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Saggio breve: Effetti della donna angelicata sull’uomo

La donna è il cardine della corrente del Dolce Stil Novo. È la figura dalla quale i poeti traggono ispirazione per comporre le loro poesie. Essa non è vista come un essere umano e terreno, ma la sua posizione viene elevata a tal punto da essere considerata una creatura mistica e sublime. Si parla, infatti, di “donna angelicata”. L’idea nacque nell’ambito della lirica provenzale, per poi raggiungere l’apice durante la corrente stilnovistica. Celebrata da poeti come Guido Cavalcanti e Guido Guinizzelli, assunse una forma ancora più spiritualizzata con Dante Alighieri. Nei numerosi componimenti essi celebrano la donna, descrivendone anche gli effetti provocati dal suo amore, che talvolta possono essere benevoli e miracolosi, talvolta dolorosi e sconvolgenti.

Guido Guinizzelli, autore del manifesto stilnovistico, si fa iniziatore di questa nuova tendenza poetica. Nelle sue opere mette in risalto la posizione superiore della donna rispetto alla materialità dell’uomo. Considerata, quindi, un angelo, ha dei poteri soprannaturali, che si possono ritrovare nel sonetto Io voglio del ver la mia donna laudare. In particolare, il saluto ha un’importanza fondamentale. Esso viene considerato come il massimo gesto di riconoscenza da parte della donna che il poeta si può aspettare. La donna guinizzelliana, tramite il saluto, è in grado di donare la salvezza all’uomo. Si tratta di una salvezza spirituale, che lo fa sentire sollevato da qualsiasi preoccupazione terrena. L’uomo, dopo aver cantato la donna nelle sue opere, riceve finalmente una ricompensa inaspettata. Nonostante il gesto concretamente sia piccolo, esso assume un immenso significato, che porta l’uomo a sentirsi realizzato. Egli porterà per sempre l’immagine del saluto nella sua mente e sarà per lui come un motivo di conforto nei momenti di debolezza. Il saluto diventa così mezzo tramite il quale la donna salva l’innamorato, instaurando inoltre un rapporto di subordinazione di quest’ultimo, che diventa dipendente dell’amata da un punto di vista spirituale. La superiorità della donna porta il poeta ad assumere un comportamento umile, offrendosi come suo servitore. “Passa per via adorna, e sì gentile / ch’abbassa orgoglio a cui dona salute” esprime come l’uomo, al passaggio della figura angelicata, si senta abbassare il suo orgoglio, diventando un’anima umile, che si mette a completa disposizione del suo “signore” 6. La donna di Guinizzelli ha anche dei poteri miracolosi. È, infatti, capace di convertire i non credenti. Questa sua capacità evidenzia l’aspetto religioso della donna angelo, che talvolta è messa sullo stesso livello della divinità, andando a formare un vero e proprio culto7. Però, non tutti gli uomini sono in grado di cantare la donna e riceverne il saluto. Infatti, solo coloro che sono degni di lei, che hanno un animo nobile le si possono avvicinare. Gli uomini “vili” non possono ricevere benefici dal suo amore. Coloro che possono, oltre che ricevere la salvezza e sentirsi umili, vengono influenzati anche dallo splendore della sua figura. Infatti, la sua bellezza, la sua natura perfetta, il suo aspetto religioso pongono l’uomo in uno stato di beatitudine quando le si trova accanto, tale da impedirgli di generare cattivi pensieri, donandogli, inoltre, la salvezza dell’anima.

Guido Cavalcanti mette in risalto, invece, gli effetti sconvolgenti che l’amore provoca. Ne sottolinea gli aspetti negativi, che portano unicamente a una sensazione di terrore e dolore. Innanzitutto, la superiorità della donna è tale da impedire all’uomo di averne una totale conoscenza. La ragione umana diventa, così, insufficiente dinanzi alla donna, evidenziando l’impotenza dell’uomo. Egli non è in grado di afferrare la sua natura mistica, precipitando in un vortice di irrazionalità e incomprensione, che lo inducono ad una sensazione di inferiorità. La sua intelligenza viene sconfitta dalla soprannaturalità della figura mistica della donna. Ella raggiunge vertici talmente alti che, per Cavalcanti, si sublima in un essere divino. Ma la sua capacità principale è più disastrosa: tramite gli occhi è in grado di trapassare l’uomo con il sentimento d’amore, a tal punto che “deboletti spiriti van via” 9. La sua anima viene distrutta, lasciando una voce debole e fioca e solo il corpo materiale, tanto che pare “fatto di rame o di pietra o di legno”. L’amante si sente così investito da un sentimento di angoscia straziante, che lo lascia in una situazione di cupa e paurosa disperazione. La scena drammatica viene rappresentata nel lancio di una freccia, che, partendo dagli occhi della donna, trafigge il cuore dell’amante, lasciando una ferita aperta come testimonianza dell’avvenuta morte. Il dolore viene espresso dall’uomo tramite i sospiri, prova di un cuore e un’anima sofferenti.

