ANALISI DEI MEDICINALI II - INTRODUZIONE
La chimica analitica è una scienza che si basa su una misura. Attraverso la chimica analitica
possiamo separare, identificare e determinare le quantità relative dei componenti (analiti) presenti
in un campione di sostanza.
Si divide in due grandi branche:
• Analisi quantitativa: stabilisce la quantità di uno o più componenti presenti nel campione;
• Analisi qualitativa: rivela l’identità chimica di uno o più componenti presenti nel campione
(riconoscimento in laboratorio).
I principali campi di applicazione della chimica analitica sono le analisi dei medicinali e le analisi
tossicologiche.
Le analisi dei medicinali vengono condotte su:
− Prodotto finito (per prodotto finito intendiamo il principio attivo più tutti i componenti che
costituiscono la sua formulazione);
− Materie prime;
− Processi di produzione (il cosiddetto controllo qualità, è un insieme di procedure, cioè di
attivita’ ed interventi, atte a stabilire che un lotto di produzione sia conforme a determinate
specifiche; il lotto è tutto quel medicinale che viene prodotto in un dato ciclo di produzione,
quindi la sua caratteristica principale è la sua omogeneita’).
Le analisi tossicologiche comprendono (non sono nostro argomento di lezione):
− Tossicologia clinica: ricerca farmaci o metaboliti nei fluidi biologici
− Tossicologia forense: serve ad identificare sostanze biologicamente o farmacologicamente
attive collegate a fatti che possono essere colposi, dolosi (come possono essere i veleni, gli
stupefacenti, sostanze dopanti).
In conclusione, l’analisi dei medicinali serve a verificare la qualità del medicinale, che deriva dalle
seguenti 3 caratteristiche:
− Efficacia: agisce come atteso, producendo l’effetto desiderato;
− Sicurezza: prodotti ottenuti secondo metodiche costanti, controllate ed esenti da ogni
pericolo;
− Purezza: prodotti esenti da qualsivoglia contaminazione. Questo non significa che il
medicinale deve essere puro al 100%, ma che le impurezze sono presenti non oltre i limiti
stabiliti.
La qualità del medicinale è accertata attraverso le analisi sia sul prodotto finito e sia sulle materie
prime utilizzate per la sua produzione.
Per verificarne la qualità utilizziamo sia analisi qualitative che analisi quantitative: mediante l’analisi
qualitativa identifichiamo i singoli componenti del medicinale e le eventuali impurezze; l’analisi
quantitativa serve a determinare la quantità di uno più componenti del nostro medicinale (con
determinare si intende identificare il dosaggio).
Le analisi servono a verificare la corrispondenza delle caratteristiche analitiche delle sostanze
impiegate (del nostro medicinale) alle rispettive specifiche.
Per specifiche si intendono le procedure analitiche che definiscono le caratteristiche della sostanza:
− da un punto di vista qualitativo (mediante l’identificazione); 1
− da un punto di vista quantitativo (mediante l’indicazione del contenuto del principio attivo e
dei limiti delle impurezze).
Si definisce impurezza ogni componente di una sostanza per uso farmaceutico che non è l’entità
chimica definita come sostanza (definizione farmacopea).
Una sostanza non sara’ mai pura al 100%, ma ci saranno inevitabilmente delle impurezze che la
accompagnano.
Le impurezze possono essere:
− Già presenti nel prodotto finito (derivanti dal processo di produzione);
− Formarsi durante la vita del prodotto farmaceutico (shelf life).
Le impurezze possono essere accompagnate o derivare dal:
• Principio attivo (perché il principio attivo è una molecola complessa che può avere dei gruppi
funzionali reattivi che portano il principio attivo a degradarsi, perché danno luogo a instabilita’
chimica; inoltre il principio attivo è anche il componente principale in quantità in peso nella
formulazione del nostro medicinale) ed è ottenuto per:
− Sintesi organica;
− Via estrattiva;
− Semisintesi (un prodotto estratto di origine naturale è poi opportunamente modificato
per via chimica al fine di ottenere dei p.a. migliori in termini di potenza, stabilita’,
tossicita’, ecc).
• Ingredienti inerti (additivi o eccipienti): è raro che producano impuerzze, perché vengono scelti
apposta per la loro stabilita’.
