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Solitudine: valore inestimabile e inestimabile strumento di libertà, saggio breve


«La solitudine dà alla luce l’originale che c’è in noi».
Questa frase, scritta dall’autore tedesco Thomas Mann, racchiude una verità che spesso ignoriamo, o meglio che decidiamo di ignorare perché accettare pienamente il suo significato ci renderebbe inquieti e, soprattutto, insicuri. Spesso, infatti, ci limitiamo a condurre un’esistenza vissuta nella collettività, convinti che farlo sia il miglior modo per affermare la nostra identità. A volte, però, vivere sulla base di questa convinzione può costituire solo una barriera dietro cui l’uomo si trincera al fine di mascherare le proprie incertezze e preoccupazioni, perdendo ogni forma di individualità e confondendo l’omologazione con la libertà. La solitudine, concepita spesso come elemento negativo, racchiude in realtà un inestimabile valore poiché consente all’uomo di recuperare la propria interiorità e, quindi, di affermarsi pienamente come individuo.
Questa tematica, dal significato importante e prezioso, ha ispirato molti autori che hanno cercato di racchiudere e descrivere nelle proprie opere l’autentico valore della solitudine. L’uomo non può vivere evitando la solitudine perché, proprio come scrisse Petrarca nell’opera “La vita solitaria”, la solitudine rende gli uomini «amanti della pace e tranquilli”, consentendo loro di «innalzare l’animo al di sopra di Sè e di vivere lontano dai mali, senza essere influenzati e incalzati». Le parole di Petrarca invitano il lettore a riflettere sulla necessità di non lasciarsi trascinare dal flusso inarrestabile dell’omologazione. Esse trovano un’interpretazione ancora attualissima poiché nella nostra società globalizzata capita spesso di trasformare le opinioni altrui in proprie convinzioni e ciò induce l’uomo a non assumersi la responsabilità delle proprie idee e posizioni.
Non conformarsi passivamente al mondo che ci circonda richiede un’enorme quantità di coraggio e determinazione. Sebbene sia estremamente difficile, farlo risulta fondamentale poiché libera l’uomo dalla “gabbia sociale” in cui egli stesso talvolta si rinchiude. La difficoltà e la necessità che caratterizzano l’anticonformismo sono stati analizzati dal pittore espressionista Edward Munch, il quale, nel dipinto “Sera sul viale Karl Johan”, descrive in modo eloquente la solitudine che attanaglia l’uomo moderno. Le persone raffigurate al centro dell’opera sono tagliate all’altezza del petto e della vita affinché lo spettatore viva una sensazione di soffocamento e di oppressione, come se la fiumana di persone che si dirige verso di lui stesse per travolgerlo. Particolarmente significativa è la presenza di tre uomini dipinti di spalle che camminano in direzione opposta alla folla: essi simboleggiano l’uomo che tenta di distaccarsi dalla massa informe, non riuscendo tuttavia ad uscire da quel mondo che lo atterrisce e angoscia. Tramite l’opera, infatti, Munch vuole evidenziare l’aspetto vincolante del conformismo, elemento che costringe ogni essere umano ad indossare una maschera imposta dalle regole e dalle convenzioni. Ciò richiama il pensiero pirandelliano, incentrato proprio sul rapporto dell’uomo con se stesso e con la società. Lo scrittore sostiene che ognuno sia costretto a recitare una parte prestabilita nell’enorme “sceneggiata della vita”. Da ciò scaturisce il profondo disagio dell’uomo, il quale non riconosce alcun contesto come espressione e affermazione del proprio io. Come scrive lo stesso Pirandello nell’opera “Uno, nessuno e centomila”, questo senso di disagio provoca nell’uomo una forte solitudine, la quale esiste solo «in un luogo che vive per sé e dove dunque l’estraneo» è l’uomo stesso. Tale estraneità, però, può trasformarsi in arricchimento e autenticità. Affinché ciò accada è necessario che ogni essere umano impari a considerare la solitudine non come un elemento negativo e limitativo, bensì come un inestimabile strumento che consenta di affermarsi pienamente come individuo. L’uomo, dunque, deve sempre ricercare la solitudine tramite l’introspezione e la maturazione. Quest’esigenza è espressa da alcuni versi della poetessa italiana Alda Merini, la quale scrive che, se trascinata dall’amore, farà sempre ritorno alla solitudine.
Credo che, sebbene talvolta risulti estremamente difficile, condurre un’esistenza fondata sulla soggettività e sulla ricerca della propria interiorità sia essenziale per ogni essere umano. Farlo, infatti, consentirebbe ad ognuno di noi di vivere pienamente ogni esperienza poiché affermare la propria individualità vuol dire assumersi la totale responsabilità delle proprie decisioni e, quindi, delle proprie azioni. Lasciarsi avviluppare e trascinare dal flusso del conformismo risulterebbe di gran lunga più semplice, ma sono profondamente convinto che avere la forza di distinguersi e agire autonomamente come singolo sia il presupposto fondamentale della libertà di ogni individuo.
Non tutti, purtroppo, riescono ad accettare le implicazioni di un’esistenza autentica. In molti casi, infatti, l’uomo non ha il coraggio di confrontarsi con la solitudine poiché teme prima di tutto il confronto con se stesso. Come scrive il poeta americano Charles Bukowski, infatti, «soltanto i più forti fanno i conti con la solitudine; gli altri la riempiono con chiunque».
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