I bambini... Il futuro d’oggi!
Tesina di Silvia Angheleddu – classe 5^ - Liceo Socio Psico Pedagogico - Fonni - A.S. 2011/2012
I bambini, il futuro d’oggi!
L’argomento centrale della mia tesina consiste nell’analizzare il tema dell’infanzia. È un tema che a me piace molto. Tratterò questo argomento toccando diverse discipline quali: pedagogia, metodologia, educazione fisica, storia, diritto, italiano e inglese.
Indice
1. Pedagogia...................................................................................................4
Le Sorelle Agazzi ............................................................................................................4
2. Metodologia................................................................................................7
Bambini e TV....................................................................................................................7
3. Educazione fisica ......................................................................................8
Il Fascismo e lo sport.......................................................................................................8
4. Storia........................................................................................................10
Fascismo e l’Opera Nazionale Balilla............................................................................10
5. Diritto.......................................................................................................16
Il Lavoro Minorile..........................................................................................................16
6. Italiano......................................................................................................17
Rosso Malpelo-Verga.....................................................................................................17
7. Inglese.......................................................................................................20
Charlotte Bronte.............................................................................................................20
Le Sorelle Agazzi
Le Sorelle Agazzi, all’anagrafe Rosa e Carolina Agazzi, sono state due pedagogiste sperimentali.
Dopo aver frequentato studi magistrali danno inizio al loro percorso di insegnamento a Nave, in provincia di Brescia, nel 1889-1890 in una borgata disagiata.
Su suggerimento di Pietro Pasquali decidono di fondare una nuova scuola materna a Mompiano nel 1896. Il modello della loro scuola ebbe molto successo e servì come modello per la nascita di scuole successive che sorsero con il nome di sorelle Agazzi.
Il termine scuola materna verrà ripreso nel 1968 con la legge n°444, che istituirà le scuole di Stato per l’infanzia.
Entrambe dopo la prima guerra mondiale tengono corsi d’insegnamento alle maestre di Trento, di Bolzano e nella Venezia Giulia.
Nel 1926 smettono di insegnare, nello stesso momento in cui in Italia si diffondono le scuole materne.
Metodo pedagogico
Il metodo educativo delle sorelle Agazzi, assieme al metodo montessoriano, inaugura l’era dell’attivismo italiano. Corrente pedagogica nata all’inizio del XX sec. Fondata sull’idea che al centro dell’apprendimento ci sia l’esperienza e che il bambino non sia più spettatore ma attore del processo formativo.
Criticano la precocità dell’educazione poiché intendono formare bambini e non scolari. Il bambino deve crescere in un ambiente familiare che stimoli la sua creatività e deve avere un continuo dialogo con l’adulto. L’educatrice deve richiamare il ruolo della madre.
L’attività del bambino è il punto centrale del processo educativo. L’ambiente in cui si sviluppa l’attività del bambino deve essere semplice e composto di materiali che fanno parte della sua quotidianità.
Si privilegiano le attività individuali libere a quelle collettive sebbene sorvegliate dall’educatore. Il bambino deve essere libero di fare da sé pur rispettando l’ordine delle cose ed essere capace di collaborare con gli altri seguendo il metodo del mutuo insegnamento: il bambino più esperto e consapevole fornisce informazioni ed indicazioni ad un proprio compagno meno preparato.
Il metodo intuitivo
Il metodo intuitivo diviene il percorso principale dell’apprendimento. L’educatrice agisce indirettamente e pur rispettando la spontaneità del bambino organizza e predispone ambienti e situazioni.
Il metodo intuitivo identifica l’insegnamento come un metodo per favorire le esperienze, in cui i bambini apprendono direttamente e spontaneamente con il loro fare e osservare.
Scuola materna
La scuola materna deve essere progettata in modo tale che rispecchi l’ambiente abituale del bambino, e quindi organizzata, sotto molti aspetti, come una piccola casa, dove il bambino può svolgere attività domestiche come a casa propria.
Materiale didattico
- Un giardino: con animali e piante.
- Museo delle cianfrusaglie: una sala adibita a museo che raccoglie materiali ritrovati dai bambini come spaghi, rocchetti e sassolini.
