1. Dominio
2. Regno
3. Phylum
4. Superclasse
5. Classe
6. Sottoclasse
7. Superordine
8. Ordine
9. Sotto Ordine
10. Superfamiglia (che contengono 1 o più)
11. Famiglia (che contengono 1 o più)
12. Sottofamiglia
13. Genere (che contengono 1 o più)
14. Sottogenere
15. Specie
16. Sottospecie
I phyla prendono la desinenza -phyta, Le classi prendono nelle piante terrestri la desinenza -
opsida mentre nelle alghe la desinenza -phyceae Gli ordini prendono la desinenza -ales
Le famiglie la desinenza -ace
Cicli di riproduzione
PROCARIOTI E CIANOBATTERI
La maggior parte dei procarioti ci è familiare come batteri. In questo gruppo sono inclusi i
cianobatteri e tempo fa comprendevano un terzo gruppo detto archeobatteri, questi ultimi
però differiscono dai batteri per così tanti caratteri che sono stati inclusi in un differente
clado gli archea, Il nostro maggior interesse è diretto ai cianobatteri, i quali possono
presentarsi anche come phylum in questo caso verranno chiamati cianophyta, Va
specificato che i procarioti svolgono ruoli che influenzano le piante fornendo loro
composti essenziali, ad esempio, convertendo lo zolfo e l’azoto atmosferico in solfati e
nitrati oppure decomponendo organismi morti con la degradazione enzimatica
I cianobatteri appartengono al gruppo di eubatteri gram-negativi ovvero quelli là qui
parete alla colorazione di gram non risponde, la sensibilizzazione a questa colorazione
dipende dall’organizzazione della parete cellulare. sono gli unici appartenenti ai batteri
(procarioti) che utilizzano l’acqua come donatore di elettroni e come conseguenza
liberano ossigeno. Il procariote è un organismo provvisto di un’organizzazione più
tosto semplice, con membrana cellulare variamente organizzata ma comunque
organizzata diversamente da quella degli eucarioti. All’interno la cellula non è prevista
di compartizioni delimitate da membrane o doppie membrane quindi salve particolari
eccezioni non esistono sistemi di membrana organizzati in organelli nel momento in qui
un procariote ha la necessità di destinare delle aree della propria cellula a compiti
particolari la specializzazione è di norma funzionale. Sia i procarioti sia gli eucarioti
con modalità un po' diverse effettuano tutte le modificazioni che sono associate al
DNA. I procarioti effettuano trasferimento di materiale e opportunità dei due individui
di scambiarsi DNA in questo caso i batteri hanno delle particolarissime forme di scambio
orizzontale del DNA diverse dagli eucarioti, tuttavia, non hanno sessualità non
effettuano mitosi e meiosi perché tra l’altro non hanno cromosomi separati,
tipicamente il DNA batterico è tutto contenuto in un unico lunghissimo
“cromosoma” batterico e non è tipicamente complessato con istoni
Struttura generica di un procariote:
- Protoplasma
- Batteri sono unicellulari o coloniali
- Assenza di nucleo
- non esiste la membrana nucleare
- il DNA è presente nel citoplasma in forma di nucleoidi
- il DNA forma generalmente un anello e non possiede istoni o nucleosomi.
Parete cellulare
Scambio di materiale genetico, accade raramente e vengono scambiati solo pochi geni alla
volta. i cianobatteri possono avere vita indipendente o possono essere organizzati in colonie
di forme diverse da tondeggianti a filamentose. In alcune specie è presente una
differenziazione morfologica: possono essere presenti cellule specializzate a parete spessa
chiamate esercisti le quali sono sede del processo di fissazione dell’azoto atmosferico e se
in posizione basale servono per l’adesione al substrato. La fotosintesi dei cianobatteri ha
luogo nella loro membrana tilacoide, in modo analogo a quello che avviene nei cloroplasti
delle alghe, dei muschi, delle felci. Per la fotosintesi i cianobatteri oltre la clorofilla a,
possiedono altri pigmenti fotosintetici, in particolare le ficobiline, tra cui la ficocianina la
ficoeritrina e la alloficocianina, organizzate in ficobilisomi. I cianobatteri sono ritenuti essere
gli organismi che hanno prodotto per primi l’ossigeno atmosferico come scarto della
fotosintesi ossigenica
Sono da considerare tra gli organismi bio-costruttori, in quanto la loro attività fotosintetica
sottrae CO2 all’ambiente, inducendo la precipitazione del carbonato di calcio. Molti
cianobatteri possono fissare l’azoto riducendo l’azoto elementare in (NH4+) all’interno delle
eterocisti, cellule dedicate a questo compito, con parete ispessita per essere impermeabile al
ossigeno Non sono gli unici tra i procarioti ad essere azoto fissatori, molti batteri sono
