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Dante, Petrarca e Alfieri a confronto


In seguito alla conferenza di un docente universitario, nel corso della quale sono stati letti e commentati i celebri versi della “Selva oscura” dell’inferno di Dante, del sonetto di Petrarca “Solo et pensoso” e del sonetto di Alfieri “Tacito orror di solitaria selva”, abbiamo analizzato e argomentato ciò che abbiamo appreso.
La conferenza è iniziata con la lettura dei primi due versi del sonetto “Solo et pensoso” di Petrarca (“Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti”), egli trova conforto nella solitudine per sottrarsi al tormento d’amore per Laura e per sfuggire alla vista delle “genti” che possono leggere il suo dolore interiore (“di fuor si legga com’io dentro avampi” v.8). Mentre per Petrarca la natura non ha alcun potere sull’Amore e rispecchia chiaramente il suo tormento, Alfieri prova un senso di pace nella natura, questo è dovuto al desiderio di “rinselvarsi” (v. 8) a causa del conflitto con la società, e crede che la solitudine sia l'unica soluzione per l'uomo libero costretto a vivere in tal “vil secol”. Egli prova una “dolce tristezza” quando si trova nella “solitaria selva” proprio per l’attinenza tra i suoi pensieri e l’ambiente aspro e desertico (v.14).
Entrambe le ambientazioni, anche se con motivazioni diverse (l’incapacità di Petrarca di sfuggire all’amore e la sofferenza di Alfieri per i problemi del suo secolo) sono una proiezione dello stato d’animo e corrispondono all’io del poeta, al contrario Dante utilizza la Selva come simbolo del peccato e della corruzione, infatti, egli ha lasciato la “retta via”, cioè la via del bene, e si è perso nella “selva oscura”, la via del peccato e della corruzione, che è “selvaggia” perché lontana dalla civiltà, “aspra e forte ” perché difficile da attraversare, e la descrive come non meno grave della morte (“Tant’è amara che poco è più morte” v.7) Tuttavia questo smarrimento nella selva è l’inizio della purificazione, e quindi un cammino verso il bene.
Nel componimento di Dante troviamo una paronomasia (selva selvaggia), l’allitterazione della s e il polisindeto“e….e”, questa figura la ritroviamo anche nel componimento di Petrarca con due coppie di sostantivi collegate da enjambement (monti et piagge/et fiumi et selve), vi troviamo anche coppie di aggettivi con significato analogo (solo et pensoso; tardi et lenti; aspre e selvagge), la simmetria delle strofe e un ritmo lento e regolare dei versi che Alfieri riporta nel suo componimento per sottolineare l’attacco al proprio tempo e l’orgogliosa affermazione di solitudine civile e tramite gli enjambement e le inversioni egli vuole sottolineare l’armonia che si trasforma in vera e propria asprezza.
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