- Contrassegni: immagini di oggetti di uso comune che contrassegnano le proprietà dei beni individuali dei bambini.
Hanno lo scopo di abituare il bambino a parole sempre più lunghe e complesse.
Applicazione del metodo
L’insegnamento agazziano suppone possibile la programmazione scolastica solo per quanto riguarda il fare e il conoscere, introducendo le attività di vita pratica, lingua parlata, lavoro manuale, norme che regolano educazione della voce e esercizi ritmici.
Per quanto riguarda la formazione emotiva e morale non è possibile sviluppare alcuna programmazione in quanto sono sentimenti che si sviluppano nel bambino spontaneamente e casualmente, seppur sotto il controllo dell’educatore.
Seguendo le teorie delle Agazzi, abbiamo una nuova figura di docente della scuola materna: l’educatrice. Una figura professionale sempre aggiornata. Oltre alla capacità di amare i bambini deve saper coltivare i rapporti umani con ottimismo escludendo atteggiamento di ansietà e di malumore. Deve avere proprio un profondo senso del dovere, uno spirito d’ordine e di coerenza e devono assicurare alla vita della scuola una atmosfera di stabilità e di sicurezza.
Principi fondamentali dell’insegnamento agazziano
- Attività di vita pratica: giardinaggio, preparazione della tavola, igiene personale ecc. sono valorizzati come elementi educativi di primo ordine. I bambini vengono avvicinati principalmente al giardinaggio e imparano ad avere un rapporto positivo con l’ambiente. Le attività pratiche non si limitano all’educazione al fare ma assumono anche dimensione estetica in quanto, oltre a sviluppare il principio fondamentale dell’ordine, sviluppano anche il senso dell’armonia e della bellezza.
- Educazione estetica: armonia e bellezza sono alla base del senso estetico e si ritrovano in tutti i momenti della vita quotidiana. Ciò che più interessa all’educazione estetica sono le attività costruttive come il disegno e la recitazione. Il primo, che nasce come attività spontanea, deve essere incoraggiato, dopo la lettura di un racconto, sia come libera espressione del bambino sia come rappresentazione di fatti naturali psicologici e sociali. La recitazione è intesa come drammatizzazione di situazioni tipiche della vita quotidiana. Svolgendo tali attività il bambino acquisisce fiducia in sé stesso e migliora le proprie capacità intellettuali e morali.
- Educazione sensoriale: consiste nell’ordinare per colore, materia e forma gli oggetti raccolti dai bambini. Confrontandoli tra loro possono scoprire somiglianze ed uguaglianze. Promuove un’educazione intellettuale perché stimola la curiosità ed un atteggiamento analitico. Promuove un’educazione linguistica in quanto attraverso le osservazioni degli oggetti i bambini esprimono i loro pensieri sotto forma di frasi, scoprendo così differenze tra nomi e aggettivi. Il linguaggio assume una centrale azione educativa della scuola materna.
- Educazione al canto: ha una notevole importanza nella formazione scolastica. Il canto è inteso come apprendimento spontaneo, come avviene nelle tradizioni popolari. Il canto aiuta il bambino a liberarsi dalla pesantezza dei lavori manuali e lo rende più sereno.
- Istruzione intellettuale: si basa sull’esplorazione del mondo e naturale passaggio dalla percezione ai concetti.
- Educazione del sentimento: contro l’aggressività. Si sviluppa anche praticando religione, educazione fisica e educazione morale.
Bambini e TV
Karl Popper ci ha lasciato delle riflessioni interessanti su quel mezzo straordinariamente efficace, per la diffusione dei messaggi, qual è la televisione.
Cattiva maestra televisione contiene un saggio di Popper che ha fatto molto discutere. Egli si interessa principalmente della violenza e dell’educazione attraverso la televisione. Ritenendo che la TV sia comunque maestra, poiché i modelli di comportamento che essa propone sono normativi per il pubblico, Popper crede che essa sia cattiva maestra nel momento in cui inonda le case di scene di violenza, le quali, indebolendo soprattutto nei bambini la naturale avversione alla violenza, finisce per minare la società aperta, che si basa proprio sull’eliminazione dell’intolleranza e sul controllo di censura e dei mezzi televisivi.
