia.
Coltivò il virus nel sistema nervoso del coniglio, estraendo successivamente cervello e midollo spinale per
preparare l'inoculo. Somministrò il vaccino a un bambino morso da un cane infetto: il bambino non
sviluppò la malattia, confermando l’efficacia della profilassi.
La scoperta della penicillina: Alexander Fleming
Un’altra svolta nella lotta contro le infezioni arrivò nel 1928 con Alexander Fleming, batteriologo
scozzese. Durante i suoi studi sul genere Staphylococcus, notò casualmente che alcune piastre lasciate
esposte all’aria erano state contaminate da funghi. In prossimità delle colonie fungine, i batteri risultavano
trasparenti e inattivi: erano stati uccisi o inibiti.
Fleming identificò il fungo responsabile come Penicillium, e isolò nel brodo di coltura una sostanza con
forte potere antibatterico: la penicillina. Questa scoperta, inizialmente fortuita, diede inizio all’era degli
antibiotici, rivoluzionando la medicina moderna.
Il metodo scientifico e la ricerca
Queste scoperte, pur nate in parte da osservazioni casuali, si inserirono in un contesto metodologico
rigoroso chiamato metodo scientifico, che prevede fasi ben definite:
1. Identificazione di un problema.
2. Formulazione di una ipotesi.
3. Raccolta delle informazioni necessarie per verificarla.
4. Osservazione e sperimentazione.
5. Analisi dei dati.
Se l’ipotesi risultasse falsa, viene sostituita da una nuova; se, al contrario è confermata, come nel caso di
Koch si procede con ulteriori verifiche e si possono formulare ipotesi successive a partire dai risultati
ottenuti.
Questo processo, è noto come metodo ipotetico-deduttivo, ed è la base della ricerca scientifica moderna.
A coronamento di questo approccio, è significativa la citazione del premio Nobel Alexis Carrel (1912):
“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento
conducono alla verità.”
NUTRIZIONE E MICROORGANISMI - PARTE 1 SEZIONE 1:
MICROORGANISMI: PROCARIOTI VS EUCARIOTI
La microbiologia e la disciplina che studia i microrganismi, entita microscopiche prevalentemente
unicellulari.
Iniziamo analizzando i batteri e, in particolare, i criteri con cui i microrganismi vengono denominati e
classificati.
Carlo Linneo, considerato il padre della classificazione scientifica moderna degli organismi viventi, stabilì il
sistema di classificazione noto come nomenclatura binomiale, valido per tutti gli organismi viventi non
solo per i microrganismi (infatti era un botanico).
In base a questo sistema di nomenclatura il nome di ogni organismo e costituito da due termini:
1. il primo riguarda il Genere cui appartiene l’organismo,
2. il secondo riguarda l’epitopo specifico, ossia la specie.
Questi due termini possono descrivere una caratteristica dell’organismo, oppure possono avere anche
un’altra origine, possono per esempio derivare fondamentalmente dal nome dello scienziato che per primo
ha identificato e descritto quell’organismo.
Es: Escherichia coli
Escherichia → Genere
• coli → Specie
•
Nomenclatura dei microrganismi: esempi e regole
Il nome scientifico e sempre scritto in corsivo, con il primo termine (il genere) maiuscolo e il secondo (la
specie) minuscolo. Vediamo alcuni esempi utili per comprendere sia la logica dei nomi che le
caratteristiche distintive di alcuni microrganismi:
Staphylococcus aureus: si tratta di un batterio le cui colonie assumono una colorazione dorata
• (dal latino aureus = oro), che rappresenta l’elemento distintivo da cui deriva il nome specifico.
Escherichia coli: anche questo e un batterio, il cui nome deriva da Theodor Escherich, lo
• scienziato che per primo lo identifico . Il termine coli fa invece riferimento al colon, l’habitat
naturale e preferenziale di questo microrganismo nell’intestino umano.
