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Il mercante: protagonista della cultura trecentesca


Nel Medioevo la figura del mercante era una delle più importanti e significative. All'origine (all'incirca fra il VII e il X secolo), si trattava di avventurieri mossi da uno spirito affaristico, pronti a sfidare qualsiasi pericolo pur di guadagnarsi da vivere. Per svolgere questo mestiere, quindi, erano necessarie qualità come intraprendenza, abilità, astuzia e tavolta avidità, malviste dalla Chiesa, la quale condannava i mercanti poiché attratti più dai beni terrreni che da quelli celesti. Dal X secolo, e soprattutto nel XIV, si assiste alla cosiddetta 'rivoluzione commerciale del medioevo, di cui principale artefice era appunto il mercante che introduce una nuova mentalità razionale e laica e una nuova etica che, diversamente da quella feudale, ha il suo centro nel profitto e nel denaro. Si afferma così in Europa Occidentale una vera e propria classe sociale, talmente rivoluzionaria da assumere un ruolo attivo anche all'interno dell'ambito culturale.
Innanzitutto, il ceto mercantile prende coscienza del bisogno di una nuova educazione scolastica svincolata dall'influenza ecclesiastica e finalizzata al miglioramento dell'attività commerciale, volta quindi non più ''a esaltare immobili autorità del passato e valori eterni e prestabiliti, ma le esigenze pratiche, i compiti civili,lo spirito sociale, l'intraprendenza individuale'' (Il nuovo letteratura storia immaginario I, Luperini). Inoltre l'emergente pubblico di mercanti, desideroso di accultursi, influisce sulla diffusione della lingua volgare scritta e la nascita di nuovi generi letterari, quali cronache cittadine, novelle, letteratura di intrattenimento e didattica in volgare; affermazione in accordo a quanto riportato nel testo S2, pag 74 de 'Il nuovo letteratura storia immaginario I, Luperini. Oltre a ciò, il mondo mercantile del Due-Trecento diventa protagonista di opere importanti e diffuse: è il caso del Decameron di Boccaccio. Molte delle novelle, infatti, presentano storie di mercanti e borghesi che vengono ritratti con realismo dall'autore, prendendo ad esempio la sua stessa esperienza personale. Boccaccio, figlio di un mercante fiorentino, era, difatti, in contatto con la pratica della 'mercatura' della quale diventa testimone. Di importante rilievo è l'immagine di Andreuccio da Perugia, un giovane mercante inesperto che, trovandosi in una malfamata Napoli, dopo una serie diavventure, diviene scaltro e pronto, qualità fondamentali del difficile mondo mercantile. Di contro, la novella della quarta giornata di 'Lisabetta da Messina', in cui i fratelli della protagonista uccidono l'uomo che ama solo per la sua classe sociale inferiore, mette in risalto il risvolto negativo che la società mercantile comportava.
Il mercante diventa perciò una figura innovativa al punto da ritagliarsi un spazio nella cultura europea dell'epoca, sia modificandola che diventandone a tutti gli effetti un protagonista.

A cura di Anna Pastone, IIIAL

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