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Concetti Chiave

  • Le lingue indoeuropee non rappresentano un'unica lingua, ma un insieme di dialetti con caratteristiche fonetiche comuni.
  • L'indoeuropeo, parlato circa 5000 anni fa, ha dato origine a molte lingue europee e asiatiche attraverso migrazioni di tribù nomadi.
  • Il latino volgare, parlato dal popolo, è all'origine dell'italiano moderno, evolvendosi attraverso interazioni con altri dialetti.
  • Il primo documento in volgare italiano risale al 960 e segna l'inizio della scrittura in una lingua che non è più latino ma non è ancora italiano.
  • L'italiano moderno si basa sul fiorentino del Trecento e ha subito cambiamenti significativi, mantenendo però una continuità con il passato.

Origini delle lingue indoeuropee

Molte parole della lingua italiana provengono dal latino, ma sarebbe più esatto dire che provengono da una lingua ancora più antica, di cui non abbiamo alcun documento scritto: l’indoeuropeo, che non era parlato da un popolo particolare, ma da un insieme di popoli. In effetti non è mai esistita un unico “popolo indoeuropeo” né una vera e propria“lingua in¬doeuropea”, ma solo un insieme di dialetti, caratterizzati da un siste¬ma fonetico comune per consonanti,vocali e dittonghi e da altre analogie.

Migrazioni e diffusione dell'indoeuropeo

Tutte le lingue che si parlano in Europa e in parte dell'Asia hanno avuto origine dall’indoeuropeo che veniva usato circa 5000 anni fa da tribù nomadi che si dedicavano prevalentemente alla pastorizia e che vivevano nelle pianure fra il Danubio e il Don. In seguito a una grande migrazione questi popoli si fusero con le comunità agricole stanziali avendo la meglio sul piano linguistico. Una parte di queste tribù raggiunse l’Europa occidentale, un’altra s’insediò in Persia e un’altra ancora in India. In Italia si sono riversate ondate di indoeuropei almeno sino al 500 a.C.

Tracce indoeuropee nelle lingue moderne

Ancora oggi in varie lingue moderne troviamo tracce, nelle parole che indicano i rapporti familiari, l'abbigliamento, l’oggettistica, alcuni alimenti, alcuni animali, alcuni numeri e nei vocaboli di natura religiosa. La parola italiana e spagnola “madre”,per esempio, in sanscrito si dice “màta”, in latino “mater”, in greco antico “méter”, nell’irlandese antico “màthir”, nell’iranico “màdar”, in francese“mère”, in tedesco “mutter”, in inglese “mother” ecc.

Evoluzione del latino in italiano

Comparando il latino con altre lingue antiche e moderne si può affermare con certezza che si tratta di una lingua indoeuropea.

L’Italiano ha avuto origine dal latino volgare cioè parlato dal popolo (in latino vulgus) semianalfabeta che si differenziava dalla lingua delle classi sociali più istruite.

Alle origini il latino era solo la lingua di Roma, una picco¬la città circondata da una serie di centri minori; la sua importanza nell'Italia antica si affermò solo gradata¬mente Con il passare del tempo e con l’incontro con popolazioni che parlavano altre lingue, il latino volgare orale si differenziò sempre di più da quello scritto. Con la caduta dell’Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, il latino scritto diventò lingua amministrativa e scolastica, mentre il latino parlato si mescolò sempre più con i dialetti degli altri popoli, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l’italiano.

Nascita del volgare italiano

Il primo documento dove si usa il volgare italiano si ha nel 960 a Capua, in Campania testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua e un piccolo feudo vicino « Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. »

Non è più latino, non è ancora italiano, ma possiamo considerare questo giuramento l'atto di nascita di una nuova lingua, perche ne è il primo documento scritto. Col passare del tempo rimasero pochissimi a saper parlare, leggere e scrivere il latino. In Italia si parlavano diverse lingue volgari regionali.

