Corso di laurea magistrale a ciclo unico in
GIURISPRUDENZA
Corso di
CRIMINOLOGIA
Docente
FRANCESCO CINGARI
1° SEMESTRE
ANNO ACCADEMICO 2025/2026
Corso di
CRIMINOLOGIA
Appunti delle lezioni
Parte I
LA STORIA DELLA
CRIMINOLOGIA
E LE TEORIE
CRIMINOLOGICHE
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Corso di
CRIMINOLOGIA
Appunti delle lezioni
Capitolo 1
LA STORIA DELLA
CRIMINOLOGIA
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1.1. L’OGGETTO DI STUDIO DELLA CRIMINOLOGIA
L’OGGETTO DI STUDIO E L’INTERESSE PER IL CRIMINE
L’oggetto di studio della criminologia e l’interesse per il crimine
Qual è l’oggetto della criminologia? L’oggetto della criminologia è il male, il crimine, il crimine come male. Su
che cos’è il male noi non ci interrogheremo tanto. È un tema di filosofia. Per alcuni filosofi, il male è il non essere;
per altri, è qualcosa che si concepisce solo in contrapposizione al bene. E si potrebbe continuare. Noi dobbiamo
partire dall’idea che il male è un disvalore, un qualcosa di negativo in contrapposizione a qualcosa di positivo
per la società. In sostanza, il crimine che noi studiamo va inteso come ciò che è negativo per la società, che fa
male alla società e alla convivenza civile. Il crimine sono quei fatti antisociali perché vanno contro quelle regole
sociali condivise che si pensa siano fondamentali, necessarie e funzionali a garantire la convivenza civile. Ecco
qual è il rapporto tra male e crimine: sono fatti e comportamenti umani che fanno del male alla società. Questo
è l’oggetto della criminologia. Noi studieremo questo. Non studieremo norme, ma fatti e comportamenti cha
hanno questa caratteristica: sono malvagi e criminali perché offendono valori e cose positive per la società. Il
male / crimine di cui si interessa la criminologia interessa da sempre gli esseri umani. Da cosa lo possiamo
dedurre? Nonostante si stia parlando di male, questo argomento interessa gli esseri umani. Ma perché? Perché:
➢ C’è tanta letteratura sul crimine (nel tempo sono state realizzate varie opere letterarie sul crimine);
➢ Tutti i palinsesti televisivi riportano una quantità enorme di trasmissioni televisive che si occupano del
crimine. Perché ci sono queste trasmissioni sul crimine in grande quantità? La tematica attrae il pubblico.
Anche la contemporaneità ci dice che il crimine, che questi fatti malvagi, interessano le persone. Non esisterebbe
tutta questa attenzione quasi morbosa alla cronaca nera se non ci fosse interesse. Ma perché c’è questo
interesse? Perché da sempre le persone sono interessate al crimine? Quali sono le ragioni? Come mai il male /
crimine (che fa male alla società) attrae? Le risposte razionali sono diverse:
➢ Come diceva Seneca, noi, in fondo, abbiamo una componente sadica che viene soddisfatta dalla visione di
cose terribili, di esecuzioni anche capitali e di crimini. Da questo punto di vista, potrebbe essere spiegato
questo interesse per il male e per il crimine.
➢ La visione e la riflessione, nonché l’occuparsi del male e del crimine, può rappresentare uno strumento di
esorcizzazione del crimine, di allontanamento dello stesso. Conoscere, interrogarsi ed occuparsi del crimine
può essere uno strumento per allontanare da noi il male, per esorcizzarne tutte le componenti negative. Può
essere un atteggiamento psicologico.
➢ Il male è un comportamento antisociale: il crimine fa male alla società e rappresenta una violazione di regole
sociali. Il male rappresenta anche un atto di ribellione alle regole sociali. Da un punto di vista psicologico,
può rappresentare una sorta di atto di ribellione. Per alcuni, può essere questa la ragione della fascinazione.
➢ Osservare il male che altri hanno fatto può essere un modo per soddisfare le proprie pulsioni criminali
latenti: guardo il male fatto dagli altri e soddisfo le mie pulsioni criminali.
