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La democrazia: un valore universale

Perché ho scelto la democrazia?

Ho ritenuto che portare la democrazia al colloquio d’esami fosse la cosa migliore da fare, poiché in questo triennio di scuola media, studiandola, mi ha davvero affascinato.

Ho letto, personalmente, tutti i sacrifici, le lotte, le conquiste e le morti che vari popoli hanno dovuto affrontare per poter essere in grado di raggiungerla.

La democrazia è quindi, secondo me, la chiave per vivere nel miglior modo possibile in uno Stato, e poter arrivare alla felicità.

Cos’è la democrazia?

Il termine “democrazia”, dal greco, significa “governo del popolo”. Esso è quindi un sistema in cui la sovranità è esercitata dal popolo, ricorrendo a votazioni.

Il concetto di democrazia è molto vario, ma tutti i suoi significati hanno in comune la ricerca di una modalità in grado di dare ai cittadini la capacità di governare.

La democrazia può riguardare tranquillamente qualsiasi comunità di persone e il modo in cui vengono prese le decisioni al suo interno, ergo non solo in uno Stato.

Esistono due tipi di democrazia:

  • La democrazia diretta (partecipativa), in cui il popolo si riunisce in piazza per discutere di leggi o posizioni politiche e infine prendere delle decisioni;
  • La democrazia indiretta (rappresentativa), in cui il potere sovrano è esercitato da rappresentanti eletti (il Parlamento).

La storia della democrazia

La democrazia, nel corso della storia, ha subito varie trasformazioni, a partire dall’antica Grecia. Essa era uno dei cinque regimi governativi platonici, ossia:

  • La monarchia, il governo del singolo;
  • L’aristocrazia, il governo dei migliori;
  • La timocrazia, il governo dei censi aventi diritto;
  • L’oligarchia, il governo di un’élite;
  • La democrazia, il potere del popolo.

La prima comparsa di un parlamento democratico è stata l’assemblea Althing, istituita in Islanda nel 930 d.C. La seconda invece è la confederazione delle cinque nazioni degli indiani d’America, ovvero l’alleanza Haudenosaunee che si strinse dove oggi vi sono i Grandi Laghi.

Molti più secoli avanti, sul concetto di democrazia hanno avuto molta influenza le idee illuministe di Voltaire e, in modo particolare, la rivoluzione francese: da questo episodio, infatti, il motto della Francia è divenuto Liberté, Égalité, Fraternité, e sono nati la divisione dei poteri, il suffragio universale e il primato della costituzione, che sono alla base della democrazia rappresentativa.

I tre poteri sono quello legislativo, nel quale è titolare il Parlamento, poi quello esecutivo, titolato dal Governo, mentre quello giudiziario titolato dai magistrati e che deve rimanere indipendente.

Un’importante caratteristica della democrazia moderna è la divisione fra Stato e Chiesa, ovvero l’indipendenza da tutte le religioni. Questo principio è connesso con quello della laicità dello Stato, ovvero l’autonomia da qualsiasi autorità religiosa e la pretesa di autodeterminare le proprie scelte morali ed etiche.

Più avanti si è diffuso anche il concetto della stampa libera, dando origine così a un quarto potere, ovvero i cosiddetti mass media.

Oggi, logicamente, a questi poteri si aggiungono delle autorità, come quella che si occupa della riservatezza dei cittadini e delle loro informazioni personali.

Per l’epistemologo e sempre filosofo austriaco-britannico Karl Popper, la democrazia non è altro che l’origine di una necessità per il governo di garantire i diritti civili e politici a tutti, così da tutelare soprattutto la minoranza.

L’Unione Europea

L’Unione Europea è un elemento molto importante per la democrazia. Essa comprende 28 paesi membri indipendenti e democratici del continente europeo, ed è stata fondata il 1 novembre 1993 a Maastricht, nei Paesi Bassi. I fondatori sono Germania, Paesi Bassi, Italia, Lussemburgo, Belgio e Francia. Le ultime tre ospitano il Parlamento europeo.