azotofissatori, un esempio è il batterio del genere rizofium che con varie specie effettua
simbiosi con le leguminose e la funzione di questa simbiosi dal lato dei batteri è proprio
questa fornire un surplus di composti organici azotati alla leguminosa che a sua volta gli dà
protezione e fotosintesi. Nei cianobatteri coloniali all’interno dell’eterocisti non avviene la
fotosintesi ma solo la fissazione dell’azoto Nei cianobatteri coloniali le cellule a parete più
spessa e prive di pigmenti fotosintetici si occupano della fissazione dell’azoto e trasferiscono
i prodotti azotati alle cellule adiacenti dalle quali ricevono glucosio. Un ciano batterio che
vive libero fissa l’azoto in due modi possibili: fissando l’azoto di notte quando non fa
fotosintesi oppure quando debbono fissare azoto accelerano bruscamente la respirazione
cellulare in modo tale da utilizzare l’ossigeno che producono e ottenere una riduzione
parziale della quantità di ossigeno all’interno della cellula e procedere con la fissazione
Origine dei cloroplasti
I plastidi possono aver avuto un’origine simile ai mitocondri ma in cui il protagonista della
simbiosi era un partner fotosintetico. Tutti i cloroplasti contenenti clorofilla a liberano
ossigeno durante la fotosintesi, tra i procarioti fotosintetici i cianobatteri vengono ritenuti gli
organismi progenitori. Non sappiamo qual è l’antenato diretto del cloroplasto, piuttosto si
presume che vi siano organismi viventi che provengano da un progenitore comune. I
cloroplasti rossi, verdi, gialli e bruni, delle varie divisioni algali sono così diversi tra loro, dal
punto di vista strutturale e biochimico, che furono inizialmente ritenuti derivati da diversi
tipi di cianobatteri. Al giorno d’oggi i dati ottenuti da studi molecolari e biochimici ci
permettono di postulare l’ipotesi, attualmente più probabile, basata su un evento singolo di
endosimbiosi primaria e più eventi di endosimbiosi secondaria.
Possiamo ricostruire la filogenesi degli organismi partendo dai plastidi. Conosciamo il
plastidio delle Chlorobionta, questo è delimitato da una doppia membrana contenente
tilacoidi impilati, alcuni mettono in comunicazione le pile di nome grana, i tilacoidi sono
associati a molecole di clorofilla a e b. Abbiamo osservato che non tutti i gruppi algali hanno
questo tipo di plastidi. i plastidi hanno altre caratteristiche: - Replicazione semi autonoma -
Durante la replicazione non vi è mitosi ma scissione binaria - Il plastidio contiene DNA
proprio molto spesso circolare - Possiede ribosomi con coefficiente di sedimentazione
procariotiche - Sintesi proteica semplice spesso simile a quello procariote
- Ipotesi simbiotica: Un batterio fotosintetico foto-ossiggenico è entrato all’interno di
una cellula che già aveva i mitocondri. La membrana plasmatica del cianobatterio è
stata circondata dalla membrana di fagocitosi, l’eucariote primordiale non
fotosintetico ospite non l’ha ingerito ma custodito come plastidio
Questa teoria non
giustifica
necessariamente
l’organizzazione di
altri plastidi più
complessi con
strutture diverse. È
presumibile che
l’evento di simbiosi
primaria sia
avvenuto una sola
volta e che da questo
evento si siano
divise tre linee
diverse. Le
glaucofite hanno cloroplasti particolari che presentano, tra essi e la cellula, uno strato sottile
dalla parete di peptidoglicani tipica dei cianobatteri. I cloroplasti primari delle alghe rosse
hanno la clorofilla a (manca invece la b) e sono presenti al loro interno tutti i pigmenti tipici
dei cianobatteri, come le ficobiline organizzate in strutture chiamate ficobilisomi. Nei
cloroplasti delle alghe verdi
non vi è traccia di ficobiline
né di ficobilisomi, non vi è
traccia di una parete
batterica come nei
glaucofite, troviamo
comunque clorofilla a e b,
oltre a carotenoidi
accessori, caratteristiche
che si trovano anche nei
cloroplasti delle piante
terrestri (le embriofite). Noi
presupponiamo diversi
eventi di endosimbiosi
secondaria. È plausibile che
ci siano state simbiosi
terziarie. Cryptophyceae
Le criptomonadi sono flagellate unicellulari di colore bruno scuro, olivastro, blu-verdi o rosso a
rapida crescita, sono presenti sia in acque marine che dolci. Sono di piccole dimensioni. Si
trovano soprattutto in acque fredde non superficiali e non si conservano facilmente, spesso sono
preda di erbivori acquatici. Sono essenziali per la crescita e lo sviluppo dello zooplancton e
presentano sia membri foto sintetizzanti sia membri privi di pigmenti che si nutrono per
fagocitosi inglobando particelle organiche e batteri.