➢ Soprattutto se pensiamo all’interesse contemporaneo per la criminalità e alla cronaca nera, viene fuori
l’esigenza di soddisfare un interesse ludico. Guardare la rappresentazione mediatica del crimine può anche
diventare un gioco: scoprire l’assassino, capire chi è il responsabile, se è colpevole o no la persona oggetto
di quell’indagine. Giochiamo a fare i giudici, gli inquirenti, i poliziotti e gli avvocati. Il problema nasce dal fatto
che chi ha questo interesse per il crimine soddisfa il proprio interesse ludico sulla pelle dell’indagato /
imputato in carne ed ossa.
Diversi modi di approccio al crimine
L’oggetto della criminologia, dunque, non sono norme, ma è il crimine come fatto antisociale, come fatto che fa
male e che danneggia la società. In che modo la criminologia studia il crimine? Da che punto di vista lo studia?
La criminologia si occupa del crimine sotto alcuni precisi angoli visuali:
➢ Criminologia descrittiva (1° modo di approccio al crimine) -> la criminologia si pone l’obiettivo di descrivere
il crimine, ossia di individuare quanto di un certo crimine c’è in una determinata comunità e in che forme
questo crimine si manifesta. È l’approccio della criminologia descrittiva. L’obiettivo è quello di capire se c’è
in un determinato territorio quel crimine, quanto ce ne è eventualmente e in che modo particolari si
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manifesta. Es: c’è la corruzione in Italia? C’è la violenza di genere in Italia? Una volta che l’indagine
criminologica risponde di sì (si sono verificati fatti di questo tipo in questo territorio), si va a vedere quanti
ce ne è. Poi si cerca di capire quali sono le forme di manifestazione. Che tipo di corruzione c’è? Che tipo di
violenza di genere c’è? In base a questo primo approccio criminologico si studiano i fenomeni criminologici
dal punto di vista estrinseco: si vede se c’è il crimine, quanto crimine c’è e le modalità della sua
manifestazione. È un primo approccio criminologico.
➢ Criminologia eziologica (2° modo di approccio al crimine) -> la criminologia si pone il problema del rapporto
tra l’autore e il fatto criminoso. La criminologia si interessa del crimine perché le interessa vedere in che
rapporto sta il crimine con gli autori. Lo scopo è vedere quali sono le cause della criminalità. Ecco perché si
parla di criminologia eziologica. La domanda cui si vuole rispondere la criminologia eziologica è perché alcuni
uomini compiono il male. Ecco che si cercano i nessi tra uomo e crimine.
➢ Pena (3° modo di approccio al crimine) -> quali sono gli effetti sulla società del male e del crimine? Come
reagisce la società nella quale i crimini vengono fatti di fronte al crimine? In questa prospettiva, l’oggetto di
studio è fondamentalmente la pena. La pena / punizione è sempre stato lo strumento di reazione della
società al crimine. È stata da sempre lo strumento che ha utilizzato la società per reagire a fatti malvagi e
offensivi per la tenuta della società. Con questo approccio, l’attenzione si sposta dall’autore alla pena. Se ci
dobbiamo interrogare su questa reazione sociale al crimine lo faremo non in termini prescrittivi (a cosa serve
la pena), ma in termini criminologici (cosa rappresenta nella realtà e a che serve nella realtà la pena
criminale? Qual è la funzione di questo tipo di reazione sociale al crimine?). La prospettiva normativa (diritto
penale) evidenzia le funzioni che l’ordinamento vuole che la pena abbia (le funzioni che deve avere la pena);
la prospettiva criminologia, sulla quale lavoreremo, evidenzia la funzione che nella realtà la pena è in grado
di svolgere come strumento di reazione sociale. La criminologia non è una scienza normativa, ma è una
scienza che studia i fatti. Il carcere svolge realmente funzione rieducativa? La pena è in grado di svolgere la
funzione di prevenzione generale (funzione che la costituzione riconosce alla pena)? È plausibile pensare
che la pena criminale, come strumento di reazione sociale al crimine, svolge questa funzione? Oppure è una
convinzione che non riesce ad essere dimostrata empiricamente? La pena, per come viene concretamente
eseguita, è in grado di svolgere qualche altra funzione rispetto a quelle normative (es: stabilizzazione sociale,
soddisfazione di bisogni punitivi che nascono nella società in conseguenza al reato / crimine commesso). È
possibile affermare che quando si verifica un fatto criminoso nella società o in parte di essa nascano bisogni
puntivi talmente forti da essere soddisfatti con il sacrificio e la sofferenza di chi ha commesso il crimine?