Esso detiene il potere legislativo nell’ambito dell’Unione Europea, insieme al Consiglio d’Europa, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa.

L’Italia e la democrazia

Questa è la storia della democrazia in tutto il mondo, ma quante ne ha dovute passare l’Italia, il nostro paese, per arrivarvi?

Oggi l’Italia è una repubblica parlamentare che usa come unici strumenti di democrazia diretta il referendum, l’iniziativa popolare e la petizione popolare. I cittadini, indipendentemente dal loro ceto sociale, sono liberi di candidarsi per diventare rappresentanti.

In Italia, il diritto di voto nel 1861 era riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni, e di elevata condizione sociale.

Poi, nello stesso anno, il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto e fu ammessa anche la media borghesia, inoltre il limite d’età fu abbassato a 21 anni.

Nel 1912, si approvò l’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi a partire dai 21 anni di età che avessero superato con buon esito l’esame di scuola elementare, e tutti i cittadini di età superiore ai 30 anni indipendentemente dal loro grado d’istruzione.

Il suffragio universale maschile vero e proprio è stato introdotto con la l.n. 1985/1918 che ha ammesso al voto tutti i cittadini maschi di età superiore ai 21 anni, nonché i cittadini di età superiore ai 18 anni che avessero prestato il servizio militare durante la Prima guerra mondiale.

L’arrivo del fascismo in Italia nel 1919 tolse la possibilità di libera scelta attraverso libere elezioni fra partiti di idee diverse e non solo. Il fascismo, difatti, era il partito di Stato e non ce ne potevano essere altri. Gli oppositori al fascismo venivano o confinati, o imprigionati, o condannati a morte.

Solo nel 1945, con la sconfitta del fascismo e l’istituzione del suffragio universale, anche le donne poterono votare, e ne si approfittò nel referendum istituzionale tra la repubblica o la monarchia e nella scelta dei membri della Costituente del 1946.

La Costituzione

Alla fine vinse la Repubblica con il 54% dei voti, e nacque la Costituzione della Repubblica Italiana. Essa è la fonte d’ispirazione di tutte le nostre leggi, con 139 articoli, tra cui:

  • Art. 1: lo Stato italiano è democratico e la sovranità appartiene al popolo;
  • Art. 18: si garantisce la libertà di associarsi, con il solo limite di impedire le associazioni segrete, quelle che perseguono fini vietati dalla legge penale, quelle che vogliono raggiungere i loro scopi attraverso l’uso delle armi;
  • Art. 48: tutti i cittadini hanno uguale diritto di voto;
  • Art. 49: c’è piena libertà di formare partiti e di aderire a partiti.

Dall’articolo 1 all’articolo 12 vi sono i principi fondamentali, ed essi sono:

  • 1) Il principio democratico: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
  • 2) Il principio pluralista: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali.
  • 3) Il principio di uguaglianza: Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua di religione ecc.
  • 4) Diritto al lavoro: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
  • 5) Autonomia degli enti locali: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali (ovvero: l’Italia è unica e non può essere divisa, però vengono riconosciute regioni, comuni e province).
  • 6) Tutela delle minoranze linguistiche: La Repubblica tutela, con apposite norme, le minoranze linguistiche (ovvero: l’Italia vuole eliminare qualsiasi discriminazione tra cittadini di lingue diverse).
  • 7-8) Libertà religiosa: Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai patti lateranensi. Tutte le confessioni religiose sono libere davanti alla legge.
  • 9) Sviluppo della cultura e della ricerca: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della nazione.
  • 10-11) Il principio pacifista e internazionalista: L’ordinamento italiano si adatta alle Norme di Diritto Internazionale: l’Italia ripudia la guerra.
  • 12) Il Tricolore: La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso a tre bande verticali.

