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Tutti gli uomini hanno bisogno di eroi. Eroi a cui ispirarsi, con cui confrontarsi e distrarsi dalla propria vita. Gli eroi, specialmente tra i più giovani, sono una delle chiavi dell’agglomerazione e socializzazione. I giovani basano interi rapporti sulla passione per lo stesso eroe. Talvolta rischiando di dimenticarsi che quella persona nemmeno sa della loro esistenza ed è solo una passione passeggiera. Accade spesso che i giovani durante l’inseguimento delle loro celebrità si perdano intere fette di vita reale, preferendo quella virtuale del loro beniamino. Si tende ad aver bisogno di trovare collegamenti tra le celebrità e noi stessi, per sentirci meno anonimi e più famosi. Le persone più soggette a rappresentare gli eroi infatti sono coloro che godono di fama, successo e soldi (dall’intervista di Stefano Marchetti e Z. Bauman, su << Quotidiano.net >>, 14 settembre 2014). Ma non è sempre stato così.
Gli eroi di oggi, specialmente quelli di fantasia, sono meno utopici e perfetti. Si potrebbe dire che rispecchiano molto di più la società odierna. Si relazionano meglio con la coscienza popolare. Fino a cinquanta anni fa il mondo era molto più fiducioso nella bontà umana e aspirava alla pace, mentre oggi il clima di scetticismo è diffusissimo, le persone sono rassegnate e non vogliono che gli si vendano progetti di pace e fratellanza, come se la vedessero come una realtà bellissima ma utopica. La mentalità disincantata rende più interessanti i prodotti – dai fumetti, ai film, ai videogiochi – dark, sarcastici, corrotti, tristi e a tratti pazzi. Il lato umano presente in Superman e le sue aspirazioni risultano stucchevoli e false per i giovani e gli adulti di oggi. Il mondo in cui viviamo è chiaramente dettato da un bisogno di potere e soldi. L’eroe buonissimo che si sacrifica per fare la cosa giusta non interessa più, bensì si vuole vedere qualcuno che scava nella corruzione e si mette in discussione, qualcuno che cammina sul confine tre il bravo e il cattivo. Essere buoni è diventato sinonimo di ingenui, mentre chi senza scrupoli e determinazione raggiunge i propri scopi è una fonte di ispirazione (Martina Pluda, Eroi moderni: le virtù dimenticate dei vecchi supereroi, << Sconfini.eu >>).

Un esempio lampante di ciò che in tempi passati animasse gli animi e cosa ora, è il colossal cinematografico e fumettistico di Captain America. Cambiato radicalmente nei suoi settantacinque anni di vita per adeguarsi al cambiamento sociale. Nato dalle penne di Joe Simon e Jack Kirby nel 1941, in piena guerra mondiale come Superman. Personaggio dotato di forza e riflessi sovraumani, che combatte il crimine (prima i nazisti, poi i comunisti e infine una organizzazione terroristica inventata) con uno scudo. Patriottico americano per eccellenza viene usato dunque come elemento di propaganda politica per sostenere l’entrata in guerra dell’America liberale e democratica contro un’Europa imperialista e bellicosa. Terminata la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda, le sue avventure verranno utilizzate per denunciare le ingiustizie e la corruzione della società e Cap si trasformerà quindi da simbolo del sogno americano a coscienza popolare. Anche perché, nel frattempo, la politica estera americana si era fatta sempre più prepotente, sostenuta dalla convinzione dell’intrinseca bontà dei propri valori e dalla cieca fiducia nel glorioso avvenire da superpotenza globale a cui la nazione era destinata. Nelle ultime trasposizioni cinematografiche invece incontriamo un Captain America turbato, in continua discussione con se stesso e i propri amici, che comunica esternamente il desiderio di salvare il mondo per la pace e il bene ma in realtà è spinto per lo più da motivazioni personali. Gli eroi sono diventati quindi tridimensionali, umani e con difetti. E’ facile relazionare le proprie debolezze con quelle dei nostri eroi, ma allo stesso tempo è più semplice comprendere gli atteggiamenti nocivi. Il target dei fumetti, videogichi e film che presentano degli eroi si è alzato notevolmente, ormai sono destinati ad adolescenti o direttamente agli adulti. Bisognerebbe imparare a distanziare gli eroi per bambini da quelli per adulti. Se i bambini crescessero con figure eroiche interamente positive, non avrebbero problemi da adolescenti ad entrare in contatto con figure scorrette, poiché avrebbero un occhio critico e non imitatore.
E’ bene ricordarsi che gli eroi non sono solo giovani aitanti in calzamaglia, ma basta scorgere alcune notizie nella cronaca per capire che i veri eroi sono intorno a noi tutti i giorni e possiamo esserlo pure noi in prima persona. Lo sono i medici e infermieri, lo sono i volontari, lo sono per fino coloro che lavorano nei canili. Lo sono i pompieri, come quelli che hanno salvato le vittime dell’11 settembre 2001, che hanno sacrificato le proprie vite cedendo il passo a delle altre (11 settembre 2001, New York: l’eroismo dei pompieri, angeli nel cuore dell’attentato, articolo redazionale di << Sapere.it >>, 09/09/2001).
L’umanità, specialmente quella giovane, ha bisogno di eroi ma non è solo quello il modo di educare le nuove generazioni e la civiltà. Se fin da piccoli l’educazione è di impronta puramente positiva, ricca dei valori “passati”, vedranno gli eroi-antagonisti solamente come personaggi interessanti e non fonti di ispirazione. L’istruzione, come in ogni cosa, è la base anche qui (Malala Yousafzai – Christina Lamb, Io sono Malala, Garzanti, Milano 2014).

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