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Saggio breve: La crisi dell’individuo nell’epoca della rivoluzione dell’informatica e della telematica


La rivoluzione elettronica sconvolge innanzi tutto – ed in misura incomparabilmente superiore a quanto non sia già successo da due secoli a questa parte – la dimensione dello spazio e del tempo. In 20 anni i calcolatori sono passati dal millisecondo al nanosecondo; ciò significa che oggi, ad esempio, una “microscrivente” collegata ad un calcolatore può battere qualcosa come 10-20 mila righe al minuto, ad una velocità cioè che è 200 volte superiore a quella massima di lettura consentita ad un essere umano.
Questo si trova a vivere sempre più immerso in un mondo di meccanismi, di fatti, d’immagini che funzionano o si muovono non già più velocemente di quanto egli faccia, come avveniva con le macchine normali, ma di quanto quasi egli possa perfino pensare. Allo stesso modo, con la possibilità, grazie ad un semplice cavo, di “essere” in decine di posti e di “vedere” decine di cose diverse, di portare ognuna di queste cose a sé, il concetto di spazio finisce quasi per subire una sorta di annientamento, per non esistere più da un punto di vista psicologico ed motivo. Non è più l’individuo che muore verso l’esperienza, ma è questa che muove verso di lui.
In prospettiva tutto ciò non può non produrre una gigantesca ristrutturazione dell’esperienza stessa, la quale si trova progressivamente privata, per così dire, di un riscontro oggettivo fuori di sé. La crisi del soggetto e della sua identità nel mondo minaccia così di aggravarsi, in modi e con esiti su cui l’immaginazione preferisce non intrattenersi. Già oggi, nelle nostre società, da tale crisi traggono alimento poderosi fenomeni di anomia, di depressione, di aggressività, di autodistruzione e di rivolta che l’uso sempre più largo di droghe d’ogni genere (dall’alcool al tabacco, ai tranquillanti ed agli stupefacenti) riesce a stento ad occultare ed a tenere a suo modo sotto controllo.
A quanto detto finora si deve aggiungere che la computerizzazione telematica è destinata ad accrescere in misura inaudita il rapporto, pur attualmente così intenso, dell’uomo con la macchina. Nelle previsioni che comunemente si fanno – e che in certa misura sono già realtà – si dipinge un quadro della giornata di un essere umano nel quale nessun gesto e nessun’ attività, neppure quella di leggere un libro, avverrà ormai senza più l’ausilio o l’intermediazione di una macchina, sicché anche il semplice rapporto tra gli individui sarà sempre più sostituito, o comunque mediato, dalle macchine
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