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Tema argomentativo


Traccia: Nella sua descrizione del tumulto milanese, emerge in Manzoni una visione negativa della folla. Dimostra questa tesi


Nel XII capitolo de I Promessi Sposi, assistiamo all’arrivo di Renzo a Milano, mandato al convento di Padre Bonaventura da Padre Cristoforo, per proteggerlo dal potente don Rodrigo. La carestia e la crisi si fanno sentire anche in città. Nel momento in cui arriva Renzo è in corso la crisi del grano e del pane. Le rivolte si facevano sempre più frequenti. Proprio nel momento in cui giunge il malcapitato, la folla è in tumulto. La folla si può considerare come uno dei principali protagonisti di questo, e anche del successivo, capitolo.
Manzoni analizza la psicologia che muove una folla e, a riguardo, sceglie di scrivere qualche commento, cosicché ci sia possibile capire come anche il nostro illustre scrittore la pensi. Egli esprime due opinioni: da un lato sostiene che sia giusto protestare perché è un diritto fondamentale del popolo far sentire la propria voce, ma dall’altro la condanna, soprattutto per il comportamento irrazionale che assume.
Manzoni analizza le due anime della folla: l’una irrazionale, l’altra saggia e responsabile. Egli ci dice che il tutto prevale dalla maggioranza: se sono di più coloro che agiscono senza pensare e impulsivamente, cercando di ottenere la giustizia con la violenza, tutta la folla assume questo atteggiamento, in quanto si assume come “guida” una voce più forte delle altre. Invece, se sono di più coloro che preferiscono ottenere la giustizia in modo diplomatico, la folla assume un comportamento responsabile. Ma nel caso della storia di Renzo, si tratta della prima eventualità. Gli animi sono così infuriati e stanchi della mancanza di pane, che si riuniscono in piazza con un unico scopo: ottenere il pane. Il mezzo non importa, basta che sia quello più veloce. Così si decide di assaltare un forno. Ma non c’è nessun capo, nessuna guida che ordina l’assalto. Semplicemente ci sono molteplici figure che, urlando più degli altri, esprimono i pensieri generali della folla. Sono individui a cui piace il disordine oppure accese dalla passione, che fanno di tutto per spingere gli altri a comportarsi in questo modo. Così tutti seguono la “voce”. Di chi sia, non ha importanza. Da qui deriva il comportamento omogeneo della folla.
Però, all’interno vi sono anche menti più responsabili. Anch’essi soffrono la fame e vogliono il pane, però preferirebbero scendere ad accordi. Così capita che qualcuno esprima i suoi pensieri a voce alta, che però vanno contro quelli generali. Questo è proprio quello che capita a Renzo. A questo punto la folla prende di mira il “disertore”, accusandolo di essere una spia o un infiltrato. Ovviamente la voce si sparge molto velocemente, perché nel disordine generale si crede a tutto quello che si sente nell’aria, e allora anche i più calmi sono costretti a dover seguire l’irrazionalità generale, pur di salvarsi la vita. Oppure sono obbligati a non partecipare alla sommossa, ma così facendo significa che alla base non c’è un vero problema. Però, Manzoni ci dice anche che può capitare che siano presenti entrambi gli animi, in numeri abbastanza consistenti. In questo caso la folla un colpo assume una tipologia di comportamento, un altro colpo tende a preferire l’altro. Dice che sono come due nemici che si vogliono appropriare di un corpo e controllarlo, tirandolo sempre verso se stessi.
Perciò, in questo caso, Manzoni condanna la folla, perché assume un comportamento sbagliato, irrazionale e irresponsabile, che, anzi, porta solo ad altri problemi. Di queste osservazioni se ne accorge pure Renzo, quando tra sé e sé pensa a come sia possibile volere il pane se si distruggono i forni. La ragione viene soppressa e non c’è più niente che possa fermare l’onda inferocita di uomini. L’ignoranza soprattutto è tra le cause principali di atteggiamenti sbagliati. La folle agisce con istinto, non rimane molto a meditare sulla strada migliore da scegliere, ma opta per quella più veloce, anche se questa porta a dover compiere comportamenti sbagliati, che a loro volta potrebbero procurare ulteriori problemi. Inoltre non si pensa a quali siano le vere cause del problema, ma si attribuisce subito la colpa a chi fa più comodo. Questo è un atteggiamento della folla duramente condannato da Manzoni.
Però, egli da un lato approva i comportamenti della folla mossi da positività. Il popolo ha il diritto di potersi farsi sentire. È uno dei suoi diritti inalienabili, molto utile soprattutto quando si è in presenza di una politica tirannica o dittatoriale, dove il popolo non ha alcuna importanza. Allora in questo caso protestare può risultare utile. Inoltre è il modo per far capire al governo che certi provvedimenti presi non sono idonei o non risolvono il problema che si è presentato. Egli approva i tentativi e gli atteggiamenti positivi di alcuni individui, che vorrebbero agire in modo diplomatico, senza usare la violenza e facendo sentire la propria voce in modo da non creare ulteriori problemi. Quindi, Manzoni è d’accordo sul fatto che la folla protesti, perché è un suo diritto ed è giusto così. Ma quello che lui condanna assolutamente è il modo in cui protesta. Infatti, niente gli dà l’autorizzazione di poter creare confusione e problemi, magari anche a danno di numerose persone, per cercare di risolvere un altro problema. Poi anche la via della violenza è in ogni caso sbagliata, quindi l’atteggiamento della folla è errato per principio.
In ogni modo, si sa, che la folla molte volte agisce in modo irrazionale. Essa può risultare un pericolo mortale per alcuni sfortunati che si ritrovano nel pieno del tumulto. Fortunatamente ci sono anche folle pacifiche, dove la manifestazione viene organizzata e preparata prima e tutto va a buon fine. Ma in quelle improvvisate è praticamente impossibile deviarne le intenzioni sbagliate, in quanto non vi è nessuna guida. Se anche una figura come Manzoni la pensa così, evidentemente è giusto, quindi la folla irrazionale, irresponsabile, violenta è assolutamente sbagliata e da condannare. E questo valeva sia nel Seicento, come nell’Ottocento e vale oggi come domani.
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