VENTITREESIMA LEZIONE: 20/11/2023
ENDOCITOSI MEDIATA DA RECETTORI
L’endocitosi mediata da recettori è
anche detta clatrina-dipendente
poiché le vescicole che si
creano sono rivestite dalla proteina
clatrina; un meccanismo di trasporto
vescicolare con cui la maggior parte delle
cellule animali ingloba le
macromolecole. Per ogni
macromolecola da inglobare saranno
presenti, sulla membrana plasmatica
delle cellule interessate, dei recettori
specifici: ad esempio recettori per
ormoni, fattori di crescita, enzimi,
proteine plasmatiche, colesterolo,
anticorpi e addirittura recettori per
tossine batteriche e particelle virali.
I recettori sono sempre proteine
transmembrana ed ogni recettore è specializzato per un
preciso ligando; quando il ligando si lega al recettore nel sito attivo, le varie
molecole del recettore si avvicinano tra loro e si raggruppano in una regione
della membrana che si invagina verso l'interno della cellula, creando una
cosiddetta fossetta. Il lato citosolico della membrana è legato ad una proteina
adattatrice, chiamata adaptina, a cui si legano molecole di clatrina e che
porta alla formazione di una fossetta rivestita (proprio grazie all’intervento
della clatrina). La fossetta diventa pian piano sempre più evidente e la porzione
apicale della vescicola si restringe; a livello del restringimento apicale si lega la
proteina dinamina, la quale si attorciglia attorno a questo
restringimento, idrolizza GTP e ottiene l’energia
necessaria al fine di stringere la cintura superiore e far
staccare la vescicola all’interno della cellula. Si forma
dunque una vescicola (con proteine adattatrici) rivestita di
clatrina sul lato citosolico e, appena la vescicola si
allontana dalla membrana plasmatica, perde questo
rivestimento esterno, il quale viene riciclato dalla cellula al
fine di riutilizzarlo proprio per la produzione di un'altra
vescicola di questo tipo.
Spostandosi all’interno del citoplasma, la vescicola non
rivestita, o nuda, si fonde con un endosoma precoce, il cui pH acido
interno induce il distacco delle molecole di ligando dal proprio recettore,
raggruppando poi i recettori in una regione ristretta dell’endosoma, la quale
gemma in una vescicola e riporta i recettori alla membrana plasmatica.
Vengono riciclate dunque dalla cellula sia le molecole di recettore sia quelle di
rivestimento proteico (adaptina).
Ora il ligando fagocitato è presente all’interno dell’endosoma come molecola
solubile e il tutto porta alla formazione di un endolisosoma (endosoma
tardivo), in cui avviene la digestione del ligando endocitato. I monomeri
semplici che si ottengono dalle molecole endocitate saranno poi trasportati nel
citosol, dove entreranno a far parte del metabolismo della cellula; le molecole
di scarto saranno invece inserite in una vescicola differente, la quale
gemmerà e andrà a fondere con la membrana plasmatica nella regione opposta
a quella in cui era stato fagocitato il ligando, rilasciando le sue componenti
all’esterno della cellula (questo processo è detto transcitosi).
L’endocitosi mediata da recettori avviene solo nelle cellule eucariotiche
animali, poiché quelle vegetali hanno una spessa parete cellulare. Anche le
vescicole che gemmano dalla porzione trans dell’apparato di Golgi (trans-
Golgi network) sono rivestite di clatrina e svolgono lo stesso identico processo
di rilascio delle dinamine e diffusione nel citoplasma. Non si sa quale sia la
funzione del rivestimento di clatrina.
In soldoni dunque i recettori di carico, ovvero i recettori che riconoscono la
sostanza che devono entrare nella cellula, fanno uso di specifici segnali di
trasporto contenuti nelle molecole per farle effettivamente entrare all’interno
della membrana si ammassano in una regione ristretta della membrana
; essi
dove si crea una fossetta, sul versante citosolico del recettore si lega l’adaptina
e
a questa si lega la clatrina. Alla
porzione peduncolare della vescicola
in formazione, si lega a spirale la
dinamina ad attività GTPasica, usa
l’energia liberata per stringersi
facendo
staccare la vescicola. Poco dopo che la vescicola si è allontanata il rivestimento
si distacca e le proteine non sono degradate, ma riciclate.
