Corso di Analisi Matematica I
Ingegneria Gestionale
Primo Semestre a.a. 2024/2025
1 Insiemi
In matematica, un insieme è una collezione di elementi per la quale esiste un
criterio che permette di stabilire in modo univoco se un elemento appartiene o
meno a tale collezione.
Definizione - Intersezione tra due insiemi
Siano A, B sottoinsiemi di un un insieme universo U. Si chiama intersezione
tra A e B l’insieme ∩ {x ∈ ∈ ∨ ∈
A B = U : x A x B}
Definizione - Differenza tra due insiemi
Siano A, B sottoinsiemi di un un insieme universo U. Si chiama differenza tra
A e B l’insieme \ {x ∈ ∈ ∨ ∈
A B = U : x A x / B}
Definizione - Insieme complementare
Sia A sottoinsieme di U. Si chiama complementare di A rispetto ad U l’insieme
C \
A = U A
Definizione - Prodotto cartesiano
Siano A, B sottoinsiemi di un un insieme universo U. Si chiama prodotto carte-
siano di A per B l’insieme
× {(a, ∈ ∈
A B = b) : a A, b B}
Attenzione × ̸ ×
A B = B A
1
1.1 Gli insiemi numerici
Gli insiemi numerici che utilizzeremo sono:
• Insieme dei numeri naturali N
• Insieme dei numeri interi Z
• Insieme dei numeri razionali Q
• Insieme dei numeri irrazionali I
• Insieme dei numeri reali R √
Dimostrazione dell’irrazionalità di 2
Domanda
Ad ogni numero razionale q corrisponde un punto sulla retta. Ma è vero il con-
trario? Ovvero, tutti i numeri sono razionali?
Consideriamo il numero che corrisponde alla lunghezza della diagonale del quadrato
di lato 1.
Teorema ∈
Non esiste un numero razionale il qui quadrato è 2, cioè non esistono m, n N
primi tra loro tali per cui 2
m
2= 2
n
Per dimostrare il teorema, ragioniamo per assurdo e poniamo
2
m 2 2
2= oppure m = 2n
2
n ∈
m è quindi pari. Esiste allora p tale per cui
N 2 2 2
m = 2p cioè 2n = m = 4p
2 2
⇒ n = 2p
Segue che anche n è pari. ⇒ ∃t tale che n = 2t
La contraddizione: abbiamo supposto m e n primi tra loro, ma abbiamo di-
mostrato che hanno 2 come divisore comune
2
Assioma di completezza in Q
Sia che sono campi ordinati, ovvero godono entrambi delle stesse pro-
R Q
prietà per quanto riguarda le operazioni e l’ordinamento degli elementi.
Teorema
In non vale l’assioma di completezza
Q
Dimostrazione
+
⊂
Siano A, B non vuoti.
Q + 2
{x ∈
A = : x < 2}
Q + 2
{x ∈
B = : x > 2}
Q √ 2, il quale però non è un
L’unico elemento separatore tra i due sarebbe c =
numero razionale, come abbiamo già dimostrato.
è un insieme continuo, mentre non lo è.
R Q
1.2 Insiemi limitati
Definizione ∀M ∈ ⇒ ≤ ∀x ∈
A è limitato superiormente se x M A
R
∀m ∈ ⇒ ≤ ∈
A è limitato inferiormente se m x∀x A
R
∀m, ∈ ⇒ ≤ ≤ ∀x ∈
A è limitato se M m x M A
R
Definizione
⊂ ∈ ≤ ∀x ∈
Sia A Un elemento M si chiama maggiorante di A se x M A.
R. R
∈ ≤ ∈
Un elemento m si chiama minorante di A se m x∀x A.
R
Definizione
Il più piccolo dei maggioranti di un insieme A limitato superiormente si chiama
estremo superiore di A e si indica con sup(A).
Il più grande dei minoranti di un insieme A limitato inferiormente si chiama
estremo inferiore di A e si indica con inf(A)
Per l’assioma di completezza, in un insieme limitato superiormente (non
R
vuoto), ammette estremo superiore finito.
3
2 Le funzioni
Definizione
Si definisce funzione f da A a B una terna di elementi:
• Un insieme A, detto dominio di f
• Un insieme B, detto codominio di f
• Una legge che associa ad ogni elemento di A un solo elemento di B
∈ ∈
a A, f (a) = b, b B
Alcune osservazioni:
1. Una legge non è sempre una funzione. Possono esistere leggi che associano
ad ogni elemento di un insieme A più elementi di un insieme B.
2. Non è detto che ogni elemento del codominio sia immagine di un elemento
del dominio.
