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Disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia


Sono disturbi del comportamento alimentare tutte quelle problematiche, generalmente di origine psicologica (in questo caso si parla di disturbi alimentari psicogeni), legate al rapporto di un individuo con il cibo.
A questa categoria appartengono disturbi, diffusi principalmente nei paesi industrializzati tra individui in età adolescenziale o appena adulta, quali anoressia e bulimia nervosa, che colpiscono principalmente soggetti di sesso femminile, disturbo da alimentazione incontrollata, che colpisce invece maggiormente soggetti di sesso maschile, e obesità.

Anoressia nervosa.
L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare psicogeno il cui sintomo è l’anoressia, cioè la totale assenza di appetito in un individuo, determinata da una paura ossessiva di ingrassare, e il rifiuto di cibo da parte dello stesso. L’età di esordio dell’anoressia è compresa in media tra i 12 e i 15 anni, tuttavia la fascia di età più colpita è quella degli adolescenti dai 14 ai 19 anni, per il 90% di sesso femminile.

A seconda della presenza nel soggetto di condotte di eliminazione del cibo volontarie (quali vomito autoindotto) possono essere individuate due forme di anoressia: di tipo restrittivo (se il soggetto rifiuta l’assunzione di cibo) e con alimentazione compulsiva (se il soggetto assume un’alimentazione regolare ma fa uso dei suddetti metodi di autoliberazione).
L’anoressia nervosa si sviluppa per motivi psicologici legati a fattori culturali o di esperienza personale del soggetto, tuttavia esistono dei fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppo di tale disturbo: cefaloematoma (emorragia al cervello dei neonati), parto pretermine (nascita prematura) e malfunzionamento degli ormoni gastrointestinali (come la grelina, che stimola l’appetito). Tra i fattori psicologici che possono indurre un individuo all’anoressia vi è (tra i più importanti) la presenza di un familiare colpito dal medesimo disturbo o l’appartenenza ad un nucleo familiare in cui il soggetto non riesce ad esprimere se stesso e le proprie emozioni (o più in generale l’appartenenza ad un gruppo di cui il soggetto non sente di soddisfare le prerogative: l’anoressia è diffusa anche nell’ambiente della danza o dello sport agonistico, oltre che essere causata dai canoni di bellezza diffusi soprattutto nei paesi occidentali). L’anoressia è spesso accompagnata da dismorfofobia: la percezione non oggettiva del corpo sia al livello estetico che “concettuale”.
Tra i sintomi fisici dell’anoressia troviamo il peso del soggetto inferiore all’85% di quello previsto in base ad età e statura (con conseguente deformazione del fisico), diminuzione della densità minerale nelle ossa (che può condurre all’osteoporosi- tra il 20% e il 50% degli anoressici), ed amenorrea per i soggetti di sesso femminile; l’anoressia ha condotto in alcuni casi all’arresto cardio-circolatorio. Tra i sintomi psicologici vi sono invece ansia (che spesso compare anche prima dell’esordio vero e proprio dell’anoressia) o depressione, abbassamento dell’autostima provocato dall’eccessiva attenzione al peso, rifiuto a riconoscere la gravità della propria situazione, diminuzione della capacità di concentrazione; in alcuni casi si può incorrere anche in disturbi della personalità come rifiuto di rapporti sociali o narcisismo.
Essendo un disturbo di natura generalmente psicologica non può essere determinata un’unica tecnica terapeutica per la cura dell’anoressia, tuttavia nella maggior parte dei casi il paziente riesce a guarire definitivamente (anche se spesso dopo numerose ricadute).

Bulimia nervosa.
La bulimia nervosa è un disturbo alimentare psicogeno che spinge un individuo ad assumere un’eccessiva quantità di cibo che non viene però metabolizzata a causa delle tecniche auto liberatorie (spesso lesive) cui questo si sottopone. La bulimia colpisce maggiormente soggetti di sesso femminile, di età compresa tra i 12 e i 25 anni, con una concentrazione maggiore di soggetti di 17-18 anni di età.
La bulimia, oltre che da un carattere compulsivo, è determinata dalla consapevolezza da parte del soggetto della propria condizione di incapacità di autocontrollo: l’episodio bulimico può essere infatti seguito da atteggiamenti diversi ma comunque mirati a compensare l’eccesso (attraverso comportamenti inappropriati).
Lo sviluppo della bulimia si verifica principalmente in soggetti che si trovano in condizioni psicologiche instabili o contesti sociali in cui non si trovano a loro agio. La bulimia non comporta una diminuzione di peso, tuttavia la forma fisica è per il bulimico il principale riferimento per la propria autostima.

Poiché il bulimico è consapevole della smoderatezza della propria alimentazione, si sviluppa in esso una forte sensazione di incapacità di controllo delle proprie azioni che si evolve in senso di colpa e poi in vergogna; di conseguenza troviamo tra i sintomi della bulimia la messa in atto di condotte quali il digiuno, il vomito autoindotto, l’uso di lassativi ma anche l’eccessiva attività fisica. La bulimia può comportare inoltre, a lungo termine, lacerazioni delle pareti dello stomaco, disturbi metabolici e cardiaci, danni renali e in alcuni casi può portare all’epilessia.
La cura della bulimia si fonda principalmente sull’imposizione di un rigido regime alimentare; nonostante questo disturbo sia incline alle ricadute, la maggior parte dei pazienti riesce a guarire definitivamente. Le terapie utilizzate sono simili a quelle utilizzate per l’anoressia, la principale differenza è nell’approccio del paziente verso la cura.

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