Dante Alighieri, inizialmente appartenente alla mentalità stilnovistica, va oltre la concezione della donna vista come una creatura angelicata. Per lui la donna è il mezzo di collegamento tra l’uomo e Dio. Assume un aspetto più mistico, religioso, spiritualizzato. Essa mette l’uomo in diretta comunicazione con Dio, diventando così “figura” di Cristo e della salvezza divina. Beatrice, la donna angelo dantesca, permette al poeta di entrare in comunicazione con Dio e perciò appare come una creatura sacra e perfetta. La sua bellezza colpisce l’uomo, tanto che egli non è in grado di rivolgerle lo sguardo, tantomeno di descriverla a parole. Si sente tremare e viene a meno il controllo del corpo. Cade in balia del sentimento d’amore, che gli suscita un forte desiderio di incontrare solo con lo sguardo l’amata. La sua figura così raggiante e splendente ammutolisce gli uomini quando cammina per strada. La sua natura divina è tale che “par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare”11. La sua immagine infonde dolcezza nell’animo dell’uomo, che si sente sollevato e salvato dalle preoccupazioni terrene, confortato da Dio. L’amore che trasmette è, questa volta, soave e dolce, che va a rincuorare il fortunato innamorato che riceve il saluto. Inoltre, gli viene donata la purificazione spirituale dalla donna, preparandosi per accogliere l’amore per Dio.

L’amore per gli stilnovisti è un sentimento molto importante, vitale. La loro concezione della donna si oppone alla sua vera condizione sociale, che era secondaria e di minore importanza. Non aveva libertà e, nonostante fosse il fulcro della vita cortese, a lei non aspettava il diritto di compiere delle scelte. Gli stilnovisti la celebrano come mai non era stata adorata prima. Questa adorazione raggiunge le altezze massimali della ragione umana, innalzandosi fino a livelli divini. Anzi, spesso la stessa ragione viene a meno nell’amore. Importante è il rispetto che questi poeti hanno per loro e, nonostante l’impossibilità di un ricambio, essi nutrono comunque fiducia in questo sentimento. Trovano nella donna una fonte di salvezza, affidando l’intera anima alle sue capacità miracolose. Nonostante l’amore sia causa di dolore e sofferenza, la donna mantiene comunque il suo aspetto sacro, come l’uomo continua a riporre in lei fiducia. Una fiducia che si trasmuta nella speranza di un contatto con Dio stesso, di una salvezza dell’anima, per poter essere accolti nel mondo dei Beati.

Apparato bibliografico
1.lirica provenzale: corrente letteraria sviluppatasi in Provenza in lingua d’oc, che celebra l’amor cortese, espresso da un uomo umile e nobile d’animo nei confronti della donna adorata.
2.manifesto stilnovistico: Al cor gentil rempaira sempre amore di G. Guinizzelli è considerato il manifesto dello Stilnovo, cioè l’opera che ne contiene tutti i tratti principali.

3.saluto: per saluto si intende qualsiasi minimo gesto della donna nei confronti dell’uomo, come uno sguardo o un piccolo cenno del capo.
4.che…aspettare: l’amore stilnovistico è platonico e inappagato. L’innamorato è consapevole dell’impossibilità di un ricambio da parte della donna.
5.”Passa…salute”: “la mia donna cammina per la strada ornata e così nobile che rende umile colui al quale concede il proprio saluto”, Guido Guinizzelli, Io voglio del ver la mia donna laudare, vv. 9-10.
6.”signore”: il rapporto amoroso uomo-donna è visto anche come il rapporto vassallatico vassallo-padrone. Nella lirica provenzale si fa riferimento alla donna anche con il termine “midon”, “mio signore”.
7.culto: l’elevazione della donna fino al livello divino scaturisce un vero e proprio culto religioso della donna angelo, che verrà aspramente criticato dalla Chiesa.
8.animo nobile: per animo nobile si intende coloro che possiedono un certo livello culturale e che, quindi, sono in grado di comporre poesie d’amore.
9.”deboletti spiriti van via”: “le forze vitali svaniscono”, Guido Cavalcanti, Voi che per li occhi mi passaste il core, v. 6.
10. “fatto di rame o di pietra o di legno”: Guido Cavalcanti, Tu m’hai sì piena di dolor la mente, v. 11.
11. “par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare”: “appare come un essere sceso dal cielo sulla Terra a manifestare la potenza divina”, Dante Alighieri, Tanto gentile e tanto onesta pare, dalla Vita Nuova, cap. XXVI, vv. 7-8.

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