Secondo Popper la TV sta peggiorando e tenderà a peggiorare sempre più seguendo la “legge dell’audience”, anche detta “legge dell’aggiunta di spezie”. Queste spezie, rappresentate dalla violenza, dal sesso e dal sensazionalismo, non fanno altro che distorcere la realtà facendo aumentare così l’audience. Il fatto è che più si impiega questo genere di spezie più si educa la gente a richiederne, e dal momento che questo tipo di intervento è il più facile a capirsi da parte dei produttori ed è quello che produce una più facile reazione da parte del pubblico, si determina una situazione per cui si smette di pensare ad interventi più difficili. Basta prendere la scatola del pepe e metterlo nelle trasmissioni.
Le emittenti, troppe ed in competizione, causano il deterioramento del prodotto televisivo e per mantenere l’audience adottano la politica del mandare in onda quel che piace di più alle grandi masse popolari, quindi programmi dai contenuti scadenti e sensazionali.
“Difficilmente, però, la materia sensazionale è anche buona”.
Coloro che producono televisione affermano di “dover offrire alla gente quello che la gente vuole” e che tale atteggiamento è sostenuto dalle “ragioni della democrazia”, ma dare alla gente ciò che la gente vuole non corrisponde affatto all’idea di democrazia, “che è stata ed è quella di far crescere l’educazione generale offrendo a tutti opportunità sempre migliori”.
La televisione cambia radicalmente e brutalmente l’ambiente dal quale i bambini traggono i modelli da imitare. Per questo Popper propone un corso per coloro che fanno televisione affinché possano essere istruiti circa i potenti effetti prodotti dal mezzo televisivo sui telespettatori.
Al termine di questo “addestramento”, dopo aver superato con successo un esame, sarà concessa una patente che potrà essere ritirata a vita qualora si agisca in contrasto con certi principi.
In questo modo chi fa la televisione viene reso consapevole del proprio coinvolgimento nell’educazione di massa e della propria responsabilità per l’ambiente che sta creando.
Il Fascismo e lo sport
La funzione educativa dello sport è sempre stata sfruttata dai pedagogisti, riformatori e agitatori politici di ogni estrazione ideologica: nazionalisti, socialisti e cattolici vi hanno visto da sempre un efficace strumento di aggregazione capace di coinvolgere soprattutto gli strati giovanili.
Nel ‘900 le dittature e i regimi totalitari hanno sempre sfruttato l’attività fisica e lo sport sia ai fini della preparazione paramilitare e militare sia ai fini propagandistici ideologico-politici. Lo sport moderno cominciò ad essere utilizzato come strumento per insegnare ai giovani la disciplina, la tenacia, la perseveranza ed il coraggio.
Il rapporto tra sport e politica divenne particolarmente significativo nell’Italia fascista, che fece dell’attività sportiva uno strumento di aggregazione delle masse popolari, uno strumento attraverso cui poteva ottenere il consenso del popolo sopra il quale fondare il suo potere. La ginnastica e lo sport godevano in quegli anni di un’importanza e di un prestigio mai avuti prima, e gli italiani in molti sport, quali il calcio, la ginnastica, l’atletica, la scherma, gli sport equestri, primeggiavano a livello mondiale. Le manifestazioni sportive erano tra i momenti più efficaci per dimostrare l’efficacia e la forza del regime. Ogni vittoria di un atleta della squadra nazionale era celebrata in chiave patriottica per dimostrare la superiorità della stirpe italica.
Con la riforma del 1923 di Giovanni Gentile la preparazione fisica dei giovani viene affidata prima all’Opera Nazionale Balilla e poi alla G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), che avevano il compito di formare oltre al fisico anche la coscienza e il pensiero di coloro che sarebbero diventati i fascisti di domani.
Sia l’Opera Nazionale sia il G.I.L. erano alle dirette dipendenze del partito, come tutte le scuole.
Tutti i bambini venivano iscritti all’Opera e divisi secondo fasce d’età: a 4 anni erano “Figli della Lupa”, da 8 a 14 anni “Balilla”, da 14 a 18 “Avanguardisti”, oltre i 18 facevano parte della “Gioventù Fascista”.