Un esempio di principio attivo prodotto per sintesi è l’acetilcisteina, un mucolitico (prodotto di
sintesi). Le impurezze che l’accompagnano sono L- cisteina, L-cistina, la (N,S) diacetil L- cisteina, e la
N-N’ diacetil L-cistina L-cisteina va a reagire con l’anidride acetica in
presenza di acetato di sodio e come prodotto
principale otteniamo acetilcisteina. Può accadere
che l’acetilazione avvenga anche sul gruppo SH in
modo da ottenere la (N-S) diacetil-L-cisteina. L’L-
cistina è un’impurezza di per sé sempre presente e
anch’essa può subire il processo di acetilazione
così da avere la N-N’ diacetil L-cistina. Inoltre, il
solvente stesso, l’anidride acetica, libera acetile
per idrolisi.
Le impurezze presenti quindi derivano dal suo
processo sintetico, dall’instabilità dei reattivi,
residui di solventi e dai sottoprodotti di reazione.
Un altro esempio è dato dalla morfina, analgesico
narcotico (prodotto ottenuto per estrazione dal
papavero da oppio).
Le impurezze che l’accompagnano sono: morfina-
N-ossido o codeina che, avendo delle
caratteristiche molto simili alla morfina, vengono
co-estratti. 2
Le impurezze attese sono:
- Residui di reattivi*
- Prodotti secondari*
- Prodotti co-estratti*
- Residui di solventi
- Materiali impiegati per la costruzione o pulizia degli impianti
Le impurezze correlate sono i residui dei reattivi, i prodotti secondari di sintesi e i prodotti co-
estratti. Sono definite correlate le impurezze, derivanti dai processi di preparazione, che
generalmente accompagnando l’entità chimica definita come sostanza. Di solito, le impurezze
correlate vengono rilevate e valutate mediante metodi cromatografici (TLC) e devono essere
presenti al di sotto di una certa soglia.
Otteniamo quindi oltre che il prodotto principale che è il principio attivo anche altre macchiette più
piccole che sono le impurezze che lo accompagnano. Dopo di che c’e il saggio che deve accertare
che le eventuali impurezze presenti nel campione rispetto al principio attivo siano al di sotto di una
certa soglia, di un certo limite.
Alle impurezze correlate si applicano le soglie di identificazione e qualificazione:
• Soglia di identificazione: limite oltre il quale l’impurezza deve essere identificata (>0.2%) .
L’impurezza identificata è un’impurezza strutturalmente caratterizzata.
• Soglia di qualificazione: limite oltre il quale l’impurezza deve essere qualificata (>0.1%).
L’impurezza qualificata è un’impurezza per la quale è stata stabilita una soglia di sicurezza
biologica, tenendo conto della massima dose giornaliera del farmaco.
Se la dose pro die è inferiore ai 2 grammi la soglia di qualificazione è 0.1%, se la dose giornaliera
è superiore ai 2 grammi la soglia di qualificazione scende allo 0.05%.
Le impurezze possono formarsi anche dopo la preparazione del prodotto, durante la vita del
medicinale, cioè quando è gia’ nella sua formulazione. Comprendono:
Prodotto di degradazione
- Temperatura
- Ph
- Umidità
- Luce
- Prodotti di interazione (farmaco/eccipienti/additivi/solventi residui/contenitore)
-
Per poter predire questo tipo di prodotti di degradazione vengono effettuati degli studi potendo
cosi fornire la durata della vita del farmaco (scadenza), le indicazioni di conservazione
(immagazzinamento/stoccaggio/temperatura/lontano dalla luce, ecc), e anche mettere a punto
l’opportuna formulazione del principio attivo (eccipienti adatti).
STUDI DI DEGRADAZIONE
Un prodotto di degradazione o di decomposizione è un cambiamento chimico nella molecola di un
farmaco prodottosi nel tempo e/o per azione della luce, temperatura, ph, umidità o per reazione
con un eccipiente e/o per contatto con il contenitore o con il tappo.
Vengono condotti sottoponendo sia il principio attivo che il medicinale in toto a delle condizioni
accettabili o verosimili. Vengono condotti in maniera RAGIONEVOLE, cioè si utilizzano delle
situazioni che si possono verificare durante la vita del farmaco; vengono condotti affinché si formi
un 10-20% di prodotto di degradazione (se il prodotto di degradazione è >20% significa che si sta 3
stressando troppo il medicinale e ciò non si verifica mai).
Questi prodotti vengono poi separati attraverso hplc e identificati attraverso MNR, Massa.
