VENTESIMA LEZIONE: 13/11/2023
L’ultima lezione abbiamo visto la trasmissione dell’impulso nervoso lungo gli
assoni a partire dal singolo pirenoforo e oggi vediamo cosa avviene
all’estremità dell’assone.
L’impulso nervoso è trasmesso da cellula a cellula a livello di siti
specializzati di contatto: le sinapsi. La maggior parte
dei neuroni nei mammiferi instaura delle sinapsi di
tipo chimico, ovvero collegamenti di trasporto
dell’impulso nervoso che non presentano un vero e
proprio contatto, ma è più semplice definirlo come una
stretta vicinanza tra membrane che può portare al
trasporto dell’informazione; altri tipi di sinapsi
instaurano invece un vero e proprio contatto diretto
tra citoplasmi di cellule nervose adiacenti e queste
vengono definite sinapsi elettriche (o di tipo
elettrico).
Parlando sempre delle sinapsi chimiche, esse funzionano attraverso bottoni
sinaptici, ovvero i siti che maggiormente si avvicinano alla cellula (nervosa,
secernente, muscolare o sensoriale che essa sia) a cui deve essere trasmesso
l’impulso. Nel bottone sinaptico vi sono tantissime vescicole sinaptiche,
delimitate da membrana e contenenti una sostanza liquida chiamato
neurotrasmettitore; esse si ammassano nel terminale del bottone sinaptico,
il quale si trova molto vicino alla membrana di un’altra cellula (lo spazio interno
tra le 2 cellule si chiama
fessura sinaptica ed è
largo circa 20-50 nm), e
trasmettono la
variazione di potenziale
(potenziale d’azione)
proprio grazie ai
neurotrasmettitori.
Quando il segnale
elettrico arriva al livello della membrana pre-sinaptica del bottone sinaptico
(ovvero la membrana della cellula che fornisce l’impulso), cominciano ad aprirsi
dei canali a controllo voltaico (canali per gli ioni Ca ), facendo così entrare
2+
dall’esterno degli ioni Ca (essi riescono ad entrare facilmente proprio grazie al
2+
fatto che esternamente la concentrazione è di tre ordini di grandezza più
grande dell’interno). Grazie quindi a questo spostamento di ioni, le vescicole
sinaptiche riescono a fondere la loro membrana con quella del bottone
sinaptico (membrana pre-sinaptica) e le molecole di neurotrasmettitore
vengono dunque esocitate ed espulse nella fessura sinaptica. A questo punto,
nella membrana post-sinaptica (membrana della cellula che riceverà
l’impulso) sono presenti dei recettori in grado di rilevare il neurotrasmettitore e
di attivare delle proteine di trasporto a controllo di ligando, le quali si aprono
istantaneamente e avviano la depolarizzazione, ovvero l’ingresso di ioni nella
membrana post-sinaptica e la trasmissione del potenziale d’azione. Alla fine, il
neurotrasmettitore si scollega dalla proteina di trasporto a controllo di ligando e
può essere rimosso dalla fessura sinaptica in 3 maniere: esso può diffondere
all’esterno della fessura grazie all’intervento degli astrociti (usando un
gradiente di concentrazione), può essere riassorbito per pinocitosi dal bottone
sinaptico e stipato come vescicola oppure può essere idrolizzato attraverso
degli enzimi localizzati sulla fessura sinaptica.
Esistono 2 tipi principali di neurotrasmettitori:
- NEUROTRASMETTITORI ECCITATORI: questi neurotrasmettitori sono in
grado di depolarizzare la cellula post-sinaptica (attivano la cellula
nervosa, fanno contrarre la cellula muscolare o secernere liquido la
cellula secernente) e di esempi abbiamo l’acetilcolina e il glutammato.
I loro recettori sono canali cationici (Na , K , Ca ) controllati da ligando;
+ + 2+
- NEUROTRASMETTITORI INIBITORI: questi neurotrasmettitori sono in
grado di iperpolarizzare la cellula post-sinaptica, abbassando la
probabilità che nella cellula post-sinaptica si generi un potenziale
d’azione (controllano e abbassano l’attività di cellule nervose, muscolari
e secernenti) e di esempi abbiamo l’acido e la
-amminobutirrico
glicina.
Una sinapsi abbastanza comune è la giunzione o
sinapsi neuromuscolare o placca motrice,
ovvero una sinapsi chimica specializzata che si
stabilisce tra un neurone e una cellula muscolare
striata scheletrica. In questo tipo di sinapsi è
visibile l’assone che sfiocca in molteplici
terminali assonici, con tanto di bottoni sinaptici e
collegamenti utili per la trasmissione della
variazione di potenziale.