Definizione
→
Data f : A B chiamiamo immagine di f il sottoinsieme di B che contiene
le immagini di A: {b ∈ ∃a ∈
Imf = B : A : f (a) = b}
Definizione
→ ×
Sia f : A B una funzione. Si dice grafico di f il sottoinsieme A B definito
da: G(f {(a, ∈
) = f (a)) : a A}
Definizione
→
Sia f : A B una funzione. ∈
i. f si dice iniettiva se due elementi qualunque a , a A, diversi tra loro,
1 2
hanno immagine diversa tramite f , cioè se
∀a ∈ ̸ ⇒ ̸
, a , A, (a = a ) (f (a ) = f (a )
1 2 1 2 1 2
ii. f si dice suriettiva se l’immagine di f coincide con il codominio, cioè se
Im(f ) = B
4
iii. f si dice biettiva se è sia iniettiva che suriettiva
Definizione
→
Data f : A si dice che:
R,
i. f è crescente se ∀x, ∈ ⇒ ≤
y A, x < y f (x) f (y)
ii. f è strettamente crescente se
∀x, ∈ ⇒
y A, x < y f (x) < f (y)
iii. f è decrescente se ∀x, ∈ ⇒ ≥
y A, x < y f (x) f (y)
iv. f è strettamente decrescente se
∀x, ∈ ⇒
y A, x < y f (x) > f (y)
→
f : A si dice monotona se è crescente o decrescente. Si dice Stretta-
R
mente monotona se è strettamente crescente oppure strettamente decrescente.
Teorema →
Sia f : A una funzione. se f è strettamente monotona, allora è anche
R
iniettiva.
Definizione
→
Sia f : A una funzione definita nell’insieme simmetrico A.
R
i. f si dice pari se ∀x ∈
f (−x) = f (x) A
ii. f si dice dispari se −f ∀x ∈
f (−x) = (x) A
Secondo il teorema enunciato precedentemente, se una funzione è strettamente
monotona sul dominio, allora sarà anche iniettiva. Se però una funzione è iniet-
tiva, non è garantito che sia sempre monotona nel suo dominio. Allora quando,
data una funzione, si può ”tornare indietro”?
5
Definizione → ⊂
Data la funzione f : A B, con A, B si dice che f è invertibile se esiste
R,
→
una funzione g : B A tale per cui:
◦ ∀x ∈
i. (f g)(x) = x B
◦ ∀x ∈
ii. (g f )(x) = x A
−1 −1
In questo caso si pone f = g e la funzione f si dice funzione inversa di f
Teorema →
Data f : A B, f è invertibile solo se è biettiva.
Corollario
→
Sia f : A una funzione.
R →
i. Se f è iniettiva, allora f : A f (A) è invertibile
→
ii. Se f è strettamente monotona, allora f : A f (A) è invertibile
Dunque ogni funzione iniettiva o strettamente monotona, ma non suriettiva, è
invertibile sull’immagine.
3 Successioni
Definizione
Data la semiretta di numeri naturali
{n ∈ ≥ }
S = : n n
N 0 0
Si definisce successione (reale) qualsiasi funzione con dominio S e codominio R
Definizione
Una successione è limitata superiormente se lo è l’insieme delle immagini:
∃u ∈ ≤ ∀n
: a u
R n
Sono analoghe le definizioni di successione limitata inferiormente e globalmente
limitata.
In modo analogo alle funzioni, valgono anche le condizioni di iniettività, suriet-
tività e biunivocità, oltre a quelle di monotonia.
6
Ci interessa però anche capire cosa succede quando n diventa molto grande.
Una successione può essere:
• ±∞
Divergente quando per n molto grandi si avvicina a
• Convergente quando per n molto grandi si avvicina a un valore finito ℓ
• Irregolare negli altri casi.
Studiamo in particolare il caso di successione convergente a ℓ.
In questo caso possiamo considerare un ”intorno”, ovvero un raggio di valori
che si discosta da ℓ di una quantità ε positiva o negativa.