Dall’articolo 13 all’articolo 54 vi è la parte prima, i Diritti e Doveri dei cittadini;

Dall’articolo 55 all’articolo 139 vi è la parte seconda, l’Ordinamento della Repubblica.

La Costituzione prevede che il popolo possa esercitare la sovranità con la democrazia diretta: lo strumento più incisivo è quindi il referendum abrogativo, in cui è possibile abrogare (cioè togliere) leggi o atti aventi valore di legge.

Il tricolore italiano, la bandiera della Repubblica italiana.

La Resistenza italiana

Il 1 settembre 1939 scoppia ufficialmente la Seconda guerra mondiale e l’Italia, essendo militarmente impreparata, dichiarò la non-belligeranza.

Mussolini assistette però al crollo di ben sei nazioni, e ciò gli diede la certezza di una vittoria da ottenere con pochissimo sforzo.

Il 1 giugno 1940, definito da un giornalista come il “giorno della follia”, Mussolini annunciò in piazza Venezia e in radio che era giunta l’“ora delle decisioni irrevocabili”: l’Italia entrò in guerra e, con l’entrata del Giappone, nacque l’Asse Berlino-Roma-Tokyo.

Mussolini dichiarò inoltre che quella dell’Italia sarebbe stata una guerra parallela, combattuta su fronti diversi da quelli tedeschi. Le condizioni dell’esercito erano letteralmente pietose, con armi e armature antiquate e senza alcun tipo di rifornimento.

I fronti della guerra parallela dell’Italia furono:

  • Fronte africano: Hitler incaricò Mussolini di togliere il controllo del Canale di Suez agli Inglesi, ma venne battuto ovunque e perse immediatamente l’Etiopia, l’Eritrea e la Somalia. Furono costretti ad intervenire i Tedeschi al comando di Erwin Rommel, uno dei migliori generali di Hitler;
  • Fronte meridionale: Le azioni della flotta italiana furono semplicemente una continua serie di disastri, causati dalla sua incompetenza e dalla mancanza di coordinamento tra marina ed aviazione, tanto che gli aerei italiani bombardarono le navi italiane;
  • Fronte greco: Nell’ottobre del 1940 Mussolini tentò di invadere la Grecia, ma l’esercito rimase bloccato tra le montagne finché non dovette ritirarsi.

Nel 1942 cominciò a diffondersi una profonda crisi di sfiducia: molti capirono, finalmente, che Mussolini li aveva ingannati.

Nel marzo del 1943 gli operai scesero in sciopero prima a Torino e poi in altre città del Nord. Gli industriali, inoltre, complottavano in segreto con i consiglieri del Re per organizzare un colpo di stato ed allontanare Mussolini.

Fu così che, dopo l’occupazione degli Alleati in Sicilia, Vittorio Emanuele III decise di abbandonare il duce e prese accordi con i membri del Gran Consiglio del fascismo i quali, il 25 luglio, chiesero le dimissioni di Mussolini; egli venne arrestato ed esiliato sul monte Gran Sasso in Abruzzo. Il re, inoltre, affidò il governo a un maresciallo di nome Pietro Badoglio, che represse tutti i vari disordini con spietatezza: in 45 giorni ci furono 100 morti, 500 feriti e 2500 arresti.

Badoglio negoziò effettivamente l’armistizio con gli Alleati, ma in segreto, e lo annunciò per radio alla popolazione l’8 settembre 1943. All’alba del giorno seguente, Badoglio e il re fuggirono e si recarono a Brindisi sotto la protezione degli Anglo-Americani.

Gli Alleati, intanto, restarono bloccati a Cassino, dove i Tedeschi opposero una furiosa resistenza. L’Italia rimase divisa in due per un po’ di tempo dalla Linea Gustav.