Il recettore dell’acetilcolina, presente in questo tipo di giunzioni, è una
struttura che tiene aperto il canale (facendo in particolare entrare Na ) finché
+
la concentrazione del neurotrasmettitore non si è sufficientemente abbassata
per idrolisi da parte dell’enzima acetilcolinesterasi, posto nello spazio
intersinaptico della giunzione neuromuscolare. Alcuni insetticidi si basano
proprio sull’attivare permanentemente l’acetilcolinesterasi, obbligando la
cellula muscolare ad una continua contrazione e impedendo così la
respirazione cellulare.
SISTEMA DI ENDOMEMBRANE
La sintesi di quasi tutte le proteine inizia sui ribosomi del citosol; il loro destino
successivo dipende dalla loro sequenza amminoacidica, che può contenere
segnali di smistamento, i quali indicano dove quella particolare proteina
dovrà essere posizionata al fine di compiere il suo compito all’interno della
cellula, in grado di dirigere il trasporto di tali proteine in organelli o membrane
specifiche. I segnali di smistamento sono, a loro volta, riconosciuti in maniera
specifica da recettori di smistamento complementare. C’è da dire però
che la maggior parte delle proteine neosintetizzate non ha alcun segnale di
smistamento e quindi rimane permanentemente nel citosol, completando
dunque il suo intero percorso di vita all’interno del liquido citosolico.
Le proteine che presentano un segnale di smistamento per il nucleo o per vari
organelli interni della cellula, ovvero mitocondri, perossisomi, cloroplasti e altri
plastidi, vengono completamente sintetizzate dai ribosomi citosolici assieme a
quelle che non hanno segnale, mentre quelle che hanno dei segnali di
smistamento differenti vengono trasportate durante la loro sintetizzazione
verso il reticolo endoplasmatico ruvido e posizionate (a concludere la loro
sintetizzazione) nelle cisterne di questa struttura intracellulare. Finita la
sintetizzazione, le proteine vengono impacchettate in vescicole che fuoriescono
dalle cisterne del RER e si dirigono verso l’apparato di Golgi, il quale
modificherà le proteine per il tipo di compito che avranno e, sempre per
gemmazione, le invierà verso la loro destinazione finale. Questa ultima
destinazione può essere direttamente l’apparato di Golgi, la matrice
extracellulare (trasportate da vescicole di secrezione), enzimi (trasportati
dai lisosomi, organelli digestivi delle cellule animali) e altre proteine che si
inseriranno poi nella membrana plasmatica. Le vescicole che manderanno
proteine verso l’esterno della membrana si fonderanno poi con la membrana
plasmatica della cellula stessa.
TUTTE LE PROTEINE PRESENTI NEL NUCLEO SONO TUTTE SINTETIZZATE DAI
RIBOSOMI E DAI POLIROBOSOMI CITOSOLICI.
Le proteine che possiedono un segnale di smistamento sono trasportate alla
loro destinazione attraverso 3 differenti meccanismi:
1-TRASPORTO ATTRAVERSO PORI NUCLEARI
I pori nucleari funzionano come barriere selettive
che permettono il trasporto attivo di macromolecole
specifiche dal citosol esterno al liquido interno al
nucleo, senza ostacolare la diffusione semplice di
molecole più piccole (≤ 20-25 KDa). La quantità di
pori nucleari presenti nella cellula varia in base al
tipo di organismo e al tipo di metabolismo che in
quel preciso momento la cellula possiede (se è
quiescente potrebbe avere pochi pori nucleari,
mentre se è attiva metabolicamente potrebbe
averne molti di più). Le 2 membrane nucleari
(esterna e interna) hanno uno spazio tra le 2
chiamato spazio perinucleare ed esso è
direttamente connesso con le cisterne del RER (sarebbe più giusto dire che il
reticolo endoplasmatico ruvido è
direttamente connesso con la
membrana nucleare esterna, a
cui sono legati diversi ribosomi).
A ridosso della membrana nucleare interna si trova la lamina nucleare,
struttura citoscheletrica formata da un reticolo di strutture filamentose presenti
nella superficie interna della membrana luminale del nucleo.
Nel poro si trova il complesso del poro nucleare (NPC), ovvero varie
proteine di diverso tipo che si dispongono a simmetria ottamerica. Queste
proteine sono chiamate colonnari, le quali si dispongono perpendicolarmente
alla membrana e delimitano il poro; a queste si collegano altre proteine di tipo
globulare, che si associano al versante o citosolico o nucleare del poro, e altre
ancora di ancoraggio, le quali agganciano il complesso del poro nucleare alla
membrana. Dalle proteine citosoliche globulari si allungano altre proteine
fibrose che formano delle fibrille, le quali ondeggiano nel citosol, da quelle
globulari del nucleoplasma invece fuoriescono
altre proteine che non si muovono e sono
bloccate da una struttura ad anello (il
cosiddetto canestro). Tra il centro
trasportatore, il quale regola il trasporto
attivo delle macromolecole attraverso il poro
nucleare, e il perimetro del poro ci sono sottili
canali idrofili sempre aperti attraverso cui
diffondono liberamente piccole molecole.