Considerato questo raggio, cerchiamo un valore di N tale che, per tutti i valori
di n maggiori di N , la successione si trovi all’interno dell’intorno. In simboli:
∀ε ∃N ∀n ≥ −
> 0 : N si ha ℓ ε < a < ℓ + ε
n
Definizione {a }
Una successione si dice convergente a ℓ se
n
∀ε ∃N ∀n ≥ −
> 0 : N si ha ℓ ε < a < ℓ + ε
n
E si scrive lim a = ℓ
n
n→+∞
Definizione {a }
Una successione si dice divergente a +∞ se
n ∀k ∃N ∀n ≥
> 0 : N si ha a > k
n
E si scrive lim a = +∞
n
n→+∞ −∞
Risulta analoga la definizione di successione divergente a
Teorema
Se una successione è convergente, allora è limitata
7
Dimostrazione
∀ε ∃N ∀n ≥ |a −
Hp: > 0 : N si ha ℓ| > ε
n
∀m, ∈
Th: M si ha m < a < M
R n
Fissiamo ε = 1 (o qualsiasi altro valore). Per definizione, esiste un indice N tale
≥
che per ogni n N si ha |a − |a −
ℓ| < ε =⇒ ℓ| < 1
n n
Considerando la disuguaglianza triangolare
|x ≤ |x| |y|
+ y| +
≥
Per valori di n N , risulta che
|a | |a − ≤ |a − |ℓ| |ℓ|
= ℓ + ℓ| ℓ| + < 1 +
n n n
≥
Ovvero per n N la successione risulta compresa all’interno dell’intervallo
− |ℓ|, |ℓ|)
(−1 1 +
Ora, i termini della successione per valori di n < N sono in numero finito.
{a }
Questo significa che anche l’insieme , a , ...a è un insieme finito. In
−1
1 2 N
quanto finito, questo insieme ammette, per definizione, un massimo finito M .
Prendiamo |ℓ|}
B = max{M, 1 +
Allora per ogni n
• Se n < N abbiamo |a | ≤ ≤
M B
n
• ≥
Se n N abbiamo |a | |ℓ| ≤
< 1 + B
n
∈ |a | ≤
Segue che per ogni n B, dunque la successione è limitata.
N, n
Teorema (di monotonia)
{a }
Sia monotona crescente.
n
i. Se è superiormente limitata, allora è convergente e
}
lim a = sup{a = ℓ < +∞
n n
n→+∞
ii. Se non è superiormente limitata, allora è divergente a +∞ e
}
lim a = sup{a = +∞
n n
n→+∞ 8
Dimostrazione
[1] Iniziamo dimostrando che una successione monotona crescente e superior-
mente limitata è convergente.
Se la successione è monotona crescente e limitata superiormente, l’insieme dei
suoi valori, S, ammette per definizione un estremo superiore finito ℓ tale che
∀n ∈
a < ℓ N
n
Inoltra, dato che ℓ è un estremo superiore, ci aspettiamo che i termini della
successione ci si avvicinino senza mai superarlo. →
Dobbiamo ora dimostrare che la successione tende a ℓ per n +∞, dunque,
per definizione di limite di successione, dobbiamo dimostrare che
∀ε ∃N ∀n ≥ |a −
> 0 : N si ha ℓ| < ε
n
− ≤ ∀n ≥
=⇒ ℓ ε < a ε N
n −
Poichè ℓ è l’estremo superiore della successione, per ogni ε > 0 risulta che ℓ ε
non è estremo superiore della successione, ovvero esiste almeno un termine della
−
successione maggiore di ℓ ε, quindi
∃N −
: a > ℓ ε
N
Dato che la successione è monotona crescente, abbiamo che
∀n ≥ ≥
N si ha a a , quindi
n N − ≤ ≤
ℓ ε < a a ℓ
N n
Risulta allora verificata − ≤ ≤
ℓ ε a ℓ
n
Ovvero a è sufficientemente vicina a ℓ in modo tale da soddisfare la condizione
n
di limitatezza (tesi del teorema).
[2] Dimostriamo ora che una successione non superiormente limitata è diver-
gente a +∞
Dobbiamo dimostrare che
∀k ∃N ∀n ≥
> 0 : N si ha a > k
n
Sia dunque k un qualsiasi valore reale. Poichè la successione non è limitata
superiormente, possiamo affermare che esiste N tale che
a > k
N ≥
Inoltre, poichè la successione è monotona crescente, per ogni n N vale
≥
a a > k
n N
Che soddisfa il criterio di divergenza. 9
4 Limiti di funzioni
Definizione
Si dice che lim f (x) = ℓ
x→c
∈ ∪ {±∞}, ∈ ∪ {±∞}
Con c ℓ
R R
Se per ogni intorno I(ℓ) di ℓ esiste un intorno I(c) di c tale che
∀x ∈ ̸ ∈
I(c) x = c si ha f (x) I(ℓ)
4.1 Dimostrazione limiti
[1] Consideriamo
+∞ α > 0
α
lim n = 1 α = 0
n→+∞
0 α< 0
E dimostriamo i risultati
i. α > 0 α
lim n = +∞
n→+∞
Consideriamo la definizione di successione divergente
∀k ∃N ∀n ≥
> 0 : N si ha a > k
n
I(ℓ) = I(+∞) = (k, +∞)
∈
n I(+∞) = [N, +∞)
α
a = n
n
α
Fisso k e verifico n > k 1
α ⇐⇒
n > k n > k α
Quindi 1 α
∀k ∃N ∀n ≥
> 0 = k : N si ha n > k
α
ii. α = 0 α
lim n = 1
n→+∞ 0
=⇒ lim n = 1
n→+∞ 1
=⇒ lim n = 1
n→+∞
10
iii. α > 0 α
lim n = 0
n→+∞
Consideriamo la definizione di successione divergente
∀I(ℓ) ∃I(+∞) ∀n ∈ ∈
: I(+∞) si ha a I(ℓ)
n
oppure
∀ε ∃N ∀n ≥ |a |
> 0 : N si ha < ε
n
Fisso ε e verifico α α
|a | ⇐⇒ |n | ⇐⇒
< ε < ε n < ε
n −β,
Ricordo che α < 0 e definisco α = β > 0 1
−β
α ⇐⇒ ⇐⇒
n < ε n < ε <ε
β
n 1
1
1 β
β
⇐⇒ ⇐⇒
n > n >
ε ε
Quindi 1
1 β
∀ε ∃N ∀n ≥ |a |
> 0 = : N si ha < ε
n
ε
[2] Consideriamo
+∞ q > 0
1 q = 1
n
lim q = −
0 1 <q < 1
n→+∞
−1
q <
∄
E dimostriamo i risultati
• q> 1 n
lim q = +∞
n→+∞
0 1 2 3
q = 1 < q = q < q < q ...
