
Il semestre aperto di Medicina si è concluso con decine di migliaia di esclusi. Tra loro c’è Giulia, che ha raccontato a 'LaRepubblica' la sua esperienza vissuta sul campo: “Il semestre filtro è stato un caos. Ho solo perso tempo”, la sintesi che fa degli ultimi mesi.
La studentessa torinese ha tentato l’accesso a Medicina senza riuscire a superare nessuno dei tre esami previsti. “Certamente avrei dovuto prepararmi meglio per le prove, ma credo non sia solo colpa mia. Il semestre filtro così non va”, spiega.
Una valutazione, la sua, che nasce dall’esperienza diretta di mesi di lezioni e appelli che, secondo lei, non hanno garantito condizioni adeguate di preparazione.
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Cosa non ha funzionato nel semestre aperto
Uno dei punti più critici, per la studentessa, è stata l’organizzazione del percorso. “Il periodo di lezioni è stato troppo ristretto" sottolinea, "i corsi molto affrettati e poco approfonditi rispetto al livello di crediti formativi che dovevamo ottenere, le esercitazioni e le simulazioni ci sono state comunicate troppo tardi, a ridosso degli appelli”. Una struttura che, a suo giudizio, ha inciso negativamente sulla possibilità di affrontare le prove in modo efficace.
Il confronto con i vecchi test di Medicina
Il nuovo sistema, inevitabilmente, è stato messo a confronto con il precedente. “Le domande erano assurde, fuori contesto, slegate dal corso di laurea, non c’è dubbio”, dice Giulia riferendosi ai test tradizionali. “Ma visto che la riforma purtroppo non ha abolito neanche stavolta il numero chiuso, allora tanto valeva avere un sistema di valutazione più rapido”.
Secondo la studentessa, il filtro avrebbe dovuto essere collocato in un altro momento dell’anno. “Io credo che il bimestre filtro si sarebbe dovuto tenere in estate, con prove a risposte chiuse su un syllabus più ristretto. Così ho solo sprecato mesi”.
La sensazione di restare indietro
L’esclusione dalla graduatoria ha avuto conseguenze immediate sul suo percorso universitario. “Ho dovuto seguire lezioni, poi fare appelli, ora mi ritrovo a dovermi iscrivere a un altro corso di laurea in ritardo, con un semestre di frequenza e di esami in meno degli altri, come fossi immatricolata fuori corso”.
Una situazione che pesa anche sulle possibilità future. “E se volessi ritentare l’accesso a Medicina il prossimo anno, dovrei congelare di nuovo la carriera accademica per sei mesi”.
L’iscrizione forzata a un’altra laurea
Ora Giulia è costretta a scegliere un’alternativa. “Dovrò fare la pendolare in treno tra casa e Novara per iscrivermi a Biotecnologie. Qui a Torino è a numero programmato e ormai non posso più frequentarlo”. Una scelta obbligata, che la porta a criticare il sistema nel suo complesso: “Il Ministero dovrebbe obbligare tutti gli atenei ad aprire le iscrizioni a qualsiasi corso di laurea per consentire libertà di scelta”.
Il ricorso contro le regole cambiate in corsa
Come altri studenti esclusi, anche lei ha deciso di portare avanti un’azione legale. “Sì, sarà un ricorso collettivo. Le regole sono state cambiate in corsa con decreti per modificare le graduatorie”. Una situazione che, secondo Giulia, ha penalizzato soprattutto "chi è entrato senza sapere che poteva rifiutare voti, ripescare sufficienze”.