➢ Vittimologia (4° modo di approccio al crimine) -> per lungo tempo, nella storia della criminologia il crimine
è stato studiato cercando i nessi tra crimine e autore. A un certo punto della storia della criminologia è nato
un filone, la vittimologia, che si occupa invece di studiare i nessi tra crimine / fatto malvagio / fatto che fa
male e vittima (=soggetto che subisce il male). È un approccio più recente, che oggi può sembrare quasi
scontato. Siamo in pieno ‘900. La vittima centra qualcosa con il crimine? Taluni fattori predispongono
determinati soggetti ad essere vittime di reati? Quali sono gli effetti psicologici che il crimine ha nei confronti
della vittima? Quando un soggetto subisce un reato si ha una reazione da parte dello Stato: individuare il
responsabile ed irrogargli la pena prevista mediante un giusto processo. Tutto questo lo Stato lo fa per
esigenze di prevenzione generale e speciale. In tutto questo schema logico c’è un soggetto assente: la vittima
in carne ed ossa. La vittimologia cerca allora di capire quali sono gli effetti psicologici del reato sulla vittima.
La vittimologia si interroga sulla vittima. Qual crimine che effetti ha avuto sulla vittima in carne ed ossa? È
stata sufficiente per la vittima la pena per l’autore? Torna tutto apposta se la vittima ha visto e riconosciuto
come responsabile l’autore del crimine e lo ha visto punire? È sufficiente questo per soddisfare i bisogni della
vittima di un crimine? Ecco che la vittimologia cerca di lavorare su questo aspetto per capire se la pena
(=strumento di reazione sociale al crimine) può essere in grado di soddisfare e poi ripristinare ciò che il
crimine ha rotto e danneggiato alla singola vittima.
Questi sono i principali approcci della criminologia al crimine. Si tratta di approcci diversi, che rispondono a
domande a diverse:
➢ Criminologica descrittiva -> quanto crimine c’è? Che tipo di crimine è?
➢ Criminologia eziologica -> perché si delinque? Perché esiste il crimine?
➢ Pena -> a che serve la pena come strumento di reazione al crimine nella realtà in un dato contesto sociale?
➢ Vittimologia -> quali sono gli effetti che il crimine ha sul singolo che va a subire il fatto malvagio?
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CRIMINOLOGIA VS ALTRE SCIENZE CRIMINALI
Criminologia vs altre scienze criminali
Sia la criminologia che le altre scienze criminali si occupano di crimine in modo scientifico. Quali sono queste
altre scienze criminali? C’è un rapporto di strumentalità tra criminologia e queste scienze?
➢ La politica criminale -> si occupa del crimine, di ciò che fa male alla società (rompe con le regole sociali
condivise considerate fondamentali per avere una convivenza). La politica criminale serve a stabilire, in un
determinato contesto sociale, qual è il crimine e quale non lo è, cosa è criminale e cosa non lo è. Non è più
una scienza empirica, ma politica. La politica criminale è quell’attività attraverso la quale si decide qual è il
bene e qual è il male, quali sono i valori e quali sono i disvalori. La politica criminale è quell’attività nella
quale si concretizza il diritto penale che abbiamo studiato. Es: l’art. 575 c.p. (Chiunque cagiona la morte di
un uomo è punito…) è la cristallizzazione di una scelta di politica criminale, che consiste nell’avere stabilito
che offendere la vita è un disvalore. Dunque, rovesciando il concetto, la scelta di politica criminale è quella
che dice “la vita è un valore e nessuno la può offendere”; è l’individuazione di una griglia di valori su cui si
fonda la società e correlativamente di disvalori. La politica criminale presuppone l’esistenza di valori. È una
scienza assiologica: mira a stabilire quali sono i valori da tutelare perché importanti per la società ed
individua le strategie di contrasto al male / disvalore / crimine. Prima di tutto, la politica criminale decide
cos’è crimine (es: omicidio, furto, rapina): si ritiene che vita, patrimonio e libertà di autodeterminazione delle
persone sia un valore. A quel punto, la politica criminale stabilisce le modalità / strategie di contrasto a questi
fenomeni criminosi. La politica criminale ha tante strade:
• La repressione penale: usare la pena come strumento per contrastare il crimine;
• Strategie di tipo sociale (es: intervento sociale) -> se ci sono tanti furti, può darsi che al reato si
affianchino dei programmi volti ad elevare il livello economico di quella comunità, che non riesce a vivere
in pace se non commettendo furti e rapine.