Lume del plastidio, due membrane, un ulteriore
membrana e poi la membrana in continuità con
quella nucleare. Intrappolato tra la seconda e la
terza membrana vi è un corpicciuolo elettro denso
che prende il nome di nucleomorfo che contiene
DNA. Le Cryptophyceae producono ficobiline ma
non hanno ficobilisomi
ALGHE
Con il termine alghe, identifichiamo organismi
fotoautotrofi eucariotici unicellulari o pluricellulari
acquatici. Non sono considerate vere e proprie
piante poiché non presentano adattamenti alla vita
terrestre e dunque non hanno l’organografia di un
cormo: il loro corpo è definito tallo. Tradizionalmente, le alghe sono suddivise principalmente a
seconda del loro corredo di pigmenti e di sostanze di riserva, e il tipo di plastidio. Riconosciamo
le seguenti divisioni:
- ALGHE ROSSE (RHODOPHYTA)
- ALGHE GIALLO/BRUNE (DIATOMEE)
- ALGHE BRUNE (PHAEOPHYTA)
- ALGHE VERDI (CHLOROPHYTA)
RHODOPHYTA (Alghe rosse)
Poco meno di mille generi, le alghe rosse sono organismi eucarioti, tra i primi comparsi sulla
Terra. Solo alcune sono unicellulari o filamenti microscopici. La maggior parte delle alghe rosse
sono strutturalmente più complesse e macroscopiche. Molte specie pluricellulari sono di
dimensioni rilevanti e possono essere filamentose, laminari o fogliacee. Si osservano, solo in
pochi individui, dei veri talli parenchimatici, ad esempio si osservano in Bangia e Porphyra.
Tuttavia, vi sono anche organismi che vivono in condizioni di elevata acidità e di alte
temperature come Cyanidium caldarium dal colore blu-verdastro. Sono organismi
prevalentemente marini e possono crescere a profondità molto elevate (grazie alla presenza di
ficobilisomi e di ficobiline) i picchi di biodiversità sono in mari temperato-caldi. Molte specie
vivono attaccate a rocce, conchiglie, alghe o piante tramite dei rizoidi. Sono caratterizzate da un
corredo di pigmenti ben definito: posseggono solo clorofilla a, carotenoidi, e ficobiline (pigmenti
idrosolubili quali la ficocianina e la ficoeritrina che mascherano il colore verde, la ficoeritrina
dona in particolare il colore rosso caratteristico) organizzate in ficobilisomi (corpuscoli
localizzati sui tilacoidi). la quantità di pigmenti varia a seconda della profondità al quale vivono
le specie. I loro plastidi, definiti rodoplasti, sono plastidi
primari dotati di una doppia membrana, con tilacoidi
liberi sulla cui superficie sono presenti i ficobilisomi.
Accumulano sostanze di riserva simili all’amido,
poliglucano che prende il nome di amido delle floridee,
non all’interno dei plastidi ma bensì direttamente nel
citoplasma sottoforma di granuli. Le pareti cellulari della
maggior parte delle alghe rosse includono una componente rigida interna, consistente di
microfibrille di cellulosa o di altro polisaccaride ed uno strato più esterno mucillaginoso,
normalmente un polimero solforato del galattosio quale agar o carragenani. Questi composti
secondari, quali agar e carragenani, spesso usati anche nell’alimentazione umana come
addensanti e stabilizzanti di budini, gelati, ecc.; sono sostanze mucillaginose che, nelle forme
pluricellulari, tengono insieme i vari filamenti della struttura esterna dell’organismo, tramite i
cosiddetti pit connections, i quali sono attraversati da un fascio di citoplasma, sono
probabilmente analoghi ai plasmodesmi, e quando la cellula muore, questi sono letteralmente
chiusi da un tappo proteico. I flagelli e i centrioli nelle alghe rosse sono assenti. Non posseggono
acquaporine a differenza di alghe verdi e piante terrestri. Il ciclo vitale della maggior parte delle
alghe rosse è poco conosciuto ma i pochi cicli che sono stati studiati più in dettaglio sono
estremamente complessi, quasi tutti coinvolgono almeno uno stadio pluricellulare ma non si
trovano mai cellule mobili. Non esiste un ciclo tipico ma possiamo vedere, oltre che cicli
specifici, anche cicli generici. Il gametofito possiede gametangi che producono cellule
spermatiche non mobili chiamate spermazi e cellule uovo chiamate carpogoni. Queste sono
grandi e hanno un lungo prolungamento tubulare che serve per intercettare gli spermazi che
vengono trasportati dalle correnti. Al contatto con questa estensione si ha la plasmogamia (fase
della singamia in cui si ha la fusione dei citoplasmi di due gameti o di due cellule somatiche
aploidi), quindi il nucleo migra verso la base del carpogonio dove avviene la cariogamia (fusione
dei corredi genetici). In alcune alghe rosse il carpogonio fecondato emette un altro filamento che
porta il nucleo diploide all’esterno del carpogonio e lo deposita in un'altra cellula, detta
ausiliaria, che effettua la mitosi e produce nuove cellule. Abbiamo così la nuova generazione, il
carposporofito che produce numerose carpospore diploidi per mitosi. Il carposporofito è una
generazione completamente distinta che non trova equivalenti in nessun altro tipo di alga o
pianta. Le carpospore liberate inizialmente galleggiano e poi sedimentano e quando germinano
formano individui diploidi chiamati tetrasporofiti che equivalgono ad un tipico sporofito.