Candida albicans: in questo caso parliamo di un fungo. Il nome albicans richiama il colore
• biancastro delle sue colonie, caratteristica che lo contraddistingue.
Questi esempi illustrano come la nomenclatura scientifica non sia arbitraria, ma spesso rifletta
caratteristiche morfologiche, funzionali o storiche legate alla scoperta o all’habitat del microrganismo.
Piccolo focus sulla classificazione degli organismi viventi e i domini
Tutti gli organismi viventi vengono oggi classificati in base a somiglianze nell’RNA ribosomiale, una
componente fondamentale per la sintesi proteica e altamente conservata nel tempo evolutivo; questa
analisi ha portato alla suddivisione della vita in tre grandi domini:
1. Bacteria
2. Archaea
3. Eukarya
I microrganismi di cui parleremo in questo corso appartengono principalmente al dominio Bacteria, ma
prenderemo in esame anche alcuni appartenenti agli Eukarya, come ad esempio i funghi (inclusi lieviti e
muffe).
Procarioti ed Eucarioti: un concetto fondamentale
Un concetto biologico chiave per comprendere la diversità degli organismi viventi è la distinzione tra
cellula procariota ed eucariota prima di osservare la cellula batterica:
Il termine Procariota deriva dal greco pro-karyon, che significa “prima del nucleo”. I procarioti
• infatti non possiedono un nucleo vero e proprio, e il loro materiale genetico è disperso nel
citoplasma.
Il termine Eucariota deriva invece da eu-karyon, ovvero “nucleo vero” o “buon nucleo”. Le cellule
• eucariote sono dotate di un nucleo delimitato da membrana e di compartimenti cellulari
specializzati (organuli).
Questo è essenziale per comprendere non solo l’evoluzione della vita, ma anche il funzionamento dei
microrganismi di interesse medico, alimentare e ambientale.
Differenze principali tra cellule procariotiche ed eucariotiche
La distinzione non riguarda soltanto la posizione del DNA, ma coinvolge anche altri aspetti strutturali e
funzionali fondamentali.
Ad esempio:
Le dimensioni: le cellule procariotiche sono in genere molto più piccole rispetto a quelle
• eucariotiche.
La modalità di divisione cellulare: nei procarioti avviene tramite fissione binaria, un processo
• semplice e diretto. Negli eucarioti, invece, avviene attraverso i piu complessi processi di mitosi
(per la crescita e il rinnovamento cellulare) e meiosi (per la formazione dei gameti).
La ricombinazione genetica sessuale: nei procarioti e assente o molto limitata, mentre negli
• eucarioti rappresenta un meccanismo fondamentale per la variabilità genetica.
Tabella comparativa: Cellula Procariotica vs Eucariotica
Caratteristica Procariote Eucariote
Organismi Batteri, Archaea Funghi, Protozoi, Piante, Animali
Nucleo Assente Presente, delimitato da membrana
nucleare
DNA Libero nel citoplasma Racchiuso nel nucleo
(nucleoide)
Dimensioni Piccole (1–5 µm) Piu grandi (10–100 µm)
Organuli membranosi Assenti Presenti (es. mitocondri, reticolo, ecc.)
Divisione cellulare Fissione binaria Mitosi o meiosi
Ricombinazione Rara o assente Presente (meiosi, fecondazione)
sessuale
Parete cellulare Presente (peptidoglicano nei Presente solo in piante e funghi (cellulosa
batteri) o chitina)
Ribosomi 70S (piu piccoli) 80S (piu grandi)
I BATTERI
Le cellule procariotiche, come i batteri presentano una struttura interna molto più semplice rispetto a
quelle eucariotiche, ma altamente efficiente e funzionale.
Non possiedono un nucleo vero e proprio: il loro materiale genetico (DNA circolare) e libero nel
citoplasma, pur essendo organizzato in una zona specifica detta nucleoide. Sono privi anche di organuli
delimitati da membrane (come mitocondri o reticolo endoplasmatico), ma possiedono ribosomi per la
sintesi proteica, una membrana plasmatica che regola gli scambi con l’ambiente esterno, e una parete
cellulare che conferisce forma e protezione.
