Bambini, tesina esame terza media

Tesina terza media sui bambini trattato in ogni materia: mappa concettuale, italiano, storia, geografia, scienze, inglese, francese, tecnologia, arte, musica, educazione fisica

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I BAMBINI - Tesina esame terza media


INDICE DEGLI ARGOMENTI


MAPPA CONCETTUALE 3
ITALIANO 4
STORIA 10
GEOGRAFIA 14
SCIENZE 25
ENGLISH 32
FRANÇAIS 34
TECNOLOGIA 35
ARTE 45
MUSICA 49
EDUCAZIONE MOTORIA 51
BIBLIOGRAFIA 54


I BAMBINI



ORFANO


Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola pian piano,
un bimbo piange, il piccol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: intorno al tuo lettino
c'è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s'addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

(Giovanni Pascoli, Myricae, 1891, 1903)



Orfano
In questa opera Pascoli vuole esprimere la tragedia e l’illusione che tutto sia bello per il bimbo, il quale però solo apparentemente è cullato da calorosi sentimenti materni. In realtà infatti quest’ultimo è orfano e quindi (secondo Pascoli) la sua vita sarà solamente destinata ad essere una vita fredda e avara di sentimenti.

Parafrasi
Lentamente la neve cade.
Ascolta: una culla lentamente dondola.
un bambino piange e tiene il ditino in bocca;
Canta un’anziana, poggia il mento sulla sua mano.

Un’anziana canta: intorno alla tua culla
C’è un bel giardino con rose e gigli.
In questo giardino il bambino dorme tranquillo.
La neve cade lentamente.


Analisi dei contenuti
La neve che fiocca a non finire incornicia un quadretto in cui un'anziana donna, canta la ninna nanna al bimbo orfano adagiato nella culla, quella zana antica, tipica della cultura contadina.
C'è continuità tra il bambino e la vecchietta: il bimbo piange e la vecchia canta, l'infante ha il dito in bocca e l'anziana il mento sulla mano. Questa continuità è il calore umano, quello che fa sì che il mondo intorno si trasformi, che anche d'inverno fioriscano rose e gigli. C'è anche un altro filo sottile che forse lega i due destini: la comunanza della perdita, nell'ipotesi che la vecchietta sia la nonna e il bimbo il nipotino. In tal caso l'una avrebbe perso la figlia, l'altro la madre.
Sono presenti, insomma, tutti gli ingredienti tipici della poetica pascoliana, dall'assenza delle figure genitoriali alla casa come nido protettivo. Di questo breve componimento è bello sottolineare la presenza e il ripetersi di gesti millenari, della cura dell'adulto per il bambino, un affetto che permette alla vita di proseguire nella sua cantilena, di generazione in generazione, con una lentezza della quale quasi non ci si accorge, con un incanto lieve come quei fiocchi di neve che si posano ad uno ad uno sul terreno fino a renderlo completamente bianco.


Aspetti metrico-stilistici
La poesia è composta da 2 strofe formate da 8 versi endecasillabi.
Il ritmo della poesia è generato dalla costruzione delle rime, che si articolano in rime alternate nella prima strofa (AB AB) e baciate nella seconda (CC DD).
Ciò permette, a livello ritmico, la creazione di una sorta di “ninna nanna”, la quale evoca un luogo immaginario (un bel giardino)
Sia per quanto riguarda il primo che l’ultimo verso, si può notare in entrambi dapprima la costruzione di un chiasmo (lenta la neve fiocca – la neve fiocca lenta) e successivamente di un’anafora (fiocca, fiocca, fiocca – lenta, lenta, lenta) che attribuisce un ritmo costante alla caduta della neve.
Questa costruzione dona un forte valore semantico a questi versi, poiché il ritmo così scandito sembra voglia concorrere a trasportare il lettore in un clima di pace e tranquillità, quasi a distogliere l’attenzione alla primaria impressione di tragicità che il titolo impone.
Inoltre tutta la poesia è basata prevalentemente su campi uditivi come per esempio il rumore della culla, il pianto del bimbo e la cantilena dell’anziana e non quindi visivi.
In questa opera Giovanni Pascoli utilizza un linguaggio molto semplice.
Infatti utilizza un lessico, la cui semplicità espressiva è forse l’elemento essenziale che permette al lettore di percepire ciò che l’autore mediante questa opera vuole farci comprendere.
L’autore pone però questa poesia su due livelli, costruendo in questo modo: un significato primario; e il significato secondario, in cui è custodita l’intenzione comunicativa del poeta.
La sua avversione nei confronti del mondo esterno è riprodotta all’interno di “Orfano” dalla forte contrapposizione tra il dentro protettivo (cioè la casa) e il fuori, un deserto bianco ma freddo.
Tale contrapposizione è resa dalla particolare circolarità di questa poesia, la quale inizia e si chiude con la stessa immagine.
Per quanto riguarda le figure retoriche d’ordine in questa poesia il Pascoli inserisce un iperbato (canta una vecchia).


Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca. A Lentamente la neve cade.
Senti: una zana dondola piano piano. B Ascolta: una culla lentamente dondola.
Un bimbo piange, il piccolo dito in bocca; A un bambino piange e tiene il ditino in bocca;
Canta una vecchia, il mento sulla mano. B Canta un’anziana, poggia il mento sulla sua mano.

La vecchia canta: intorno al tuo lettino C Un’anziana canta: intorno alla tua culla
C’è rose e gigli, tutto un bel giardino. C C’è un bel giardino con rose e gigli.
Nei bel giardino il bimbo si addormenta D In questo giardino il bambino dorme tranquillo.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta. D La neve cade lentamente.
ROSSO=chiasmo
VERDE=anafora

GIOVANNI PASCOLI

Giovanni Agostino Placido Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna; la sua fanciullezza fu segnata da continui lutti famigliari, fra cui la morte del padre che creò difficoltà economiche alla famiglia, costretta a trasferirsi nel 1871 a Rimini. Il poeta dovette abbandonare il Collegio degli Scolopi ad Urbino, dove frequentava il liceo. Nel giro di pochi anni altri lutti colpirono la famiglia: morirono due fratelli, la madre e la sorella maggiore.
Nel 1873 ottenne una borsa di studio e si iscrisse alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna ed ebbe come insegnante Giosuè Carducci.
Dopo la morte del fratello maggiore nel 1887, Giovanni divenne il capofamiglia e si trasferì a Massa insieme alle due sorelle Ida e Maria.
Insegnò in vari licei e nel 1905 divenne titolare della cattedra di Letteratura italiana a Bologna.
Nel 1891 aveva pubblicato una raccolta di poesie, chiamata Myricae, successivamente vinse un concorso di poesia latina bandito ad Amsterdam per ben dodici volte.
Successivamente pubblicò una serie di raccolte di poesie:
Poemetti (1897), I Canti di Castelvecchio (1903), Poemi Conviviali (1904), Odi e Inni (1906), Canzoni di Re Enzio (1908), Poemi Italici (1911) e infine i Poemi del Risorgimento (1913)
In occasione della guerra di Libia tenne un discorso chiamato La grande proletaria s’è mossa che fu il suo ultimo intervento pubblico.
Morì a Bologna il 6 aprile 1912.

“UNA DI LORO” di TOREY HAYDEN
Il libro di Torey Hayden "Una di loro" non è solo un libro. Anche se ogni pagina rivela i misteri dei disturbi emotivi, del sesso, alcolismo, della violenza e del crimine di ogni dimensione, il lettore esce da questa esperienza convinto che il mondo può essere pieno d'amore, di tenerezza, di calore e di ordine. Le etichette diagnostiche sui sei bambini di questa storia - mutismo elettivo, schizofrenia, autismo, ritardo mentale - dicono poco dell'orrore di queste personcine che non parlano, che fanno funzionare l'intestino a caso, che urlano. Eppure ci facciamo coinvolgere intensamente da come e quando si trasformeranno.
E come non bastassero i sei ragazzini, sulla scena arriva un genitore disturbato. E’ Ladbrooke, la mamma dell'autistica Leslie, terribilmente elegante, seducente, sfavillante di bellezza, ma anche alcolista, dedita alla promiscuità e silenziosamente ostile.
Il cuore nevralgico di questa storia è l'amicizia che si sviluppa tra Ladbrooke e Torey che ci ricorda che l'amore può assumere molte forme. Ladbrooke vuole solo essere "una di loro" nella classe. Il titolo colloquiale indica subito la morale di questa storia: la vita si realizza più pienamente quando ci si relaziona e ci si impegna con gli altri. E questo notevole resoconto dell'insegnante convince il lettore che uno dei compiti più difficili nell'educazione, un compito non molto tempo fa considerato senza speranza, può essere ricco e molto remunerativo dal punto di vista creativo.
( New York Times Book Review)
Torey non intendeva mettersi a scrivere di Ladbrooke in UNA DI LORO. Voleva scrivere dei bambini e includere Ladbrooke solamente nella sua qualità di assistente nella classe. Ma, man mano che il libro procedeva, Torey fu sorpresa nel rendersi conto che era diventata la storia di Ladbrooke. Allarmata per il fatto che gli editori avrebbero potuto non gradire questa deviazione rispetto al progetto che avevano comprato, presa dal panico ha inviato per posta le 250 pagine del manoscritto incompleto al suo editor per Natale di quell'anno per sapere se avrebbe dovuto andare avanti o meno. Fortunatamente a tutti è piaciuta la "storia che si scriveva da sola".
Dirkie è adesso sulla trentina. Non è in grado di vivere da solo, quindi vive in un'istituzione protetta che gli ha anche fornito un lavoro.
Torey ha perso le tracce di Mariana.
Leslie è vicina ai trent'anni. Si è sviluppata bene anche se è ancora gravemente autistica e questo significa che non è in grado di vivere da sola. Per cui, è rimasta a casa con Tom, ma si è adattata bene e ama la vita. Tom si è risposato.
Ladbrooke sta bene. Lei e il suo secondo marito hanno divorziato circa cinque anni fa. Vive con la figlia minore, che adesso ha 15 anni, nel New England dove fa la professoressa in un piccolo college. Lei e Torey sono rimaste molto amiche. Quando glielo ha chiesto, ha declinato l'invito di dare un contributo a questa pagina, ma vi ringrazia tutti per l'interesse che le persone hanno mostrato per la sua vita e per il suo benessere e augura a tutti di continuare ad amare i libri.
Torey ha perso le tracce di Geraldine, a parte sapere che è ancora nell'Irlanda del Nord.
Shamie ha adesso circa trent'anni. è tornato a vivere in Irlanda del Nord e lavora come impiegato statale.
Shemona ha circa trent'anni. è rimasta negli USA. Ha lavorato nel campo delle pubbliche relazioni, ma recentemente è passata all'insegnamento.