La lamina nucleare, ovvero un reticolo
bidimensionale che contribuisce sia al sostegno dell’involucro nucleare sia
all’organizzazione e distribuzione della cromatina (territori cromosomici), è
formata da delle lamìne nucleari, ovvero delle particolari proteine
citoscheletriche appartenenti al gruppo V dei filamenti intermedi, e contiene
diverse proteine integrali che causano interazioni utili al fine di svolgere
quelle funzioni, citate sopra, che normalmente la lamina nucleare deve portare
a termine.
Nelle cellule animali, ciascun complesso del poro nucleare ha un diametro
esterno di circa 120 nm, una massa molecolare stimata di circa 125 milioni di
Da ed è composto da circa 30 proteine diverse chiamate nucleoporine,
presenti in copie multiple e disposte in una perfetta
simmetria ottagonale.
All’interno del poro ci sono delle maglie formate da
catene polipeptidiche chiamate reticolo o groviglio di
maglie, in grado di impedire a determinate
macromolecole di grosse dimensione di entrare all’interno
del nucleo (i canali idrofili interni si formano proprio tra le
maglie di questo groviglio). Le maglie si possono dilatare
quando devono essere trasportate attivamente particolari
strutture molecolari. Per diffusione semplice possono
passare solo molecole idrosolubili che non abbiano una
massa maggiore ai 20-25 KDa.
Sono trasportate attivamente dal citosol al nucleo proteine istoniche e
non istoniche, proteine per la sintetizzazione, trascrizione, riparazione
e regolazione del DNA, mentre vengono fatti fuoriuscire tutti i tipi di
RNA (mRNA, tRNA e rRNA).
Questi tipi di trasporto sono tutti di tipologia attiva e solo per quanto riguarda
alcuni nucleosidi, molecole piccole e acqua vi è una diffusione semplice. Il
recettore di importazione nucleare citosolico (importina) si lega al segnale di
localizzazione nucleare sulla proteina destinata al nucleo, il
complesso è guidato attraverso il poro dalle fibrille
citosoliche e il recettore con la proteina da importare
penetra nel nucleo, rilascia la proteina e poi torna nel
citoplasma. Questo tipo di processo consuma energia
(processo endoergonico) che è fornita dall’idrolisi di GTP
in GDP, catalizzata da una proteina chiamata Ran. Le
fibrille del poro che si muovono riescono ad incanalare il
complesso di importina e proteina, il groviglio si dilata e
permette l’entrata del complesso. Dopo aver fatto entrare
la proteina, l’importina riacquisisce un gruppo fosfato
(diventa di nuovo RanGTP e il tutto fa sganciare la proteina
dall’importina) e fuoriesce da un altro poro. Le esportine
invece svolgono lo stesso identico processo, solo che loro
reagendo con RanGTP acquisiscono la proteina, mentre
reagendo con RanGDP la rilasciano e ne permettono la
fuoriuscita dal nucleo.
Le grosse strutture che passano attraverso i complessi del
poro lo fanno senza variare la loro conformazione durante il viaggio.
2-TRASPORTO TRANSMEMBRANA CON TRASLOCATORI PROTEICI
Per entrare nel RER, nei mitocondri, nei perossisomi e
nei plastidi delle cellule vegetali attraverso
traslocatori proteici, le proteine devono cambiare
conformazione e distendersi, per poi riprendere la
loro conformazione nativa una volta raggiunta la
destinazione finale. Organelli in cui le proteine devono
essere trasferite in questo modo
sono i mitocondri: grazie al loro
genoma autonomo, i
mitocondri, assieme ai cloroplasti
e ai plastidi delle cellule vegetali,
sono in grado di sintetizzare circa
l’1% delle loro proteine (il restante 99% è sintetizzato nel
citosol e poi importato in questi organuli). Il mitocondrio di
per sé possiede 2 membrane, una esterna, più
permeabile, e una interna, più selettiva, e uno spazio tra
le 2 (intermembrana). I precursori delle proteine
mitocondriali non si ripiegano nelle loro strutture native
dopo essere stati sintetizzati nel citosol, ma rimangono distesi grazie
all’interazione con proteine chaperone (famiglia Hsp70) e con proteine
specifiche per i precursori mitocondriali, che si legano alle loro sequenze
segnale.
