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Il libro dei perché

Quante volte abbiamo sentito parlare del grande libro dei perché, quel libro che si regala ai bambini per rispondere ai loro primi perché, le prime questioni sulla vita, sul mondo intorno a noi e paradossalmente su quello che circonda il nostro mondo. Si immagini di estendere questo discorso su ampia scala, partendo dai più piccoli e finendo ai più anziani: si registrerà un'immensa varietà di domande, dalla più banale e scontata, a quella più complicata. Solo la scienza può assumere il compito di rivelatrice assoluta e sebbene il suo progresso sia estremamente avanzato, non è in grado di dare delle risposte soddisfacenti ai perché del nostro quotidiano. I progressi scientifici sono oramai all'ordine del giorno, forse sono le domande che vengono poste che risultano incorrette e che agiscono come da contrappasso alla conoscenza scientifica; alcuni pensano basti sopperire con la religione e le sacre scritture, dove la prima non dà soluzione: fortunatamente viene in aiuto Marco Politi, giornalista vaticano della Repubblica, che in una sua intervista al cardinale austriaco cattolico Schoenborn, fa risaltare come non per motivi di fede ma di ragione bisogna confidare nell'intelligenza umana, poiché esiste un disegno nell'universo secondo il quale anche se gli scienziati asserissero ad una scoperta unificante della realtà non basterebbe ad esaurire la questione metafisica che ogni giorno l'uomo si pone con tanta facilità. Non si può però con altrettanta facilità pretendere di comprendere la realtà; è qualcosa più grande di noi e forse affrontare l'argomento servendosi della filosofia scientifica come ci propone Hans Reichenbach, può essere la soluzione :”Il mondo non ha alcuno scopo o significato all'infuori di quello che vi introduciamo noi”. Un'altra critica che si muove alla scienza è che l'impossibilità di risposta alle domande dell'uomo risiede nell'incompatibilità della ricerca della verità con la veridicità. La veridicità per definizione è la rispondenza al vero, invece ne “La visione scientifica del mondo” di Bertrand Russell, questa concordanza tende allo scetticismo scientifico e una tale affermazione è plausibile nel momento in cui la scienza diviene corrotta a causa di coloro i quali invece di utilizzare la disciplina del mondo per arricchire il mondo stesso la usano per arricchire la loro persona; l'esempio storico più lampante è la costrizione di abiura fatta a Galileo Galilei da parte della Chiesa.

In opposizione a quello finora affermato, c'è da dire che tra gli scienziati prevale un ottimismo generale riguardo alla facoltà di risposte della scienza in generale. Traspare sempre un alone di sicurezza nelle loro affermazioni, nei loro pensieri e sono fiduciosi rispetto a quello che oggi non riescono a dire e che l'indomani, magari supportati da una teoria del tutto, potranno permettersi di dire. Stephen Hawking, fisico teorico e una delle tante menti eccelse che aspira ad una teoria unitaria di tutte le cose, nel suo trattato “Dal Big Bang ai buchi neri”, afferma che riuscire a trovare un'unica risposta a tutte le cose proclama di default il trionfo della mente e della ragione umana. L'unica difficoltà sarà creare un linguaggio universale che tutti dovranno saper padroneggiare; se la risposta a tutte le cose, mancasse di universalità sarebbe meno perfetta di ogni altra circostanza.
Nel caso accadesse quanto appena detto, bisogna sperare che l'animo di ricerca propositivo dell'uomo non affievolisca fino a spegnersi: sarebbe alquanto fastidioso rendere passivo tutto lo sforzo mentale e fisico usato in secoli di studio. Raggiunto questo punto, la riflessione di Martin Heidegger fatta in una conferenza a Monaco sulla scienza e la meditazione, nasce spontanea: il livello di dominio che avrebbe l'uomo sul globo terrestre potrebbe divenire di libero arbitrio, nel senso che l'uomo potrebbe incidere sul proprio destino e addirittura anticipare il futuro.
In conclusione si deve ammettere che il genere umano senza la scienza sarebbe nulla; senza le domande dell'uomo non si saprebbe come occupare il tempo di vita a disposizione. Come si legge nel trattato logico-filosofico di Ludwig Wittgenstein "noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono neppur toccati": allora, ben vengano le domande a cui non si trova una risposta, almeno così avremo una giustificazione per la ricerca dei nostri pensieri assurdi e per i nostri castelli in aria.

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