Gli studi di degradazione comprendono:
Idrolisi acido/basica
- Stess termico, anche in presenza di umidità
- Ossidazione
- Esposizione alla luce
-
Studi di stabilità in ambiente acido/basico
Si effettua su quei princpi attivi che hanno gruppi funzionali sensibili (tutto ciò che può essere
idrolizzato o che è sensibile al ph), come esteri, ammidi, carbammati, centri CHIRALI epimerizzabili,
ecc.
Il p.a. viene sciolto in soluzioni di acido cloridrico o idrossido di sodio ad una concentrazione 1N.
dopo aver stabilito qqueste condizioni, l’idrolisi viene condotta in acido debole o base debole
(ac.acetico/ammoniaca) 1N con una concentrazione 1mg/ml (con eventuali co-solventi nel caso sia
insolubile). L’idrolisi viene condotta dapprima a temperatura ambiente e poi viene innalzata fino a
70 gradi; il tempo massimo di idrolisi è di una settimana.
In seguito, si vanno ad identificare e a dosare i prodotti di degradazione ottenuti.
Stress termico
Lo stress termico serve a valutare la validita’ e la
scadenza del nostro principio. Il nostro principio
attivo e il medicinale in toto vengono sottoposti a
temperature sempre più alte, la velocità di
degradazione aumenta e per innalzamento della
temperatura di 10 gradi, il tempo di
immagazzinamento si dimezza.
Lo stress termico mima lo scorrere del tempo:
poiche’ non si può osservare a lungo termine la
stabilita’ del medicinale se ne forza la degradazione,
aumentando la temperatura.
Studi di ossidazione
Permettono di capire cosa succede se il prodotto viene esposto all’aria. Si sottopongono quei
principi attivi che hanno gruppi funzionali sensibili come eteroatomi (S,N), aldeidi, alcoli I e II.
L’agente ossidante è 02 (si preferisce all’acqua ossigenata perché quest’ultima da’ problemi
secondari che portano a risultati non predittivi).
La reazione viene condotta in reattori, in siloni, ad una pressione tra 3 e 20 atm. La reazione di
ossidazione viene arrestata con degli antiossidanti, come ad esempio l’acido ascorbico.
Studi di fotosensibilità
Permettono di stabilire la stabilita’all’esposizione alla luce e sono sottoposte molecole aventi gruppi
funzionali sensibili come carbonili, nitroaromatici,alchene, polieni.
Vengono condotti in reattori fotochimici UV 300-400 e 400-700 nanometri. Si tratta di reazioni con
meccanismo radicalico: si verifica la promozione degli elettroni di valenza ad orbitali
energeticamente più elevati rispetto a quello fondamentale. 4
VALIDAZIONE DEI METODI DI ANALISI
Per poter utilizzare un metodo analitico di analisi, questo metodo a sua volta deve essere ,
VALIDATO
ossia il metodo analitico è giustificato solo se ne è dimostrata la validita’.
L’analisi deve rispondere ad alcune caratteristiche:
Precisione (riproducibilità dei dati, ossia l’accordo di tutti i dati ottenuti alla stessa maniera);
- Accuratezza (esattezza: quanto i nostri risultati si avvicinano al risultato verso o presunto
tale);
Limiti di rilevabilità (conc. min. che dia una risposta percettibile);
- Limiti di determinabilità quantitativa (conc. min. misurabile con una precisione e
- accuratezza accettabili);
Selettività (capacità di misurare l’analita in presenza di possibili impurezze);
- Intervallo e linearità (intervallo di conc. deve esistere una relazione lineare tra conc. e
- risposta).
La preparazione dei medicinali è soggetta a rigorose norme nazionali ed internazionali (i principi
attivi da impiegare devono essere conformi a quanto riportato nei codici di purezza che sono
rappresentati dalle Farmacopee e da altri testi di riconosciuta validità, come il CODEX).
Le farmacopee rappresentano il codice di purezze per le sostanze ad uso farmaceutico.
Un prodotto è di qualità “farmacopea” quando è conforme a tutte le specifiche descritte nella
monografia; tali specifiche costituiscono requisiti obbligatori per tutto il periodo di validità della
preparazione.