Le formazioni femminili erano le “Figlie della Lupa”, le “Piccole Italiane” e le “Giovani Italiane”. Nel 1934, anche nella scuola, l’educazione fisica diviene una materia obbligatoria e fondamentale e si realizza così pienamente la formula fascista “libro e moschetto fascista perfetto”; ovunque si costruiscono palestre ed impianti sportivi.
Le attività ginniche e sportive però erano state militarizzate e, lungi dall’essere formative, anzi, trasmettevano esclusivamente i “valori” imposti dal regime e cioè spirito nazionalista, audacia, addestramento paramilitare, elevazione morale, fiducia in sé, alto senso della disciplina e del dovere. Ovunque si preparavano e si organizzavano manifestazioni, saggi ginnici e parate che venivano chiamate “adunate”, nelle quali si esibivano i livelli di preparazione fisica raggiunti sotto gli occhi del duce e del popolo italiano; il sabato pomeriggio, in particolare, era sottratto al lavoro e chiamato “sabato fascista” e rappresentava lo spazio per le manifestazioni di partito. Divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell’“italiano nuovo” voluto da Mussolini. L’educazione fisica era diversa per maschi e femmine: i giovani maschi italiani venivano preparati ad affrontare prove di coraggio, di resistenza alla fatica, per forgiare il carattere, e di lotta.
Soprattutto viene inculcato loro il senso della disciplina e dell’obbedienza. Fin da bambini imparano le manovre militari e a marciare, vengono addestrati ad imbracciare il fucile di legno, si pensi che già ai Balilla veniva affidato un moschetto in miniatura simile a quello utilizzato nella Prima Guerra Mondiale.
Le giovani ragazze invece vengono preparate a diventare mogli e madri prolifiche. Il fine del matrimonio è la procreazione: dovevano far nascere il maggior numero di figli, possibilmente quattro maschi, per incrementare numericamente le file dell’esercito italiano. Per questo per le ragazze vengono previste esercitazioni atte a migliorare l’armonia dei movimenti e la flessuosità. Dovevano insomma essere attraenti e desiderabili per potersi sposare presto e diventare così mogli sane, robuste e prolifiche.
Durante il Ventennio fascista, all’Opera Nazionale fu delegata l’educazione sportiva del grande pubblico. Lo sport, pur usato come strumento di propaganda, restava finalizzato principalmente al puro divertimento senza eccessi agonistici. I giochi privilegiati erano le bocce, il tamburello, gli scacchi, il tiro alla fune e la corsa campestre; ma venivano organizzati anche tornei di pallavolo, pallacanestro, hockey, tennis, nuoto, canottaggio, pugilato, scherma, tiro a segno, atletica leggera e pesante.
Invece il compito di gestire lo sport agonistico fu affidato al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e alle strutture del partito quello di curare la preparazione atletica e militare dei giovani.
Il fascismo monopolizzò completamente ampi settori dello sport anche a livello agonistico: ne è un esempio il calcio, che gradualmente si trasforma da semplice passatempo in uno strumento privilegiato per la costruzione di un’identità nazionale fiera e orgogliosa.
La sua natura, secondo il Duce, lo rendeva capace di esaltare il popolo, di coinvolgere ampi e diversificati gruppi sociali, di muovere passioni e sentimenti. Si sentiva la necessità di ottenere il consenso del popolo, intervenendo in tutti quei settori che permettessero un controllo dell’individuo, anche quelli più “popolari”, come appunto il calcio.
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Introduzione infanzia - tesina
L’argomento centrale della mia tesina consiste nell’analizzare il tema dell’infanzia. È un tema che a me piace molto. Tratterò questo argomento toccando diverse discipline quali: pedagogia; metodologia; educazione fisica; storia; diritto, italiano e inglese. La mia tesina di maturità ha quindi quale obiettivo quello di descrivere il tema dell'infanzia, analizzando il mondo dei bambini.
Collegamenti
Infanzia - tesina
- Pedagogia - Le sorelle Agazzi.
- Metodologia - I bambini e la TV.
- Educazione fisica - Il fascismo e lo sport.
- Storia - Il fascismo e l’Opera Nazionale Balilla.
- Diritto - Il lavoro minorile.
- Italiano - Rosso Malpelo, Giovanni Verga.
- Inglese - Charlotte Brontë.