Machiavelli al passo con i tempi


Machiavelli nasce a Firenze nel 1469. In quel periodo l’Italia da punto di vista fisico era come al solito spezzettata e disunita e ciò a portato quindi a numerose sconfitte. Machiavelli fornisce una nuovo ritratto al principe che viene definito da egli stesso "virtuoso".“E assomiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi che, quando s’allagano e’ piani, ruinano gli alberi e gli edifizii, lievono da questa parte di terreno, pongono da quell’altra: ciascuno fugge loro dinnanzi, ognuno cede allo impeto loro, senza potervi in alcuna parte obstare. E benchè sieno così fatti, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessimo fare provvedimenti, e con riupari e argini, in modo che, crescendo poi, o egli andrebbano per uno canale, o l’impeto l’oro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso.” [1] In questo spezzone possiamo notare l’idea che ha Macchiavelli riguardo la fortuna e la virtù. La prima viene infatti paragonata al fiume in piena che straripando travolge ogni cosa. L’uomo virtuoso invece viene paragonato a colui che quando il fiume è calmo si da da fare per sistemare gli argini e costruire dighe che possano porre fine alle inondazioni. Giungiamo quindi alla conclusione che la fortuna non può ottenere nulla senza virtù e viceversa. Ciò ci sta ad indicare che se un principe non è virtuoso non sarà mai in grado di usufruire di tutto quello che la sorte ha in servo per lui. Questo è quindi un motivo di rinascita che il principe solamente "virtuoso" deve saper sfruttare.
Fin dal medioevo infatti erano state gia delineate le caratteristiche di un principe e ciò era stato reso possibile attraverso la creazione degli specula principis ossia "specchi del principe". Secondo la mentalità dell’epoca infatti questi dovevano servire allo stesso principe come una sorta di specchio dove
potersi specchiare e apprendere quali comportamenti dovevano essere presi in una determinata situazione.
Machiavelli grazie alla creazione del trattato "Il Principe" fornisce uno strumento con il quale gli stessi principi possano aiutarsi per riuscire a governare e mantenere al meglio il proprio Stato. Per creare questo trattato Niccolò si basa sulla realtà effettuale delle cose, e non su quella ideale che veniva trattata nei precedenti scritti, quindi facendo ciò egli non propone le virtù morali che il principe deve adottare ma al contrario gli fornisce i mezzi con i quali raggiungere il suo scopo.
Questo trattato segna il superamento della tradizione medioevale, legata al pensiero morale, e quella umanistica.
"Il Pricipe" per quest’epoca è un’opera rivoluzionaria in quanto fornisce i fondamenti per la nascita di una nuova scienza che viene definita politica. Questo nuovo tipo di scienza è in grado di valutare le azioni attraverso due criteri completamente diversi: la morale che guarda al bene e al male di un’azione e la politica che invece guarda all’utile o al dannoso sempre di un’azione. Questi due
criteri vengono definiti autonomi in quanto l’uno può essere svantaggioso all’altro.
Il tema della politica e della morale è un tema che viene trattato con grande rilevanza da Machiavelli, questo perchè, egli riconosce l’osservanza delle leggi morali, però si rende conto del fatto che nella realtà effettiva la politica è basata su tutt’altri valori come quello dell’astuzia della furbizia.
Viene aperta anche una parentesi su come il principe riesce ad arrivare al successo. Ci viene spiegato colui che pur giustamente segue le leggi morali otterrà una sconfitta mentre colui che usa altri valori che non si rispecchiano in quelli morali otterrà una vittoria. Come sappiamo per Machiavelli gli uomini sono tutti malvagi in quanto ciò che li spinge a compiere un’azione non sono i sentimenti ma i soldi. Per questo motivo utilizza una figura molto importante quella del politico centauro che ha il compito di essere in certe situazioni bestia mentre in altre umano. Attraverso l’utilizzo del metodo dilemmatico arriviamo alla conclusione che la bestia può essere o leone o volpe e rappresentano in ordine la figura della violenza e dell’astuzia mentre l’uomo. Queste due figure animalesche possono essere utilizzate contemporaneamente in quanto l'una non esclude l'altra; entrambe vanno impiegate dal principe per ottenere i risultati che desidera. A questo punto Machiavelli afferma chiaramente che il principe non può mantenere la parola data se ciò gli porta danno; L’esempio più significativo è quello di papa Alessandro Borgia che ha costruito il suo regno e il suo potere proprio sull’inganno.
"Alessandro VI non fece mai altro che ingannare uomini, nè mai pensò ad altro, e trovò soggetto di poterlo fare; e non fu mai uomo che avesse maggiore efficacia in asseverare, e che con maggiori giuramenti affermasse una cosa, e che l’osservasse meno; nondimanco gli succederono sempre gl’inganni, perchè cognosceva bene questa parte del mondo." [2] Quest’osservazione è vera in quanto l’uomo è malvagio; se allora fosse buono non ci sarebbe bisogno dell’inganno.
La principale virtù di un politico è la duttilità in quanto esso deve sapersi adattare a tutte le situazioni nella maniera migliore. Un’esempio di tutto ciò ne è Federico da Montefeltro, duca di Urbino, che promosse la sua immagine in un modo differente, più colto e raffinato, al fine che non si notasse la violenza del suo potere. Ciò è stato reso possibile attraverso l’utilizzo dell’arte. Si fece infatti raffigurare di profilo da Piero della Francesca. Avviandoci quindi alla conclusione possiamo affermare che Macchiaveli è figura originale del secolo; "Macchiavelli si attenne fermamente all’idea che la politica aveva le proprie leggi e quindi era o avrebbe dovuto essere una scienza;
il suo scopo era di tenere in vita la società del perpetuo fluire della storia." [3].


Bibliografia:
[1] N. Machiavelli, Il Principe, cap. XXV,

righe 11-17;
[2] N. Machiavelli, Il Principe, cap. XVIII,
righe 31-35;
[3] F.Gilbert, Machiavelli e Guicciardini;
Einaudi; Torino 1970;
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