Carlo Goldoni e la rivoluzione teatrale

Nel 1730, seppur avviandosi verso un lento declino, la commedia dell’arte domina ancora i teatri Veneziani, ed è nella stessa Venezia, una delle maggiori capitali della cultura europea, che iniziano a diffondersi gli ideali illuministi, sostenuti da esponenti come Beccaria e i fratelli Verri. Proprio in questo clima nasce e si afferma, eclissando la commedia dell’arte, il teatro Goldoniano.
Come suggerisce Fido, noto studioso di letteratura italiana, nella sua Guida a Goldoni, il motore di questo rinnovo culturale fu la nuova classe borghese che consolidatasi, iniziò a sentirsi membro qualificato di una comunità civile stanca dei pessimi costumi del tempo. Bisogna prendere atto anche del fatto che Goldoni così come scrive Jonard, uno dei suoi massimi studiosi, ebbe la fortuna di nascere a Venezia ed essere sostenuto da compagnie teatrali del calibro di Imer e Medebach che sicuramente avevano interessi meramente economici più che illuministi ma che comunque svolsero un ruolo fondamentale.

Durante questo periodo, infatti, Goldoni, ripudiando la volgarità buffonesca che caratterizzava la comicità della commedia dell’arte e gli stereotipi rigidi e meccanici delle sue maschere, propose al popolo veneziano, un nuovo tipo di commedia, che affonda le sue radici nel razionalismo arcadico, caratteristico della scuola di pensiero che ispirava il drammaturgo. Questa riforma stravolse completamente l’idea contemporanea di commedia. Goldoni, infatti, essendo un uomo di teatro conosceva dettagliatamente le esigenze del pubblico, che nella Venezia del 730 era rappresentato dall’ormai solida e compatta classe borghese, così, Goldoni imperniò la sua commedia su due linee direttrici ben definite e cioè, accattivarsi il volere del pubblico compiacendolo con rappresentazioni di vita quotidiana e allo stesso tempo rendendola il più possibile “verisimile” e vicina alla società contemporanea, lo stesso Goldoni in una sua famosa opera “la bottega del caffè” afferma che la verisimiglianza delle sue commedia è semplicemente tratta dalla “turba universale”. Così, forte delle sue convinzioni Goldoni modificò radicalmente la commedia dell’arte sotto diversi punti di vista.
In primo luogo, egli abolì l’uso delle maschere ormai logore agli occhi del pubblico e che delineavano personaggi fissi e privi di caratteri, sostituendoli con personaggi dotati di una psicologia propria e ben definita, modellata al massimo fino a rappresentare persone realmente esistenti nella società veneziana.
I caratteri dei vari personaggi non erano isolati tra loro, ma formavano un determinato contesto sociale così da creare una corrispondenza univoca tra l’ambiente al quale apparteneva il personaggio ed il suo carattere. A sostenere questa tesi vi è proprio Goldoni che nella prefazione di una commedia “La donna prudente” porta come esempio la gelosia, per il drammaturgo, infatti, questo sentimento è presente in tutti gli uomini ma emerge in modo differente a seconda del contesto: un uomo comune non ha problemi a manifestare la sua gelosia, mentre un nobile, in nome delle convenzioni del suo ambiente, è costretto a celarla. Così, si è soliti suddividere le commedie di Goldoni in commedie di carattere atte a dipingere una determinata figura e commedie d’ambiente intese a descrivere un particolare contesto sociale. Tuttavia questa distinzione risulta essere erronea poiché le commedie Goldoniane sono contemporaneamente di carattere e d’ambiente in quanto questi, così come è stato detto, sono due poli intrecciati e dipendenti l’uno dall’altro, l’unica distinzione possibile è in base quantitativa e cioè se la commedia delinea maggiormente un ambiente o un carattere.
Nella commedia dell’arte, gli attori improvvisavano basandosi su un canovaccio molto approssimativo. Goldoni, preferì cambiare questo sistema, abituando gradualmente gli attori ad un copione completo da memorizzare.
Sebbene il teatro goldoniano avesse avuto grande successo, agli inizi vi furono non pochi ostacoli. Primo tra tutti vi fu l’aristocrazia veneziana che non vedeva di buon occhio le commedie di carattere satirico, per cui Goldoni fu costretto ad ambientare le sue opere in altre città come Palermo, Napoli e Firenze, un esempio lampante lo troviamo nella locandiera dove il Conte d’Albafiorita ed il Marchese di Forlipopoli rispettivamente di origini Napoletane e Toscane. Per difendersi da eventuali accuse, Goldoni, nella commedia “la bottega del caffè” afferma che i vizi ed i cattivi costumi dei suoi personaggi, non sono mai ispirati a personaggi reali e che nel caso qualcuno si riconosca in essi, è colpa del vizioso che per sua sventura si trova legato a tale personaggio. Goldoni trovò difficolta anche nel pubblico, al quale, poiché era abituato ai buffoneschi e volgari lazzi della commedia dell’arte, dovette proporre gradualmente la sua riforma.
Detto ciò, è chiaro che il contributo di Carlo Goldoni, allo sviluppo della cultura teatrale è davvero ammirevole e significativo.

Hai bisogno di aiuto in Saggi brevi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email