Le analisi da effettuare su un farmaco allo scopo di garantirne la qualita’ sono molteplici:
composizione (p.a., eccipienti, eventuali impurezze): analisi dei medicinali
- formulazione farmaceutica: tecniche
- efficacia: farmacologia
- altro (eventuale sterilita’ del preparato, recipiente impiegato)
-
Monografie
Le monografie della farmacopea sono un insieme di specifiche per la determinazione e la verifica
della qualità di una sostanza per uso farmaceutico. Si dividono:
− Monografie generali
− Forme farmaceutiche
− Materie prime
− Preparazioni farmaceutiche specifiche
− Preparazioni omeopatiche
Dal punto di vista analitico vengono riportati i metodi qualitativi per l’identificazione del farmaco e i
metodi quantitativi per la determinazione del titolo. Vengono inoltre riportati i metodi qualitativi e
quantitativi per la determinazione delle impurezze.
I risultati di una analisi quantitativa dipendono da due misure:
- Quantità (massa o volume) del campione a disposizione da analizzare;
- Quantità di analita nel campione.
La quantità di analita è espressa come %, cioè come rapporto tra la quantità di analita presente nel
campione/quantità totale di campione (x100). 5
Classificazione dei metodi quantitativi
Con i metodi analitici quantitativi si misura
una particolare proprietà fisica “m” del
nostro analita e in base alla qualita’ fisica
misurata avremmo diversi tipi di analisi
quantitativa (vedi foto).
ANALISI QUANTITATIVA
La proprietà fisica “m” deve essere correlata in maniera nota e riproducibile con la quantità di
analita presente. Spesso c’è una corrispondenza (proporzionalità diretta) tra la proprietà fisica e la
quantità di analita presente nel campione:
Qa = k x M
Qa (quantità di analita presente nel campione)
k (costante di proporzionalità)
M (misura della proprietà fisica)
Quando K è nota i metodi si dicono assoluti, e significa che c’è una proporzionalità diretta (significa
che c’è un coefficiente angolare di una retta) tra la misura della proprietà fisica e la quantità di
analita. I metodi assoluti sono i seguenti:
- Metodi gravimetrici
- Metodi volumetrici
- MNR
Quando k non è nota i metodi sono detti metodi relativi, ovvero:
- Cromatografia (GC, HPLC)
- Spettrometria (UV,IR)
- Fluorimetrica
Quando k non è nota occorre determinarla e la fase di determinazione della costante di
proporzionalita’ è detta calibrazione.
Questa fase si esegue su uno standard di analita puro a quantità nota. La purezza dello standard
deve essere determinata con un metodo assoluto.
Si preparano dei campioni a diverse concentrazioni note, e se ne misura l’assorbanza, quindi
mettiamo a confronto l’assorbanza con la concentrazione di analita. In realta’ non c’è
proporzionalita’ diretta tra l’assorbanza A e la concentrazione:
A = a b c
a= costante
b= cammino ottico
c= concentrazione dell’analita.
I campioni vengono sottoposti alla misura dell’assorbanza e i risultati vengono riportati su un
grafico, dove in ascissa dove c’è la concentrazione e in ordinata c’è l’assorbanza: ad ogni
concentrazione corrisponderà una misura dell’assorbanza; otteniamo una retta passante per
l’origine. In questo modo conosciamo k (il coefficiente angolare indica la pendenza della retta). 6
La curva ottenuta è una curva di taratura.
Ottenuta la curva di taratura siamo in
grado di risalire alla concentrazione X del
nostro analita nel campione. L’incognita
della nostra analisi è la concentrazione,
ossia la quantità di analita nel campione.
Come facciamo? Abbiamo il nostro campione, lo sottoponiamo all’analisi e quindi otterremo una
certa assorbanza che riporteremo sulla retta: nota l’assorbanza e nota la k si può risalire alla
concentrazione incognita, infatti a questa assorbanza corrisponde nel grafico una certa Cx (che è
comprese tra quelle poste all’analisi).
Se non abbiamo tanto campione, non conviene scegliere un metodo analitico che prevede tahnte
misure.
L’analisi quantitativa si può suddividere in:
• Metodi chimici:
- Metodi Gravimetrici
- Metodi volumetrici
• Metodi chimico-fisici
- Metodi elettroanalitici
- Metodi spettroscopici
- Altri metodi
Metodi chimici di analisi
Lo scopo è sempre conoscere X, cioè la quantità di analita presente nel campione. Il nostro analita
A in quantità incognita X viene sottoposto ad una reazione, in particolare ad un reattivo R, a fornire
un prodotto di reazione AmRn in quantità Z.
Una reazione chimica per poter essere utilizzata deve avere i suoi
coefficienti stechiometrici noti. La reazione deve essere rapida,
riproducibile e quantitativa (cioè completamente spostata a
destra). Non si devono avere reazioni secondarie.