BIOGRAFIA
Nata: 21 maggio, 1951 a Livingston, Montana, USA
Sposata: nel 1982
Famiglia: una figlia, 1985
Attività nel campo dell'educazione / psicologia: Ausiliaria nell'istruzione speciale (disturbi emotivi); insegnante speciale (disturbi emotivi, disturbi dell'apprendimento); insegnante capo (unità psichiatrica); professore universitario (istruzione speciale); professore (istruzione speciale); coordinatrice di ricerca (unità psichiatrica universitaria); psicologa infantile; consulente nel campo degli abusi ai minori.
Victoria Lynn Hayden, nota come Torey L. Hayden, è una psicologa infantile e docente universitaria statunitense, che ha scritto una serie di libri basati sulle proprie esperienze con bambini problematici.
Tra gli argomenti trattati nei suoi libri troviamo l'autismo, la sindrome di Tourette, abusi sessuali, sindrome alcolica fetale, e il mutismo elettivo, in cui è specializzata.


LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Nella seconda metà del XIX sec. in tutta Europa avviene un profondo mutamento sociale ed economico. L’Inghilterra, che alla fine del Settecento aveva dato inizio alla rivoluzione industriale, era l’unico Paese in cui l’industria si era sviluppata sensibilmente, mentre in tutti gli altri Stati europei prevaleva un’economia di tipo agricolo.
Nella seconda metà dell’Ottocento, quindi, l’industria non solo si diffuse, ma si trasformò; per questo venne identificata come seconda rivoluzione industriale.
Se l’industria tessile era stata il motore della prima rivoluzione, nella seconda presero questo ruolo due nuovi settori: la siderurgia e la chimica. Questo fu un fatto importante in quanto: l’industria tessile produce beni di consumo, merci cioè che sono destinate ad un consumo rapido e che poi vengono sostituite; l’industria siderurgica e chimica invece producono merci (come l’acciaio, i fertilizzanti, la soda) che non vengono consumate direttamente, ma che vengono trasformate prima di essere immesse sul mercato. Alla fine dell’Ottocento si svilupparono anche nuove forme di energia; al carbone si affiancarono, infatti, l’energia elettrica e il petrolio. Quest’ultimo in particolare, che sarebbe poi diventato la più importante forma di energia nel nostro secolo, cominciò ad avere una grande importanza con l’invenzione del motore a scoppio (fine Ottocento). Le invenzioni che invece permisero di utilizzare, trasportare ed accumulare l’energia elettrica furono la turbina, la dinamo e il generatore. Le centrali elettriche venivano alimentate col carbone o con l’energia idraulica; in questo modo, anche Paesi poveri di risorse minerarie ma ricchi di acqua come l’Italia, poterono prendere parte alla rivoluzione industriale.
Lo sviluppo politico ed economico fu favorito dai miglioramenti scientifici e tecnologici. Ad esempio la macchina a vapore di Watt e i motori a scoppio ed elettrico di nuova concezione favorirono sia i trasporti che il lavoro in fabbrica.
Importante in questo periodo fu anche lo sviluppo dei trasporti (con l’espansione in tutto il mondo della rete ferroviaria e l’aumento del numero delle navi a vapore) e delle comunicazioni (con la diffusione delle reti telegrafiche). Nella seconda metà dell’Ottocento si espanse la rete stradale e vennero resi navigabili numerosi fiumi e canali. Lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni fu molto importante per l’industria, per due motivi: in primo luogo perché permetteva alle fabbriche di commerciare i loro prodotti in breve tempo e a grandi distanze e nello stesso tempo di ricevere le materie prime rapidamente; in secondo luogo perché per costruire le ferrovie erano necessari l’acciaio e la ghisa, che venivano richiesti in grandi quantità alle industrie siderurgiche, le quali aumentavano la produzione e, di conseguenza, i guadagni.

LO SFRUTTAMENTO MINORILE DURANTE LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
L'introduzione della macchina a vapore, inventata da James Watt, fu di estrema importanza, sia nel settore tessile che in quello estrattivo e siderurgico.
Il lavoro si concentrava nelle fabbriche, intorno alle macchine. Le fabbriche a loro volta si concentravano, per diminuire i costi di trasporto. Nasceva così la città industriale.
Mentre si affermava l'importanza della classe borghese e gli imprenditori aumentavano i loro capitali, centinaia di migliaia di operai che lavoravano nelle fabbriche e nelle miniere, conducevano una vita misera e soprattutto pericolosa, con salari bassi, in luoghi malsani, lavorando dalle 12 alle 18 ore al giorno. Non lavoravano in pessime condizioni solo gli uomini, ma anche le donne e soprattutto i bambini.
La rivoluzione industriale provocò quindi un grave peggioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli. Infatti, le grandi masse di uomini che dovevano lasciare le campagne per andare nelle città, dovevano abbandonare le loro vecchie abitudini per assumerne altre. La vita in campagna non era per niente agevole ma si svolgeva secondo ritmi umani. I bambini incominciavano presto a lavorare nei campi aiutando i genitori; le bambine aiutavano in casa a preparare il pane e i pasti. Le feste e le fiere erano, per l'intera comunità, un'occasione per consolidare i rapporti. Naturalmente in città tutto ciò non avveniva. La famiglia finì con il trasformarsi profondamente: i salari erano talmente bassi che entrambi i genitori dovevano lavorare, e mettere al mondo molti figli affinché guadagnassero anch'essi.

GLI APPRENDISTI DELLE FILANDE INGLESI
In Inghilterra i fanciulli venivano assunti soprattutto per lavorare come apprendisti nelle filande: la filatura è infatti facile da imparare, non richiede grande forza muscolare, ma buona agilità delle dita. Oltre a ciò i bambini potevano essere pagati con circa un terzo del salario di un adulto e per la loro tenera età erano più docili e ubbidienti. D'altra parte già prima della rivoluzione industriale i bambini venivano impiegati in pesanti attività lavorative: dall'età di 6-7 anni, e a volte anche meno, aiutavano nei laboratori artigianali ed erano sottoposti a fatiche considerevoli. L'impiego di manodopera infantile nelle fabbriche non causò quindi grande stupore e parve abbastanza normale che si scegliessero innanzitutto i figli dei poveri, che vivevano grazie all'assistenza dello Stato.
Soprattutto all'inizio della rivoluzione industriale, i proprietari prendevano accordi con le parrocchie, le quali si incaricavano di reclutare i giovani lavoranti fra le famiglie più misere. Un po’ con l'inganno, promettendo buon vitto, alloggio confortevole ed elevato salario, un po’ con la forza, gruppi di 50/100 ragazzi venivano spediti, come merce, a fare gli apprendisti nelle filande. I vantaggi andavano solo agli imprenditori, che ottenevano manodopera poco costosa, e alle parrocchie, che si toglievano un buon numero di bocche da sfamare. Per i fanciulli iniziava invece una vita terribile, piena di fatiche e sofferenze di ogni tipo.
Gli orari lavorativi nelle filande duravano fino a 18 ore, con turni anche di notte. I bambini entravano dai cancelli alle cinque del mattino e ne uscivano verso le otto di sera, compreso il sabato. I pasti venivano consumati in brevi soste: mezz’ora per la prima colazione, un’ora per il pranzo. Ogni mancanza o ritardo veniva punita con feroci battiture. I bambini più piccoli venivano impiegati per scivolare sotto i macchinari e recuperare i rocchetti di cotone. Il lavoro dei bambini-operai era reso ancor più duro dalle condizioni in cui si svolgeva. Capannoni dai soffitti bassi, dalle finestre strette e quasi sempre chiuse: la temperatura dei locali oscillava tra i 26 e i 30 gradi. Nelle filande di cotone la borra aleggiava come una nube e penetrava nei polmoni causando col tempo gravi scompensi. Frequenti erano anche gli infortuni, come l’asportazione di una falange del dito, a volte di un dito intero, o anche di tutta la mano, stritolati dagli ingranaggi delle macchine. Infatti, il fermo produzione era impensabile, e tutte le operazioni venivano svolte con i telai costantemente in movimento. L'alimentazione insufficiente, la mancanza di riposo, la scarsa igiene dei locali e gli infortuni frequenti, contribuivano a rovinare la salute di questi poveri fanciulli che, quando arrivavano vivi alla fine del loro apprendistato, dopo parecchi anni, avevano il fisico debilitato e deformato.
Anche la loro educazione era pessima: vivendo per anni lontani dalle proprie famiglie, e spesso a contatto con gente rozza e brutale, crescevano ignoranti e senza principi morali. Nemmeno la loro preparazione professionale, sebbene fosse prevista nel contratto d'assunzione, poteva dirsi soddisfacente: essi sapevano fare solo poche operazioni, con la macchina con cui erano stati costretti a lavorare per tanto tempo.