A livello strutturale, partendo dall’interno, quindi troviamo una regione fondamentale conosciuta appunto
come Nucleoide: e la zona del citoplasma in cui si concentra il materiale genetico della cellula, ovvero
una singola molecola circolare di DNA.
Il nucleoide rappresenta il centro genetico e informativo della cellula procariotica contenente le
istruzioni necessarie alla vita e alla replicazione del microrganismo.
Questa molecola di DNA, detta anche cromosoma batterico o cromosoma a struttura circolare, e
costituita da un unico filamento di DNA a doppia elica chiuso ad anello, quindi privo di estremità
libere.
Nel citoplasma delle cellule batteriche possono essere presenti anche i plasmidi:
Molecole di DNA circolare di dimensioni piu piccole rispetto al cromosoma principale batterico.
• Dotati di autonomia replicativa, cioe si replicano indipendentemente dal DNA cromosomico.
•
I plasmidi non sono essenziali per la sopravvivenza del batterio, ma rivestono un ruolo cruciale nella sua
capacita di sopravvivenza in ambienti difficili e nella patogenicita , perche :
Spesso contengono geni che codificano per fattori di virulenza, cioe proteine che aumentano la
• capacita del batterio di causare malattie.
Possono portare fattori di resistenza agli antibiotici, rendendo i batteri piu difficili da eliminare
• con farmaci antibatterici.
Per questi motivi, i plasmidi sono elementi genetici importanti nell’adattamento e nella diffusione di
caratteristiche pericolose tra i batteri.
Per cui anche se non essenziali per la vita capiamo bene che per la patogenicita del batterio sono molto
importanti!
I ribosomi nel citoplasma batterico
Nel citoplasma delle cellule procariotiche troviamo anche i ribosomi, strutture essenziali per la sintesi
proteica.
I ribosomi sono costituiti da RNA ribosomiale (rRNA) e proteine.
• Anche nei batteri svolgono il ruolo di fabbricare le proteine secondo le istruzioni genetiche.
•
Tuttavia, i ribosomi batterici presentano alcune differenze importanti rispetto a quelli delle cellule
eucariotiche:
Hanno una dimensione più piccola e un diverso coefficiente di sedimentazione, pari a 70S
• (Svedberg), mentre i ribosomi eucariotici sono piu grandi, da 80S.
Queste caratteristiche rendono i ribosomi batterici un bersaglio specifico per molti antibiotici,
• che possono inibire la sintesi proteica batterica senza danneggiare le cellule eucariotiche
dell’ospite.
Inclusione nel citoplasma e membrana cellulare della cellula procariotica
Nel citoplasma delle cellule procariotiche si trovano anche delle inclusioni, ovvero:
Granuli contenenti nutrienti di riserva e acqua.
• L’acqua rappresenta comunque il componente principale del citoplasma in tutte le cellule.
•
A circondare il citoplasma troviamo la membrana cellulare, che e una struttura fondamentale:
Composta da un doppio strato fosfolipidico con proteine e carboidrati.
• Presenta caratteristiche specifiche rispetto a quella delle cellule eucariotiche, soprattutto per
• quanto riguarda il contenuto di steroli, che nei procarioti e generalmente assente o presente in
forme diverse.
Infatti, la membrana cellulare delle cellule procariotiche non contiene steroli come il colesterolo, tipico
delle membrane eucariotiche.
Al loro posto, sono presenti altre molecole dette opani, che probabilmente svolgono una funzione analoga
di stabilizzazione della membrana.
La funzione della membrana e ovviamente quella di protezione, di barriera di permeabilita che consente poi
gli scambi tramite diffusione o sistemi di trasporto attivo.
Ma non e soltanto una barriera, svolge anche ruoli funzionali fondamentali:
E la sede di importanti processi biosintetici, come ad esempio la sintesi della parete cellulare.