VENTUNESIMA LEZIONE: 14/11/2023 �
MITOCONDRI
Stavamo parlando di come vengono trasportate le proteine all’interno dei
mitocondri. I mitocondri hanno tutti gli enzimi necessari per la replicazione,
la trascrizione e la traduzione del loro DNA e quindi possono riprodurre l’1%
delle loro proteine, il restante quantitativo viene riprodotto dal resto
dell’organismo. Al fine di far entrare le catene polipeptidiche nei mitocondri, le
proteine chaperone citosoliche
modificano la proteina rendendola lineare e
collegandola ad un recettore associato al
traslocatore esterno di membrana,
chiamato anche TOM. Quando il
traslocatore sulla membrana esterna si
trasferisce sulla membrana al fine di essere
in corrispondenza di un traslocatore della
membrana interna, il traslocatore interno,
chiamato TIM23, crea un sito di contatto
con il traslocatore esterno e fa fluire
all’interno della matrice mitocondriale la
proteina interessata con la sequenza
amminoacidica di smistamento, ovvero la
sequenza che indicava il punto in cui quella
specifica proteina doveva recarsi nella
cellula. All’interno della matrice mitocondriale poi la proteina riprenderà la sua
conformazione nativa grazie alle Hsp70 e Hsp60 e perderà la sequenza di
smistamento. La traslocazione delle proteine attraverso la membrana
mitocondriale è mediata da complessi proteici multisubunità detti canali di
traslocazione: qua si parla di TOM e di TIM, ma non sono le uniche proteine
che intervengono nel trasporto delle proteine all’interno e all’esterno
dell’organello mitocondriale, ve ne sono molte altre. Inoltre, in base a dove
dovranno svolgere la loro funzione, le proteine vengono traslocate da diverse
strutture di trasporto (traslocatori) presenti sulla membrana intracellulare.
RETICOLO ENDOPLASMATICO RE
Il reticolo endoplasmatico rappresenta il
sistema di endomembrane più esteso delle cellule
eucariotiche, costituito da 2 componenti continue
l’una nell’altra e che varia di dimensioni a seconda del tipo di cellula. Le 2
effettive parti sono:
RETICOLO ENDOPLASMATICO RUVIDO: un reticolo costituito da una
serie di cisterne appiattite collegate le une alle altre (in realtà la porzione
più interna di queste cisterne è in continuità con la membrana nucleare
esterna) e sulle sue membrane sono associati ribosomi e poliribosomi
(collegati sempre grazie alla subunità maggiore, quella minore è sempre
rivolta verso il citosol).
- RETICOLO ENDOPLASMATICO LISCIO: un reticolo in continuità,
come già detto, con il RER, sempre costituito da piccole cisterne
appiattite, ma assente di tutti i ribosomi che invece sono presenti
sull’altra parte del reticolo endoplasmatico.
RETICOLO ENDOPLASMATICO LISCIO
Le principali funzioni del REL riguardano:
- SINTESI DEI FOSFOLIPIDI: esso
sintetizza i fosfolipidi delle
membrane biologiche di tutta la
cellula, creati da particolari enzimi
presenti nella membrana come
proteine integrali del REL e
distribuiti (i fosfolipidi) attraverso
vescicole che aumentano la
grandezza della membrana plasmatica e intracellulare (tranne la
propria membrana, la quale viene sintetizzata dal RER);
- SINTESI DEL COLESTEROLO: il quale viene principalmente
sintetizzato in epatociti;
- SINTESTI DEGLI ORMONI STEROIDEI: svolta da cellule endocrine
delle ghiandole surrenali (cortisolo) e delle gonadi (testosterone nei
testicoli ed estrogeni nelle ovaie);
- DETOSSIFICAZIONE DELLE SOSTANZE NOCIVE (per esempio alcol,
farmaci, droghe, insetticidi ed inquinanti): nel quale vengono eliminate
queste sostanze mediante reazione di idrossilazione, sempre negli
epatociti;
- METABOLISMO DEI CARBOIDRATI: azione che avviene soprattutto
sempre negli epatociti e in cui avviene la degradazione del glicogeno
(o ovviamente la sua formazione nel caso si ha del glicogeno in
eccesso);
- IMMAGAZZINAMENTO DEL CALCIO: azione svolta nelle cellule
muscolari striate scheletriche e cardiache, sorta al fine di dare l’avvio
alla contrazione muscolare. Proprio qua dentro vengono trasferiti ioni
calcio attraverso un trasporto attivo ATPasico che viene chiamata
calsequestrina (o la borsa o la vita!!!).
Per la sintesi dei fosfolipidi il REL collega 2 acidi grassi, legati al
CoA, con un glicerolo-3-fosfato, il quale porta alla formazione del
fosfolipide più semp
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