I recenti successi nel campo della ricerca genetica conseguiti negli Stati Uniti, con la “coltivazione in vitro” di cellule staminali umane, che fanno pensare all’eventualità di “fabbriche di organi”, impongono attente riflessioni sulle possibili implicazioni di natura etica di questi esperimenti. Partendo da tali considerazioni, si scriva un breve saggio sullo stato attuale della bioetica, oggi al centro dell’attenzione di tanta parte dell’opinione pubblica.

Scaletta

1) Che cos’è la bioetica.

2) Sensazionali scoperte in campo genetico e nei trapianti di organi.

3) I necessari limiti alle sperimentazioni nella genetica.

4) L’embrione deve essere trattato come una persona umana.

La bioetica, cioè la disciplina che si occupa di tutti i complessi problemi di ordine etico indotti dallo sviluppo della biologia e, in particolare, dell’ingegneria genetica, nasce dall’esigenza di controllare il lavoro dei ricercatori medici e scientifici per porvi dei limiti deontologici, etici e normativi.

Gli studi, gli esperimenti ed i successi ottenuti in campo genetico, se, da un lato, aprono nuove frontiere alla ricerca e fanno sperare di poter curare anche malattie oggi ritenute incurabili, dall’altro, incutono un comprensibile timore per gli effetti negativi che potrebbero produrre.
Dopo che la clonazione di animali non è più un miraggio (ricordiamo il caso di Dolly, la famosa prima pecora clonata in Gran Bretagna), si sente parlare sempre più diffusamente di possibile clonazione umana, fatto che, oltre a sovvertire la concezione religiosa della nascita dell’uomo, creatura che, per un credente, solo Dio può creare, farebbe pensare anche al rischio di generare uomini-robot in provetta, senza pensiero né sentimenti propri.
Le ultime notizie provenienti dagli Stati Uniti parlano di nuove sensazionali scoperte in campo genetico e trapiantistico: alcuni ricercatori dell’università del Wisconsin, guidati dal biologo James Thomson, sono riusciti a “coltivare” in laboratorio cellule di embrione, chiamate cellule staminali umane, con le quali sostituire quelle danneggiate o distrutte da gravi malattie. Sempre negli Stati Uniti, un’équipe di chirurghi ha invece trapiantato ad un operario un pollice preparato in provetta.
Questi risultati possono certo rallegrare ricercatori e uomini comuni, soprattutto per gli sviluppi futuri che potrebbero riservare: nel primo caso, fra pochi anni sarà possibile aprire delle banche di cellule staminali congelate, in grado di originare in poco tempo tutti i tessuti dell’organismo umano; nel secondo caso, si potranno creare artificialmente muscoli ed organi, quali cuori, seni, fegati, arti, uteri, ecc., visto che ormai la rigenerazione di ossa, cartilagini e vasi sanguigni è già una realtà. Ma gli stessi esiti degli esperimenti e degli interventi eseguiti negli USA devono anche riproporre la necessità di un controllo bioetico.
È bene ricordare che, secondo la Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, firmata anche dall’Italia, sono vietati, tra le altre cose, le sperimentazioni sugli embrioni, la commercializzazione del corpo umano, la discriminazione delle persone in base al loro patrimonio genetico e, grazie ad un Protocollo aggiuntivo, anche la clonazione umana. Vengono inoltre garantite dalla Convenzione sia la libertà di scelta del paziente, che deve essere informato sui rischi che corre sottoponendosi, sempre di sua volontà, all’operazione, sia la tutela dei minori, degli incapaci e dei malati di mentre.
Nonostante l’esistenza di questa ferrea normativa, sembrano utili alcune constatazione da offrire all’attenzione dei ricercatori e dell’uomo comune come invito alla riflessione. In primo luogo, i consistenti progressi realizzati dall’ingegneria genetica non devono mai far dimenticare all’uomo che non si può violentare impunemente la natura né travalicare i limiti estremi della vita e della morte; così come è punibile, anche penalmente, la decisione di far morire artificialmente una persona che soffre di un male incurabile (il caso dell’eutanasia), lo è altrettanto il tentativo di tenerla in via in modo innaturale poiché ormai destinata a morte sicura.
In secondo luogo, la proliferazione di “banche” nelle quali depositare il seme umano per la procreazione, le cellule di embrione per la rigenerazione, gli organi in provetta per il trapianto, non devono incrementare lo spietato commercio illegale, da condannare e combattere con ogni forza, di tali “prodotti”, in parte già esistente e che ha già generato “mostri” senza scrupoli che addirittura ammazzano i bambini delle baraccopoli delle metropoli di alcuni Paesi del Terzo Mondo per vendere i loro organi da trapiantare.
In terzo luogo, i ricercatori e gli scienziati hanno il diritto di svolgere il proprio lavoro senza intralci di qualsiasi tipo provenienti dall’estero del loro ambito professionale, ma hanno anche il dovere di comportarsi deontologicamente, di rispettare sia le norme che vietano determinate sperimentazioni sia la volontà del paziente, tutelandone la salute, la dignità e l’integrità psico-fisica.
Infine, bisogna impedire la manipolazione sconsiderata degli embrioni umani, ponendo severi limiti ad una sperimentazione scientifica che ha finora preteso, approfittando del “vuoto legislativo”, di lavorare su “scorte” che giacciono nei frigoriferi da anni o su campioni ammalati portatori di malformazioni. L’embrione, fin dal momento del concepimento, è e deve essere trattato come una persona umana, quindi meritevole di un’adeguata tutela giuridica.
Questa è la conclusione a cui sono giunti scienziati, medici e psicologi riuniti, qualche anno fa, nel primo Comitato di bioetica, dove è stato elaborato uno Statuto ontologico dell’embrione allo scopo di definire e promuovere un’etica della manipolazione genetica degli embrioni.
Considerando questi ultimi, eticamente, come persone, s’induce lo scienziato ricercatore a non manipolarlo, a non ucciderlo, bensì a difenderlo in quanto essere umano allo stato, appunto, embrionale. L’obiettivo primario della bioetica è quindi quello d’impedire ogni sperimentazione selvaggia, intendendo in tal senso alcune tra le più inquietanti pratiche dell’ingegneria genetica, come la clonazione di esseri umani, la produzione di ibridi uomo-animale, il trasferimento di ovuli umani all’interno di animali, che fino a poco tempo fa era considerato una chimera, un qualcosa che è solo nei mondi della fantasia e dell’allegoria e che invece ora, alla luce delle ultime sperimentazioni, appare all’orizzonte come una prospettiva inquietante: la fabbricazione di creature formate dall’unione di tessuti genetici di specie diverse, conservati in provetta nei laboratori

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