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Il terremoto in Abruzzo


Abbiamo partecipato tutti, tramite le notizie e le immagini trasmesse dai media, alla catastrofe che si è abbattuta nel mese di aprile sull'Abruzzo:” un violento terremoto, di magnitudo 5,8 della scala Richter, ha colpito nel cuore della notte, alle 3.32 l’Abruzzo, con epicentro L’Aquila.” (La Repubblica, 06-04-09).
Una città, un paese, una intera regione piena di vita un attimo prima, è ridotta in macerie tra desolazione, sconforto e pianto di coloro che miracolosamente sono sopravvissuti. In pochi attimi sparisce un mondo intero: ciò per cui l’uomo ha tanto lavorato viene frantumato, polverizzato, ridotto ad uno scenario tetro.
I morti, i feriti, i dispersi, gli sfollati, le urla di dolore, la sofferenza fisica e psicologica di vittime e sopravvissuti. Tante vite spezzate di uomini e donne, bambini, giovani, vecchi, insomma, non vi è stata alcuna distinzione di sesso e di età.
Grazie alla solidarietà dei soccorritori: vigili del fuoco, militari, operatori sanitari, forze dell'ordine, psicologi ma anche semplici cittadini, tutti uniti dalla volontà di aiutare a scavare a rischio della proprio vita, tra il sangue, il fumo e le macerie, si sono salvate tante vite umane
In Abruzzo non sono crollati soltanto edifici privati, ma anche la Casa dello Studente, gli ospedali, persino la prefettura, colonna portante della gestione dell'emergenza. Strutture, alcune almeno, che avrebbero dovuto resistere a terremoti di intensità maggiore di quello che ha colpito L'Aquila e dintorni. Che in Italia ci sia più della metà del territorio a rischio sismico è un fatto noto da anni, però noi, al contrario di Giappone e California, paesi dove la terra trema di frequente, non sappiamo far tesoro delle dure lezioni del passato. Da noi, grazie a lentezze, inefficienze e sprechi, il cemento armato è sostituito dal cartongesso, le morti evitabili sono sempre troppe e i terremotati continuano a vivere nelle baracche decine di anni dopo il sisma. Ma è possibile che con tutti i mezzi, le tecnologie che sono in nostro possesso, non si riesca ancora a prevenire un terremoto? Si potrebbero salvare così tante vite umane. Alcuni studiosi stanno cercando di utilizzare i dati a loro disposizione per riuscire nell’intento di prevedere il verificarsi del fenomeno sismico; altri cercano di mettere a punto delle strutture abitative in grado di resistere anche al più forte dei terremoti. Qualche risultato in questo campo lo si è già ottenuto, ma i costi per il momento appaiono ancora troppo elevati: anche se non si dovrebbero fare discorsi di soldi quando sono in ballo tanto vite umane.
Sia Benedetto XVI sia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno inviato messaggi di solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto. E lo stesso hanno fatto i capi di Stato e di governo delle altre nazioni. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo ed è stata riportata in apertura da tutti i principali siti di informazione internazionali. Velocissimi anche i messaggi e le testimonianze giunti via web.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha firmato lo stato d'emergenza (mobilitando esercito, aeronautica e carabinieri), ha annullato la prevista visita ufficiale a Mosca e si è subito recato all'Aquila. Il capo della Protezione civile, che è giunto in Abruzzo nelle prime ore dopo il sisma, ha parlato di una «situazione drammatica, la peggiore tragedia di questo inizio millennio». C’è stata una grande mobilitazione di tutto il popolo italiano che ha dimostrato di essere unito in una così immensa tragedia.
Personalmente, ho provato l'impulso di spegnere il televisore, di negare l'esistenza di un'esperienza così traumatica, che ci obbliga a identificarci con le vittime e il loro dolore.
Al solo pensiero che ragazzi della mia stessa età sono morti, o si sono ritrovati senza una casa, senza le proprie comodità, la loro intimità, la loro routine quotidiana, i loro svaghi, mi fanno sentire fortunata, mi danno un motivo in più per alzarmi al mattino, e di non avere degli sciocchi capricci. Visto che la storia è maestra di vita, spero che il prossimo sisma, laddove dovesse verificarsi non provochi lo stesso numero di vittime e di danni perché più previdenti e tecnologicamente attrezzati.
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