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L’uomo ha sempre cercato metodi più veloci e pratici per comunicare. Un tempo la comunicazione si poteva eseguire solo di persone, era immediata e sentita, successivamente siamo passati alle lettere che hanno cambiato radicalmente il concetto di comunicazione, in quanto “silenziose” e sterili rispetto ai suoni e i gesti. Possiedono degli inconvenienti però, impiegavano tempo, venivano perse ed una volta inviate non potevano più essere ritrattare o raggiunte facilmente. La comunicazione negli ultimi quarantacinque anni ha conosciuto un’ulteriore svolta molto importante, l’avvento dei telefoni. I telefoni permettono di usufruire sia dei mezzi quali voce e tono persi con la lettere e l’immediatezza del contatto umano. IL concetto di interazione sociale e comunicazione è stato stravolto, perché con i telefoni i contatti possono essere molto più frequenti e semplici. Nonostante questo agli albori dell’invenzione del telefono, essi erano rarissimi, e un oggetto di lusso che pochi possedevano. Con trascorrere degli anni ogni casa ha conosciuto l’avvento del telefono fisso. Quel telefono era la modalità grazie alla quale si poteva parlare a tutta la famiglia, e quando si era fuori casa non si pensava nemmeno di necessitare un telefono, per quello si aspettava l’arrivo a casa o le cabine telefoniche. Ferraris evidenzia bene come negli ultimi venti anni il concetto del “non ho bisogno del telefono” o “un telefono a famiglia” sia completamente defunto. Ormai i bambini dai dieci anni in su possiedono un telefono, anche se piccolo e con pochi gadget, entro la seconda media ogni ragazzino è provvisto di un nuovo e sfavillante telefono grazie alla quale possono fare potenzialmente qualunque cosa. Le nostre generazioni sono costantemente in connessione con il proprio smartphone, non sappiamo nemmeno descrivere una civiltà senza telefono. Quando ci capita di trovarci senza mezzo di comunicazione portatile o senza campo ci sentiamo persi, vuoti, tagliati fuori dal mondo e da ogni possibilità di contatto. Non riusciamo nemmeno più a limitare l’utilizzo del telefonino solo nel momento del bisogno, perché oramai gli adolescenti si sentono in dovere di scriversi a qualunque ora del giorno e della notte, forse per colmare il concetto di “passare del tempo insieme” che è passato di moda. Cadendo in una monotonia segnata da un sovraccarico di parole e di noia. Tutta questa connessione online va quasi a rendere l’individuo più isolato fisicamente e privo di reali contatti umani. Si è costantemente distratti da questo mezzo, è come se ci chiedesse costante attenzione. Oramai è normale che durante una cena o un’attività collettiva le persone persistano ad utilizzare il telefono anche se sono in compagnia, anche se potrebbero nutrirsi di discorsi reali e non solo virtuali. Come evidenzia Marini, non vi è più un confine ben marcato tra le interazioni sociali virtuali e quelle reali. Gli adolescenti tendono perfino a prediligere quelle virtuali, perché maggiormente basilari e semplici. Nonostante non si rendano conto che i contatti virtuali sono molto più superficiali e poveri di approfondimenti. Si parla in modo troppo spontaneo e veloce per riflettere veramente su cosa si dice.

Ovunque siamo nel mondo ora siamo raggiungibili e possiamo raggiungere chiunque, ed è una cosa meravigliosa perché ci permette di avere contatti con i cari e gli amici lontani ma allo stesso tempo ci mette in esposizione ad una connessione perenne che in molti casi porta più svantaggi che effettivi aiuti nella nostra vita.
La soluzione sarebbe essere capaci di moderarci, per comprendere la potenzialità dei rapporti umani dal vivo e saper alzare la testa dallo schermo luminoso per rendersi conto che vivere le esperienze è sempre più bello che leggerle sulla nostra bacheca di Facebook.

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