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“ Realtà e verità nell’arte di Caravaggio: la rappresentazione del vero e il significato simbolico nella resa naturalistica dell’immagine”

Caravaggio si colloca a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, dunque in epoca tardo-manierista. La pittura di questo periodo si caratterizza per un parziale abbandono dei canoni artistici classici e rinascimentali come naturalismo, simmetria ed equilibrio, anche e soprattutto in conseguenza al turbolento periodo della Controriforma.
Nella pittura di Caravaggio si assiste invece ad un chiaro ritorno all’attenzione per il naturalismo, seppur in forma assolutamente innovativa: per Caravaggio la natura è verità, ed è vero ciò che è visibile, dunque illuminato. Caravaggio fa della luce l’elemento rivelatore: i soggetti dei suoi dipinti emergono, tramite l’illuminazione, da fondi scuri e quasi sempre monocromatici. Tuttavia Caravaggio cela nell’elemento luminoso un significato spirituale: la luce non è solo naturale ma è anche luce divina, e queste non possono quasi più essere distinte. Se la luce naturale illumina la materia, la luce spirituale chiarifica l’interiorità e proprio per questo il buio di Caravaggio esprime un senso di angoscia e di ignoto.

Naturalismo e realismo in Caravaggio si fondano su concetti fondamentalmente diversi da quelli rinascimentali, che prevedevano uno studio geometrico delle forme e delle strutture interne dei soggetti dipinti come mezzo per riprodurle fedelmente. L’importanza dell’elemento luminoso in Caravaggio esplicita la sua visione secondo cui l’artista deve concentrare la propria attenzione solamente su ciò che appare ai suoi occhi. In Caravaggio l’arte non mostra i canoni armonici di bellezza ma presenta drammaticamente la realtà così come l’uomo la percepisce.
Il realismo di Caravaggio è inoltre rintracciabile nella scelta dei modelli. Nelle rappresentazioni di personaggi religiosi e della mitologia classica Caravaggio non si rifà ai modelli canonici: egli predilige modelli a lui contemporanei , individui provenienti anche dalle classi sociali più umili, che riproduce fedelmente ottenendo tuttavia una profonda espressività e senza mai “profanare” il soggetto dell’opera.

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