Il superuomo d'annunziano

Successivamente alla “fase della bontà” l’intera produzione D’annunziana subisce una radicale svolta dovuta all’incontro del Poeta con la filosofia di Nietzsche. D’annunzio infatti ispirandosi e manipolando a proprio piacimento il pensiero nietezscheiano, da vita ad una nuova figura letteraria che rompe i canoni del Decandentismo: il Superuomo. Questo personaggio ruota attorno all’esaltazione dello spirito dionisiaco ed è quindi caratterizzato da un vitalismo puro che gli conferisce un’energia sconfinata ed inarrestabile. Proprio quest’energia istiga nel suo animo una profonda volontà di dominio e lo autorizza ad agire oltre ogni norma morale.
Analizzando un brano de “Le vergine delle rocce”, che il noto critico letterario Carlo Salinari definisce il manifesto politico del superuomo, si evince l’intera ideologia politica superomistica - D’annunziana. In primis, osserviamo che la figura dell’esteta è inglobata in quella di superuomo, poiché il culto del bello e dell’arte pura divengono un mezzo di elevazione a quella forma superiore di vita che è il superuomo. Per cui possiamo vedere il superuomo come un’evoluzione dell’esteta che non deve più allontanarsi dalla società isolandosi in un mondo sublimato fatto di arte e bellezza, ma deve impiegare tutte le sue incommensurabili energie nella lotta mirata al cambiamento della realtà secondo ben definite idee politiche. Queste sono prevalentemente incentrate su un profondo disgusto per la società borghese dell’epoca, i quali valori erano prettamente speculativi ed affaristici, funzionali ad un disperato accumulo di “roba”, volendo citare Verga. Accanto alle idee antiborghesi, il Poeta nutre una forte avversione per i principi democratici ed egualitari che contaminano la potenza del superuomo e ne appiattiscono la personalità. Infatti, la superiorità del superuomo gli conferisce il diritto di imporsi sulle masse e dominarle autoritariamente instaurando una sorta di gerarchia. Quindi il superuomo si presenta come un “vate” che ha il compito di far riemergere la propria patria, l’Italia, dall’abisso in qui è sprofondata e riportarla agli antichi albori dell’epoca Romana perpetrando una politica imperialista e colonialista che, come osserva ancora una volta il critico Salinari, era in perfetta concordanza con il contesto storico contemporaneo. Alla luce di ciò, è evidente che il mito del superuomo, così come lo è stato quello dell’esteta, è una risposta ideologica alla crisi che l’intellettuale stava vivendo all’epoca. Infatti, la figura dell’artista fu soggetta a quella che già Boudlaire definì come la “perdita d’aureola” e cioè, l’artista in seguito all’ascesa della società borghese e del capitalismo, perse quell’alone di sacralità che gli conferiva un solido prestigio sociale e per sopravvivere fu costretto a compiti ingrati che mal tollerava. D’annunzio non volendosi piegare a questo nuovo tipo di società si autodelega il compito di guidare, tramite la propria attività intellettuale, l’elites, di cui deve farne parte, verso il meritato dominio e di riscattare l’Italia dalla periodo di decadenza che stava attraversando.

Tornando ad analizzare la figura del superuomo, un altra caratteristica sovrumana, il “panismo”, è data dalla sua capacità di entrare in perfetta comunione con la natura e di trarne energia, ciò si evince in particolare dalla lettura dell’ Alcyone ovvero il terzo libro della raccolta delle Laudi. Tuttavia va sottolineato che nonostante le inesauribili energie e il rigoglioso vitalismo, vi siano delle “forze disgregatrici” che ostacolano la grandezza del superuomo e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Questo forze, sono essenzialmente due: la donna e la morte. La donna, come si evince dal personaggio di Ippolita Sanzio nel Trionfo della morte, viene vista come un personaggio diabolico e perverso che con la sua lussuria subordina l’uomo e ne succhia le energie portandolo così alla distruzione e viene perciò considerata da D’annunzio la “Nemica”. Affianco alla Nemica vi è anche un altro tipo di donna, ovvero la “Femme fatale” individuabile nel personaggio di Violante in “La Vergine delle rocce”, donna bellissima ma propensa al suicidio e che ostacola il protagonista-superuomo nella ricerca di una degna consorte. Un’ eccezione alla canonica figura della donna D’annunziana è rappresentata da Foscarina Perdita, personaggio de “Il Fuoco”, la quale nonostante la sua indole da Femme Fatale, decide, alla fine, di sacrificarsi e di abbandonare il protagonista per non distrarlo dal raggiungimento dei suoi obiettivi. Un altro discorso invece spetta alla seconda forza disgregatrice ovvero la morte. Le forze negative della morte spingono, il protagonista de “Il trionfo della morte”, Giorgio Aurispa al suicido e a quindi al fallimento, nonostante ciò la morte, la malattia, la putredine esercitano un’evidente fascino sul Poeta che assume così un chiaro atteggiamento Decadente (non dimentichiamo che nonostante tutto D’annunzio appartiene a questa corrente letteraria) e ciò si evince particolarmente dal romanzo “La vergine delle rocce” dove il protagonista decide di trovare la propria consorte tra le donne di una famiglia borbonica dilaniata dalla follia e dalla malattia.
Tuttavia, nel libro Maia (primo libro delle Laudi), l’ideologia politica del superuomo subisce una svolta radicale, il mondo industriale viene riconsiderato tramite delle perifrasi mitologiche, le macchine, l’industria, l’accumulo di capitale vengono viste come imprese eroiche ricche di energia e che possono essere finalizzate al riscatto dell’italia. Tuttavia anche questa viene cosniderata come una mera risposta ideologica alla condizione dell’intellettuale, infatti D’annunzio pur di esorcizzare la paura verso la società che minaccia la sua esistenza come intellettuale, ne diviene il cantore.
Dopo questa approfondita analisi del superuomo, credo sia necessario esprimere un giudizio a riguardo. Personalmente ammiro molto il fatto che D’Annunzio, diversamente dagli altri poeti decadenti, non si lasci condizionare dal languore tipico del Decadentismo, non si isoli in un mondo alternativo, egli seppure con un ideologia sbagliata cerca comunque di rovesciare la realtà e rendere il mondo un posto migliore, credo che sotto quest’aspetto il Poeta debba essere un esempio per noi giovani, spingerci all’azione e al non arrendersi specialmente in una società come la nostra che sta attraversando una profonda crisi che non è solo economica ma anche sociale. Tuttavia, seppur sia rimasto profondamente affascinato dal vitalismo superomistico sono assolutamente contrario alle idee antidemocratiche di questo personaggio ma ne appoggio l’ostilità all’affarismo borghese e alla “religione della roba”. Infine, credo che se davvero esistessero persone dotate di una sensibilità superiore, di una forza e di un’energia sovrumana, queste dovrebbero indirizzare il proprio impegno nel rendere il mondo un posto migliore, aiutando il prossimo, sostenendo valori come la solidarietà, lo spirito di squadra, la lealtà e la dignità, valori che a mio modesto avviso sembrano essere scomparsi.

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