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saggio breve su Galilei e sul nuovo metodo scientifico

Saggio breve - "Meno retorica, più contenuto


Galileo Galilei nell'ambito letterario


La personalità di Galileo Galilei domina l’intera trattatistica scientifica del Seicento. Pur considerato prevalentemente uno scienziato, la sua presenza in ambito letterario può essere spiegata in seguito all’analisi dei suoi scritti: anche esponendo teorie scientifiche su sistemi astronomici e su formule fisiche, egli utilizza un lessico tanto elevato, ovvero la lingua letteraria, così da distruggere le barriere tra matematici eruditi e ceto medio.
Afferma Altiero Biagi ne ‘Galileo e la terminologia tecnico-scientifica’ che “il compito di trattare argomenti meccanici sollevandoli a livello scientifico attraverso il ‘discorso’ matematico ed il discorso letterario, presentandoli ad un pubblico vasto […] che coincide con la ‘repubblica letteraria’ ”.
Sostiene appunto che il fine ultimo cui tendevano gli scritti galileiani fosse una maggiore diffusione di informazioni su una scienza antiaccademica ed antifeudale che doveva perciò essere divulgata e conosciuta da tutti.
Infatti il pubblico cui Galileo si rivolge non è costituito da una ristretta élite di filosofi e studiosi, bensì a tutti quegli uomini che, spinti dalla curiosità, si dedicavano alla lettura di trattati scientifici al fine di approfondire le loro conoscenze e poter così contribuire al progresso della scienza contemporanea.
Ma il pubblico non è disposto ad affaticarsi per comprendere il latino: per questo motivo, continua Altiero Biagi, “a questi uomini di lettere bisogna rivolgersi con una lingua sia chiara e rigorosa […]. Il rifiuto del latino […] è rifiuto della lingua peripatetica”. Galilei è perciò portato ad utilizzare il volgare; la prosa scientifica è costituita così da un linguaggio tecnico, da termini specifici di stampo letterario, appartenenti però alla lingua parlata.

Il nuovo metodo scientifico


Lo stesso Galilei afferma che “questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri ne quali è scritto”.
Egli vede così la natura e colpisce che l’unico e supremo strumento con cui indagarla e comprenderla è la matematica: grazie al metodo scientifico, l’Universo diventa alla portata dell’uomo.
Attraverso la ‘sensata esperienza’ e la ‘necessaria dimostrazione’ l’individuo è in grado, prima sperimentando in seguito alla formulazione di ipotesi e poi analizzandone rigorosamente i risultati, di giungere a tesi che permettano di comprendere i fenomeni cosmici.
In un periodo in cui la rivoluzione scientifica tentò di rendere autonoma la scienza dalla religione, Galilei si oppose alla tradizione aristotelica della Chiesa, senza neanche porsi il problema della conseguenze teologiche delle sue scoperte.
Si noti infatti proprio a questo proposito, come nel ‘Sidereus Nuncius’, nel quale alcune tesi vengono presentate per la prima volta, il problema fra scienza e fede non venga neanche menzionato.
Sottolinea Battistini nell’ ‘Introduzione a Galileo Galilei’ che “disicuro il Sidereus era un testo che segnava una svolta epocale, destinata a far riflettere e a incidere durevolmente. […] Ancorchè discusse e osteggiate, le sue acquisizioni furono indelebili.”
Lo scienziato di conseguenza si troverà a fare i conti con il potere, in questo caso con la Chiesa di Roma, che lo costrinse a divulgare la propria tesi come pura ipotesi matematica, anche se, come sosterrà Galilei, il libro della natura e la Bibbia rivelano la stessa verità, utilizzando solamente due linguaggi differenti.
Di conseguenza è importante considerare le opere galileiane dal punto di vista letterario poiché Galilei può essere visto come il continuatore di quella figura di letterato umanista posta sul piano superiore dell’investigazione scientifica.
Egli tende infatti a liberarla dai residui retorici e accademici e ad estrarne la virtualità conoscitiva.
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