Tema: Folklore e tradizioni


Il folklore esprime l’anima di un popolo: attraverso le sue manifestazioni è possibile leggere le sue tradizioni, ripercorrere la sua storia, cogliere la sua vitalità.

La riscoperta del folklore ed un più generale ritorno alle tradizioni sono giustificati dal fatto che le matrici intime dell’anima popolare sono le componenti essenziali di ogni vera cultura.

L’importanza del folklore nella cultura contemporanea è un fatto ampiamente accettato e dimostrabile, come testimoniato dall’interesse dell’opinione pubblica per questo particolare genere culturale e dall’attenzione che, in ambito artistico, viene normalmente riservata al recupero, alla trattazione e alla rappresentazione scenica, letteraria e poetica delle antiche tradizioni popolari.
Per comprendere appieno i motivi che sono alla base di questa realtà, basterebbe fare riferimento ai significati della parola folklore, la quale deriva dal riuscito accostamento di due termini inglesi: “folk”, che significa popolo, e “lore”, che invece indica l’insieme di credenze facenti parte del patrimonio di tradizioni appartenenti ad una determinata nazionalità. Dopo essere stato adoperato, inizialmente, per indicare lo studio delle consuetudini orali della tradizione europea, il vocabolo in questione si è poi esteso a significare il complesso degli usi e costumi popolari attribuiti alla cultura e alla civiltà di un Paese o di una regione; in altre circostanze, è servito invece per esprimere lo studio scientifico riservato a quest’affascinante materia. Al di là di queste considerazioni di natura etimologica e semantica, il folklore va inteso, soprattutto, come un utilissimo ed imprescindibile punto di riferimento per risalire ai caratteri più genuini e spontanei delle tradizioni nazionali, quali sono appunto rinvenibili nelle manifestazioni ed espressioni artistico-culturali tramandati di generazione in generazione grazie alla vitalità popolare. Del resto, lungi dal rappresentare una scoperta riconoscibile solo all’impegno degli studiosi moderni o alla curiosità erudita del pubblico contemporaneo, il genere folkloristico è riuscito sempre a ritagliarsi e conquistarsi una rilevante dimensione culturale anche nelle epoche passate, quando la riscoperta degli antichi costumi e delle vecchie credenze popolari risultava addirittura caratterizzata da profonde implicazioni etiche e civili.

Basti pensare, ad esempio, alle note teorie espresse dai precursori e dai maggiori autori del Romanticismo, i quali evidenziavano chiaramente come il folklore dovesse essere considerato un bene nazionale, in quanto serbatoio inestinguibile di valori, usi, costumi e prerogative etnico-culturali che ogni popolo avrebbe dovuto assumere per far valere le proprie aspirazioni alla libertà, all’unità e all’indipendenza. Essendo state espresse in un periodo storico ancora dominato dalle politiche e dagli indirizzi della Restaurazione, le idee romantiche finirono quindi per assumere precisi connotati d’innovazione e vitalità, tesi ad esaltare e stimolare un proficuo impegno civile dei popoli. Di qui, la possibilità di considerare l’intero corpo della cittadinanza come parte intrinseca ed attiva della nazione, come organismo unitario, deputato a svolgere un ruolo da protagonista nel progresso storico, civile e materiale di un Paese.
La riflessione su questi significati comporta, evidentemente, l’opportunità di attualizzare i contenuti migliori rinvenibili nel folklore, visto che in esso potrebbero essere individuati alcuni degli ideali più spontanei ed importanti riconoscibili nello spirito genuino di una nazione. La stesse caratteristiche insite nella produzione folkloristica e nei suoi contenuti sembrerebbero confermare quest’assunto.
In linea generale, infatti, il folklore appare basato innanzi tutto su una serie di miti e leggende, che risultano creati, salvaguardati e tramandati non certo in maniera casuale o per scopi indeterminati, bensì con la precisa e ricercata volontà di procedere ad una sorta di cristallizzazione delle tendenze o delle aspirazioni generali di un popolo. A tal fine, i protagonisti del folklore hanno quindi provveduto a creare un insieme di tipi permanenti e temi simbolici, trasmessi poi, di generazione in generazione, mediante specifiche forme letterarie, poetiche e musicali. Tali produzioni hanno, a loro volta, trovato espressione grazie alla bravura, all’intraprendenza e all’indiscutibile capacità poetica di poeti, rapsodi, cantori e narratori, cui è spettato il delicato compito di alimentare un gemere culturale sostanzialmente imperniato su tradizioni orali.
Durante il tragitto compiuto nel corso dei secoli, queste stesse tradizioni si sono presentate anche sotto una luce differenziata, magari hanno rivestito uno specifico aspetto e una particolare fisionomia locale, regionale, individuale, ma preservando sempre il loro ruolo essenziale nella collettività. Questo perché i riti, le danze, i giochi, le feste, i contenuti semantici e le cerimonie del folklore continuano ad appartenere univocamente all’intero corpo sociale, in quanto tributari dei diversi raggruppamenti esistenti in seno alla comunità, siano essi durevoli o provvisori, magari regolamentati istituzionalmente.
Del resto, si può dire che proprio per questo motivo il folklore infantile, che si evince dai racconti degli anziani, riesce oggi a coesistere con le trasfigurazioni fantastiche e meravigliose di eroi e saghe, catapultati nel bel mezzo della civiltà postindustriale attraverso i contenuti dei più famosi romanzi d’avventure o mediante gli artifici tecnologici della moderna “fiction” cinematografica.
Ciò dimostra che anche i miti e i valori folklorici, vecchi o nuovi che siano, possono andare soggetti ad inevitabili processi di creazione, sostituzione ed evoluzione. L’’importante, in ogni caso, è preservarne lo spirito, affinché le più autentiche tradizioni razionali possano sempre rappresentare una ricchezza inestinguibile, alla quale attingere a piene mani per valorizzare le più genuine qualità di un popolo.

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