IL LAVORO NELLE MINIERE
Il successo della meccanizzazione in campo tessile spinse altre industrie ad adottare nuove macchine e a cercare di applicare ad esse il motore a vapore.
Quest’ultimo doveva essere alimentato con carbone, mentre la costruzione delle macchine richiedeva l’impiego di ingenti quantità di ferro.
Uno degli effetti della rivoluzione industriale fu dunque lo sviluppo delle miniere di carbone e di ferro. Le miniere erano anche peggio delle fabbriche. Qui i bambini, per lo stesso motivo che li rendeva ideali come spazzacamini (un’altra loro diffusa “occupazione” all’epoca), venivano usati per portare il materiale estratto dal fondo della miniera in superficie, attraverso stretti cunicoli. I cunicoli piccoli, rispetto alle grandi gallerie, cautelavano maggiormente i proprietari contro i crolli accidentali delle volte, che avrebbero costretto a scavare da capo la strada verso il filone minerario.

LO SFRUTTAMENTO MINORILE IN CINA
Minorenni alla catena di montaggio, fabbriche gestite come carceri, salari che bastano appena a sopravvivere, operai avvelenati dalle sostanze tossiche, una strage di incidenti sul lavoro.

Dietro queste piaghe c'è una lunga catena di cause e di complicità. Il lavoro infantile spesso è una scelta obbligata per le famiglie. 800 milioni di cinesi abitano ancora nelle campagne dove il reddito medio può essere inferiore ai 200 euro all'anno. Per i più poveri mandare i figli in fabbrica, e soprattutto le figlie, non è la scelta più crudele: nel ricco Guangdong fiorisce anche un altro mercato del lavoro per le bambine, quello della prostituzione. Gli emigranti che arrivano dalle campagne finiscono nelle mani di un capitalismo cinese predatore, avido e senza scrupoli, in un paese dove le regole sono spesso calpestate. Alla Kingmaker che produce per la Timberland, gli operai dicono di non sapere neppure "se esiste un sindacato; i rappresentanti dei lavoratori sono stati nominati dai dirigenti della fabbrica".
Per confezionare un paio di Timberland, vendute in Europa a 150 euro, nella città di Zhongshan un ragazzo di 14 anni guadagna 45 centesimi di euro. Lavora 16 ore al giorno, dorme in fabbrica, non ha ferie né assicurazione malattia, rischia l'intossicazione e vive sotto l'oppressione di padroni-aguzzini.

Per fabbricare un paio di scarpe da jogging Puma una cinese riceve 90 centesimi di euro: il prezzo in Europa è 178 euro per il modello con il logo della Ferrari. Nella fabbrica-lager che produce per la Puma i ritmi di lavoro sono così intensi che i lavoratori hanno le mani penosamente deformate dallo sforzo continuo. L'impresa di Zhongshan si chiama Kingmaker Footwear, con capitali taiwanesi, ha 4.700 dipendenti di cui l'80% donne. Ci lavorano anche minorenni di 14 e 15 anni. La maggioranza della produzione è destinata a un solo cliente, Timberland. Le testimonianze dirette sui terribili abusi perpetrati dietro i muri di quella fabbrica sono state raccolte dall'associazione umanitaria China Labor Watch, impegnata nella battaglia contro lo sfruttamento dei minori e le violazioni dei diritti dei lavoratori. Di fronte a queste rivelazioni il quartier generale della multinazionale ha dovuto fare "mea culpa" e ha ammesso che è a conoscenza che quella fabbrica ha avuto dei problemi relativi alle condizioni di lavoro, sono disposti a impegnarsi per aiutare i proprietari della fabbrica a migliorare. I "problemi relativi alle condizioni di lavoro" però non sono emersi durante le regolari ispezioni che la Timberland fa alle sue fabbriche cinesi (due volte l'anno), né risultano dai rapporti del suo rappresentante permanente nell'azienda.
Un'altra testimonianza rivela che quando arrivano gli uomini d'affari stranieri per un'ispezione, gli operai vengono avvisati in anticipo: " i capi ci fanno pulire e disinfettare tutto, lavare i pavimenti; sono molto pignoli". Ancora più in basso ci sono i padroncini cinesi che producono in proprio. Yang Hanhong, 27 anni, piccolo imprenditore, recluta gli operai nel villaggio natale. Ha 12 minorenni alle sue dipendenze. Il suo investimento in capitale consiste nell'acquisto di forbici e aghi, con cui i ragazzini tagliano e cuciono le rifiniture dei vestiti. La maggior parte di questi bambini soffrono di herpes per l'inquinamento dei coloranti industriali. Con gli occhi costretti sempre a fissare il lavoro degli aghi, tutti hanno malattie della vista. Alla luce del sole non possono tenere aperti gli occhi infiammati. Lamentano mal di testa cronici. Liu Yiluan, 13 anni, non può addormentarsi senza prendere 2 o 3 analgesici ogni sera.
Anche la Walt Disney è inquisita in questo giro di sfruttamento degli operai. Libri di Topolino, album colorati con le figure del pesciolino Nemo, agendine e giochi con i popolari personaggi dei cartoons di Walt Disney. Sono le prove a carico in un impressionante dossier sugli abusi dei diritti umani nelle fabbriche cinesi. Dietro gadget e giocattoli che vengono venduti ai bambini del mondo intero dalla multinazionale Disney ci sono migliaia di operai cinesi pagati 60 euro al mese.
Costretti a lavorare 13 ore al giorno, e vittime di una tragica serie di incidenti in fabbrica: dita e mani amputate, morti sul lavoro. La Hung Hing fornisce pubblicazioni per l'infanzia anche ad altre multinazionali americane come Mattel e McDonalds.
Le immagini gioiose di questi prodotti per bambini sono in contrasto con le condizioni di vita degli operai, ai limiti dello schiavismo. Fare gli straordinari è obbligatorio - la giornata media è 13 ore di lavoro - eppure spesso non sono pagati. Resta il fatto che in Cina ora prolifera anche la contraffazione delle buste-paga, i falsi cartellini orari, le relazioni fasulle degli ispettori sanitari: formulari con timbri e numeri artefatti per simulare salari e condizioni di lavoro migliori, documenti da dare alle multinazionali perché mettano a posto le nostre coscienze. La Nike nel suo ultimo Rapporto Sociale dice delle sue fabbriche cinesi che "la falsificazione da parte dei manager dei libri-paga e dei registri degli orari di lavoro è una pratica comune".

ANALFABETISMO = SFRUTTAMENTO
Negli ultimi trent'anni del '900 anche nella maggior parte dei paesi del Terzo Mondo si sono registrati notevoli sforzi in funzione di un'espansione del sistema formativo; tuttavia, esistono ancora nazioni in cui circa la metà dei bambini non riceve un'istruzione formale e in cui si registrano altissime percentuali di evasione dall'obbligo scolastico e di analfabetismo. Ovviamente la carenza di alfabetizzazione impedisce gli sviluppi di ogni forma ulteriore di istruzione.


L'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura), definisce dal 1958 l'analfabetismo come la condizione di "una persona che non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera".
Oggi la definizione è diventata più complessa e si basa fondamentalmente sulla capacità dell'individuo di decifrare l'ambiente e partecipare alla società in cui vive.
Statisticamente si tende a rilevare quell'insieme di abilità relative all'alfabetismo che può essere applicato in modo funzionale in attività tipiche della vita quotidiana.


Secondo i dati dell'Unesco, sugli 860 milioni di adulti analfabeti nel mondo, 2/3 sono donne. I minori che non vanno a scuola sono più di 110 milioni, il 56% sono femmine.


Il fenomeno dell'analfabetismo va di pari passo con povertà e sottosviluppo, che costringono milioni di bambini a lasciare la scuola prima saper leggere e scrivere per andare a lavorare in condizioni di sfruttamento. Secondo l'Organizzazione mondiale del lavoro (ILO), nel mondo i bambini tra i 5 e i 17 anni sfruttati sono 250 milioni, di cui 155 milioni in Asia.


Nel continente asiatico il lavoro minorile rappresenta un vero e proprio modello produttivo e si accanisce in maniera particolare contro le bambine. Lo sfruttamento sessuale, ad esempio, è una piaga molto profonda nella società asiatica. La prostituzione di bambine è molto diffusa in Cambogia, Bangladesh, Nepal, India e Pakistan. "Ogni anno 1 milione di bambine vengono messe nel mercato della prostituzione, per la maggior parte delle volte da loro conoscenti" denuncia Child Workers in Asia, un'organizzazione che si batte contro lo sfruttamento dell'infanzia.
I bambini in Asia vengono usati per diverse tipologie di prestazioni: lavori agricoli, concerie, cave, miniere, laboratori tessili e di giocattoli, fornaci, lavori edili, discariche. A questo fenomeno contribuisce in parte anche la delocalizzazione asiatica delle multinazionali occidentali in vari settori produttivi, in particolare nel settore tessile.
Anche le numerose guerre presenti in Asia usano i minori: il fenomeno dei bambini soldato è in forte aumento, con decine di migliaia di bambini reclutati, spesso con la forza, da truppe governative e da gruppi paramilitari. Il reclutamento di minori nelle forze armate è molto elevato in Afghanistan, Myanmar, Sri Lanka e Cambogia.
Grave, infine, la situazione in India dove attivisti per i diritti umani denunciano la crescente diffusione della schiavitù di bambini per debiti. Sono almeno 5 milioni i bambini indiani costretti a lavorare senza retribuzione per saldare debiti contratti dalle loro famiglie o perché ai genitori è stato pagato un anticipo sulle loro prestazioni. Secondo un rapporto di Human Rights Watch, i bambini non riescono quasi mai ad essere riscattati. L' Asian Labour Monitor ha calcolato che 1/5 del prodotto interno lordo indiano deriva dal lavoro di minori, in genere di famiglie senza terra. Con 44 milioni di bambini lavoratori l'India detiene il record mondiale dell'occupazione minorile.

