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saggio breve sull'Italia che da terra di emigranti è divenuta terra d'accoglienza per i migranti attuali

L’Italia da terra di emigranti a terra di immigrati


L’Italia è da sempre un paese di emigrazione, dal 1861 sono state registrate più di 24 milioni di partenze, tanto che il più grande esodo della storia moderna è proprio quello degli italiani.
Tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, però, il fenomeno dell’emigrazione si affievolì decisamente mentre quello dell’immigrazione, inesistente negli anni precedenti, iniziò a diffondersi. In particolare nel 1973, l'Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. Infatti dalle stime dell’Istat, ente di ricerca pubblico italiano a cui è affidato il censimento della popolazione, alla fine del 2017 il saldo migratorio con l’estero è positivo per 184 mila unità (337 mila ingressi, 153 mila espatri).
Pertanto da patria di emigranti nel XX secolo, l’Italia del XXI secolo si è trasformata in una terra d’immigrazione.
Sono stati due i periodi durante i quali l'Italia ha conosciuto un cospicuo fenomeno emigratorio. Il primo periodo ha avuto inizio con l’Unità d’Italia negli anni successivi al 1861 ed è terminato negli anni venti del XX secolo con l'ascesa del fascismo mentre il secondo momento di forte emigrazione è avvenuto subito dopo la fine della seconda guerra mondiale fino agli inizi degli anni Settanta del XX secolo. Si stima che tra il 1861 e il 1985 circa
hanno lasciato il Paese un po’ meno di 20 milioni di italiani. Si trattò di un fenomeno che toccò tutte le regioni italiane. Inizialmente interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell'intero contingente migratorio: il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte. Successivamente però, il primato migratorio passò alle regioni meridionali, con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia. La causa principale dell'emigrazione italiana fu la povertà dovuta alla mancanza di terra da lavorare, specialmente nell'Italia meridionale. Inoltre ci furono altre motivazioni: i problemi politici interni, l'insicurezza causata dalla criminalità organizzata e la sovrappopolazione. Tra il 1861 e la prima guerra mondiale lasciarono l'Italia, senza più tornare, 9.000.000 di abitanti e si diressero principalmente in America del Sud e in America del Nord, soprattutto in Argentina, Stati Uniti d'America e Brasile, paesi con grandi estensioni di terre non sfruttate e con necessità di manodopera; e, in Europa, particolarmente in Francia. L'emigrazione italiana della seconda metà del XX secolo ebbe invece come destinazione soprattutto le nazioni europee in crescita economica. A partire dagli anni quaranta il flusso emigratorio italiano si diresse principalmente in Svizzera e Belgio, mentre dal decennio successivo, tra le mete predilette, si aggiunsero la Francia e la Germania. Il motivo di questo tipo di emigrazione, spesso solo di alcuni mesi, era, però, lavorare e guadagnare per poi costruire un migliore futuro in Italia.

Italia da terra di emigranti a terra di accoglienza


L’Italia iniziò ad essere protagonista del fenomeno dell’immigrazione più di quarant’anni fa con la comparsa dei primi tunisini in Puglia e di donne, di religione cattolica, provenienti dai paesi sudamericani e africani. In seguito negli anni Settanta, in particolare dopo il terremoto del Friuli, molti jugoslavi entrarono in Italia per partecipare alla ricostruzione dei luoghi terremotati. Per tutto il decennio degli anni Ottanta il fenomeno dell’immigrazione interessò i popoli nordafricani. Nel corso dei primi anni ’90 il quadro cambiò. Nel 1991 l'Italia dovette confrontarsi con la prima "immigrazione di massa", dall'Albania e dai paesi dell’est Europeo, dovuta al crollo del blocco comunista.

Negli ultimi anni il saldo migratorio netto con l'estero è tornato a crescere notevolmente.
Le immigrazioni ammontano a poco più di 300 mila. Con 45mila iscritti la comunità rumena è sempre la più numerosa tra i flussi di immigrazione, seguono pakistani, nigeriani, marocchini, albanesi e cinesi. Continuano a crescere le immigrazioni dei cittadini africani. Sono molto consistenti anche i flussi di pakistani, albanesi, brasiliani e mediorientali ma calano invece le immigrazioni dei cittadini di area asiatica: cingalesi, cinesi, bengalesi e indiani. Le cause principali di questi attuali flussi migratori sono i conflitti in Medio Oriente e nei paesi nord sahariani, la povertà e la sovrappopolazione nei paesi del terzo mondo.

A cura di Benedetta e Veronica.

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