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Lezione del 1/10

Problema identitario dell’arte: L’arte come una manifestazione umana in cui si

condensano i simboli delle società. Anche nei recenti traumatici eventi legati alle

distruzioni dell’ISIS, oppure alle proteste americane, che per certi versi nascono anche

da intuizioni e da motivazioni di autocoscienza sociale, verso lo sterminio dei nativi,

verso prevaricazioni sulle popolazioni di colore, e che si sono manifestate attraverso la

distruzione di statue, che più che mai, anche se in negativo, sono legate all’identità del

simbolo e dei concetti che si vogliono negare. Ultimo evento, risalente a Giugno, sono

le imbrattature di alcune statue in Italia di Indro Montanelli accusato di razzismo,

sessismo, ecc…

Le statue sono viste come qualcosa da distruggere, simbolicamente viene distrutta

l’idea, la cultura, il potere che è dietro di loro e la loro distruzione è sempre stato uno

degli elementi più caratterizzanti della cultura e dell’identità sociale.

Sin dall’antichità esisteva il fenomeno della Damnatio Memoriae (condanna alla

memoria)

• Questo Nel medaglione è un quadretto idilliaco della famiglia imperiale

costituito a destra da Settimio Severo (II e III secolo d.C), accanto la

moglie Giulia Domna, e i due figli Caracalla (incoronato) e Geta il cui volto

è abraso. Questo è un fenomeno tipico, in particolare nei momenti di

grande rivoluzione dell’impero romano, in questo caso è una lite familiare:

Geta e Caracalla avevano preso il potere, e per evitare la divisione di potere ed

averlo interamente sotto il suo controllo, Caracalla fa uccidere il fratello

Geta da dei sicari, nel 211 d.C, e da quel momento in poi opera

costantemente una damnatio memoriae, cioè tutti i documenti pubblici

che erano stati eretti che lo raffigurano vengono eliminati: è come se

pubblicamente Geta non fosse mai esistito; a riprova come per l’impero

romano era fondamentale raffigurare l’imperatore fin nei più remoti spazi

dell’impero raffigurare la propria immagine era simbolo di potere.

• Raffigurazioni di Cristo distrutte dagliiconoclasti, SalterioChludov, sec. IX d.C

E’ un’immagine che si trova in codici miniati, questo risale a dopo l’età

imperiale.

L’Iconoclastia si delinea nei primi decenni del 700 in Oriente, soprattutto a

Costantinopoli, con Leone III e si sviluppa fino a inizio del IX secolo.

All’interno della cultura bizantina c’erano due grandi gruppi di pensiero opposto:

Basiliani Monofisti

L’Occidente che è sempre stato influenzato dalle teorie greche del naturalismo. La

religione cristiana, anche se nei suoi esordi preferiva simboli, piano piano si popola di

figure, immagini, quindi per la religione cristiana diventa naturale rappresentare ad

esempio Cristo nelle sue fattezze umane, dato che è sia uomo che Dio. Quindi non

c’erano problemi di raffigurazione, anzi, papa Gregorio Magno dirà che le immagini

raffigurate nelle chiese sono “Bibbia dei poveri”, cioè sono immagini che anche chi non

sa leggere può decifrare, quindi hanno un’importanza didattica fondamentale

Invece la tendenza di base dell’Oriente è quella di diffidare delle immagini in ambito

religioso. Nelle culture orientali prevale questo senso della divinità come qualcosa di

inconoscibile, irrappresentabile.

I basiliani ammettono con grande piacere soprattutto le immagini Acheropite dal

greco, “a” è un alfa privativo, ovvero un suffisso che nega, e significa “senza la mano”,

con mano si intende la mano dell’uomo, quindi le immagini, opere, create senza la

mano dell’uomo sono le reliquie, ad esempio la Sacra Sindone (creata toccando il

corpo di Cristo), uno dei più venerati era il Mandylion di Edessa: (mantello/telo), era una

cosa simile alla sacra sindone, raffigurava il volto di Cristo, cioè era un’immagine

miracolosamente creata appoggiandola al volto di Cristo.

Dunque le immagini Acheropite sono “direttamente create da Dio”.

Al contrario, I monofisiti (mono=una, fisiti=natura), ritenevano che Gesù non fosse

uomo e Dio, ma credevano che Cristo avesse una sola natura e quindi la sua parvenza

umana era solo, appunto, una parvenza. Perciò raffigurarlo con le fattezze di un uomo

significava abbassarlo di livello, infangare la sua purezza.

Essendo a contatto con l’imperatore, questa credenz

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jenn3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca storico-artistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Maffei Sonia.
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