L’Italia del Centro-Nord, ancora occupata dai Tedeschi, precipitò nel caos, e le SS procedettero subito all’occupazione militare del paese, con disarmo dei soldati italiani e deportazione dei medesimi nei campi di concentramento tedeschi.

La flotta navale italiana salpò da Genova e da La Spezia per arrivare all’Isola della Maddalena, ma dopo essere stata avvertita del fatto che i Tedeschi la stavano aspettando, cambiò rotta e fu intercettata dalla Luftwaffe che la bombardò, causando la morte di 1200 marinai.

A Roma soldati e civili tentarono di bloccare l’entrata delle SS e ne morirono in 400. Quello fu il primo episodio della Resistenza italiana.

Il 12 settembre Mussolini venne liberato da Hitler, che lo convinse a riprendere la lotta.

Nel 1943 l’Italia fu quindi divisa in due:

  • Centro-Nord occupato dai Tedeschi, che divenne la Repubblica di Salò;
  • Meridione occupato dagli Anglo-Americani, che divenne il Regno del Sud.

Mussolini chiamò inoltre alle armi le classi in età di combattere.

Contro fascisti e nazisti vi furono i partigiani, ovvero i volontari armati che conducevano attentati o azioni di guerriglia e di sabotaggio contro gli eserciti che occupavano il paese.

Essi erano coordinati da un Comitato di liberazione nazionale (CLN), ed erano divisi in:

  • Antifascisti storici, i comunisti e i socialisti;
  • Antifascisti nuovi, operai e studenti.

Nel 1944 Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista, con una mossa a sorpresa nota come “svolta di Salerno” propose a Badoglio una provvisoria riconciliazione e formò un governo interamente antifascista e ne divenne vicepresidente.

Prevalentemente nel Nord e Centro Italia, le azioni dei partigiani si concentrarono per lo più sul sabotaggio e sugli agguati contro i tedeschi.

Gli antifascisti sostennero inoltre numerosi scontri a fuoco, scatenando una guerra civile tra fascisti ed antifascisti.

Le azioni dei partigiani ebbero comunque un ruolo importante nella liberazione dell’Italia e, tra l’estate e l’inverno del 1944, il numero dei combattenti arrivò a 300.000, ed erano state liberate numerose zone del settentrione.

Loro condussero con molto coraggio la Resistenza e i nazisti, non riuscendo a catturare i responsabili, applicarono la tecnica della rappresaglia indiscriminata contro i civili: vi furono gli eccidi delle Fosse Ardeatine a Roma, di Sant’Anna di Stazzema, di Civitella, di Marzabotto…

Infine, anche in Italia come in Germania furono uccisi migliaia di ebrei.

Fin lì vi furono 30.000 partigiani uccisi, 10.000 civili vittime di inutili rappresaglie, 700.000 militari deportati e schiavizzati in Germania e 33.000 morti di fame.

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Sintesi

Introduzione Democrazia, un valore universale - Tesina

Ho ritenuto che portare la democrazia al colloquio d’esami fosse la cosa migliore da fare, poiché in questo triennio di scuola media, studiandola, mi ha davvero affascinato. Per questo motivo la mia tesina è sulla democrazia. Ho letto, personalmente tutti i sacrifici, le lotte, le conquiste e le morti che vari popoli hanno dovuto affrontare per poter essere in grado di raggiungerla. La democrazia è quindi, secondo me, la chiave per vivere nel miglior modo possibile in uno Stato, e poter arrivare alla felicità.

Collegamenti

Democrazia, un valore universale - Tesina

  • Storia: La Resistenza Italiana.
  • Italiano: Elsa Morante.
  • Inglese: The mass media.
  • Geografia: L'Unione Europea.
  • Francese: Strasbourg.
  • Educazione Fisica: I diritti delle donne nel calcio.
  • Musica: L'orchestra.
  • Arte: Il linguaggio dell'Informale.
  • Scienze: La teoria della tettonica a zolle.
  • Tecnologia: L'energia geotermica.
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