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Rumori in piazza

Un grande spazio aperto. Chiacchiericcio. Risate. Allegria. Movimento. Confusione. Frenesia…sono queste le immagini che vengono in mente pensando ad una piazza: un luogo in cui le persone hanno la possibilità di incontrarsi e di confrontarsi.
Le piazze costituiscono da sempre un punto di riferimento ed esse sono state molto importanti per la stessa formazione della civiltà. Basti pensare ai grandi fori romani o alle agorà greche: i centri della vita sociale e culturale delle città antiche, in cui le persone potevano comunicare e socializzare. La piazza non rappresentava un luogo di scambio e di confronto solo presso le antiche civiltà, essa costituisce tutt’oggi il centro della vita sociale e culturale in molte città, perlopiù in Europa. Infatti, come afferma Gropius nella “Discussione sulle piazze italiane”, in America, pur essendo presenti luoghi paragonabili alle piazze delle città europee, esse non sono viste come luogo di incontro. Però in alcuni villaggi del Messico visitati da Gropius le piazze costituiscono, proprio come nelle città europee, il vero centro della vita sociale, luoghi in cui la gente si reca per comprare nelle botteghe o per chiacchierare. Gropius sostiene che gli americani hanno una concezione diversa della piazza rispetto agli europei perché ritengono che l’idea di una piazza circondata da portici vista come luogo di incontro sia retrograda, appartenente al passato e non adatta alla vita di oggi. Secondo Gropius questo accade perchè essi non hanno mai sperimentato in modo pratico quest’idea e dunque non hanno la possibilità di capirla.
Nelle città italiane le piazze hanno sempre avuto un ruolo importante così come dimostrano molti testi, poesie e canzoni di celebri autori. Ad esempio, in un testo poetico del Cardarelli “Il cielo sulle città” l’autore descrive le piazze romane esaltandone la bellezza e il ruolo che esse hanno nella vita sociale e culturale. Egli cita la scalinata di piazza San Pietro, dove le persone, osservate da lontano, sembrano salire in paradiso e dà un’immagine della frenesia che imperversa nei centri più importanti della città, dove le persone scompaiono e si confondono tra la folla.
In alcuni casi le piazze costituiscono il simbolo della città stessa. È il caso di Venezia, dove la piazza di San Marco, oggetto della poesia di S. Penna, accoglie tutte le tipiche caratteristiche della città: l’odore del mare; il volo dei colombi; la grande basilica di San Marco, antica e densa di storia.
Oltre a costituire un luogo di incontro e di confronto, la piazza è per alcuni una vera e propria casa. Ciò viene narrato in una canzone cantata da Lucio Dalla, “Piazza Grande”, nella quale l’autore racconta la storia di un mercante che della piazza fa la sua casa: egli dorme sull’erba sotto le stelle, insieme ai gatti randagi, ma non si sente solo perché è circondato da tanti amici di cui conosce le storie; egli ha scelto di vivere in questo modo e ne è felice.
Le piazze sono rese vitali e caotiche soprattutto dai bambini che si incontrano per giocare. Infatti, come scrive Giacomo Leopardi nella poesia “IL sabato del villaggio”, nella piazza si sentono gridare i fanciulli, che saltando qua e là producono un lieto rumore.
Oggi purtroppo le piazze risultano essere meno rumorose perché mancano i bambini che, invece di giocare tra di loro, preferiscono dedicarsi ad altre attività. Infatti è sempre meno diffuso tra i giovani incontrarsi in piazza perché a causa dell’uso dei mezzi elettronici, si comunica in modo diverso. È più probabile incontrare in piazza le persone più anziane che hanno ancora l’abitudine di occupare le panchine e parlare tra di loro e di raccontarsi storie, rievocando i loro ricordi.


Un grande spazio aperto. Chiacchiericcio. Risate. Allegria. Movimento. Confusione. Frenesia…sono queste le immagini che vengono in mente pensando ad una piazza: un luogo in cui le persone hanno la possibilità di incontrarsi e di confrontarsi.
Le piazze costituiscono da sempre un punto di riferimento ed esse sono state molto importanti per la stessa formazione della civiltà. Basti pensare ai grandi fori romani o alle agorà greche: i centri della vita sociale e culturale delle città antiche, in cui le persone potevano comunicare e socializzare. La piazza non rappresentava un luogo di scambio e di confronto solo presso le antiche civiltà, essa costituisce tutt’oggi il centro della vita sociale e culturale in molte città, perlopiù in Europa. Infatti, come afferma Gropius nella “Discussione sulle piazze italiane”, in America, pur essendo presenti luoghi paragonabili alle piazze delle città europee, esse non sono viste come luogo di incontro. Però in alcuni villaggi del Messico visitati da Gropius le piazze costituiscono, proprio come nelle città europee, il vero centro della vita sociale, luoghi in cui la gente si reca per comprare nelle botteghe o per chiacchierare. Gropius sostiene che gli americani hanno una concezione diversa della piazza rispetto agli europei perché ritengono che l’idea di una piazza circondata da portici vista come luogo di incontro sia retrograda, appartenente al passato e non adatta alla vita di oggi. Secondo Gropius questo accade perchè essi non hanno mai sperimentato in modo pratico quest’idea e dunque non hanno la possibilità di capirla.

Nelle città italiane le piazze hanno sempre avuto un ruolo importante così come dimostrano molti testi, poesie e canzoni di celebri autori. Ad esempio, in un testo poetico del Cardarelli “Il cielo sulle città” l’autore descrive le piazze romane esaltandone la bellezza e il ruolo che esse hanno nella vita sociale e culturale. Egli cita la scalinata di piazza San Pietro, dove le persone, osservate da lontano, sembrano salire in paradiso e dà un’immagine della frenesia che imperversa nei centri più importanti della città, dove le persone scompaiono e si confondono tra la folla.
In alcuni casi le piazze costituiscono il simbolo della città stessa. È il caso di Venezia, dove la piazza di San Marco, oggetto della poesia di S. Penna, accoglie tutte le tipiche caratteristiche della città: l’odore del mare; il volo dei colombi; la grande basilica di San Marco, antica e densa di storia.
Oltre a costituire un luogo di incontro e di confronto, la piazza è per alcuni una vera e propria casa. Ciò viene narrato in una canzone cantata da Lucio Dalla, “Piazza Grande”, nella quale l’autore racconta la storia di un mercante che della piazza fa la sua casa: egli dorme sull’erba sotto le stelle, insieme ai gatti randagi, ma non si sente solo perché è circondato da tanti amici di cui conosce le storie; egli ha scelto di vivere in questo modo e ne è felice.
Le piazze sono rese vitali e caotiche soprattutto dai bambini che si incontrano per giocare. Infatti, come scrive Giacomo Leopardi nella poesia “IL sabato del villaggio”, nella piazza si sentono gridare i fanciulli, che saltando qua e là producono un lieto rumore.
Oggi purtroppo le piazze risultano essere meno rumorose perché mancano i bambini che, invece di giocare tra di loro, preferiscono dedicarsi ad altre attività. Infatti è sempre meno diffuso tra i giovani incontrarsi in piazza perché a causa dell’uso dei mezzi elettronici, si comunica in modo diverso. È più probabile incontrare in piazza le persone più anziane che hanno ancora l’abitudine di occupare le panchine e parlare tra di loro e di raccontarsi storie, rievocando i loro ricordi.
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