VIAGGIO A CIUDAD GUAYANA – VENEZUELA

Nel mese di aprile mia nonna si è recata presso un villaggio a Caracas (Ciudad Guayana) in Venezuela. È qui che, oltre vent'anni fa, l'associazione «Solidarietà nell'amicizia», che ha sede a Rodengo Saiano, è riuscita a costruire una scuola, il centro «Paolo VI», nella parrocchia di S. Martin.


La scuola funziona dal 1993 e accoglie 720 alunni su due turni di lezioni, dall'asilo alla seconda ginnasio e vengono distinti con divise di colore diverso.

La scuola fa parte della parrocchia, è riconosciuta ma non è pubblica, quindi non può usufruire di contributi statali, essendo stata costruita in una zona contesa tra Venezuela e Brasile dove gli abitanti non possono nemmeno essere iscritti all’anagrafe.
A metà mattina, un centinaio di bambini fra i più bisognosi ricevono come merenda latte e arepa, un piccolo pane di forma circolare preparato con farina di mais bianco o giallo.


E’ da tre anni che questo servizio di piccola mensa offre colazione e merenda a un centinaio di alunni, e gli insegnanti dicono che i loro voti sono notevolmente migliorati. Tutto questo è possibile grazie alle donazioni dei cittadini all’Associazione di Rodengo Saiano.
La giornata-tipo di un bambino del villaggio è più o meno sempre uguale: di mattina ci si deve svegliare presto e, senza colazione, si deve correre anche per molti km per raggiungere la scuola. A metà mattina, se si è fortunati, si mangia un’arepa e si beve un bicchiere di latte. Questo, a volte, è l’unico pasto della giornata.
Le lezioni terminano verso le 16, successivamente si deve far ritorno al villaggio.


Le femmine più piccole raccolgono conchiglie sulla spiaggia e creano braccialetti e collane da vendere, i maschi invece aiutano nella pesca gli uomini del villaggio.
Le donne creano vestiti per le persone del villaggio, anche se non tutti riescono ad averne almeno uno completo.

Ogni 15 giorni si reca al villaggio un sacerdote accompagnato da un medico volontario, che visita chi ha problemi di salute e distribuisce alcuni medicinali, anche se le persone anziane preferiscono curarsi con metodi naturali. Le donne gravide vengono visitate, ma solo quelle che hanno il termine della gravidanza il giorno della visita del medico vengono portate all’ospedale di Caracas mentre, per le altre, la nascita del bambino avviene nel villaggio con l’aiuto delle altre donne.

Dal giornale “Bresciaoggi” – 17.4.2011
BOTTINO SOLIDALE: seimila euro «che per noi non sono pochi», commenta Rubessi, segretario dell’associazione. A consegnare a destinazione i finanziamenti raccolti sarà Rosanna Micheletti, volontaria di Villa Carcina che da anni vive in Venezuela e collabora con le realtà solidali. «Verserà i soldi su un libretto riservato al centro scolastico, accertandosi che siano utilizzati per la mensa», sottolinea Rubessi. «Ogni anno organizziamo un momento di incontro aperto a tutti: se abbiamo raggiunto dei traguardi, è grazie al contributo di privati, enti locali, associazioni e altre realtà che ci hanno sostenuto. Vorremmo che continuasse ad essere così», auspica Gelfi. Anche perché di aiuti statali, nemmeno l'ombra: «L'associazione non è iscritta ad alcun albo, viviamo del buon cuore di privati e istituzioni locali. Per questo ci appoggiamo a Fey Alegria, ufficialmente riconosciuta dal governo venezuelano, per trovare operatori e insegnanti», specifica Rubessi. Il vescovo di Brescia Luciano Monari ha visitato il «Paolo VI» nel 2009, durante il suo viaggio in Venezuela.

Bibliografia:
• (Le foto di questa ricerca sono state scattate nel mese di aprile 2013, da mia nonna Mariangela);
• Bollettino parrocchiale Chiesa di Rodengo Saiano;
• Bresciaoggi

Obesità infantile
L'obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale. Il fenomeno, che in Italia colpisce un bambino su quattro, è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo; in pratica si introducono più calorie di quante se ne consumano.

La definizione di sovrappeso e di obesità infantile è più complessa rispetto all'adulto, il cui peso ideale è calcolato in base al BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea), che è uguale al peso in Kg diviso l'altezza in metri elevata al quadrato.

Il Ministero della Sanità Italiano definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale, e in sovrappeso se lo supera del 10-20%; in alternativa, lo definisce tale quando il suo BMI è maggiore del previsto. La crescita ponderale del bambino viene calcolata facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età.


BMI
bambini
BMI
bambine
Interpretazione
grafici


Obesità infantile: le soluzioni da adottare secondo il ministero della sanità


La prima regola per evitare il possibile rischio di obesità è PREVENIRE.
Se il bambino tende ad aumentare di peso, occorre intervenire subito, senza aspettare che ingrassi troppo. Non esistono regole rigide, né ricette infallibili, basta adottare semplici accorgimenti comportamentali; soprattutto, una volta sensibilizzati al problema, i genitori non devono mai demordere ed abbassare la guardia.
Alcuni consigli pratici che il Ministero della Sanità Italiano indica, sono:
• Abituare il bambino a tre pasti regolari: una colazione non abbondante ma sostanziosa, un pranzo ed una cena (non eccessivi), intervallati da uno spuntino a metà mattina ed una merenda al pomeriggio. Questo gli eviterà i “buchi” tra un pasto e l'altro e lo abituerà a non mangiare fuori orario.
• Non premiare il bambino con troppi spuntini, specialmente se ricchi di zuccheri o comunque ipercalorici come merendine, gelati, bevande gassate, succhi di frutta, ma preferire frutta o yogurt.
• Non insistere quando il bambino è sazio o non ha molta fame; potrebbe mangiare solo per far piacere alla mamma o per non essere sgridato; c'è il rischio di generare in lui un rapporto distorto con il cibo.
• Limitare l'introito proteico e dei lipidi, alternando il consumo di carne, uova e formaggi, alimenti che non vanno mai somministrati insieme; preferire le proteine del pesce.
• Abituare il bambino ai giochi all'aperto e all'attività fisica; questo è importante sia per un corretto sviluppo del corpo, sia perché in movimento il ragazzo brucerà molte calorie.
• Rispettare i ritmi del sonno onde evitare l'instaurarsi di abitudini scorrette (sindrome dell'alimentazione notturna).
Quando i chili di troppo sono già evidenti occorre adottare ulteriori misure. Il pediatra e il dietologo sono infatti le figure più indicate a predisporre un intervento mirato, ma sono i genitori ad avere il ruolo più importante. La consapevolezza del danno che l'obesità può arrecare alla salute del proprio figlio deve far riflettere i genitori e portarli a sradicare comportamenti alimentari e abitudini scorrette consolidate nel tempo. Il compito è difficile, ma non impossibile. Occorre puntare sul coinvolgimento e non sui divieti, cercando di non colpevolizzare il piccolo se qualche volta cede alle tentazioni, quindi senza fare del peso un'ossessione.

Ulteriori utili consigli del Ministero della Sanità Italiano sono:
• Svuotare cucina e frigorifero dai cibi tentatori (patatine, merendine, cioccolata, succhi di frutta) e sostituirli con gli alimenti giusti (acqua, tè, frutta, fette biscottate, yogurt).
• Fare del pasto un momento di pausa per stare insieme e parlare (quando si guarda la televisione non ci si accorge di quanto e di cosa si mangia).
• Evitare che il bambino mangi troppo in fretta; così facendo, non si sazia mai e dopo una merendina ne chiede subito un'altra.
• Preferire i cibi fatti in casa ai prodotti confezionati; si calcolano meglio i condimenti e si scelgono le materie prime da utilizzare.
• Eliminare i piatti più elaborati sostituendoli con altri cucinati in modo semplice, senza troppi condimenti.

• Abituare il piccolo ad assumere quotidianamente una quantità discreta di verdure cotte o crude, più ricche di fibre, che riempiono lo stomaco e rallentano l'assimilazione delle sostanze introdotte.
• Moderare le quantità.
• Non associare il cibo all'idea di qualcosa di “speciale”, né usarlo come premio.
• Ridurre il tempo dedicato alla televisione/computer a favore di attività più dinamiche.
• Spronare il bambino a camminare e a fare le scale, piuttosto che prendere l'ascensore.
• Favorire una regolare attività sportiva cercando di assecondare le preferenze del bambino e la sua sensibilità (dalla passeggiata in bici alla partita di calcio, dal nuoto in piscina alla ginnastica in palestra).
• Sottoporre regolarmente il bambino a visite pediatriche di controllo.
In conclusione, è ruolo dello Stato favorire e promuovere incessantemente campagne di sensibilizzazione di larga portata per aumentare la consapevolezza del problema in tutti i settori della società, compreso quello del personale sanitario (il quale, spesso, non è sufficientemente preparato ad affrontare il problema), fornendo informazioni sia sui rischi che l'obesità può provocare, sia sui comportamenti da adottare per evitare questa patologia.

Alcune azioni sociali potrebbero essere:
• intervenire con leggi per regolamentare ed assicurare strategie per la riduzione dell'obesità;
• aumentare la quantità di ore a settimana di educazione fisica nelle scuole primarie e secondarie;
• aumentare la qualità dell'istruzione fisica nelle scuole primarie e secondarie;
• sensibilizzare il problema alle famiglie con pubblicità, programmi televisivi e riviste;
• creare e migliorare le infrastrutture sportive (palestre e parchi);
• promuovere la formazione di associazioni e centri sportivi;
• incoraggiare le industrie alimentari ad introdurre sul mercato cibi ipocalorici e più nutritivi;
• applicare tasse sugli alimenti non sani e dare sussidi per la promozione di cibi sani e nutrienti;
• formulare standard dietetici per i programmi di pranzo scolastici;
• eliminare e sostituire le bevande dolci e snack all'interno dei distributori automatici nelle scuole, con bevande e cibi più sani;
• informare in modo chiaro il consumatore applicando etichette nutrizionali chiare sugli alimenti e vietando le informazioni incoerenti e sbagliate;
• applicare restrizioni sulla pubblicità di cibi ai bambini.