Come indaghiamo la quantità X di A? O andando a conoscere la
quantità Z del prodotto finale oppure andando a conoscere la
quantità Y di reattivo utilizzato nella reazione.
Rispettivamente:
- Con i metodi gravimetrici si indaga la quantità Z di prodotto finale. I metodi gravimetrici
consistono nel trasformare l’analita in un precipitato insolubile, il quale viene pesato.
- Con i metodi volumetrici si indaga la quantità di reagente Y, cioè risaliamo alla quantità
X di A presente nel campione attraverso la quantità Y di reattivo consumato.
In pratica: in una buretta (vetreria tarata) è presente R e nella beuta è presente A, si fa
percolare R nella beuta; ci sono dei sistemi che consentono di vedere quando la reazione
è completa (ad esempio con il p.equivalente, dove il numero di equivalenti di analita sono
uguali al numero di equivalenti di reattivo), quindi in base a quanto R è rimasto in buretta, 7
cioè quello non consumato si può risalire alla quantità di reattivo utilizzato, cioè quello
presente in beuta. Questo è quello che faremo in laboratorio.
Metodi d’analisi chimico-fisici
A seconda di quanto campione abbiamo a disposizione le analisi si dividono in:
− Macroanalisi (campione tra i 100-500 mg): in laboratorio si lavora su queste quantità di
campione per facilitare la lettura della misura e perché i costi sarebbero troppo elevati se
facessimo un’analisi su campioni molto piccoli
− Semimicroanalisi (campione tra 10 e 100 mg)
− Microanalisi (campione tra 1 e 10 mg)
− Ultramicroanalisi (campione <1mg)
Una tipica analisi quantitativa consta di una serie di fasi:
1. Scelta del metodo di analisi
La scelta del metodo è la fase cruciale per chi deve condurre un’analisi. Si deve fare sempre
un compromesso tra l’accuratezza che vogliamo da quell’analisi ed il budget che abbiamo a
disposizione: più vogliamo che il metodo sia accurato e più sarà costoso e più servirà un
certo tempo.
La scelta del metodo dipende anche dalla quantità di campione a disposizione: se abbiamo
tanto campione possiamo permetterci di scegliere un metodo che ha bisogno di curve di
taratura, mentre se abbiamo un campione molto piccolo dobbiamo scegliere un metodo che
sia efficace subito.
2. Campionamento
Anche il campionamento è una fase cruciale in quanto dobbiamo essere sicuri che quello
che andiamo a prelevare rappresenti tutti il campione, cioè che a composizione del
campione da analizzare deve essere rappresentativa dell’intero lotto. Un’analisi non potra’
essere più accurata dell’accuratezza con cui è stato fatto il campionamento, quindi un
possibile errore in questa fase compromette l’intera analisi. Cioè più accurato è il
campionamento, più accurata (esatta) è l’analisi (cioè l’a bonta’ dell’esattezza del risultato).
Il campionamento è piuttosto facile se noi siamo in presenza di un campione omogeneo,
come lo è un gas o una soluzione che non presenti delle sospensioni; al contrario non è
facile se abbiamo una sospensione che tende a depositare sul fondo. Nel campionamento
sorgono problemi infatti quando si hanno solidi sospesi, liquidi immiscibili o quando il
campione è diviso in una serie di contenitori; in quest’ultimo caso, ad esempio se abbiamo
50 contenitori, questi vengono numerati e, a caso (random), se ne prelevano 5, dopo di che
se il contenuto del contenitore è omogeneo si procede con l’analisi, ma se c’è una
sospensione, prima di essere prelevato il contenuto, deve essere agitato il contenitore e si 8
fanno dei prelievi a più profondità.
3. Preparazione del campione
Si ha la raccolta di tutti i prelievi, si rendono omogenei e si definiscono i campioni da
analizzare (generalmente da 2 a 5).
4. Definizione dei campioni replicati
I campioni prelevati andranno a costituire i campioni replicati, tutti della stessa grandezza
(cioè con una quantità di campione uguale), e che saranno sottoposti allo stesso metodo
analitico nello stesso tempo e nelle stesse condizioni. Questo è utile per poter fare una
media delle misure per avvicinarsi di più al valore reale.
5. Solubilizzazione
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Analisi dei medicinali II - modulo 1
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Analisi dei medicinali II
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Analisi dei medicinali II
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Analisi dei medicinali II, esercizi d'esame, canale M-Z