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Non si nasce cattivi


Nel dizionario italiano la cattiveria è definita così: “Innata disposizione a far del male, a recar danno al prossimo nelle sue cose o nelle sue aspirazioni”; questo vuole dire che, secondo il vocabolario italiano, l’essere umano può essere cattivo o buono fin dalla sua nascita, come se la cattiveria fosse una cosa genetica.
Un esperimento effettuato dallo psicologo americano P.Zimbardo, fatto nell’università di Stanford, ha dimostrato il contrario ossia che cattivi si diventa. La prova consisteva nel selezionare un gruppo di 24 studenti, lasciarli chiusi per un periodo di due settimane consecutive, nei sotterranei dell’università, e dividerli in due sotto gruppi: uno di detenuti e l’altro di guardie.
L’esperimento è stato interrotto dopo solo sei giorni, perché i ragazzi con il ruolo di guardia erano diventati troppo aggressivi nei confronti dei ragazzi con il ruolo di detenuti, anche se prima dell’inizio dell’esperimento non lo erano affatto e provenivano da realtà familiari diverse.
Questo test ha dimostrato anche che l’uomo imita il comportamento degli altri per non sentirsi escluso.
Dello stesso comportamento parla H. Arendt nel suo testo “la banalità del male” dove dice che i tedeschi, nel corso della seconda guerra mondiale, si auto convincevano che uccidere gli ebrei fosse giusto, perché così sarebbe rimasta solo la razza ariana alla quale loro appartenevano. Sembrava quasi che la coscienza del popolo germanico intero dicesse a ciascuno di eliminare gli ebrei, senza permettergli di comprendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Anche R. Höss un ex comandante di Auschwitz racconta nel suo testo “Comandate ad Auschwitz. Memoriale autobiografico” della sua personale esperienza nel campo di lavoro; “ era mio dovere” ripete più di una volta nel testo, perché vuole evidenziare che non ha avuto possibilità di scelta di non uccidere gli ebrei, anche se provava un’immensa pietà per queste persone, lui non poteva ribellarsi al sistema e quindi salvarli e liberarli.
“La storia, dall’antichità al presente, è ricca di testimonianze della disinvoltura con cui gli uomini possono uccidere altri uomini” così dice D.J. Goldhagen nel suo libro “i volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni dell’Olocausto”, questo vuol dire che l’uomo è sempre stato cattivo. Anche se i fatti raccontati nei testi citati sono recenti, perché risalenti al secolo scorso e quindi li sentiamo più vicini a noi, nei tempi moderni il tipo di armi utilizzate crea più devastazione rispetto alle armi usate nel passato, per esempio le bome esplose nei vari attacchi terroristici che hanno creato più morti rispetto alle guerre del passato fatte corpo a corpo.
Un altro esempio di cattiveria sono gli atti di bullismo che vengono fatti tra ragazzi, spesso su internet dove attaccano fisicamente o verbalmente una persona ad esempio su facebook facendo dei commenti spiacevoli sugli amici.
Queste manifestazioni di cattiveria avvengono in tutto il mondo, quindi non è una caratteristica che riguarda solo una determinata popolazione, ma i fatti dimostrano che gli uomini sono tutti uguali, indipendentemente dalla loro razza,cultura e religione.
Secondo me un bambino appena nato non può essere già cattivo, quindi cattivi si diventa, anche a causa di fattori come per esempio la famiglia o il luogo dove si vive, perché si assimila il contesto in cui si cresce.
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