Cause dell'obesità infantile
L'obesità infantile ha una genesi multifattoriale; come tale, è il risultato di diverse cause, più o meno evidenti, che interagiscono tra loro. In primo luogo, è dovuta ad un'eccessiva e cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica ed a fattori di tipo genetico - familiare. Rari sono i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali..

ALIMENTAZIONE

Se è vero che una dieta insufficiente può portare a deficit di vario tipo (proteine, calcio, ferro, vitamine ed altri nutrienti essenziali alla crescita), per contro, un introito calorico eccessivo determina dapprima un sovrappeso del bambino, poi, nella maggioranza dei casi, una manifesta obesità.
L'iperalimentazione nei primi due anni di vita, oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose (ipertrofia), determina anche un aumento del loro numero (iperplasia); da adulti, pertanto, si avrà una maggiore predisposizione all'obesità ed una difficoltà a scendere di peso o a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle. Intervenire durante l'età evolutiva è quindi di fondamentale importanza, perché dà la garanzia di risultati migliori e duraturi.

SEDENTARIETÀ
Oltre all'alimentazione scorretta e squilibrata, non è da sottovalutare, come fattore di rischio, la ridotta attività fisica o la sedentarietà, frutto di uno stile di vita sbagliato, ma sempre di più frequente riscontro.
I piccoli, infatti, sono spesso accompagnati in macchina dai genitori (anche se la scuola o la palestra distano pochi metri da casa), prendono l'ascensore anche per un solo piano, passano ore ed ore davanti al computer e alla televisione (con gli esempi negativi che accentuano le cattive abitudini alimentari), escono sempre meno e così via.

Nel rapporto “Obesità in bambini e giovani: Una crisi nella sanità pubblica” scritto da un gruppo di esperti internazionali (IOTF) facente capo alla WHO (World Health Organisation), ed in collaborazione con la IASO (l'Associazione Internazionale per lo Studio sull'Obesità), sono state identificate le principali tendenze sociali che contribuiscono all'aumento dell'obesità infantile:

• aumento dell'uso di trasporto motorizzato (ad esempio per andare a scuola);
• diminuzione dell'attività fisica durante il tempo libero e conseguente aumento della sedentarietà;
• aumento del tempo trascorso davanti la tv;
• aumento della quantità e varietà degli alimenti grassi ed energetici e relativo aumento della loro pubblicità;
• aumento dell'uso di ristoranti e fast food per pranzare e cenare, i quali offrono grandi porzioni a poco prezzo;
• aumento del numero dei pasti durante la giornata;
• aumento dell'uso di bibite analcoliche dolci e gasate come sostituzione all'acqua.

L'esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino che cresce, in quanto, oltre a farlo dimagrire, lo rende più attivo, contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra (tessuto muscolare) e massa grassa (tessuto adiposo ).

E' quindi sufficiente praticare, in maniera costante, un'attività aerobica leggera, senza affaticare troppo l'organismo (come una pedalata in bici od una camminata); ciò sottopone i muscoli ad uno sforzo moderato ma costante, inducendoli ad attingere carburante soprattutto dal serbatoio dei grassi.

FAMILIARITÀ


I fattori familiari non sono meno determinanti dei precedenti. L'obesità, sotto certi aspetti, può considerarsi un problema di natura ereditaria e, sotto altri, una conseguenza di fattori ambientali.

Un'indagine multiscopo realizzata dall'ISTAT nel 2000 dimostra che circa il 25% dei bambini ed adolescenti in sovrappeso ha un genitore obeso o in sovrappeso, mentre la percentuale dei bambini sale a circa il 34% quando sono obesi o in sovrappeso entrambi i genitori.

L'esempio della famiglia è fondamentale: non si può parlare di educazione alimentare se i genitori non iniziano per primi a seguire una dieta equilibrata.

Per quanto riguarda la natura ereditaria dell'obesità, sono state evidenziate alterazioni di alcuni geni aventi un ruolo nella produzione delle cellule adipose, ma gli studi sono tutt'ora in corso.
Obesità infantile: perché è importante prevenirla
Le migliorate condizioni socio-economiche, cattive abitudini alimentari e uno stile di vita sempre più sedentario, hanno favorito il formarsi di alcune alterazioni fisiche, che sono la conseguenza di uno squilibrio tra lo sviluppo muscolare, scheletrico e ponderale. Tali alterazioni hanno causato un aumento notevole dell'obesità infantile, che in alcuni paesi come il nostro, sta raggiungendo punte del 20% della popolazione giovanile sana.
Nella maggioranza dei casi, il fattore scatenante è la scarsa o addirittura inesistente attività fisica, dovuta ad una carente organizzazione familiare, scolastica o ambientale, in tal senso.

L'attività fisica è infatti una componente fondamentale dell'uomo, soprattutto nell'età dello sviluppo.
L'accrescimento del bambino, come quello di tutti gli esseri viventi, è in stretta dipendenza dalle richieste funzionali che provengono dall'ambiente in cui vive. Ogni funzione si è sviluppata in conseguenza delle specifiche richieste provenienti dal mondo esterno e ciascun organo ha assunto le sue caratteristiche definitive in conseguenza delle esigenze funzionali.

I sistemi muscolare e scheletrico si sviluppano armonicamente nel corpo e nei singoli organi, soprattutto negli individui che continuamente li stimolano e li esercitano in modo appropriato.
Il "potenziale di obesità"
Possiamo considerare l'obesità come una vera e propria patologia, caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo, dovuto sia ad aumento di volume, che di numero degli adipociti (le cellule che formano il tessuto adiposo).
È fondamentale combattere l'obesità sin dall'età evolutiva, perché è l'adolescenza il periodo critico in cui si stabilisce "il potenziale di obesità di un individuo", dato dal numero di adipociti.

Nella fase adolescenziale infatti, il numero delle cellule adipose aumenta significativamente, per poi rimanere all'incirca invariato per il resto della vita. E' dunque importante prevenire un aumento eccessivo del tessuto adiposo e del numero di adipociti.

Nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta sono quasi esclusivamente le dimensioni degli adipociti a variare: aumentano quando si ingrassa e diminuiscono con il dimagrimento; nei soggetti obesi il volume degli adipociti è all'incirca doppio rispetto ai soggetti normopeso.

Tra le gravi conseguenze dell'obesità che possono colpire precocemente bambini e ragazzi, le più frequenti sono rappresentate da problemi all'apparato respiratorio (apnea notturna, affaticabilità); a quello osteoarticolare (varismo-valgismo arti inferiori, ridotta mobilità articolare,piedi piatti); all'apparato digerente e a quello cardiocircolatorio (incapacità di rispondere in maniera adeguata ad uno sforzo, anche di lieve intensità e limitato nel tempo, minore efficienza ventilatoria.)

Nell'età evolutiva inoltre, il sovrappeso corporeo ingenera altre spiacevoli conseguenze a livello psicologico. Il bambino obeso frequentemente può sentirsi a disagio e vergognarsi, arrivando addirittura ad autoescludersi dalla vita sociale e dalle normali attività ludiche e motorie. Spesso sono bambini che tendono a chiudersi in casa ed iperalimentarsi, instaurando un pericoloso circolo vizioso (sovrappeso, inattività motoria, esclusione dalla vita di gruppo, iperalimentazione).

La mancata attività motoria è molto spesso sia causa che conseguenza dell'obesità .
Conclusioni
É importante ricordare che un bambino obeso sarà nella maggioranza dei casi un adulto obeso, sia per l'esclusione dalle normali attività motorie, sia per l'eccessivo aumento delle cellule adipose durante l'età dello sviluppo.

Il miglior metodo per avere un adulto sano è quindi prevenire il sovrappeso e le patologie psicofisiche ad esso correlate. Per ottenere questo risultato è necessario associare corrette abitudini alimentari ad adeguata attività motoria, che tenga conto delle difficoltà psicofisiche connesse all'età dello sviluppo ed aggravate dall'obesità.

Risulta fondamentale quindi, la figura di un professionista nel campo dell'educazione psicomotoria, che aiuti le famiglie a educare o rieducare il bambino ad una corretto stile di vita, che lo accompagni sino all'età adulta e lo porti ad essere un adulto sano.


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China Blue
Shot clandestinely in China, under difficult conditions, this is a deep-access account of what both China and the international retail companies don’t want us to see – how the clothes we buy are actually made. China Blue takes us inside a blue-jeans factory, where two teenage girls, Jasmine and Orchid, are trying to survive the harsh working environment. But when the factory owner agrees to a deal with his Western client that forces his teenage workers to work around the clock, a confrontation becomes inevitable.
Like millions before her, Jasmine leaves her Sichuan village to help her family with a job in a far-away factory. There she meets 14-years-old Li Ping, who is already an experienced seamstress. During brief lunch breaks Jasmine watches another co-worker Orchid, who turns their 12-bed dorm room into a disco. These friendships would provide her only solace as Jasmine’s initial excitement soon melts away. The long work hours seven days a week, the merciless fine system and the delays in pay are overwhelming.
Orchid, who specializes in zippers, is the only one with an easier schedule. Later, Orchid uses the New Year holiday to go home after two years away and introduce her boyfriend to her parents, hoping for their approval. Chinese New Year is the only time off the workers get in the entire year, but Jasmine cannot afford yet the expensive two-day trip back.
To get a new order from a promising British buyer, Mr. Lam must agree to extremely low prices and a very tight delivery schedule. For the deal to work, he cuts his workers’ pay and requires them to work around the clock.