Possiedono infatti sporangi in cui avviene la meiosi, da cui derivano tetraspore aploidi che
ridanno origine ai gametofiti.
Le alghe rosse sono suddivise generalmente in due classi:
- Bangioficee (Bangiophyceae)
- Floridoficee (Floridophyceae)
bangioficee
Le possono essere sia unicellulari che pluricellulari; quando sono pluricellulari
tendono ad essere filamentose o laminari. L’alga Nori. Porphyra è spessa una sola cellula, è un
tallo laminare dello spessore di una cellula, la cellula è capace di effettuare mitosi verso una sola
direzione in un solo piano, vi è quindi una crescita laminare in cui non è possibile utilizzare tutti
i possibili segmenti in ogni piano. Nel gruppo delle Bangiophyceae troviamo anche
Porphyridium che risulta unicellulare.
Ciclo di Porphyra. La riproduzione può avvenire asessualmente, quando un gametofito aploide
produce mitospore aploidi che possono rigenerare un nuovo gametofito. Questa non è peculiare
delle alghe rosse, ma bensì in quasi tutte le alghe pluricellulari di tutti i gruppi formano
mitospore in grado di rigenerare un nuovo organismo. La riproduzione può avvenire anche
sessualmente, e avviene quando in una cellula nello spessore del tallo di un gametofito aploide,
si differenziano per mitosi i gameti maschili
(spermazi) o i gameti femminili (una cellula
del tallo subisce alcune minuscole
modificazioni ontogenetiche per diventare
una cellula uovo). Gli spermazi, essendo
privi di flagello si lasciano trasportare
passivamente dalle correnti nell’acqua di
mare, fino a raggiungere il gamete
femminile, la cui unione dà luogo allo
zigote, il quale non produce direttamente
uno sporofito, ma bensì, tramite mitosi,
produce ulteriori mitospore diploidi, dette
carpospore, le quali generano lo sporofito.
Ciò può essere vantaggioso, poiché in tal
modo, si ha la possibilità di produrre più
sporofiti a partire da un singolo zigote. In
seguito, lo sporofito filamentoso si installa
sui gusci di molluschi bivalvi, e negli
sporangi hanno luogo le meiosi che
producono le meiospore dalle quali si
rigenereranno i nuovi gametofiti. Il ciclo è
definito aplodiplobionte eteromorfo proprio
a causa della forte dissimilarità delle due
generazioni
FLORIDOPHYCEAE
• Le floridoficee sono le alghe rosse più derivate.
Generalmente la struttura del tallo presenta filamenti ramificati che seguono tutte le stesse
direzioni, le cui cellule sono spesso collegate tra loro tramite le cosiddette sinapsi. Non vi
sono rappresentanti unicellulari. Il ciclo riproduttivo è aplodiplobionte. I gametofiti aploidi
sono unisessuali, cioè un gametofito può produrre separatamente solo spermazi o gameti
femminili. Sulle ramificazioni del tallo del gametofito maschile, si formano strutture
definite spermatangi, le
quali, tramite mitosi,
producono gli spermazi;
mentre sulle ramificazioni del
tallo gametofito femminile, vi
sono i carpogoni, delle
strutture dotate di un piccolo
filamento piliforme, detto
tricogino, il quale, mosso dalle
correnti, ha la funzione di
intercettare l’acqua e
“catturare” gli spermazi. Lo
spermazio, attraverso il
tricogino, raggiunge la cellula
uovo, la cui unione produrrà
lo zigote. Lo zigote, a seguito
di varie mitosi, produce un
corpo pluricellulare diploide
(non fotosintetico) sul
gametofito femminile, definito
carposporofito, dal quale<
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