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La pena capitale


La pena di morte è una condanna che è stata ampliamente applicata durante la storia dell'umanità. Nel corso dei secoli, l'uomo si è ritrovato ad esprimere il proprio parere a riguardo; infatti, uno dei dibattiti più comuni e discussi a livello mondiale è quello di chi è favorevole o meno alla pena capitale.
E' corretto riconoscere che la pena di morte sia una condanna adeguata da applicare ai trasgressori della legge, ma è altresì giusto riconoscere che questa sanzione debba essere inflitta in modo sapiente, analizzando caso per caso e senza utilizzarla come rapido metodo risolutivo da parte dello Stato. Inoltre, è giusto affermare che questa pena non debba essere motivo di godimento per il popolo, ma motivo di sollievo e compatimento per chi non è riuscito a dare valore alla propria vita.
Per quanto riguarda questo tipo di condanna, si può notare un'evoluzione dal punto di vista morale da parte del popolo. Ciò che si intende è che, in antichità, la pena di morte non era un'azione che portava ad una riflessione interna, bensì una conseguenza immediata ed ovvia. Infatti il condannato era tale perché colpevole di qualsiasi genere di malefatta, dunque la pena capitale era la più rapida soluzione per ogni fuori legge. Per ricordare lo scandaloso metodo "educativo" applicato ad un malfattore del XIX secolo, si può ad esempio fare riferimento a "L'ultimo giorno di un condannato" di Hugo, scritto nel 1829, in cui l'autore descrive la brutalità della gente del posto nell'esaltare ed incitare il popolo ad assistere alla condanna a morte di un uomo. Hugo utilizza il termine "spettatori" riferendosi a coloro che nelle piazze partecipavano alla macabra scena dell'agonizzante, il che evidenzia l'aspetto mostruoso di come la pena capitale veniva messa in atto, come fosse uno spettacolo a cui si poteva assistere piacevolmente. Quest' ultimo
riferimento non afferma che sia scorretta la pena di morte, ma mostra lo spregevole metodo con il quale questa veniva applicata: agli occhi di tutti. Il fine di questa condanna dovrebbe quindi essere quello di rassicurare la società del fatto che una vita non pentita dell'atto criminoso commesso non sia più in circolazione.
Oggi, la maggior parte degli uomini, avendo una mentalità più aperta, si sofferma su concetti astratti; perciò, prima di trarre delle conclusioni concrete e tragiche quali la pena morte cerca di capire e di trovare soluzioni altrettanto punitive ma meno macabre. Giustamente, però, l'aperta mentalità dell'uomo deve avere un limite, in modo tale da non passare da persone ragionevoli a persone incoscienti. Per questo motivo, sarebbe bene diminuire la frequenza con la quale la pena di morte viene applicata, ma allo stesso tempo tenerla in considerazione per chi, non avendo pentimento o possibilità di miglioramento a livello psicologico, non ha altra via che quella della pena capitale. Il precedente pensiero può sembrare esso stesso crudele, ma la pena di morte non deve essere vista come un atto di vendetta da parte dei cari della vittima o come un atto educativo per il condannato, altrimenti, la pena applicata diventerebbe lei stessa un omicidio punibile. Nietzsche, ne "Genealogia della morale" del 1887 esprime perfettamente il concetto sopra citato, sostenendo che il valore della pena non debba essere quello di destare il senso di colpa né di rieducare il criminale, ma soltanto quello di punire in chiave extramorale << un cagionatore di danni, un irresponsabile frammento di fatalità >>.
Un film del 2008 che non è particolarmente incentrato sulla pena di morte in sé, ma ne dedica solo alcuni minuti, è "Changeling", del regista Eastwood, connesso ad una storia vera del 1928, in cui, a distanza di anni dalla scomparsa del figlio della protagonista, si scopre che uno psicopatico ha ucciso una ventina di bambini, e che dunque l'esito del processo è quello della pena capitale a seguito di due anni di carcere. Nel corso degli anni trascorsi in prigione, l'uomo, impaurito dalla condanna a morte che il giorno seguente l'avrebbe aspettato, blaterava frasi su Dio, sul perdono e su quanto fosse pentito, quasi da far credere che veramente lo fosse, ma poi, quando arrivò sul punto di morire, ammise che il pentimento non era reale, che l'unico motivo per cui si era avvicinato a Dio era solo per la paura di andare all'Inferno e per la speranza che avrebbero potuto cambiare l'esito del processo. Questa parte del film mostra come l'uomo moderno debba fare più attenzione a credere che ogni essere umano possa migliorare ed essere buono in qualcosa, lasciandogli così la vita che non merita.
In conclusione, è in parte comprensibile il pensiero di chi crede che la morte sia quasi un regalo, e che dunque, chi ha commesso un crimine debba passare il resto dei suoi giorni a piangere sé stesso e le sue azioni in prigione. Così generalizzando, si da' per scontato che tutti i colpevoli siano pentiti e siano pronti a migliorare per la società, mentre il problema è che il Mondo, anche se non è facile e piacevole da capire, è fatto anche da persone cattive, che non hanno possibilità di miglioramento; dunque, se la mentalità aperta dell'uomo porta a lasciare un dono così grande come la vita a uomini che non la meritano, è corretto che la pena di morte venga applicata, appunto, in casi eccezionali come questi.
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