Gaiaa97 di Gaiaa97
Ominide 350 punti

Saggio breve: stendi un saggio breve sulle motivazioni che indussero i governi delle grandi potenze alla corsa all'imperialismo


L’imperialismo, sviluppatosi tra il 1870 e il 1914 è la tendenza di uno Stato a praticare una politica di potenza per imporre i propri interessi economici ed il proprio prestigio nei confronti dei paesi più deboli. Prima di questo, però, vi era il colonialismo, che invece sfruttava le colonie dal punto di vista economico, utilizzando il territorio ed i loro abitanti (colonie di sfruttamento); erano presenti anche colonie chiamate di "popolamento", nelle quali si andava ad insediarsi ed abitare definitivamente.
Il fenomeno dell'imperialismo, inoltre, fu accompagnato da un acceso militarismo e dalla corsa agli armamenti, ma anche dalle prime teorizzazioni di razzismo biologico e dalla missione civilizzatrice dell’uomo bianco, che considerava le altre razze inferiori (fardello dell'uomo bianco).
La tesi che l'imperialismo ebbe motivazioni principalmente economiche risultò per decenni dominante, come John A. Hobson argomentò nella sua opera "L'imperialismo" del 1902; egli affermava che sono stati i grandi investitori a promuovere l'espansione imperialistica, poiché erano alla ricerca di margini di profitto che il mercato interno non poteva garantire: << L'imperialismo aggressivo[...]è una fonte di grosso guadagno per l'investitore che non può trovare nel suo paese l'uso proficuo che cerca per il proprio capitale, e insiste perché il suo governo lo aiuti a trovare investimenti sicuri e vantaggiosi all'estero. >>. Hobson era un liberale, ed interpretava dunque l'imperialismo come una distorsione del sistema capitalistico, costretto ad affrontare una crisi originata dalla debolezza della domanda interna con la ricerca di mercati protetti dalla concorrenza. Nello stesso periodo dell'imperialismo, si è sviluppata la seconda rivoluzione industriale, la quale aveva sicuramente creato enormi differenze economiche tra le parti sviluppate e quelle non sviluppate del mondo e le migliori comunicazioni e innovazioni tecniche (motore a scoppio, motore elettrico, tramvia, telegrafo, telefono ecc.) avevano aumentato smisuratamente le possibilità di sfruttare dal punto di vista delle materie prime i territori sottosviluppati. Un'altra interpretazione basata sull'aspetto economico come motivazione che indusse i governi delle grandi potenze alla corsa all'imperialismo è quella del leader rivoluzionario russo Lenin, che ne "L'imperialismo fase suprema del capitalismo" del 1912 affermava di considerare l'imperialismo l'esito estremo della concorrenza economico-politica internazionale e della conflittualità fra le potenze. Al contrario, l'economista austriaco Joseph Alois Schumpeter vide l'imperialismo non come un'espressione di razionalità economica bensì come un'eredità dell'Ancien règime, un'antieconomica tendenza al dominio sopravvissuta ("Sociologia dell'imperialismo",1919). Diversi studiosi nel secondo dopoguerra cominciarono a sostenere che l'imperialismo non avesse motivazioni economiche: per David K. Fieldhouse, ad esempio, l'imperialismo deve essere interpretato come manifestazione mondiale dei tradizionali conflitti di potenza intereuropei: non rappresentò quindi una novità rispetto al colonialismo precedente, ma piuttosto una sua accentuazione, dovuta principalmente al nascere nelle "periferie" africane ed asiatiche di situazioni di instabilità e di "vuoti di potere" nei governi locali che costringevano le autorità europee ad intervenire per riportare equilibrio (tesi dell'imperialismo periferico). Ne "Politica ed economia del colonialismo" (1870-1945) scrive: << Ecco dunque che le colonie divennero il mezzo per uscire dall'impasse; fonti di forza diplomatica, annessioni territoriali che davano prestigio, speranza di futuro sviluppo economico. Nuovi mondi stavano per essere messi in vita, nella vana speranza che avrebbero conservato o raddrizzato l'equilibrio del vecchio mondo [...] >>. L'ultima tesi riguardante questa discussione è quella chiamata dell'imperialismo sociale, che crede invece che le motivazioni siano molteplici: il principale esponente è lo storico tedesco HansUlrich Wehler, il quale considera l'espansione coloniale del tardo Ottocento come una risposta delle classi dirigenti alle tensioni sociali dovute alla modernizzazione industriale. Lo storico utilizza come esempio ne "Studi sulla teoria dell'imperialismo" (1977) l'espansione imperialista della Germania, la quale Arrivò per ultima nella corsa all’espansionismo coloniale, raccogliendo quello che era rimasto in Africa e qualcosa nell’estremo Oriente: << Attorno al 1880 Bismarck scoprì la potenzialità della politica coloniale, sia come mezzo per stabilizzare una struttura sociale e politica anacronistica, sia come espediente elettorale. Egli ammise che l'imperialismo poteva fornire "un nuovo obiettivo ai tedeschi" e si augurò di "guidare i tedeschi su nuove strade" all'estero, lontani dai numerosi problemi aperti in patria. L'imperialismo divenne così una forza di aggregazione in uno stato fondato da poco, che mancava di tradizioni storiche stabilizzatrici ed era incapace di nascondere i suoi profondi antagonismi di classe >>.
Considerare l'imperialismo di tardo Ottocento solamente come un'eredità dell'Ancien Regime è certamente riduttivo; la prospettiva di nuovi mercati e di conseguenza di un ulteriore profitto spinse gli stati europei ad adottare politiche espansionistiche. Inoltre, le colonie vennero utilizzate per far fronte a problematiche sociali: un esempio è l'Italia, che necessitava di un "posto al sole" per contrastare la forte emigrazione.
Hai bisogno di aiuto in Saggi brevi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email