LA LEGALITA'

Viviamo in un Paese in cui le leggi sono tanto numerose quanto violate. Perseguire la legalità, intesa come il principio basilare delle democrazie moderne o come uno strumento indispensabile attraverso cui è possibile la repressione dei crimini, significa rispettare le regole del patto sociale, fondamentali per la convivenza civile. E' indispensabile definire priorità di interventi: si può cominciare lottando contro le mafie o liberando le città dalla presenza fastidiosa di accattoni e lavavetri; contrastando la speculazione edilizia e l’inquinamento ambientale o impegnandosi per eliminare l’evasione fiscale.
E' sbagliato considerare la legalità come un concetto astratto, bensì essa si concretizza attraverso leggi che stabiliscono e garantiscono l'ordine sociale, oppure attraverso il mantenimento di valori che influenzano la vita di ogni individuo e le relazioni personali. Infatti il fine delle norme disposte dai Governi è quello di mantenere l'ordine sociale, alimentare valori quali il rispetto, la libertà e la solidarietà e di evitare abusi di potere. Solo in una società in cui è presente il rispetto delle regole è possibile avvertire i valori fondanti per una convivenza civile.
La scuola offre un'educazione alla legalità, combattendo ogni forma di sopruso e facendo vivere le leggi come opportunità e non come limiti. Ritengo che si tratti di un'educazione permanente, in quanto la scuola è il luogo istituzionale in cui per la prima volta ci si confronta con gli altri, dove bisogna rispettare alcune norme e avere una precisa condotta. Gli istituti, inoltre, sono soliti organizzare conferenze o manifestazioni riguardo il delicato tema della legalità. A proposito di ciò, recentemente, con il mio istituto, ho partecipato ad uno spettacolo teatrale tenuto nel carcere di Rebibbia ed interpretato dagli stessi carcerati. La rappresentazione, che ruotava intorno al paragone tra l'inferno dantesco e le difficoltà affrontate dai carcerati, innescava un riflessione nello spettatore sulla legalità e nel dibattito che ne è seguito sono stati esposti i pensieri di tutti gli studenti che hanno partecipato all'iniziativa. Per queste ragioni la scuola può essere protagonista della diffusione della cultura della legalità, per una migliore convivenza tra diversi, nel rispetto delle regole e per una società più giusta. Inoltre è necessario sensibilizzare l'intera comunità, creando la consapevolezza di vivere in una società complessa ma organizzata secondo regole e leggi che vanno conosciute e rispettate. In seguito è necessario traslare il rispetto della legalità, fondamentale per la convivenza civile, nel proprio ambiente sociale, dalla famiglia, al gruppo di amici, alla scuola e all’ambito lavorativo. Infine è necessario rendere consapevole la collettività delle diversità costituzionali esistenti, facendola partecipe del nuovo contesto multietnico e multiculturale nel nostro Paese, ed evidenziando la necessità di garantire equità e rispetto nelle relazioni interpersonali tra tutti i cittadini.
Attualmente i principi della legalità vengono appresi nei nuclei familiari, nelle scuole, nelle comunità ecclesiastiche, nei partiti politici, nei sindacati e tramite i media. Ovviamente non si pronostica una unanimità di contenuti, di convincimenti, di conclusioni fra questi diversi centri di formazione; infatti le leggi ritenute giuste da una determinata chiesa possono essere ritenute ingiuste da un determinato partito.
Ultimamente, però, i principi della legalità non riescono a imporsi alle coscienze individuali. Spesso i valori contenuti nelle leggi non sono sempre condivisi e coincidenti con quelli degli uomini e della comunità. Esempio eclatante è Antigone, mito della tragedia greca ma anche modello della modernità, la quale, nel dare sepoltura al fratello, disobbedisce al sovrano Creonte, disconoscendo il significato della legge e predicando l’illegalità, facendosi portatrice di una norma differente, ritenuta superiore: il diritto degli dei. La legalità fallisce anche a causa delle modalità d’intervento tese a ripristinare una legalità violata, che non sono vincolate ma discrezionali. Infatti le pene e gli espedienti per non far commettere i crimini conseguono un obiettivo comune, ma gli effetti concreti e la cultura che si induce sono profondamente diversi. Infine nel nostro paese è diffusa l'opinione secondo la quale la legge vada trasgredita per sopravvivere, ma senza esagerare e senza fare del male.
Infatti, si reputano equivalenti, tanto l'onesto incallito martire che non riesce ad usare un po' di buon senso, quanto il criminale che esagera nel trasgredire la legge. Giustificando gli atti criminali di coloro che sono mossi da una disuguaglianza sociale ed economica, non ci rendiamo conto che così deleghiamo i confini della moralità alla soggettività, e alimentiamo un sistema corrotto e malato.
Nessuno può invocare un’assenza di responsabilità nel vedere il fallimento della legalità nella società moderna, tanto meno possono farlo l’autorità pubblica e le professioni chiamate a fungere da tramite per l’applicazione e il rispetto delle regole. Inoltre le autorità e le forze dell'ordine devono trasmettere un esempio migliore e farsi portavoce della necessità di raggiungere una migliore convivenza tra i cittadini.
La legalità è qualcosa che certamente non avrebbe senso di esistere se si vivesse da soli o isolati; si tratta di qualcosa nata per poter convivere in una società organizzata. La legge deve tendere a garantire una pari libertà a tutti, sostanzialmente limitando le libertà del singolo. È una dura necessità, assolutamente indispensabile per vivere insieme. Nonostante questo la legalità deve esser considerata come un valore e come qualcosa da rispettare incondizionatamente. La legalità, però, non è un principio, ma qualcosa da accettare nella sua imperfezione, come una dura necessità, ma con l'obiettivo di migliorarla quanto più possibile. Se una legge non è giusta, o non la si ritiene tale, bisogna fare quanto possibile per tentare di cambiarla e frattanto se lo si ritiene davvero necessario, anche infrangerla, assumendosi i rischi che ne possono conseguire. Tuttavia questo non significa semplicemente essere legittimati a infrangere le regole che ci infastidiscono.
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