Il modo di approcciarsi al crimine non è solo la repressione penale. Nella politica criminale rientrano tutti
quegli strumenti sociali che possono avere una funzione di deterrenza e di prevenzione del crimine. Es:
fenomeno criminale della violenza di genere nei confronti della donna. Dal punto di vista quantitativo, la
criminologia ci dice che il fenomeno è serio e preoccupante. La politica criminale ci dice che c’è il bene vita
e qualcos’altro offeso da questo fenomeno. Bisogna poi tracciare strategie di contrasto: rafforzare la
repressione penale di questo fenomeno (es: l’introduzione di nuovi reati, l’innalzamento delle pene) o
interventi culturali, volti a intervenire su fattori culturali alla base del fenomeno criminale. La vediamo già la
differenza con la criminologia. A questa non interessa stabilire cosa è criminale e cosa non lo è. Essa lavora
già sul fato crimine non nella prospettiva di trovare soluzioni al crimine. La criminologia studia il perché c’è
il crimine, quali sono gli effetti sulla vittima, qual è l’effetto della punizione, quanto crimine c’è e come si
manifesta. È diverso. Certamente, però, la criminologia è utilissima per la politica criminale. Proprio perché
mira a rispondere a domande diverse rispetto alla politica criminale, la criminologia è in un rapporto
strettissimo con la politica criminale. Proprio perché si interroga sulle cause del crimine, su quanto crimine
c’è, su come si manifesta il crimine e sui reali effetti del crimine sulla vittima, il sapere criminologico è
pregiudiziale / necessario per la politica criminale. Solo così essa può essere razionalmente fondata. Il sapere
criminologico è il presupposto di razionalità di una scelta di politica criminale. Es: se voglio creare una
strategia di contrasto a un crimine utile realmente alla società non posso prescindere dal sapere
criminologico. Non posso prescindere da quali sono le cause di quel crimine, quali sono le forme di
manifestazione, quali sono gli effetti sulle vittime e qual è l’effetto della pena. Se io faccio politica criminale
sganciandomi dal sapere criminologico, la politica criminale che faccio è inutile razionalmente. È ideologia e
non è razionalmente fondata. Se scegliamo, a livello di politica criminale, che un fatto umano è criminale (e
quindi scegliamo di punirlo perché lo consideriamo disvalore), è chiaro che se quel fatto esiste nella società
realmente in una certa quantità quella scelta può essere razionalmente fondata. Ma se quel fatto che si
incrimina nella società non esiste o esiste in maniera episodica o esiste secondo forme di manifestazione
che non fanno male a nessuna, è chiaro che criminalizzare quel fatto diventa una scelta ideologica. Il sapere
criminologico serve a rendere le scelte di politica criminale delle scelte razionali, utili razionalmente, che non
soddisfano la pancia degli individui. Quando costruiamo una strategia criminale per contrastare un crimine
dobbiamo vedere se quella pena è in grado di avere effetto deterrente. La risposta a questa domanda ce lo
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dà solo la criminologia. In sostanza, la politica criminale fatta senza approccio criminologico rischia di
diventare semplicemente ideologica. Più le scelte di politica criminale sono radicate in indagini di tipo
criminologico più sarà una scelta razionale per la parte che riguarda la strategia di contrasto al crimine.
➢ Il diritto penale (sostanziale e processuale) -> il diritto penale è la cristallizzazione / concretizzazione delle
scelte di politica criminale. La criminologia è utilissima per vedere se effettivamente quel reato serve come
deterrente o non serve come deterrente rispetto al crimine, se ha una funzione oppure no. La criminologia
ci dice se quel reato è munito di una pena adeguata a contrastare quel fenomeno criminoso oppure no. Es:
l’immigrazione clandestina (prevista dal TU Immigrazione) punisce con una sanzione pecuniaria chiunque
soggiorna o fa ingresso nel territorio nazionale senza il permesso che ci vuole. La pena scelta dal nostro
legislatore è dunque una sanzione pecuniaria. Questo tipo di reato è frutto di una scelta di politica criminale:
si è pensato che sia un disvalore entrare nel territorio nazionale senza l’autorizzazione. Si è pensato anche
che per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina ci mettiamo un reato. Dal punto di vista
cr
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