While the film shows how our global economic system leaves the Chinese factory owner with few choices, it also explores in detail what that means for the workers. Anxious to avoid getting fined for falling asleep on the job, Jasmine and Li Ping sneak out of the factory to buy energy tea, but they get caught and are fined anyway. Other workers resort to keeping their eyes open by clipping clothespins on their eyelids. When the workers’ endurance reaches a breaking point, their only recourse may be a strike, which is illegal in China.
China Blue paints a nuanced, tender and ultimately moving portrait of the daily lives of the young workers who make our clothes. It also brings an updated and alarming report on the economic pressures applied by Western companies and their human consequences. The Boston Phoenix called it “heartbreaking, truly unforgettable” and Variety commented that “the Pic’s degree of access and intimacy is surprising. Indeed, after you get to know Jasmine and Li Ping, shopping will never be the same.
The film was made without permission from the Chinese authorities. During production the crew was stopped by the police numerous times. On one occasion the crew was arrested and interrogated. Tapes were confiscated and never returned, despite inquiries by the American consulate.


My choice:
I chose this movie because it deals with the issue of the exploitation of Chinese guys working in textile factory.


PETITE HISTOIRE “LES MISÉRABLES”
Dans la France du xixe siècle, l'ex-bagnard Jean Valjean prend en charge la petite Cosette, fille biologique de Fantine, une jeune ouvrière tombée dans la prostitution pour subvenir aux besoins de sa fille qu'elle a malencontreusement confiée aux Thénardier, un couple de scélérats. Mais Jean Valjean, depuis sa libération, est impitoyablement traqué par l'intransigeant policier Javert pour n'avoir pas respecté sa liberté conditionnelle. Depuis sa sortie du bagne, en passant par l'émeute de juin 1832 et jusqu'à sa mort, on suit les différentes étapes de la régénération du personnage central Jean Valjean avec des protagonistes qui vont l'aider ou le contrarier sur son cheminement vers la rédemption.
COSETTE EST UN PERSONNAGE DANS LE ROMAN LES MISÉRABLES DE VICTOR HUGO

Elle est la fille de Fantine et Félix Tholomyès. Après avoir abandonné sa mère confie l'enfant à la Thénardier, un couple marié de Montfermeil, les propriétaires d'une auberge. Pour garder sa fille, Fantine envoie toutes ses économies pour Thénardier qui, au lieu d'utiliser pour payer leurs dettes et profiter de Cosette comme un esclave.
Jean Valjean accepte de s'occuper d'elle après la mort de sa mère, en fait soustrait la maltraitance des Thénardier leur donner une grosse somme d'argent. Ils ont déménagé à Paris où, cependant, sont suivis par l'inspecteur Javert. Sur la cachette de l'exécution dans un couvent où ils vont vivre pendant de nombreuses années après. Cosette Valjean grandir en tant que fille et va travailler pour les religieuses du couvent en échange d'une éducation pour elle.
À 15 ans, il croise ses yeux avec Cosette à Marius Pontmercy et tombent amoureux. Valjean décide de déménager dans une autre maison quand elle voit la fille de garçon épris. Marius, avec l'aide d'Eponine, Cosette a toujours réussi à traquer, les deux déclarer leur amour pour l'autre et s'embrassent pour la première fois. Ils se marieront en 1833.

Un apparecchio elettrico è un dispositivo che produce, trasforma o utilizza l’energia elettrica. Si
definisce generatore se produce l’elettricità, si definisce utilizzatore se la consuma per svolgere
un lavoro pratico.

CIRCUITO ELEMENTARE

Il circuito elementare è un circuito semplice. E’ formato da:
-Pila: il generatore di corrente
-Lampada: l’apparecchio utilizzatore
-Interruttore: interruttore di corrente
Essi sono contrassegnati con i seguenti simboli:


Questo è lo schema del circuito elementare:



CIRCUITO IN PARALLELO

Il circuito in parallelo è un circuito utilizzato soprattutto per uso domestico.
La sua caratteristica è che se una lampadina viene esclusa, le altre continuano a funzionare.

CIRCUITO IN SERIE

Il circuito in serie viene utilizzato per esempio per le luci di Natale. La caratteristica è che se una lampadina viene esclusa, tutte le altre non funzionano.

La corrente elettrica
La corrente elettrica è un movimento di cariche elettriche elementari, cioè un flusso di elettroni. In
particolare i protagonisti della corrente sono gli elettroni liberi,mentre gli altri restano al loro posto.
Infatti, mentre circola la corrente ogni materiale (per esempio il filo di rame) non si consuma.


CONDUTTORI E ISOLANTI
Per far funzionare gli apparecchi elettrici sono necessari materiali conduttori e materiali isolanti:
• conduttori sono i materiali che si lasciano attraversare con facilità dalla corrente elettrica,
come i metalli (rame, alluminio, oro, argento, mercurio ecc.), le soluzioni elettrolitiche (per
esempio acqua e sale) e i gas ionizzati (come all’interno dei tubi al neon);
• isolanti sono la ceramica, il vetro, la gomma, le materie plastiche, il legno secco, l’olio e altre
sostanze che impediscono il passaggio della corrente elettrica.
TRE GRANDEZZE DELLA CORRENTE (LEGGE DI OHM)
La corrente che scorre in un circuito elettrico viene definita da tre grandezze principali, meglio
conosciute con le rispettive unità di misura: gli ampere (A), i volt (V), gli ohm (_). Queste
grandezze sono legate tra loro dalla legge di Ohm, che stabilisce le seguenti relazioni: «l’intensità
della corrente elettrica (ampere) che scorre in un conduttore aumenta al crescere della tensione
(volt) e diminuisce al crescere della resistenza (ohm)». La relazione si può scrivere:

POTENZA ED ENERGIA
Dalle tre grandezze principali derivano due grandezze di uso pratico: la potenza è «quello che sa
fare» un apparecchio, per esempio poca luce o molta luce; l’energia è il suo consumo di corrente.

Potenza (watt)
La potenza di un apparecchio elettrico si calcola moltiplicando l’intensità della corrente (ampere) che attraversa il filamento, per la tensione (volt) alla quale e sottoposta:
Il watt (W) serve per indicare la potenza nei piccoli apparecchi: la lampadina in figura è da 22 W.
Il kilowatt (kW) si usa per i grossi apparecchi: 1 kilowatt =1000 watt. Per esempio un phon può avere 1,8 kW di potenza.
Energia (wattora)
L’energia consumata da un apparecchio, quella che si dovrà pagare nella bolletta, è misurata dalla sua potenza (watt) moltiplicata per il tempo di funzionamento (ore).
Il wattora (Wh) serve per indicare il consumo dei piccoli apparecchi.
Una lampadina da 100 W consuma:
- 100 wattora se funziona per un’ora;
- 10 wattora se funziona per 6 minuti;
- 300 wattora se funziona per 3 ore.
Il kilowattora (kWh) si usa per i grossi apparecchi: 1 kilowattora = 1kW /1 ora.

Apparecchi elettrici in casa
LAMPADE

La lampada è un apparecchio elettrico che emana luce artificiale. Viene montata su un portalampada, che fornisce anche l’alimentazione. Caratteristiche della lampada sono: a) la potenza, cioè la quantità di energia elettrica che assorbe (si misura in watt); b) il flusso luminoso, cioè la quantità di luce che emana (si misura in lumen); c) l’efficienza, cioè il rapporto tra le grandezze precedenti (lumen/watt). Per l’illuminazione domestica esistono due categorie di lampade:

• a incandescenza, con vetro (in genere) trasparente, che durano circa 1000 ore di accensione, costano poco ma sono poco efficienti, cioè consumano molto rispetto alla luce che fanno;

• a fluorescenza, con vetro di colore bianco-latte, che sono più costose ma durano circa 8000 ore di accensione e hanno un’alta efficienza, cinque volte maggiore della lampada a incandescenza.

Incandescenza

La lampadina comune e formata da un palloncino di vetro, svuotato d’aria e riempito di gas inerte (argo). All’interno uno stelo di vetro sostiene due fili di rame che portano la corrente alla resistenza; essa e un filamento di tungsteno, sottile e avvolto a spirale. Un attacco a vite, in alluminio, chiude il palloncino e funziona anche da elettrodo (l’altro elettrodo e il bottone inferiore, separato da un isolante).

Funzionamento
La corrente entra dalla vite di alluminio, attraversa la resistenza, esce dall’altro elettrodo. Il filamento di tungsteno si scalda fino a circa 2500 °C, diventa incandescente ed emette energia luminosa e calore. Nel palloncino non esiste aria perche l’ossigeno brucerebbe il filamento surriscaldato.

La lampada alogena (non in figura) emette una luce più bianca e brillante, con un flusso luminoso doppio rispetto alla lampada normale di uguale potenza. L’involucro di vetro non si può toccare con le dita, che sono sempre un po’ untuose.

Fluorescenza
Il tubo fluorescente (non in figura) e un tubo di vetro di colore bianco-latte perche l’interno e rivestito di vernice fluorescente, per esempio fosforo. Alle due estremità c’e un attacco per l’inserimento nel supporto,
e un càtodo in filamento di tungsteno. L’interno e riempito di gas, cioè vapori di mercurio e argon.
Il tubo ha due apparecchi ausiliari, lo starter per l’accensione e il reattore per alimentare la corrente di scarica.

Funzionamento
Il sistema di accensione innesca nel gas una scarica elettrica che attraversa tutto il tubo, da un elettrodo all’altro, con emissione di raggi ultravioletti (invisibili). Essi eccitano la vernice fluorescente che diventa
luminosa ed emette luce di colorazione bianca.