• Ospita la catena respiratoria, ovvero il sistema di reazioni chimiche che producono energia (ATP)
• attraverso la respirazione cellulare.
Questa caratteristica differisce dalle cellule eucariotiche, dove la catena respiratoria si trova invece
all’interno della membrana dei mitocondri, organelli specializzati presenti nel citoplasma.
La membrana batterica puo infine essere compromessa: dall’azione di alcoli, detergenti cationici come i sali
di ammonio quaternario e antibiotici quali la polimixina, che ne alterano l’integrita strutturale e funzionale.
Da questo deriva che, quando l’integrita della membrana batterica viene meno, il batterio perde la
capacita di:
Mantenere il gradiente ionico e l’equilibrio osmotico.
• Controllare il passaggio di molecole dentro e fuori la cellula.
• Svolgere funzioni metaboliche essenziali, poiche molte proteine di trasporto e sistemi enzimatici
• sono ancorati alla membrana.
Il risultato finale e la fuoriuscita del contenuto cellulare e la morte conseguente del batterio.
La colorazione di Gram: una tecnica differenziale per distinguere i batteri
La colorazione di Gram e un metodo fondamentale introdotto da Hans Christian Gram, che ha permesso di
distinguere i batteri in due grandi gruppi famigliari:
Gram-positivi (Gram+)
• Gram-negativi (Gram-)
•
Questa distinzione si basata sulle differenze (colorazione differenziale) nella struttura della parete
cellulare dei batteri.
In cosa consiste la colorazione di Gram? Si tratta di una colorazione differenziale, un procedimento che
utilizza due coloranti diversi in sequenza, per distinguere i batteri in base alla loro capacita di trattenere
o perdere un primo colorante.
Le fasi principali sono:
1. Applicazione del primo colorante sul vetrino: il cristal violetto, che colora tutte le cellule
batteriche.
2. Mordenzatura: si aggiunge una soluzione di iodio e ioduro di potassio, che reagisce con il cristal
violetto formando un complesso stabile, fissando il colore all’interno della cellula. Questa fase e
detta mordenzatura (cioe fissaggio del colorante).
3. Decolorazione: il vetrino viene trattato con alcool o acetone, che rimuove il colorante dalle cellule
che non riescono a trattenere il complesso violetto-iodio.
4. Seconda colorazione (ricolorazione): si applica un secondo colorante, come la safranina (di
colore rosso), che colora le cellule che sono state decolorate.
Questa tecnica permette di distinguere:
I batteri Gram-positivi, che trattengono il colorante violetto e appaiono viola o blu al microscopio.
• I batteri Gram-negativi, che si decolorano e si colorano di rosso grazie alla safranina.
•
Risultato della colorazione di Gram al microscopio
Questa semplice ma efficace distinzione consente una prima identificazione dei batteri basata sulla loro
struttura della parete cellulare, che sarà approfondita nelle lezioni successive.
Il diverso esito alla colorazione di Gram, e direttamente riconducibile alla differente struttura della
parete cellulare dei due principali gruppi di batteri: Gram-positivi (Gram+) e Gram-negativi (Gram-).
La differenza piu rilevante riguarda la quantità e lo spessore del peptidoglicano (o mureina), un
importante polimero che conferisce rigidita e protezione alla cellula batterica:
Nei batteri Gram-positivi, il peptidoglicano e presente in grande quantità, costituendo fino al
• 90% del peso secco della parete cellulare.
Nei batteri Gram-negativi, invece, il peptidoglicano e molto più sottile, rappresentando solo circa
• il 10% del peso secco.
Questa importante differenza strutturale e cio che determina la capacità o meno di trattenere il cristal
violetto durante la procedura di colorazione di Gram.
Continuiamo quindi con la struttura dei batteri sottoposti a colorazione di Gram…
La parete cellulare rappresenta l’elemento fondamentale della struttura batterica.
Essa costit
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