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L'olivo possiede una notevole capacità di esplorare il suolo alla ricerca di acqua e nutrienti, una

caratteristica che lo rende particolarmente adatto ai climi aridi e semi-aridi. Questa spiccata

competitività radicale, tuttavia, può diventare un fattore limitante negli impianti ad alta densità. La

radice, inoltre, è dotata di una grande capacità rigenerativa e di turnover (ricambio), che rimane attiva

anche durante l'inverno.

Un aspetto critico è l'allelopatia: i residui radicali in decomposizione rilasciano sostanze che

risultano fitotossiche per le radici di altre piante della stessa specie. Questo fenomeno è mascherato

negli impianti tradizionali con ampie distanze, ma diventa più evidente all'aumentare della densità.

Infine, l'olivo è estremamente sensibile all'asfissia radicale, soffrendo molto in terreni compatti e mal

drenati.

Il Tronco e la Chioma

Alla base del tronco si trovano degli ammassi di tessuto meristematico chiamati "ovuli", dotati di

un'eccezionale capacità rigenerativa, fondamentale per l'emissione di polloni. Con l'avanzare dell'età,

il tronco dell'olivo tende a svuotarsi internamente. La parte centrale, composta da legno morto

(xilema non più funzionante), è suscettibile all'attacco di funghi e batteri che causano carie e

marciumi, portando alla sua disgregazione. Questo processo può interessare anche le branche

principali. Il trasporto della linfa viene comunque garantito da strutture vitali esterne, simili a corde,

che mantengono la funzionalità della pianta. La tecnica della "slupatura" consiste proprio nella

rimozione di questa parte morta e cariata del tronco.

Le Foglie e le Gemme

Pur essendo una specie sempreverde, le singole foglie dell'olivo hanno un ciclo vitale limitato, di circa

due anni. Per resistere alle condizioni ambientali, soprattutto alla siccità estiva, la pianta ha

sviluppato meccanismi di difesa e adattamento. La lamina fogliare ha uno spessore notevole (circa

444 micron, il triplo rispetto a un fico), gli stomi sono infossati nella pagina inferiore e protetti da peli

stellati (tricomi), strategie che riducono la traspirazione e ottimizzano l'uso dell'acqua.

Le gemme dell'olivo sono nude (non protette da perule), il che le rende più sensibili ai danni da freddo.

Si distinguono diverse tipologie di gemme:

Gemme Principali (o a fiore/miste): Posizionate all'ascella delle foglie, possono dare origine

• sia a germogli che a infiorescenze (mignole).

Gemme di Sostituzione: Poste alla base di quelle principali, si attivano in caso di

• danneggiamento di queste ultime.

Gemme Latenti: Meristemi che rimangono quiescenti per anni pronti ad attivarsi in risposta a

• stress, potature drastiche o danni, generando nuovi germogli (succhioni).

Gemme Avventizie: Si formano ex novo sul legno vecchio (in punti dove non erano

• preesistenti) in caso di necessità.

Biologia Fiorale e della Fruttificazione

Fasi Fenologiche e Fioritura

Lo sviluppo annuale dell'olivo è descritto da una sequenza di stadi fenologici, momenti specifici e

riconoscibili del ciclo della pianta (es. riposo vegetativo, mignolatura, fioritura, allegagione). Per

standardizzare l'osservazione, si utilizza la scala internazionale BBCH, che assegna un codice

numerico a ogni fase.

L'olivo produce una quantità enorme di fiori — fino a mezzo

milione per pianta — ma presenta una bassissima

percentuale di allegagione (la trasformazione del fiore in

frutto), che si attesta solo intorno al 2-5%. L'unità riproduttiva

è la mignola, un'infiorescenza a grappolo che porta due tipi di

fiori: Fiori perfetti (o ermafroditi): Dotati sia di organi

• maschili (antere) che femminili (ovario).

Fiori staminiferi (o maschili): In cui si è verificato l'aborto dell'ovario.

Il rapporto tra i due tipi di fiori dipende dalla cultivar e dalle condizioni ambientali. Ad esempio,

temperature invernali anomale (troppo miti) possono indurre un aumento dell'aborto ovarico,

riducendo il potenziale produttivo. La fioritura avviene in modo scalare, sia all'interno della singola

mignola sia sull'intera pianta.

Impollinazione e Incompatibilità

L'impollinazione è anemofila, affidata cioè al vento. Eventi climatici avversi come caldo eccessivo,

piogge o umidità elevata durante la fioritura possono compromettere la dispersione e la vitalità del

polline. Sebbene il polline possa percorrere anche 200 km, la sua massima efficacia si ha entro i 40

km dalla pianta madre.

Geneticamente, l'olivo è una specie considerata autoincompatibile: il polline di una varietà non è in

grado di fecondare i fiori della stessa varietà (o dello stesso clone). Questa caratteristica rende

necessaria la presenza di impollinatori compatibili all'interno dell'oliveto per garantire la

fecondazione incrociata.

Nei vecchi impianti, ad esempio, era prassi comune associare le cultivar produttive come Leccino e

Frantoio a un impollinatore specifico come il Pendolino per assicurare una buona produzione. La

gestione della compatibilità tra varietà è quindi un aspetto agronomico cruciale per la progettazione di

un oliveto moderno.

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/02 Agronomia e coltivazioni erbacee

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edoardo-37 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Olivicoltura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Neri Davide.
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