La fluorescente compatta
(figura) e una lampada dotata di attacco a vite come le comuni lampadine. Sopra l’attacco c’e il basamento, che contiene il sistema di accensione. I tubi fluorescenti (uno o più di uno) sono uguali ai tubi al neon e hanno lo stesso funzionamento.

Sicurezza in casa
LA SCOSSA ELETTRICA
La scossa è la vibrazione dei nervi motori provocata dal passaggio della corrente nel corpo umano.
Questa vibrazione provoca la contrazione dei muscoli, che può portare all’arresto del battito del cuore e alla paralisi della respirazione, e anche alla morte. La quantità di corrente che attraversa il corpo umano segue la legge di Ohm: è massima con la pelle bagnata che oppone poca «resistenza», è minore con la pelle asciutta o callosa. La scossa è provocata da un contatto diretto, se tocchiamo un filo elettrico in tensione (prime due figure); o da un contatto indiretto, se tocchiamo un apparecchio difettoso.
I danni dipendono dal percorso della corrente, che può attraversare o meno gli organi vitali


PER EVITARE LA SCOSSA
Per eliminare il rischio della scossa la nostra abitazione deve essere dotata di interruttore salvavita, che funziona realmente solo se l’impianto è dotato di messa a terra (vedi il capitolo: Appartamento).
Tuttavia è sempre bene evitare situazioni di pericolo, come quelle illustrate nelle figure sotto.

Se un bambino curioso inserisce le dita all’interno della presa, o ancora peggio gioca con un oggetto metallico con le prese, rischia la “folgorazione”; in questo caso il salvavita potrebbe salvargli la vita, ma se il bambino inserisce un dito in una fase (per es. il contatto superiore della presa) e l’altro nel neutro (il contatto inferiore della presa), il suo corpo si comporterebbe come un elettrodomestico consumando energia come una piccola resistenza di un fornello, il salvavita non sarebbe in grado di riconoscere la differenza tra un frigorifero e il bambino sotto tensione.
Esistono dei tappi per le vecchie prese ma non sono molto sicuri, il bambino potrebbe rimuoverli con facilità.

Per salvaguardare la vita del bambino è utile seguire questi consigli:
1. Far installare prese di corrente con “alveoli” protetti che evitano la possibilità di introdurre punte metalliche o altri materiali conduttori.
2. Non lasciare pericolosi elettrodomestici o apparecchi in funzione incustoditi (es. ferro da stiro acceso).
3. Non lasciare mai alla portata dei bambini elettrodomestici o apparecchi collegati alla presa di corrente.
4. Durante la sostituzione di una lampadina (es. lampada da tavolo), non lasciare mai il portalampade vuoto, perché il bambino potrebbe introdurvi le dita.
5. Fare attenzione ai cavi lasciati penzolanti e alle prolunghe perché i bambini potrebbero inciamparvi.
6. Non lasciare che i bambini utilizzino da soli l’asciugacapelli, soprattutto in bagno, con le mani bagnate o i piedi nudi. Terminato l’utilizzo, staccare sempre la spina.

Thomas Edison e l’invenzione della lampadina
Durante il periodo della seconda rivoluzione industriale, contemporaneamente all'invenzione dell'energia elettrica, Thomas Edison inventò la lampadina elettrica utilizzata come fonte di illuminazione. Questa fu senza dubbio una invenzione molto importante che rivoluzionò molte cose.

EDISON fu lo scienziato che, nella storia del progresso tecnico e scientifico moderno, fece il maggior numero di invenzioni e scoperte, diede al mondo il maggior numero di ritrovati tecnici. Cominciò i sui primissimi esperimenti ad 11 anni e terminò ad 84.
Nel 1862 si dedicò allo studio della telegrafia per occuparsi poi come telegrafista in varie città fino al 1868. Nello stesso anno, all'età di 21 anni prese il suo primo brevetto per un registratore elettrico di voti.

Nel 1870 apre un'officina a New Newark, apporta dei perfezionamenti alla macchina da scrivere, si dedica assiduamente alla risoluzione del problema già da tempo postosi di immettere in un solo cavo due telegrammi diversi ed in senso opposto, il telegrafo duplex e quadruplex, problema brillantemente e definitivamente da lui risolto nel 1873.
Trasferitosi a Menlo-Park, perfeziona il telefono, già diffuso da Bell, con l'invenzione del microfono a granuli di carbone; nel 1878 ottiene il brevetto per l'invenzione del fonografo e l'anno successivo porta a buon punto gli esperimenti inerenti all'illuminazione elettrica culminati il 21 ottobre dello stesso anno con l'accensione della prima lampadina a filamento di carbone. Gli anni riguardanti lo studio della lampadina elettrica furono due anni di duro lavoro. Il problema che lo fece impazzire era quello di trovare un filamento che divenisse incandescente nel globo, senza bruciare.

Provò un'infinità di sostanze, compresi i peli di barba di un suo collaboratore; provò il platino, cotone, carta, fibre vegetali. Sperimentò seimila tipi di queste fibre; nell'ottobre del 1879, una lampadina nella quale aveva montato un filamento di cotone bruciato rimase accesa per 40 ore. Successivamente la perfezionò utilizzando un filamento di carbone. Nel 1882 un quartiere al centro di New York fu illuminato con le lampadine di Edison.


“LA BAMBINA CON LA COLOMBA” DI PABLO PICASSO


"La bambina con la colomba" è l'immagine dell'anima che vive nel mondo dell'innocenza e purezza delle emozioni. La colomba è archetipo dello "Spirito Santo" e rappresenta l'apertura del sistema della percezione alle vibrazioni della luce. La bambina la stringe al petto come se volesse imparare a riconoscere la luce di Dio, sintesi di amore, coscienza e conoscenza (l'occhio di Dio), e le vibrazioni contenute nei colori (la palla colorata a spicchi)
Diventare l'occhio di Dio significa cogliere l'amore di uno sguardo o di un gesto, la coscienza dell'anima e la conoscenza trasmessa dai libri, ma anche dalle immagini del cinema o dell'arte.
Con questo dipinto Picasso dichiara di aver realizzato "la percezione e la consapevolezza del cuore", e quindi di essere in grado di interpretare la luce percepita dai sensi collegati al "cuore" assecondando l'intuizione e la sapienza naturale dell'essere creativo (il Bambino Gesù), capace di guidare la mano e l'occhio dell'artista verso la perfezione. 
PABLO PICASSO

Pablo Picasso, pittore, scultore e incisore spagnolo (Malaga 1881- Mougins, Cannes 973), è uno dei più grandi artisti e il più significativo esponente dell’arte moderna.
Figlio di un professore di disegno dell’Accademia di Belli Arti di Barcellona, ricevette dal padre i primi insegnamenti artistici rivelando un precocissimo talento.
Nel 1900, dopo un soggiorno di alcuni anni a Barcellona, dove aveva ottenuto i primi successi e dove aveva preso parte attiva alla vita intellettuale e artistica cittadina militando nelle correnti d’avanguardia, si recò per la prima volta con risultati di alto livello riducendo a una originale, rigorosa unità stilistica, le varie influenze, dal gusto coloristico post- impressionista ai temi della poetica simbolista.
Sono gli anni del cosiddetto “periodo blu”, caratterizzati appunto dal frequente impiego di un azzurro dai toni freddi, spesso monocromo, di particolare efficacia nella rappresentazione di figure dense di pathos e di malinconia.
Al “Periodo Blu” segue il “Periodo Rosa” , ma già alla fine dello stesso anno, sotto l’influenza e le suggestioni delle opere dell’ultimo Cezanne e della scultura primitiva africana, conosciuta attraverso Matisse, le ricerche di Picasso si tormentavano verso nuovi orizzonti . Sono gli anni del cubismo che dura fino alla prima guerra mondiale.
Trascorso a Parigi il periodo della guerra e dell’occupazione tedesca, nel 1946 si trasferisce nel sud della Francia. Muore in Provenza nel 1973.

LAMPADA EXPRESS
Ho costruito il piedistallo della lampada con una tecnica frequentemente utilizzata nelle scuole dai bambini, particolarmente utile per sviluppare la manualità e la precisione. Ho voluto dare continuità al materiale propostomi dall’insegnante (una busta di carta). Sono stata particolarmente felice di poter utilizzare carta, forbici e colla in quanto hanno evocato in me ricordi ed emozioni legate all’infanzia e alla spensieratezza del periodo trascorso durante il quale si realizzavano forme e giochi nel tempo libero e durante l’orario scolastico.


PANNELLO FREAKS

Tentativo di sdrammatizzare attraverso l’arte del graffito, il tema dei mostri, che viene rappresentato dai bambini con dei colori cupi, sostituendoli con colori allegri. La scelta dei 7 colori fondamentali, utilizzati come sfondo, è stata fatta in funzione delle sfumature dell’arcobaleno.


CARL ORFF

INTRODUZIONE
Carl Orff (Monaco di Baviera, 10 luglio 1895 Monaco di Baviera, 29 marzo 1982) è stato un compositore tedesco, che si è occupato intensamente anche di pedagogia e didattica, influenzando profondamente, attraverso lo Orff-Schulwerk (metodologia di insegnamento), l'educazione musicale.Studiò all' Accademia di Musica di Monaco, dove si diplomò nel 1914. Iniziò l' attività di compositore ispirandosi dapprima a Debussy poi a Strauss. Nel contempo si affermò (1917 - 1919) quale direttore d’orchestra a Mannheim e a Darmstadt. Si dedicò poi al perfezionamento degli studi e alla gestione della Günther-Schule di Monaco, scuola di danza istituita in collaborazione con la moglie Dorothée. Profondamente attratto dalle ricerche sulla danza quale mezzo di formazione musicale, pubblicò alcune musiche didattiche (Schulwerk), contenenti pagine spesso geniali per ricchezza melodica e preziosità timbrica. Voltosi quindi al teatro proprio in questi anni Orff maturò una sua personale concezione della musica in rapporto alla scena, fondendo il rispetto della semplicità con il gusto dell' innovazione quasi rivoluzionaria. Autore di pregevoli revisioni di musiche antiche, e da sempre attento ai problemi dell' insegnamento Orff insegnò anche nell’Accademia musicale di Monaco, presso la quale aveva iniziato da studente la sua carriera.