La clatrina è una proteina che si organizza in canestri con facce pentagonali o
esagonali; essa è una proteina esamerica, formata da 3 catene pesanti e 3
catene leggere che si organizzano in una struttura a 3 braccia, detta triskelion
o trischelio. Le vescicole,
rivestite e non, si muovono nel
citosol perché trasportate
attivamente da proteine
motrici, le quali fanno usano
dei filamenti del citoscheletro
cellulare come binari su cui
poter trasportare le vescicole.
Per identificare la destinazione
delle vescicole, le proteine
motrici fanno riferimento ad altre proteine, associate alla membrana delle
vescicole di trasporto e alle membrane bersaglio, tra cui le proteine SNARE
(recettore SNAP) che hanno un estesissimo dominio rivolto verso il citosol,
distinte in due famiglie V e T:
- v-SNARE: ovvero il recettore SNAP delle vescicole di trasporto;
- t-SNARE: ovvero il recettore SNAP del bersaglio (target).
Vi sono altre proteine che aiutano le vescicole a distinguere la membrana di
destinazione (ad esempio la proteina RAB, associata alla membrana delle
vescicole e rivolta verso il citosol, e la proteina laccio transmembrana,
inserita nella membrana del bersaglio con lunghissimo dominio nel citosol).
Nella fase di intercettazione la vescicola si avvicina a una membrana e
avviene un'interazione debole tra proteina RAB e laccio transmembrana, al
fine di verificare che le due proteine siano complementari tra loro; se sono
complementari la proteina di trasporto ha trovato la membrana bersaglio,
mentre invece se non sono complementari, i legami si rompono e la vescicola
continua a muoversi finché non trova una proteina laccio complementare alla
sua proteina RAB. Nel caso di complementarietà inizia subito la fase di
attracco, il legame si rafforza e la proteina laccio si ripiega su sé stessa
trascinando verso di sé la vescicola. Quando le due membrane si ritrovano già
in parte vicine, iniziano a interagire tra loro le due proteine SNARE, della
vescicola e del bersaglio, che si avvolgono ad elica l’una sull’altra e avvicinano
anch’esse la membrana della vescicola a quella del bersaglio. Quando le due
membrane sono sufficientemente vicine, si fondono e, se il bersaglio è
intracellulare il contenuto è riversato in un organello mentre se il bersaglio è
la membrana plasmatica il contenuto è secreto all’esterno della cellula.
Grazie a queste proteine il trasporto vescicolare è altamente specifico. Alla
fusione vescicolare partecipano anche proteine aggiuntive, note come
proteine di fusione, che formano il complesso di fusione, il quale catalizza
il processo, allontanando le molecole di H O dalla superficie idrofila delle due
2
membrane (processo endoergonico). Intervengono poi altre proteine che
staccano le SNARE, le quali anch’esse saranno riciclate.
ESEMPI DI ENDOCITOSI:
Le lipoproteine a bassa densità (LDL) permettono la circolazione nel sangue
del colesterolo; esse sono costituite da un singolo strato di fosfolipidi, con
molecole di colesterolo libere, e in questo
strato è inserita la componente proteica detta apoproteina B-100, la quale
presenta domini che si
legano ai recettori delle cellule (esse trasportano esteri di colesterolo,
ovvero colesterolo legato
ad acidi grassi). Le LDL possono essere riconosciute tramite recettori ed
endocitate dalle cellule; per ogni vescicola, più molecole di LDL si legano a più
recettori di LDL e dentro ad ogni vescicola saranno presenti più strutture dello
stesso ligando, non trasportano una singola molecola di colesterolo.
L’endocitosi delle LDL avviene al fine di recuperare colesterolo e darlo alle
cellule che non lo sintetizzano a sufficienza.
La transferrina è invece una proteina di
trasporto presente nel sangue, la quale è in
grado di legare ioni ferrosi, in quanto il ferro
necessita di essere sempre associato a una
specifica proteina di trasporto (transferrina) o
di deposito, come la ferritina (dato che libero
nel sangue può portare alla produzione di
molecole citotossiche). Su tutte le cellule è
dunque presente un recettore che lega due
molecole di transferrina che a loro volta
legano due ioni ferrosi. A pH neutro del sangue,
la transferrina lega Fe , formando il complesso
2+
ferro-transferrina (Fe-Tf); esso si lega a
recettori specifici per la transferrina (TfR) e
presenti sulla membrana plasmatica e viene di conseguenza endocitato. Si
forma dunque un endosoma precoce, con pompe protoniche e canali ionici
per il ferro, attraverso cui il ferro è trasferito e, giunto nel citosol, si lega a
proteine specifiche di
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