La nostra successione è monotona crescente ed illimitata superiormente.
Per il teorema di monotonia n
lim q = +∞
n→+∞
11
• q =1 n n
q = 1 = 1
lim 1 = 1
n→+∞
• −1 < q < 1 Iniziamo considerando solamente 0 < q < 1
0 1 2 3
1 1 1
1 > > > ...
2 2 2 2
La successione è monotona decrescente e illimitata inferiormente. Per il
teorema di monotonia n n }
lim q = inf{q = 0
n→+∞
−1
Consideriamo ora < q < 0
0 1 2 3
1 1 1 1 1 1 1
− − − − − −
= 1, = , = , =
2 2 2 2 4 2 8
Quando n è pari, la successione è monotona decrescente e limitata inferi-
ormente, quando invece n è dispari, la successione è monotona crescente e
limitata superiormente. Questa successione non ha limite. Il limite però
esiste e vale 0 quando 0 < q < 1.
• −1
q < −k,
q = k > 1
n n n n
q = (−k) = (−1) (k)
Per n pari la successione è crescente e illimitata superiormente, mentre
per n dispari è decrescente e illimitata inferiormente. Nessuna delle due
successioni ammette limite, quindi la successione non ha limite.
12
Teorema (di permanenza del segno)
Sia lim a = ℓ
n
n→+∞
Allora
• ℓ > 0 =⇒ a > 0
• ≥ ≥
a 0 =⇒ ℓ 0
n
Dimostrazione ∪ {+∞}
(i) Se ℓ appartiene a (0, +∞) possiamo prendere come intorno di ℓ
un intervallo I contenuto in (0, +∞). Applicando la definizione di limite con
∈
questa scelta di intorno ℓ, otteniamo che esiste V intorno di x tale che f (x) I
0
∈ ∩ \ {x }.
per ogni x I A Quindi per tali valori di x, f (x) è un numero positivo.
0 ∪ {-∞},
Nel caso in cui ℓ appartenga a (-∞, 0) si ragiona in maniera analoga.
≥
(ii) La proprietà si dimostra per assurdo. Supponiamo f (x) 0 per ogni
∈ ∩ \ {x }. ∪ {+∞},
x A V Se il limite ℓ non appartenesse a [0, +∞) al-
0 ∪ {−∞}
lora apparterrebbe a (−∞, 0) e, dalla proprietà (i), dovrebbe esistere
∈ ∩ \ {x }.
un intorno V di x tale che f (x) < 0 per ogni x A V Siccome V
∗ ∗
0 0
e V sono due intorni di x , la loro intersezione è essa stessa un intorno di x .
∗ 0 0
∈ ∩ ≥
Pertanto non è vuota. Fissiamo x V V . Per nostra ipotesi f (x ) 0 ma,
∗ ∗ ∗
per quanto appena dimostrato, f (x ) < 0, il che è ovviamente assurdo.
∗
5 Asintoti
[1] Asintoto orizzontale lim f (x) = ℓ
x→±∞ → ±∞
y = ℓ è asintoto orizzontale di f (x) quando x
[2] Asintoto verticale ±∞
lim f (x) =
x→c → ∈ \ {±∞}
x = c è asintoto ve
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Analisi matematica 1
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Analisi Matematica II (Teoremi + Dimostrazioni) - 9 CFU