OPERE PEDAGOGICHE

Il nome di Orff è associato, in tutto il mondo, alla sua attività pedagogica, alla quale applicò assieme ai suoi collaboratori, già nei primi anni trenta, la denominazione generale dell'Orff Schulwerk. L'unione di musica, parola e movimento, sempre nella dimensione aperta dell'improvvisazione, trova la sua realizzazione in una serie di "Modelli" (non di "esercizi" da riprodurre come se fossero dei testi dal carattere vincolante) disposti per difficoltà crescente, muovendo dall'ambito pentatonico ed utilizzando quello strumentario a percussione che d'allora in poi è noto in tutto il mondo come strumentario Orff. Una particolare importanza nell'applicazione di tale approccio pedagogico (lo Schulwerk non è né vuole essere un "metodo") assume quel gruppo di strumenti laminati fatti costruire appositamente da Orff (come gli xilofoni e i metallofoni) che, insieme ad innumerevoli altri strumenti a percussione (tamburello, guiro, triangolo, legnetti sonori, sonagli, Glockenspiel ecc.). La stimolazione musicale si somministra con continuità permettendo al soggetto di esprimersi pienamente. Nato inizialmente nell’iniziazione musicale dei bambini sani, il metodo Orff è stato applicato ai bambini portatori di handicap. L’improvvisazione è l’elemento predominante nel metodo Orff, e la dinamica conduttiva riporta al gioco; tale aspetto ludico rende piacevoli le sedute musicoterapiche e il coinvolgimento facilitato. Musicalmente è al ritmo che viene assegnato l’aspetto fondamentale, sul quale si sviluppa il lavoro di gruppo; così, ad esempio, ad un testo semplice si assegna un ritmo che il gruppo dovrà reiterare fin quando verrà raggiunta la sua perfetta rappresentazione. Nella ricerca del ritmo, si aggiunge alla cadenza delle parole, il battito delle mani e dei piedi. Successivamente, il ritmo verrà scandito dalla sola percussione, senza più declamare il testo.

Sport amico dei bambini

Lo sport è un elemento fondamentale per il sano sviluppo dei bambini, tanto da esser stato riconosciuto dalle Nazioni Unite come un diritto fondamentale.

Secondo l'art. 31 della Convenzione sui diritti dell'infanzia, "Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica".
Sebbene in tale articolo non venga citato lo sport, la dottrina ha specificato successivamente che le parole riposo, svago, gioco e attività ricreative, benché sembrino apparentemente sinonimi, implicano differenze sostanziali.
Riposo sottintende la necessità di rilassarsi mentalmente e fisicamente, nonché di dormire.
Svago è un termine dal significato più ampio, che fa riferimento al tempo libero ed alla libertà di fare ciò che uno più desidera.
Attività ricreative abbraccia la vasta gamma di azioni svolte per libera scelta, il cui scopo è il piacere e il divertimento: lo sport, le arti creative, i passatempi di carattere scientifico, tecnico, artigianale, agricolo.

Gioco include tutte le attività dei bambini che non sono controllate dagli adulti e che non richiedono il rispetto di regole precise.
Anche in Italia l'UNICEF si impegna a promuovere una vita sana - fondata sulla salute fisica, mentale e psicologica - dei bambini e degli adolescenti, grazie a sport, svago e attività ricreative.
Lo sport fa bene, e non solo al fisico...

L'attività fisica regolare apporta innumerevoli benefici al corpo e alla mente:

• irrobustisce il fisico e ne previene le malattie
• sviluppa e aiuta a mantenere sano l'apparato osseo
• aiuta a controllare il peso corporeo
• aiuta a ridurre il grasso e la pressione sanguigna
• riduce lo stress, l'ansia, la depressione e la sensazione di solitudine
• prepara i bambini all'apprendimento futuro
• migliora il rendimento scolastico
• aiuta a controllare vari rischi comportamentali, come l'uso di tabacco, droghe o di altre sostanze, le abitudini alimentari scorrette, il ricorso alla violenza


Attraverso lo sport, il divertimento e il gioco i bambini e gli adolescenti imparano alcuni dei valori più importanti della vita.
Come dichiarato dal Direttore esecutivo dell'UNICEF Ann Veneman, l'attività fisica promuove non violenza, tolleranza e pace.
Lo sport insegna importanti valori quali amicizia, solidarietà, lealtà, lavoro di squadra, autodisciplina, autostima, fiducia in sé e negli altri, rispetto degli altri, modestia, comunicazione, leadership, capacità di affrontare i problemi, ma anche interdipendenza. Tutti principi, questi, alla base dello sviluppo.
Oltre ad avere un ruolo fondamentale nel trasformare i bambini in adulti responsabili e premurosi, lo sport riunisce i giovani, li aiuta ad affrontare le sfide quotidiane e a superare le differenze culturali, linguistiche, religiose, sociali, ideologiche.
Lo sport è un linguaggio universale in grado di colmare i divari e di promuovere i valori fondamentali indispensabili per una pace duratura.
È’ un mezzo straordinario per allentare la tensione e favorire il dialogo.
Sul campo di gioco le differenze culturali e le priorità politiche scompaiono.
I bambini che praticano sport capiscono che si può interagire senza coercizione o sfruttamento.

UNICEF e sport per i diritti dei bambini

Sport, attività ricreative e gioco sono modalità divertenti per apprendere e fare propri valori e lezioni che dureranno per tutta la vita.

Gioco e sport promuovono l'amicizia e la correttezza, il gioco di squadra e la disciplina, il rispetto per l'altro e tutte quelle qualità pratiche che aiutano un bambino a diventare un individuo consapevole e solidale, ad imparare ad affrontare le sfide della vita e a sviluppare l'autostima e la capacità di leadership.

L'UNICEF riconosce pienamente il ruolo decisivo che le attività fisiche e sportive ricoprono nella vita dei bambini e dei ragazzi.


Sport: un diritto, mille benefici
Gioco e sport non sono solamente validi strumenti per conseguire importanti obiettivi educativi: essi sono obiettivi di per sé, in quanto offrono concreta applicazione al fondamentale diritto al gioco.

Ogni bambina o bambino ha diritto a iniziare la propria esistenza in un contesto sano e appagante. Un'attività fisica regolare e il gioco sono elementi essenziali ai fini del corretto sviluppo psico-fisico, sociale e culturale, e dovrebbero accompagnare il bambino fino all'adolescenza.

La pratica sportiva migliora lo stato di salute del bambino, agevola l'apprendimento e può contribuire a tenere i più giovani lontani dalle dipendenze (alcool, droghe, tabacco) e dal crimine.

Lo sport femminile contribuisce a combattere i pregiudizi e gli stereotipi di genere, cioè quei luoghi comuni che confinano le bambine e le ragazze a ruoli prestabiliti, spesso in condizioni di inferiorità rispetto ai maschi

Tornei e festival sportivi sono spesso usati per avvicinare famiglie e comunità a messaggi educativi, come la prevenzione dell'HIV/AIDS, le campagne di vaccinazione o la tolleranza tra gruppi etnici.

Lo sport può anche favorire l'integrazione sociale di minori vulnerabili, come gli orfani, i bambini disabili, gli ex bambini-soldato, i figli di sfollati e rifugiati, quelli appartenenti a minoranze etniche o indigene.

Lo sport aiuta a creare un ambiente sicuro in cui i bambini e i ragazzi possono socializzare fra loro e con gli adulti. In un contesto sportivo sano, i più giovani imparano a esprimere e confrontare le proprie opinioni e a diventare agenti del cambiamento sociale.


BIBLIOGRAFIA:


Pablo Picasso -
it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Picasso‎
L'anno in cui Picasso diventò Picasso |
www.artribune.com/2013/04/

Les Misérables (film, 2012) -
fr.wikipedia.org/wiki/Les_Misérables_(film,_2012)
Hugo - Les Misérables (19e siècle) - Le blog de litteratureetfrancais
www.litteratureetfrancais.com/article-hugo---les-miserables.

I lager cinesi che fabbricano il sogno occidentale - La Repubblica
www.repubblica.it/2005/e/sezioni/economia/
Analfabetismo e lavoro infantile, piaghe sociali del continente ...
www.asianews.it/...

China Blue
www.uncg.edu/cci/HRRN/.../ChinaBlue.
Program: The Globalization Trilogy 1 & 2: Store Wars + China Blue
www.viff.org › Vancity Theatre › Films‎

Una Di Loro - Torey Hayden
www.torey-hayden.com/italia

Fondazione Giovanni Pascoli - La biografia, la vita, i manoscritti ed il ...
www.fondazionepascoli.it/‎

Sport amico dei bambini - Unicef Italia
www.unicef.it › ... › italia amica dei bambini › Sport amico dei bambini‎

Carl Orff - Wikipedia
it.wikipedia.org/wiki/Carl_Orff‎

Ministero della Salute - In primo piano - Che cosa è l'obesità infantile
www.salute.gov.it/dettaglio/pdPrimoPiano

Rivoluzione industriale - Wikipedia
it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_industriale‎
ITALIA - ANNO 1900 - Cronologia
cronologia.leonardo.it/storia/a1900

Apparecchi elettrici
online.scuola.zanichelli.it/fare/files
INVENZIONI - SCOPERTE - CRONOLOGIA DELL'UOMO
cronologia.leonardo.it/invenzio/inv007

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