Influenza del fiorentino volgare

L’italiano moderno ha come base il fiorentino volgare usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio le cui opere furono diffuse e apprezzate in tutta l'Italia. Dante Alighieri nel 1300 scriveva “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” e Petrarca nel 1327 “Quel rosignuol, che sì soave piagne forse suoi figli o sua cara consorte, di dolcezza empie il cielo et le campagne con tante note sí pietose et scorte,... “ mentre nel 1349 Giovanni Boccaccio diceva “Ogni stella era già dalle parti d'oriente fuggita, se non quella sola la quale noi chiamiamo Lucifero, che ancora luceva nella biancheggiante aurora”.

Evoluzione dell'italiano nel tempo

Nel corso dei secoli l'italiano ha avuto una lenta evoluzione.

Nel Cinquecento Ludovico Ariosto in Satira III scriveva così

« E più mi piace posar le poltre

membra, che di vantarle che alli Sciti

sien state, agli Indi, a li Etiopi et oltre. [...]

Chi vuole andare a torno, a torno vada:

vegga Inghelterra, Ongheria, Francia e Spagna;

a me piace abitar la mia contrada »

Malgrado i cambiamenti che ha subito la nostra lingua, siamo in grado di leggere e comprendere questi testi scritti in lingua volgare anche se gli autori hanno utilizzato termini oggi in disuso.

L'italiano di Manzoni e Eco

Nel 1840 Alessandro Manzoni scriveva i Promessi Sposi, un romanzo storico dove l’italiano era più simile a quello odierno “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume...”

L’italiano di Manzoni si avvicina molto a quello che parliamo ma, come si può notare in questo articolo del 9 gennaio 1997 de L'Espresso, Umberto Eco usa termini completamente diversi , un linguaggio molto più fluido anche se meno poetico.

“ ... A New York non si fa il tassista a vita, ma come mestiere provvisorio; questo fa si che si possa trovare al volante lo studente, il bancario disoccupato, l'immigrato di vecchia data. [...] La settimana scorsa sono capitato con un tizio di colore, con un nome di difficile decifrazione, e mi ha chiarito che era pakistano. A quel punto lui mi ha chiesto da dove venivo (a New York uno viene sempre da altrove), gli ho detto che ero italiano, e quello ha preso a interrogarmi. Sembrava molto interessato all'Italia, ma poi ho capito che lo era perché non ne sapeva nulla, né dove esattamente fosse, né che lingua vi si parlasse (di solito, quando al tassista si dice che in Italia si parla italiano, appare sempre stupito, perche ormai si ritiene dappertutto si parli inglese)…”

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine delle lingue indoeuropee?
  2. Le lingue indoeuropee derivano da un insieme di dialetti parlati da vari popoli, non da un unico "popolo indoeuropeo" o da una "lingua indoeuropea" unificata, come evidenziato nel testo.

  3. Come si è diffuso l'indoeuropeo in Europa e Asia?
  4. L'indoeuropeo si diffuse circa 5000 anni fa grazie a tribù nomadi che si mescolarono con comunità agricole, espandendosi in Europa occidentale, Persia e India, come descritto nel testo.

  5. Quali tracce dell'indoeuropeo possiamo trovare nelle lingue moderne?
  6. Le lingue moderne conservano tracce indoeuropee in parole relative a rapporti familiari, abbigliamento e religione, come dimostrato dall'esempio della parola "madre" in diverse lingue, citato nel testo.

  7. Come è nato il volgare italiano?
  8. Il volgare italiano ha avuto la sua prima attestazione scritta nel 960 a Capua, rappresentando un passaggio dal latino a una nuova lingua, come indicato nel testo.

  9. Qual è l'importanza del fiorentino volgare nella formazione dell'italiano moderno?
  10. Il fiorentino volgare del Trecento, utilizzato da autori come Dante e Petrarca, ha fornito la base per l'italiano moderno, come sottolineato nel testo.

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